Perdere la mia religione

Nei tempi andati, nell’Europa di qualche secolo fa, con religione non si indicava ciò che si intende adesso. L’uomo era religioso, punto e basta. Era una virtù; una caratteristica dell’umano, più interna che esterna. Con esso si intendeva il rapporto dell’uomo con il trascendente, con il sacro, con lo straordinario.

Per quasi tutte le culture c’è in questo termine, o nelle sue varie traduzioni, una sorta di contratto tra l’uomo e il divino, in cui quest’ultimo concede il suo favore in cambio di riti, o devozione. Il riconoscimento della sovra-umanità è la garanzia alle regole comuni di comportamento, la base della convivenza sociale. Se per i cristiani questo contratto è una libera alleanza, in altre culture è imposizione, editto da rispettare, dovere da ottemperare. Avere una religione voleva dire quindi sottoporsi a questo legame.

Chi non aveva religione, o ne aveva poca, voleva dire che non riconosceva l’ordinamento comune del mondo. Non riconoscendo le regole, era in qualche maniera fuori dalla società. Quello di cui si accusava i cristiani nei primi secoli era proprio questo: attribuendo la divinità al solo Cristo e non all’imperatore o altri dei erano considerati irreligiosi, ribelli alle regole e perciò pericolosi, capaci di tutto. La preoccupazione degli apologeti dei primi tempi era proprio questa: dimostrare che credere in Cristo non voleva dire non avere regole, ma avere una regola così alta da comprendere tutte le altre.

La trasformazione del concetto di religione in quello moderno avviene quando si comincia a negare la trascendenza. Se si nega che esista qualcosa di più alto dell’uomo allora, se si vogliono avere regole, bisogna sostituire il divino con l’umano. O meglio: occorre dare all’umano un potere sovraumano, concedendogli quegli attributi che un tempo erano riservati alla divinità. Lo Stato è divinizzato; in alternativa il potente, la Costituzione, il Giudice, il Partito, il Mercato… tutte queste entità diventano soggetti religiosi, in quanto si pongono su un piano superiore all’uomo comune e impongono dei riti.
Mentre però il trascendente è per definizione  su un piano più alto della vita terrena, questi sostituti umani non possono dire altrettanto. Per suscitare fedeltà e imporsi devono usare un miraggio di progresso dal fiato corto, l’edonismo spicciolo del piacere oppure la forza. Tutte soluzioni che mancano di vera presa, e quindi incapaci nel tempo di mantenere la promessa, una regola giusta di vita, la felicità.

Abbiamo quindi, oggi, questo paradosso: si riconosce il termine religione solo a quanto si riferisce ad una trascendenza pur essendoci soggetti che, negandola, ne assumono tutte le prerogative. Perché l’uomo in qualche maniera è obbligato a riconoscere di bastare a se stesso;  di non essere abbastanza grande, di avere necessità di qualcosa di maggiore di lui. E’ fatto così: anche se magari consciamente lo rifiuta, l’istante dopo si appella a questa religione che lo vincola.
Che se è roba umana, ha lo stesso esatto problema di chi la pratica: non è abbastanza grande. Chi sposa la moda rimane presto vedovo, si dice. La religione del contemporaneo domani l’avrò già persa.

Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 7 ottobre 2016 su tra lassù e quaggiù. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 1 Commento.

  1. C’è un’eco di Eliot in in tutto ciò.

    Sembra che qualcosa sia accaduto che non era mai accaduto prima: sebbene non si sappia quando, o perché, o come, o dove.
    Gli uomini hanno abbandonato Dio non per altri dei, dicono, ma per nessun dio; e questo non era mai accaduto prima.
    Che gli uomini negassero gli dei e adorassero gli dei, professando innanzitutto la Ragione
    E poi il Denaro, il Potere, e ciò che chiamano Vita, o Razza, o Dialettica.
    La Chiesa ripudiata, la torre abbattuta, le campane capovolte, cosa possiamo fare
    Se non restare con le mani vuote e le palme aperte rivolte verso l’alto
    In una età che avanza all’indietro, progressivamente?
    (…)
    Coro:
    Deserto e vuoto. Deserto e vuoto. E tenebre sopra la faccia dell’abisso.
    È la Chiesa che ha abbandonato l’umanità, o è l’umanità che ha abbandonato la Chiesa?
    Quando la Chiesa non è più considerata, e neanche contrastata, e gli uomini hanno dimenticato
    Tutti gli dèi, salvo l’Usura, la Lussuria e il Potere.

    (T.S.Eliot Cori da “La Rocca” VII)

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