Bella dentro

E’ molto più bella dentro che fuori.
La cittadella della “Piccola casa della Divina Provvidenza”, nota come “Cottolengo” dal nome del suo fondatore, occupa un’area di Torino grande come un piccolo paese. Se da fuori si vedono solo edifici grigi, spogli, severi, da dentro vedi giardini, architetture ariose, bellezza, tranquillità. E’ la risposta cristiana alla miseria del mondo, quella che aumenta sempre ogni volta che l’uomo con le sue sole forze cerca di rimediarvi.

Di per sé l’opera del Cottolengo non è una novità, in quell’ambito cristiano che si è inventato gli hospitali e innumerevoli altre risposte alla povertà. Se nasce nella Torino prerisorgimentale è perché in quegli anni si è rotto il tessuto sociale delle opere di misericordia che prima erano capillarmente diffuse in ogni paese della penisola. E’ stato rotto da illuministi, giacobini, napoleonici. Gli ordini religiosi che provvedevano alle necessità dei poveri sono stati decimati, soppresi, cacciati; gli edifici, i conventi confiscati ed adibiti a caserme o peggio da governi ostili. La religiosità popolare è colpita duramente dalle nuove idee, intese a liberare l’uomo dal fardello di Dio, e che pongono quindi addosso all’uomo stesso il loro ben più pesante giogo.
Se l’opera del Cottolengo nasce e cresce in quel luogo, in quel momento storico, è proprio come risposta ad una situazione che la coscienza cristiana non può trovare accettabile. Le altre coscienze silenziano il problema: quelli sono miserabili.

Conversando con una suora, l’altro giorno, questa un po’ ingenuamente diceva che a certe povertà dovrebbe provvedere lo Stato. Ma è proprio lo Stato che certe povertà le costruisce o, se rimedia, non è con l’eliminare il problema delle persone, ma eliminare la persona con i problemi. La struttura della Piccola Casa ospita molte persone con malformazioni gravissime, ma sempre meno con il passare degli anni. Le giovani generazioni non ci sono: vengono uccise prima, prima che nascano. Così potrebbe avvenire domani con gli anziani non autosufficienti. Cosa ne sarebbe stato di quelle persone solari, luminose che abbiamo veduto, se non fossero state ospitate lì? I ciechi e sordomuti, coloro che mancano di braccia e gambe…sarebbero sfiorite, senza la gioia che hanno trovato in quel luogo. Senza una ragione per vivere, che nessuno Stato può dare. Sarebbero morte, dentro o fuori.
“La sofferenza non è un abisso, è una profondità”, ha detto una delle ospiti. Ma bisogna capirlo. Occorre non smarrirsi dentro quel vuoto che è l’animo umano quando non è riempito da Dio.

La povertà non finirà mai. Ci sarà sempre un abisso in cui perdersi, se non c’è qualcuno che indica, che ci dimostra, che la vita è bella dentro.

cottolengo1

Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 18 novembre 2016 su tra lassù e quaggiù. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 1 Commento.

  1. In qualche Talmud o in qualche midrash è riportato un episodio assente sulla bibbia. Fu chiesto ad Abramo “ma insomma nella tua vita cosa ha fatto Dio di importante ?”

    Lui chiamò a voce alta un giovanotto al momento non a vista e costui pochi secondi dopo apparve dicendo “mi hai chiamato papà (abba’) ?”

    E lui indicando Isacco rispose “ecco cosa ha fatto Dio per me nella mia vita”.

    In effetti il popolo numeroso nella fede era una promessa che si sarebbe concretizzata nei secoli a venire

    Ma la meraviglia di nome Isacco non era ne fede ne speranza. Era lì di già concretizzata !!!!

    La stessa domanda fatta a me, avrei risposto:

    Dio ha fatto Giuseppe Benedetto Cottolengo, ha fatto Giovanni Bosco, ha fatto Oreste Benzi, etc etc

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