I rivoluzionari non muoiono invano

Il grande leader si drizzò a sedere. Il dolore era scomparso. Si sentiva…leggero.
Non era più nella stanza dell’ospedale.
Una piccola folla lo stava guardando. Riconobbe alcuni dei suoi compagni di rivoluzione, che lo fissavano con volto grave. Ma come, non erano morti da…
Oh.
A quanto pare quell’uomo in bianco aveva ragione. C’è davvero un paradiso, non necessariamente dei lavoratori.
Davanti a tutti stava una persona dal viso sottile, sorridente. Lo salutò, pieno di deferenza.
“Grande leader, è un onore per me conoscerla di persona. Omaggio in lei la persona che ha fatto più di ogni altro per il suo popolo.”
L’ambiente in cui si trovavano era una stanza dalle parte grigio-azzurrine i cui contorni sfuggivano se tentavi di guardarli direttamente. L’imponente letto ornato sul quale giaceva era il solo mobilio. Tutto era illuminato di un chiarore opalescente, ma non si vedeva la fonte di luce. Non c’erano finestre, solo una grande porta dall’aspetto barocco, chiusa. Il leader si tirò in piedi, leggermente instabile. La persona dal viso sottile lo sorresse prendendolo per il braccio, premuroso. Il leader notò che la giacca indossata dall’individuo aveva uno strano rigonfiamento sulla schiena. Ali?
“Spero che abbia gradito la sorpresa del rivedere i suoi antichi compagni. Sono tutti nostri ospiti ed hanno accettato di liberarsi per qualche attimo dai loro impegni per darle il benvenuto.”
Il leader si schiarì la voce. “Ad essere sincero, non mi aspettavo di rivederli qui. Alcuni di loro sono stati parecchio…critici nei confronti della religione e credo Che…”
La sua guida emise una gradevole risata. “Oh, le assicuro che qui non ci formalizziamo certo per certe piccole incomprensioni avvenute durante la vita terrena. Qui abbiamo posto per accogliere chiunque, ed onorare in modo appropriato coloro che più si sono battuti per la loro causa. Che la storia dia loro ragione oppure no, l’importante è lo spirito che hanno dimostrato con le loro azioni.”
Tutti applaudirono. Con gentilezza, lo condusse verso la porta.
“Sappiamo che questo momento riempie i cuori di tutti di forti emozioni, ricordando gli innumerevoli modi in cui lei ha cambiato il corso della vita di individui, di famiglie e della sua nazione” continuò l’uomo dal viso sottile “Lei è stato un simbolo, e non potevamo non tenerne conto nell’accoglierla quassù. Ha ispirato tanta gente. Molti sono qui grazie a lei. No, possiamo dire che lei non ha vissuto e non è morto invano. Le saremo grati per sempre, e le assicuro che ‘per sempre’ qui va inteso in senso letterale.”
Erano giunti alla soglia. La sua guida abbassò la maniglia. “Benvenuto a casa.”
L’ondata che lo investì non era calore, ma qualcosa di più primordiale ancora, l’antenato stesso del calore, o forse il suo opposto. I suoi vestiti e quelli degli altri bruciarono e si dissolsero nel giro di un istante. Aveva indovinato: il rigonfio della giacca nascondeva proprio delle ali. Ma erano nere.
La sua carne bruciava, ma non si consumava. Era come se la vita e ogni felicità fosse risucchiata da lui in ogni istante, senza fine. Non aveva mai provato una simile sofferenza, neanche nel peggio della sua malattia. “Questo non è…”
La persona dal viso sottile si girò verso di lui. “…Quello che si aspettava? Oh, ma è il posto dove ha desiderato andare, con le sue azioni. E’ quello che ha cercato di riprodurre in terra. Qui c’è l’originale. I suoi antichi collaboratori e i miei saranno ben lieti di ringraziarla per i suoi sforzi. Scoprirà presto che qui non è dissimile dal posto da cui proviene: per sopportare la propria sofferenza bisogna infliggerne agli altri.”
Sorrise, e il suo sorriso aveva troppi denti. “E’ giunto dove si realizza il suo antico sogno: un luogo senza classi, senza padroni, senza Dio. Ha vinto. Hasta la victoria, siempre.”

workers

Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 28 novembre 2016 su fiaboidi. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 13 commenti.

  1. …Ti stimo Antonio!
    Grazie. Maurizio

  2. un apostrofo è senza apostrofo

    “Grande leader, è un’onore per me conoscerla di persona……”
    tony, per favore, togli l’apostrofo

  3. “per sopportare la propria sofferenza bisogna infliggerne agli altri” …molto profondo. L’hai inventata sul momento?

  4. E’ una massima che qui al’inferno è molto praticata. Materiale d’esportazione.

  5. Spettacolare.
    Però, “per venirla ad accoglierla” non ci sta.
    O “per venire ad accoglierla”, oppure “per venirla ad accogliere”.

  6. @ ale — tutte e due corrette, ma con quegli accenti tirati all’indietro si fa una fatica… E se facessimo piazza pulita con un bel “per darle il benvenuto”? ;-)

  7. Approvata. Grazie per la correzione di bozze posticipata – il tempo della vita terrena non basta mai…

  8. Lei sa che noialtri correttori amatoriali di bozze ci tocca di lavorare nei ritagli di tempo…

  9. Cavaliere di San Michele

    Tanto per essere pignoli e correttori di bozze…

    “Alcuni di loro sono stati parecchio…critici nei confronti della religione e credo Che…”

    Quel “Che” con la maiuscola, è un refuso o è freudiano? ;-)

    … Malgrado tutto, spero che abbia avuto un po’ di luce alla fine e che non abbia rifiutato la misericordia che Dio voleva sicuramente concedergli, anche per l’intercessione di S. Giovanni Paolo II, che da vivo ha sempre pregato per lui e che sicuramente avrà continuato…

  10. Né l’uno né l’altro, Cavaliere… perfettamente intenzionale.

  11. Bello, bello davvero.

  12. Intanto il 26 novembre scorso a Tuxpan, da dove partì lo yacht Granma con gli 82, si celebrava il 60° anniversario dell’impresa.

    Grande entusiasmo nelle mie contrade per l’installazione del busto di Gino Donè accanto agli altri tre rivoluzionari non cubani (il messicano Zelaya Alger, l’argentino Che Guevara e il dominicano Mejías del Castillo).

    Chissà che festa a Palazzo.

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