Il principe e il monaco

Il giovane principe si sedette davanti al saggio monaco. Aveva attraversato deserti e scalato montagne per arrivare in quell’eremo sperduto tra le nubi.
Il monaco aveva prima rifocillato l’ospite con il poco che aveva nella sua grotta. Durante il magro pasto, il giovane aveva studiato la ieratica figura dell’anziano eremita, rivestito di un saio di sacco tutto rattoppato. Davvero era questo il saggio sapiente che cercava? E sarebbe riuscito a rispondere al suo dubbio?

“Allora”, disse il vecchio con un sospiro, “cosa volevi chiedermi?”
“Saggio eremita, Dio è buono?” chiese il giovane, d’impeto.
Il monaco rise. “Dritto al punto, eh? Certo, Dio è buono”, rispose.
“Se è buono, perché allora permette il male?”
Il vecchio annuì. “Questo è un mistero. Lascia che ti dica la conclusione alla quale sono giunto in tanti anni di meditazione quassù.”
Il giovane si sporse in avanti. “Ti prego, dimmela!”
“Il male è una illusione” disse il monaco.
“Eh?” il principe strabuzzò gli occhi. “Com’è possibile? Io ne ho visto…”
“Sono convinto”, proseguì il monaco “che Dio è così buono che ci prende uno per volta, e ci mette alla prova. Ognuno di noi vive nel suo universo privato, nel suo mondo tutto per lui. Le altre persone, le cose non sono vere persone o cose, ma ombre che Dio pone attorno a noi. Il solo male che facciamo è quello che facciamo noi stessi, tutto il resto sono ombre irreali. Le ombre non fanno davvero il male, ma forniscono l’illusione del male. Non potrebbero farne, dato che non sono persone vere. Come l’attore non commette davvero i delitti quando è in scena, ma li finge per gli spettatori.”

Il principe si grattò la barba, perplesso.

L’anziano si stava infervorando. “Non esistono altri paesi, altri luoghi se non quello in cui siamo in quel momento. Se necessario, Dio li può creare sull’istante, completi della loro storia e dei loro abitanti. Ma saranno sempre solo scenari e fantocci per la nostra crescita e la nostra edificazione. Tutto quello che importa siamo noi, e dalle nostre scelte di fronte alle sfide Dio capirà se siamo degni di Lui”.
Il principe pensò che l’eremita era rimasto troppo tempo da solo. “O saggio monaco, mi resta difficile crederlo. Ogni cosa mi sembra solida e reale.”
Il vecchio sorrise. “Se Dio ha il potere per creare l’Universo che tu pensi infinito, che problemi pensi possa avere a crearne un sottile simulacro solo per i nostri occhi?”
“Quindi, o monaco, tu non sei altro che un’illusione che Dio mi dà per mettermi alla prova?”
Il monaco corrugò la fronte. “Ma no, io esisto davvero. Tu, piuttosto, sei un’illusione che Dio mi fornisce per permettermi di approfondire il mio pensiero. Tu dici che le cose ti sembrano reali, ma sei tu stesso illusorio, come la tua risposta”.
Il principe fece per ridere, ma poi ci ripensò. “E se”, continuò, parlando lentamente, “sia io che te non fossimo che finzione, personaggi di un racconto scritto per dare  qualcosa da meditare ad un lettore, quello sì reale?”
E il principe e il monaco si girarono a guardarti.

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Qualsiasi riferimento a fatti o personaggi reali è puramente inesistente.

Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 4 novembre 2016 su fiaboidi. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 11 commenti.

  1. Complimenti a Berlicche, l’espediente narrativo mi ha colpito, mi ha lasciato piacevolmente di stucco!

  2. scrittore o Scrittore?

  3. Ebbravo Berlicche! Bellissima!

    L’idea dell’universo personale e della prova di fronte al finto male mi ha sempre affascinato. Come accettare altrimenti quanto si vede in giro? Di più, ti posso presuntuosamente raccontare di averla anche io formulata tanto tempo fa, forse ancora al liceo.

    Mi fa comunque piacere ritrovare questa mia elucubrazione messa nero su bianco. Non avevo mai avuto il coraggio…
    Poi, non so perché, la ho abbandonata per una visione meno intimista del problema: una delle possibilità era che i soli due esseri reali della questione fossimo io e Dio con il Cristo declassato a bella pensata(considerarlo vero sacrificio solo per il sottoscritto era troppo persino per me).

    Ma siccome mi sono accorto di non averla scartata a priori (c’è la democratica possibilità di tanti universi “privati” quante le vere persone, con un unico vero espiatore in comune), sono contento che il Creatore abbia ieri inventato la trama col personaggino che mi fa ricordare la cosa. Clap Clap, posto oggi la prima volta su questo bel sito del Creatore, per dirgli che mi sono accorto che mi sta dando la sveglia!

  4. E’ vero, anzi certissimo, che “il cielo e la Terra passeranno, solo la Parola non passerà mai”; tuttavia questo Dio-regista da “The Truman Show” non mi persuade e anche quel monaco, più che cristiano, mi sembra un buddista convinto.

    Anche se il discorso che Lei mette in bocca all’eremita, a un certo punto, e cioé quello in cui dice: “Ma no, io esisto davvero. Tu, piuttosto, sei un’illusione che Dio mi fornisce per permettermi di approfondire il mio pensiero. (…)” rieccheggia (pur non ricalcandolo alla perfezione) il pretesto cui mi è capitato, sempre più spesso, vedere aggrapparsi cristiani, peraltro impegnatissimi e fervorosissimi, ma stranamente allergici all’idea di prendersi le proprie responsabilità rispetto proprio al male compiuto e alle sofferenze inferte (benché infinitamente più sensibili rispetto a quelle patite e/o ricevute ad opera d’altri).

    Infine, lo ha chiarito il Maestro divino che l’inferno non è per niente illusorio e nemmeno lo sono i suoi abitanti: “Via da me, maledetti, nel SUPPLIZIO ETERNO!” (Matteo 25).
    Possono esserci forme di concretezza non solo molto scomoda, ma pure eterna, dopo tutto.

  5. Si sono girati a guardarmi entrambi? Sostengo il loro sguardo e il loro affaccendarsi per spiegare quello che spiegabile non è. Verrà il momento in cui la spiegazione sarà chiara e non apparirà nero su bianco da nessuna parte, nessun blog, nessun quotidiano, nessun media elitario o di massa.
    Non mi hanno convinto nè il principe barbuto nè l’eremita visionario.

  6. Molto bello, e classico Berlicche.
    Mi domando se il tema serio fosse solo uno spunto per il divertissement spiazzante, oppure se il senso profondo ci fosse.

    Nel secondo caso io direi che il significato sarebbe questo: dimentica per un momento la tua fissazione sull’assoluto valore della storia che stai vivendo. Può essere parte di qualcosa più grande, una sorta di rappresentazione, come un videogioco o un racconto. Ciò che accade è reale, ma solo _nel gioco_.

    Se non c’è altro, se la realtà è solo quella che conosciamo, tanto non c’è un senso e quindi è inutile scervellarsi o dare valore alle cose.
    Ma se c’è una dimensione superiore, e noi siamo pensati nella mente di Dio, allora il bene ed il male che osserviamo non sono altro che bonus e incagli del videogioco; vanno affrontati, ma bisogna guardare oltre.
    La domanda sul male di questo mondo non ha senso.
    Sarebbe come se domandarsi se non sarebbe forse meglio una partita a Resident Evil o a Battlefield senza zombie e senza soldati nemici che ci sparano.

  7. In realtà è partita prima la meditazione sulla realtà, anche se devo ammettere che la punchline finale è ciò che mi ha spinto a scrivere il pezzo. Il post è a tre livelli: sulla realtà, su noi che pensiamo la realtà, su noi che pensiamo di pensare la realtà. Non male per una dozzina di righe scarse, eh?
    Però il significato non è quello che suggerisci. Come credente sono convinto del valore assoluto di ogni storia, perché sono tutte provenienti da Dio. In effetti per me l’universo privato non è un’opzione, in quanto credo che ogni cosa pensata da Dio sia reale. Qualsiasi cosa pensata da Lui per noi diventerebbe a sua volta concreta. Noi stessi siamo il pensiero di Dio. In questo senso il male è ciò che si oppone allo scorrere del pensiero divino, dato che ci ha lasciato la possibilità di farlo. Niente è sogno, tutto è pensiero.

  8. Forse non mi sono spiegato: condivido quello che hai scritto. Il mio dolore è reale. L’odio è reale quanto l’amore.

    Questa vita è una prova, non è la realtà ultima, quindi non si può dare un valore assoluto al bene e al male di questo mondo, ma solo relativo alla prova.
    Il male che mi porta ad allontanarmi da Dio ed odiare i fratelli è male perché mi fa perdere, non supero la prova.
    Il male che mi porta a perdere un braccio o soffrire di allergia non è un vero male, fa solo parte della prova. Come in un videogioco, che se non succedesse niente di che non sarebbe stimolante.

    Per questo il dilemma del “male del mondo” come cosa che metterebbe in discussione la bontà di Dio, in realtà si risolve guardando fuori dal nostro foglio, guardando oltre il racconto di cui siamo protagonisti.

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