Il treno

Mi sveglio sul treno.
Il compartimento è mezzo pieno. Gli altri passeggeri mi guardano per un attimo, distratti.
“Dove sono?” Chiedo.
Si girano tutti verso di me. Il tizio magro, vestito elegante, mi chiede “Come, scusi?”
“Ho chiesto dove sono”, rispondo. “Non so dove sono.”
“Sul treno, è ovvio” dice con un rispolino la signora con il trucco pesante. E’ avanti con l’età e avrebbe bisogno di una dieta.
Sospiro. “Sì, lo vedo che è un treno. Ma dove stiamo andando?”
Il tizio elegante mi guarda perplesso. “Verso la nostra destinazione, è ovvio.”
“I binari non lasciano molta scelta, eh” interviene un tipo giovane, dall’aria un po’ arruffata.
“Va bene, va bene.” Raccolgo le idee. “Perché siamo su questo treno?”
“Che domande” ride la signora.
“Forse per… andare da qualche parte?” dice il giovane con aria scherzosa.
“Non capisco cosa sta chiedendo” aggiunge il magro.
“Perché questo treno sta viaggiando?” provo a chiedere, disperato per farmi capire.
“E’ una questione fisica”, dice il tipo magro aggiustandosi gli occhialini. “Il motore gira e trasmette il movimento alle ruote, e noi andiamo avanti.”
“Ma perché?”
“L’ho detto. E’ una questione di fisica e di meccanica. Scienza. Nient’altro da sapere”.
“L’ho capito, ma… perché c’è il treno?” provo ancora.
“Per viaggiare, bello” dice il giovane. Tutti ridono.
“Intendo dire…per quale motivo siamo su questo treno? Proprio questo e non un altro?”
“Perché un altro treno ti porterebbe altrove” dice la signora con aria saggia e pazienza.
“Ma che vuol dire?” faccio io.
“Non sei un gran viaggiatore, vero?” Domanda il giovane, che sembra divertirsi.
Raccolgo le forze. Faccio un altro tentativo. “Come si chiama il luogo verso cui stiamo andando?”
“La nostra destinazione” dice il tipo magro, ma sembra a disagio.
“E quando arriveremo?” Domando ancora.
“L’importante è il viaggio, non la destinazione.” afferma con aria saputa la signora.
“Ma quando il viaggio finisce?”
“E’ finito e basta. Scendiamo. Non capisco perché ci si debba pensare tanto”. Sembra offesa.
“E quando siamo arrivati, che facciamo? Dove andiamo?”
“Questo dipende da che impegni si ha, ovviamente. Io non vengo a raccontare a lei i miei affari, scusi.”
“Non mi rispondete. Non lo sapete” dico io. “Neanche voi sapete dove state andando”.
Il giovane ride. “Ma che domande fai? Stai tranquillo, eh. Rilassati, guarda il panorama. Continua a dormire.”
Nell’angolino dello scompartimento c’è una ragazza, che non ha ancora parlato. Mi guarda fisso con gli occhi colmi di angoscia.
Il treno entra in galleria.

nighttrain

Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 21 novembre 2016 su fiaboidi. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 8 commenti.

  1. Eh, già. Che è importante il viaggio e non la destinazione lo dicono anche Kavafis e Carlo Cracco a Masterchef. Ma mi sa che hanno torto…

  2. Un viaggio senza destinazione è un viaggio?

  3. Un’allegoria davvero ben riuscita!

    @Senm
    Ad parziale discolpa di Kavafis, per lui la meta ci doveva essere, anzi bisognava averla sempre in mente. Il problema semmai è che si rivelava deludente una volta arrivati. Ma questo è vero per le mete terrene. E però è bene avere anche quelle, no?

  4. Onore al merito: è stata ispirata da un Messori d’annata

  5. Mi pareva di Messori, forse “Scommessa con la morte”?
    .
    André Frossard invece diceva: “Ma vi sembra normale vivere sulla crosticina secca di una palla infuocata che ruota su sè stessa? Nessuno ha niente da dire, da chiedersi?”

  6. Scommessa sulla morte

    O forse più probabilmente Ipotesi su Gesù

    Cosa ho vinto ?

    Grande Messori !!!!!

  7. La prima che hai detto, Mario. Aleudin ha ragione.

  8. @ Zimisce: xè vero. Povero Kavafis, non vorrei si pensasse che non mi sta simpatico. Mi sta.

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