Non necessariamente

“Attento, nonno!”
Marco sostenne il vecchio impedendogl di cadere. Non pesava praticamente niente, un fagotto di ossa e radi capelli bianchi, che si ostinava a camminare da solo sul viottolo di campagna invaso dalla vegetazione. L’erba stava piano mangiando la stradina, rendendola quasi indistinguibile dai campi incolti tutt’attorno. Meno male che non aveva piovuto, pernsò Marco. Non era proprio il caso proprio ora di sporcarsi le scarpe o il vestito.
“Eh! Tutta quest’erba! Ci crederesti che cento anni fa qui erano tutti prati e cavalli? Migliaia di cavalli!” Il vecchio agitò il bastone, rischiando di incespicare ancora.
“Lo so, nonno, lo so.” Come potesse ricordarlo, pensò Marco. Il vecchio era sì avanti con gli anni, ma i cavalli se n’erano andati ben prima che persino lui nascesse.
“Sissignore, cavalli. Ah, a quei tempi per spostarsi uno non poteva farne a meno. Erano necessari. Carri, carrozze. Erano ovunque.I l più grande allevamento della regione. E poi cosa successe? Lo sai cosa successe?” continuò imperterrito l’anziano.
“No, nonno, cosa successe?”
“Automobili! Automobili dappertutto! E nessuno voleva più i cavalli! Sai cosa accadde ai cavalli?”
“Cosa accadde ai cavalli?”
“Non ci sono più cavalli! Sono anni che non vedo più un cavallo! Prima non potevi uscire di casa senza pestare le loro cacche, e poi neanche più uno. Non servivano più.” Scatarrò, sputò per terra e poi si asciugò la bocca con un enorme antico fazzoletto di stoffa a quadri.
“E’ quello che succede quando di una cosa non c’è più bisogno. Si smette di allevarla, e poi scompare. Non c’era più ragione di allevare cavalli, e i cavalli sono scomparsi.” Scostò con il bastone una pietra in mezzo al viottolo. “Torniamo, dai.”
L’anziano camminava a sussulti, guardando con gli occhi miopi i boschetti e le rovine dei recinti, come vedesse un mondo che aveva smesso di esistere.
“E poi le vacche. Chi l’avrebbe detto, le vacche! Sono state la nostra ricchezza da quando ero piccolo io. Avevamo tantissime vacche, davvero.”
“Sì, nonno, le rammento bene” disse Marco, reprimendo a stento un brivido. Certe volte gli sembrava di portare ancora addosso l’odore di letame, il fetore della stalla, di avere ancora nelle orecchie il ronzio delle mosche attorno a quei sudici animali. Nessun profumo, per quanto costoso, riusciva a cancellarlo, perché nessun profumo può rimuovere i ricordi.
Il vecchio lo guardò con aria furba. “Eh, lo so che a te le mucche non sono mai piaciute. Ma devi ringraziare loro se hai avuto i soldi per studiare, eh.”
Sospirò, fece qualche passo in avanti, si fermò ancora. “E adesso anche loro zac! Via. Nel giro di quanto? Cinque anni? Quelle vasche della carne. Ci crescono le vacche già belle pronte per essere affettate, e costano niente. Tutte uguali, sempre che tu le possa ancora chiamare vacche. Comodo, ma questo vuol dire che tutta questa terra non serve più a nessuno. Ci crescono solo i rovi, ormai. Scommetto che non c’è più una sola mucca vera di qui alle colline. Quelle macchine.”
Marco si sentì chiamato in causa. “Via, nonno, guarda i vantaggi. La carne non costa quasi più niente, ma adesso la fattoria guadagna il doppio di prima.”
“Eh, sei stato furbo tu, a voler mettere quegli aggeggi. Hai fatto i soldi.”
“Nonno, io li fabbrico, quegli aggeggi.”
Erano tornati alla cascina. Gino li stava aspettando vicino all’auto.
Marco baciò il nonno sulla testa canuta. “Nonno, adesso devo andare. Devo vedere dei cinesi che vogliono finanziarmi. Tornerò tra una settimana o due, va bene?”
“Non ho capito bene. Che vogliono questi cinesi?”
“Il mio nuovo utero artificiale. Te ne ho parlato, ricordi? Finalmente hanno dato il via per l’uso umano. Vogliono costruire uno stabilimento e forse due, in Cina. Sai, liberi dalla schiavitù del parto, i bambini che vuoi come vuoi e quando vuoi e così via. Sono molto interessati.”
“Eh! Stai attento, sono furbi, quelli.” Agitò il bastone. “Vai, vai, se devi andare. Qualche volta però mi piacerebbe portassi anche qualche ragazza con te, non sempre il tuo amico. Quand’è che ti sposi, eh? Il tempo non aspetta!”
Marco e Gino si scambiarono un’occhiata. Gino fece una smorfia, Marco alzò le spalle. Che ci vuoi fare?
L’anziano si incamminò verso l’uscio, strascicando i piedi. “Mi piacerebbe vedere qualche nipotino, sai, prima di morire.”
Marco fece per parlare, ma poi tacque. Sarebbe stata una sorpresa.
Il vecchio prima di entrare in casa si girò un’ultima volta. “Dà retta, trovatela una moglie. Delle donne non possiamo farne a meno.”
“Non necessariamente,” disse Marco sottovoce. E salì in macchina.

A ragman's horse and barrow, Shipley Street and Union Road, 1970.

Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 4 ottobre 2016 su fiaboidi. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 3 commenti.

  1. Davvero affascinante questo nonno ! Tutto è genuino in lui, anche sputare in terra e quel fazzoletto di altri tempi. Fra poco riceverà un salario eterno e occhiali di misericordia per vedere quel che non ha visto sulla terra, e che non ha neppure sentito …. non perché avesse dimenticato Amplifon, ma perché il salario di Satana prevede che si parli sottovoce ….. come muti ….. fraxsordi e ciechi ….. tutte categorie sanate e redente 2000 anni fa

    Buon viaggio nonno, il paradiso è pieno di cavalli e mucche (San Paolo sulla creazione e mille animali citati in tutta la bibbia) e troverai tante belle donne che hanno detto si a chi ke ha chieste in sposa, e tante belle donne che non si sono spostate perché nessuno ke ha chieste in sposa. Qualcosa del genere accadde anche nella parabola della vigna da far fruttificare …….

    Ma cosa fate li tutto il giorno senza far niente ?

    Nessuno ci ha presi a giornata …..

    Buon viaggio nonno canuto e traballante

  2. SEI UN BIGOTTO MISOGINO OMOFOBO…


    SEI UN GENIACCIO!!!!

    Ovviamente scherzavo, sarebbe da far leggere a certe femministe! Sempre geniale Berlì…

  3. Sì, concordo: Lei è geniale anche nel suggerire appena, ancora più sottilmente che non sottovoce, che gli allevamenti di…tagli di carne pre-fabbricata secondo le richieste del mercato, non hanno avuto — in questo raccapricciante nostro assai probabile domani — solo l’effetto di impoverire irreversibilmente la fauna domestica, ma anche quello di intaccare le facoltà cerebrali di chi quella carne consuma, le capacità cognitive e di memoria, sovrapponendo in essa l’artificiale (film visti, libri letti) al reale direttamente sperimentato, visto, subìto o apprezzato.

    Un morbo di Alzheimer particolarmente precoce e subdolo, come imprevista e devastante ricaduta di una matrix solo in apparenza minuziosamente programmata e controllata.

    Complimenti davvero, per questi “Cent’anni di solitudine” in formato super-tascabile e high-tech.

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