Non è Vangelo – V – Collusi e pentiti

Nel nostro riesame delle storie e fanfaluche contenute in quegli scarni libricini noti come Vangeli, siamo ora giunti a quell’episodio che, dal nome del suo protagonista, è ricordato come “di Zaccheo”.

Vi mostreremo, amici dell’Inferno, come l’interpretazione classica di quanto avvenuto sia molto carente e parziale. Alla maggior parte dei commentatori sono sfuggite certe sfumature, certe contraddizioni che invece a noi diavoli, attenti osservatori della natura umana, appaiono evidenti.

Quanto alla storia in sé, spero che pochissimi di voi la conoscano. La riassumo per quei molti ai quali è estranea. L’autoproclamato figlio del Nemico-che-sta-Lassù, il falegname disoccupato che chiameremo G,  sta bighellonando in giro per la Palestina con i suoi amichetti. Essendo un populista è accolto ovunque da fanatici e idioti che sono in cerca di un miracolo da vedere. Si sa, la gente comune è curiosa: ha sentito di uno che fa trucchi da prestigiatore e accorre in massa, sperando in uno spettacolo gratis.
L’imbonitore populista di cui sopra entra in un villaggetto e, naturalmente, la massa dei bifolchi ignoranti accorre per guardarlo passare. Da quelle parti abita un mafioso, un corrotto intrallazzatore che ha la statura di un nano. Zaccheo, si chiama. E’ il boss locale, si è arricchito alle spalle dei poveri e dei deboli, e anche lui vuole vedere G.

Capite che razza di persone attira, lo pseudoprofeta? Le peggiori. Questo in particolare ha il problema che, essendo basso, non riesce a soddisfare la sua curiosità. C’è il muro degli imbecilli davanti. Quindi, che fa? Si arrampica su un albero al bordo della strada. G, passando, lo nota e, siccome il falegname è un buon intrallazzatore, capisce che essere sostenuti dal capomafia locale può essere un buon affare. Una persona del genere probabilmente può offrire pranzi di prima qualità: il Figlio del Nemico prende la palla al balzo e si autoinvita.

Naturalmente i bravi ed onesti cittadini sono perplessi. Con buone ragioni: avevano capito che il falegname fosse un sant’uomo, che va a fare a casa del peggiore figlio di buona donna del villaggio? Al che Zaccheo, l’opportunista, si dichiara pentito e dice che rifonderà quanto ha rubato a tanti poveri innocenti nel corso degli anni. Come se questo servisse davvero a riparare le ingiustizie che ha compiuto.

Troppo comodo così, voi direte. E con ragione. Un insulto alla morale, ai cittadini giusti. Ma questo è l’insegnamento di G: con i mafiosi si tratta, anzi, sono i potenti e i corrotti che vanno cercati per primi. La strategia del falegname è chiara: costruirsi una rete di consenso tra i peggiori capobanda del tempo in modo da potere poi sfuggire, tramite la loro protezione, alla giusta ira del potere costituito e dei romani. Lasciate stare tutta la storia della salvezza, del pentimento: sono specchietti per le allodole, sono trappole per gli ingenui, badate a non cascarci anche voi.

Noi demoni gli uomini li conosciamo bene. Credete veramente che, anche ammettendo fosse stato sincero in quel momento, Zaccheo abbia poi fatto quanto aveva giurato di fare, restituire il maltolto? Col cavolo. Ne siamo praticamente certi: si sarà rimangiato la promessa dieci minuti dopo. Fosse giù da noi, potremmo anche chiedergli conferma. Il suo scopo era bullarsi con gli amici di avere accolto un personaggio famoso a casa sua. Farsi bello agli occhi del cosiddetto profeta. O, forse, rifarsi una verginità politica per potere concorrere a qualche carica. L’uomo è cattivo, e non cambia mai. Tutta la storia del perdono è una presa in giro, i peccati si commettono e poi si ricommettono ancora, non c’è scampo. Embè, che c’è, diciamo noi. E’ ora che gli esseri umani facciano i conti con la loro natura, e prendano coscienza del fatto che il peccato ha la sua convenienza. E’ inevitabile, quindi tanto vale accettarlo con gioia e godersene le conseguenze.

Cosa possiamo dedurre da questi fatti?

Per cominciare, che la prima preoccupazione per ogni uomo di chiesa deve essere quella di procurarsi il cibo.
E’ quanto possiamo dedurre dal comportamento di G: prima ancora di essere veramente entrato in paese è già lì che si intrufola con il suo seguito in una sala da pranzo. Ma quale predicazione, ma quale ricerca della verità, ma quale servizio ai poveri: è la propria pancia che importa, più di tutto il resto. L’abbiamo già accennato: Zaccheo, per quanto un malavitoso, deve avere sicuramente una mensa ben fornita. Va dove ti porta lo stomaco, è quanto si deduce da quest’episodio.

Avete poi notato? G chiama Zaccheo per nome, subito, non appena lo vede abbarbicato all’albero. Vuol dire che lo riconosce, il che è possibile solo se ha avuto frequentazioni con gli ambienti della malavita e dei conniventi con gli invasori romani, è colluso con loro. Da questo possiamo evincere che la Chiesa non deve avere nessuna preclusione nei confronti dei potenti, anzi, una mano lava l’altra. Certo, la scusa fornita è la salvezza delle anime. Ma, almeno tra noi, non diciamo bugie. Quello che conta per l’uomo è il potere.

Che cosa è poi il sostanzioso versamento alla causa di G in cambio di quella “salvezza”? Nient’altro che una mazzetta. Quanto vi abbiamo raccontato si configura, infatti, come un chiaro caso di corruzione di pubblico ufficiale. Malversazione, nella migliore delle ipotesi. Non solo: qui G sta svendendo il paradiso dietro il pagamento di una somma. In tempi più recenti questa è stata chiamata simonia. Ma se lo fa pure lui allora non dev’essere così grave: anzi, la ricusazione di questa pratica da parte di una Chiesa troppo moralista non è che una mancanza di carità e misericordia. Pensate a tutti quei poveri ricchi che, pur volendo pagare per un posto in cielo, non trovano nessuno che glielo venda, perché una gerarchia tradizionalista è incapace di vedere i segni dei tempi.

Noi diavoli siamo sempre all’avanguardia nella teologia. Non fatevi imbonire da promesse paradisiache di perdono dei peccati, seguite la nostra versione di vangelo: vedrete che non vi pentirete.

zaccheo

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 7 dicembre 2016 su Non è Vangelo. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 4 commenti.

  1. Caro Berliche, caro Malacoda, cari diavolacci tutti, non me la raccontate giusta e vi porto la mia esperienza

    Tempo fa avevo un grosso problema ed un mio amico mi disse “Vai a tal convento, chiedi di suor Zacchea e invitala a pregare per te”. Pensai “Che strano nome per una suora” e quando la conobbi, rimasi sorpreso nel vedere che si trattava di una persona affetta da nanismo. Mi resi conto in un attimo che avere l’handicap di essere nani era avere un lavoro al circo equestre (quando ero bambino) oppure che era un grave portato psicologico e quindi avere diritto ad un sostegno sociale (crescendo) e adesso per la prima volta mi rendevo conto che era anche un modo di lodare Dio consacrandosi e offrendogli il nome di noviziato, al posto di quello secolare, attingendolo dal Vangelo della salvezza che voi volete ad ogni costo farci credere che sia una truffa, ma non è così. Lodare Dio per il mio Handicap ?!?!?! Ma chi altro ci sarebbe riuscito ??

    Cari diavolacci, se vi state un pò zitti è meglio. Al limite ascoltate.

    Shemà Israel, ascolta Israele.

  2. Quel “Fosse giù da noi, potremmo anche chiedergli conferma” è una perla.

  3. Questi post sono un capolavoro di scrittura, ma lo dico solo perché so per quale fine li ha scritti l’autore. Potete non crederci, ma in passato vidi un post, nel blog di un ex commentatore di questo sito, in cui si facevano affermazioni su alcuni episodi evangelici sulla falsariga di quanto viene detto qui, ma con l’intenzione serissima di far passare per ipocrita ogni gesto di Gesù. Leggere i post di Berlicche fa sorridere, perché caricaturizza e prende alla berlina la malafede – peccato che per alcuni tale malafede sia reale e un fondamento della loro vita.

  4. Anche il non vi pentirete finale…

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