Im(perfetti)

Tutta la mia solidarietà al Padre Onnipotente. Mi rendo conto sempre di più che è affar serio avere a che fare con una manica di fessi come noialtri. Ci ha dato questa libertà e guarda cosa ne facciamo.
Come padre (p minuscola) di figli adolescenti, comprendo che deve essere una tentazione non da poco buttare via tutto e ricominciare da capo con qualcuno di meno problematico. Veramente misericordia è il Suo nome, perché deve volerci davvero bene per sopportarci. Oppure, più verosimilmente, ho capito ancora poco dei Suoi piani.

Come tutti i padri, vorrei che i miei figli fossero perfetti. Chiaramente non lo sono, così come non lo sono io come padre. Loro sono disobbedienti, non capiscono cosa è il bene, il loro bene in particolare, e quanto gliene voglio. Sono meravigliosi e liberi, e tutto quello che posso fare è sperare e pregare che questo essere meravigliosi e liberi potrà un giorno condensarsi in qualcosa di migliore.

Neanche Nostro Padre ci ha fatto perfetti. Ci ha messo però dentro questo desiderio per la perfezione. Che, è chiaro, può essere anche un flagello. Spinge me e i miei figli ad essere delusi gli uni degli altri; spinge l’umanità, oltre che verso il bene, anche verso il rifiuto dello stesso.
Ne abbiamo avuto un esempio nella recente polemica sul “Fertility day”, cancellato perché, a quanto sembra, nessuno deve fare figli se le condizioni non sono più che perfette. Se questo fosse davvero il criterio per generare l’umanità sarebbe estinta in una o due generazioni. Il 99% delle persone vive in mezzo a guerre, drammi, fame, povertà, instabilità, bisticci, precarietà. Il restante 1% è troppo impegnato a stringersi al petto il suo piccolo mondo perfetto per desiderare un figlio che rovinerebbe tutto.
Il problema vero non è l’aridità delle culle, è l’aridità dei cuori. Siamo viziati: rifiutiamo ogni cosa non si adegui al nostro ideale, che sia cibo da lasciare nel piatto o un bambino.

La ricerca della perfezione assurta ad ideologia, che ha come mantra l’eliminazione di ogni cosa che non rientri in un preciso standard, è la causa prima di tutti i grandi massacri della storia recente. Non è cercare di essere perfetti, il problema: è negare cittadinanza all’imperfezione. Non ammetterla, né negli altri né in se stessi.

Quindi mi viene il pensiero che in realtà al Padreterno stia bene così come siamo. Che la nostra imperfezione non sia uno sbaglio da parte sua, ma la nostra più grande ricchezza e il suo dono maggiore. Che verremo giudicati non da quanto siamo perfetti, ma da come avermo saputo valorizzarlo, questo suo dono.

Che poi, imperfezione forse è solo il nome che diamo a ciò che non sappiamo comprendere.

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 18 ottobre 2016 su meditabondazioni. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 5 commenti.

  1. Bollino blu — anzi celeste — da 110 e lode.
    E anche le ranocchiette del Trio L’esca-no sono una finezza, più eleganti dei professori d’orchestra del concerto di Capodanno, quello dell’Inno alla Gioia — e del Bel Danubio Blu, natuerlich.

  2. Eppure: “Siate perfetti come perfetto é il Padre vostro Celeste” deve pure poter avere un senso!

  3. xAntonio: Sì, il senso lo ha, nell’articolo l’ho scritto ma forse non sono stato abbastanza chiaro.
    Se fossimo stati fatti pefetti non avremmo nessun merito, e “mestiere non era a partorir Maria”. Ma la perezione non si ottine distruggendo l’imperfezione, ma portando l’imperfetto ad essere perfetto. E neanche possiamo attendere che tutto sia perfetto in noi e fuori: esendo il nostro un mondo imperfetto per definizione non diventa altro che una scusa per non fare o, peggio, conformare quanto ci circonda con la nostra idea limitata di perfetto.

    Faccio esempi pratici: si abortiscono i bambini con la sindrome di Down perché non rientrano nell’idea di perfezione che si ha. Così come gli Spartani avevano il loro ideale guerriero, e chi non si adeguava andava eliminato. Ma siamo tutti gl imperfetti di qualcun altro.

  4. Eppure: “Siate perfetti come perfetto é il Padre vostro Celeste” deve pure poter avere un senso!

    Caro Antonio, Gesù Cristo autore di quella frase non è scemo e parla perché ti ama e sa che la tua felicità risiede esclusivamente nel seguirlo e questo seguirlo vale anche nel cammino di perfezione che essendo tarato sul Padre vostro celeste è chiaramente tarato su un valore infinito. Il famoso secchiello per travasare tutto il mare in una buchetta sulla spiaggia. A Dio sarebbe possibile ma a nessuno di noi (100 miliardi di persone apparse in questo pianeta) non è stato possibile ADDIRITTYRA NON CI È RIUSCITA NEPPURE MARIA.

    Maria ha dato una bella pista a noi ma nel suo procedere verso la perfezione trinitaria non è stata certamente superiore a suo figlio e quindi nella sua vicenda terrena non è stata affatto infinita di grazia ma molto più semplicemente piena di grazia (solo lei ….. io e te pieni di qualche mezza lucetta e soprattutto segatura inutile e peccatacci schifosi e velenosi)

    E allora che vuol dire quell’invito? Vuol dire che tu prendi la rincorsa e fai bene il salto in alto e avendolo superato ti becchi gli applausi dello stadio e poi il Giudice Di Gara (maiuscolo) ti chiede a quanto alzare l’asticella per il prossimo salto

    Quella frase vuol dire che non ci sono limiti. Se tu rispondessi 9 metri, alle olimpiadi verresti squalificato per derisione verso la giuria.

    Con Gesù giusto giudice accade che lui davvero mette l’asticella a quel valore e con il batticuore (suo, di Gesù) confida nella tua rincorsa e nella realizzazione del tuo salto.

    Poi un bel giorno (bello davvero nella dimensione della fede) accade che l’asticella non può più essere alzata perché moriamo e quel Giudice ti dirà sul podio attrezzato in cielo che sei stato un vincitore nell’ambito dei talenti che ti erano stati affidati

    Oltre che Maria anche -ad esempio – madre Teresa poteva andare in pensione dopo 35 anni di servizio con gli applausi dello stadio e la medaglia d’oro del giudice

    Ma lei ha detto “please the border on 36 …37…..38……” but “Why?” Asked the Olympic Judge

    Because 39….. 40 ….. 41 …. and so on are more next to infinite of our Beloved Father in heaven, that’s why

  5. L’imperfezione è sempre un difetto?

    In una conferenza nella quale si parlava di organi barocchi, ricordo che veniva evidenziato il fatto (in qualche modo sorprendente) che l’abilità di un’organaro consiste certamente nel far sì che tutte le canne di un dato registro replichino l’identico timbro di un particolare strumento (flauto, oboe…), ma anche che inevitabilmente (e fortunatamente) avremo sempre delle lievi differenze tra esse, e che proprio questa “imperfezione” conferisce al suono dell’organo una gradevolezze e una “vivacità” (cioè una vicinanza alle cose vive) che manca agli strumenti elettroacustici.

    Qualcosa di simile potrebbe dirsi per la scrittura a mano rispetto a quella elettronica; e chissà quanti esempi si potrebbero fare per dimostrare come, nelle cose umane, bellezza e imperfezione dipendano sorprendentemente l’una dall’altra.

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