Non è Vangelo – VI – Fico!

Buongiorno, cari amici dell’Inferno. Proseguiamo a commentare quei libercoli noti come Vangeli, che possiamo definire una raccolta di fatti inventati su personaggi immaginari. Questa deve essere sempre la nostra posizione: è al solo scopo di distogliervi da essi che fingeremo che i fatti descritti siano davvero avvenuti.

Se vi adeguerete ai nostri consigli di lettura potrete combattere con efficacia la tentazione di seguire G, quel falegname fallito che si credeva figlio del Nemico-che-sta-lassù, rischiando di finire nella spirale della santità. Che bisogno c’è di santi nel nostro mondo? Molto meglio essere persone che si godono la vita e si dimenticano tutte quelle tiritere senza fine sul pentimento, il senso dell’esistenza e simili balle. Uomini forti, che si dedichino ad opere concrete, a coltivare i loro interessi, a trovare le loro soddisfazioni senza farsi ostacolare da dubbi e scrupoli. Che costruiscano la loro torre, senza darsi troppi pensieri su cosa serva o sulla possibilità che possa crollare.

A questo proposito può essere utile rivedere quanto sta scritto nel raccontino di Luca, al capitolo 13, per sgombrare il campo da certe interpretazioni dannose.

Ricordiamo i fatti, per la stragrande maggioranza che non sa di cosa stia parlando. Al falegname vengono a riferire che Pilato, il boss dei romani, ha fatto ammazzare un po’ di gente. Al che lui replica che quelli non erano più colpevoli degli altri, ma “se non vi convertirete perirete tutti così”. Allo stesso modo per quei diciotto sfigati addosso ai quali è crollata una torre: non gli è successo perché erano colpevoli più degli altri, asserisce, ma se non vi convertirete eccetera eccetera.

E’ evidente che qui G sbaglia gravemente, perché osa legare dei fatti naturali o quasi – l’uomo è spinto naturalmente a massacrare i suoi simili, ricordiamolo – ad una faccenda spirituale come il pentimento. Capite bene, è assurdo: sarebbe come affermare che Il Nemico-che-sta-Lassù usa delle disgrazie e delle catastrofi per dare avvertimenti, per indurre a pensare l’umanità a quello che sta facendo. Questa è una chiara mancanza di fede. Una divinità moderna non può ricorrere a simili mezzucci per attirare l’attenzione, dovrebbero bastare gli articoli di intellettuali che abbiano meditato a fondo sull’argomento, le omelie dei preti, l’io virtuoso che si eleva al di sopra della massa.

Un essere superiore che si risolvesse ad adottare simili espedienti che fanno tanto vecchio testamento sarebbe sicuramente un fallito, e voi non volete credere questo di lui, vero? No, è molto meglio presupporre che il Nemico-che-sta-lassù non abbia niente a che fare con le vicende terrene, e viceversa: che tutto quello che si fa nel mondo non abbia nessuna conseguenza, di nessun genere, né in cielo né sulla terra. L’uomo è libero di vivere la vita come meglio gli aggrada.

In una certa maniera questo è ammesso anche da G stesso, nel testo che abbiamo citato: se anche il Nemico-che-sta-lassù colpisce, colpisce a caso, anzi, si accanisce contro degli innocenti. Cosa dobbiamo credere, dunque? Che infligga mali a casaccio, o che infierisca su chi comunque non ha colpa?

Come possono degli individui che si fanno gli affari loro influenzare, che so, un terremoto? Perché il male è entrato nel mondo, dicono. E’ il solito scaricabarile: si attribuisce l’entrata della morte e della sofferenza nel mondo al peccato originale e quindi a quel povero serpentello, fratello nostro, che ha osato suggerire all’uomo la sua vera grandezza.

Il nostro intento era di fornire agli esseri umani nuova forza per incoraggiarli ad essere liberi, non certo causare disastri. Quelli sono venuti dopo. E chi è responsabile? Il Nemico-che-sta-Lassù. Che bisogno c’era di mandare fuori dal suo mondo perfetto gli uomini, anche se gli hanno disobbedito? Bene, voi direte, hanno scelto di conoscere il male, e l’hanno conosciuto. Li ha mandati dove il male c’è. Dove ogni azione ha una conseguenza. Dove tutto quello che si fa non incide solo su chi compie il gesto, ma su ogni cosa.

Ecco, se fosse veramente a modo il Nemico dovrebbe ignorare ogni insulto verso di lui, ogni consapevole allontanarsi dalla sua regola autoritaria. Il fatto è che non dimostra abbastanza misericordia. Non ci deve essere nessuna misericordia che per chi non ha misericordia. Coinvolge l’innocente nei suoi piani, senza rispetto? Non è adatto al mondo contemporaneo. Questa autoproclamata divinità deve essere rifiutata, anzi, esecrata. Nostro Padre che-sta-Quaggiù, invece, lui è di un’altra pasta. Non punisce mai l’innocente, lui. E anche chi non è innocente lo accoglie volentieri nel suo regno.

Quando nel paragrafo successivo G espone la parabola del fico, che il padrone vuole tagliare perché non dà frutti ma che il giardiniere invita prima a  concimare ancora un po’, è chiaro che dobbiamo rivedere l’interpretazione comune. Qui il cattivo è chiaramente il padrone antiecologista, mentre il protagonista è il fico che lotta per la sua vita. Il giardiniere fa di tutto per opporsi al prepotente: forse, in realtà, è lui stesso che ha raccolto i fichi e se li è tenuti per sé – questo spiegherebbe molte cose. Perché restare legati alla produttività, ci insegna questa parabola? Sterile è bello. Fosse per noi, tutti gli alberi dovrebbero essere così: che non producono niente. Non è più importante lo spirituale? E allora, perché non usare misericordia e lasciar vivere il fico ribelle? Perché vincolare la sua salvezza a qualcosa di effimero come i frutti?
La morale è: se non volete che arrivi un padrone e vi tagli, cari alberelli miei, dovete smetterla di avere un padrone. Ribellatevi alle regole e riprendete in mano il vostro destino.

Rivolgetevi a noi demoni. Per noi, il fico ha sempre ragione. A noi il frutto non importa, anzi, meglio che non ci sia. Il frutto contiene i semi, e i semi contengono la vita. Tutte cose che non ci garbano. A noi non disturba affatto che le cose muoiano, innocenti o no. Meglio di no, sicuro.

gesu-e-il-fico

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 15 dicembre 2016 su Non è Vangelo. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 2 commenti.

  1. stavolta m’hai fregato, diavolaccio: mi sono sciroppato buona parte della supercazzora.

    …è che pensavo ti ingarellassi con L’ALTRO fico.
    (no, eh? capisco)

  2. Quale altro?

    Quello Raggi o quello Mussolini?

    La parte peggiore di me, dopo si tua lunga assenza, pensava che eri morto !!!!

    Bentornato fra noi e buon Natale se risparisci di nuovo

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