Ma neanche il Messia

Gli uomini hanno bisogno di re, di guide autorevoli, che riescano ad arrivare dove loro non arrivano.
E se il re fallisce?
Perché i re, spesso, falliscono. In effetti falliscono sempre. Perché sono umani, e nessun essere umano riesce ad essere all’altezza delle aspettative. I sogni e i desideri hanno una profondità infinita; l’uomo galleggia in superficie.
Il modello è quindi irraggiungibile. E’ il modello del Messia: il perfetto: saggio, bello, giusto, che ci conduca alla felicità. Nessun uomo può arrivare a tanto. Nessun uomo riesce a soddisfare tutte le aspettative, anche perché queste sono spesso irragionevoli. La ragione è il rapporto tra l’uomo e la realtà: ma il sogno è incommensurabile.
Persino Dio in questo ha “fallito”: il Messia vero, quando è venuto, ha deluso molti. Tutti coloro che si aspettavano qualcosa di diverso e che non erano disposti a cambiare idea. Poiché era diverso, l’hanno crocefisso.

Figurarsi un normale essere umano. Per quanto perfetto possa essere, ci sarà qualcuno con un concetto di perfezione differente, con un’idea diversa su cosa si dovrebbe fare, che si arrabbierà moltissimo quando questa sua idea non viene valorizzata. Poiché esiste la libertà, non può esistere l’unanimità. I plebisciti unanimi sono dei falsi.
Il fallimento è, perciò, intrinseco all’idea di potere. Si dice che nell’antichità alcuni popoli sacrificassero il loro re ogni anno, prevenendo la naturale delusione. Le cariche a tempo, l’ineleggibilità dopo uno o due mandati serve per assicurarsi che nessun candidato presuma di essere più di quanto è, imponendosi con la forza. Sono sintomo anche di una profonda sfiducia nel confronti dell’uomo: il miglior governante del mondo dovrebbe comunque cedere lo scettro. Sfiducia, ma anche realismo.

Guardiamo però la cosa anche dall’altro lato. Se neanche il divino può riuscire a soddisfare pienamente tutti gli uomini, se non esiste un solo modello di umano, e quindi di re, che vada bene a tutti, allora è anche vero che non basta il favore divino, vero o presunto, o tutta la sapienza del mondo, per non sbagliare. Se il regnante è un uomo come gli altri, sbaglierà: perché conserverà comunque la sua libertà. I suoi sbagli saranno valutati tanto più seriamente in quanto chiamato ad essere più che umano. Ogni sua caduta nell’umanità sarà inescusabile agli occhi dei suoi sudditi, e nello stesso tempo non potrà evitare di farne.
Fosse oltre le normali categorie umane cesserebbe di essere umano, e perciò smetterebbe di avere i criteri per essere re: essere, appunto, uomo. Può qualcuno che è più che uomo capire gli sbagli, le incertezze, i dolori dell’essere umano? E’ questo il mestiere che Dio ha scelto per suo Figlio. La sofferenza, la morte ingiusta, per potere essere il Re finale.

Così noi uomini ci arrabattiamo. Sarebbe ingiusto pretendere la perfezione dai nostri governanti. Ci dovrebbero bastare la competenza, il desiderio del bene comune, quell’ideale che impedisca la menzogna e il sopruso. E, anche quelli, a trovarli.

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 11 ottobre 2016 su meditabondazioni. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 3 commenti.

  1. Il Messia pare abbia fallito. Ma il fallimento è stato il nostro: non sapevamo riconoscere il bene e la soluzione, perché preferivamo rimanere a lamentarci e attaccarci alle nostre “soluzioni” al problema del male. Ecco perché il vero fallimento è stato il nostro.

    Certo, se il piano del Messia era da principio di prendere il nostro fallimento e farlo suo, inchiodandolo sulla Croce…in tal caso abbiamo vinto tutti ;-)

  2. Che buffa coincidenza; proprio oggi leggevo, nel ritaglio di un vecchio calendario, questa ironica riflessione:

    “Come ci sono oratori balbuzienti, umoristi tristi, parrucchieri calvi, potrebbero benissimo esistere anche politici onesti”.

    Un’altra coincidenza alquanto sorprendente è che è di oggi la notizia della morte di Dario Fo, co-autore, con Jannacci ed altri, della canzone “Ho visto un re”.

  3. Fo, probabilmente, adesso non ride più tanto. “Nisi mortui…”, così tacerò, ho già detto in passato. Credo che abbia bisogno assoluto di preghiere. Quelle gliele darò.

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