A Marte!

Non so se l’abbiate saputo, ma ieri Elon Musk, proprietario della compagnia SpaceX – fabbrica razzi spaziali, per intenderci – ha annunciato il suo piano per colonizzare Marte.
Voi direte: ma con tutti i problemi che abbiamo qui sulla Terra…?
Appunto. Il nostro personaggio dice: presto o tardi qui avverrà il disatro, quindi meglio non tenere tutte le uova nello stesso paniere, se vogliamo sopravvivere come umanità.

Quando ero ragazzo riempivo grossi bloc-notes della mia versione dei prossimi mille anni di storia. Avevo previsto che l’uomo avrebbe messo per la prima volta il piede sul pianeta di un altra stella nel 2021. Nei tardi anni ’70 sembrava una data lontana ma plausibile, per la velocità alla quale stavamo viaggiando. Sembravamo diretti verso lo spazio senza sbagliare, entro una decina d’anni avremmo colonizzato la Luna, poi il Sistema Solare…
Ovviamente siamo in netto ritardo. Nonostante la tecnologia di oggi faccia sembrare le missioni Apollo dei giochi da bambini non siamo andati da nessuna parte. Perché non siamo voluti andare da nessuna parte.
E non perché ci siamo dedicati a risolvere i problemi della Terra, come ad un certo punto tanti hanno cominciato a chiedere a gran voce. In un certo senso, l’opposto.

Mi pare che il ritrarsi dallo spazio, dalla frontiera, non sia che lo specchio del ritrarsi dell’uomo dentro se stesso. Del suo progressivo disinteressarsi di ogni cosa che non sia il proprio ombelico. La perdita dell’ideale. La perdita delle stelle.

I maestri dell’epoca d’oro della fantascienza, gli anni ’30 del secolo scorso, non avevano mai pensato che sarebbe stata lo Stato a esplorare lo spazio. Nei loro romanzi era il genio matto, il grande industriale a fabbricare il razzo, magari nel sottoscala. Ma i capitani di industria, oggi, sembrano più propensi ad investire in borsa che in sogni. Fino ad ora, almeno. Quel piano che Musk ha proposto per colonizzare Marte è allo stesso tempo apparentemente fattibile e tremendamente ardito.

Ci riuscirà? Magari tecnicamente potrebbe: temo che sarà la politica a fermarlo.
Forse sono solo diventato troppo cinico, ma temo che un’umanità senza sogni e senza sbocchi sia l’obbiettivo di troppa gente che conta. Il sognare di nuovo le stelle potrebbe innalzare troppo il pensiero a ciò che alle stelle sta dietro.

Anche se riuscisse a fare quello che propone, Marte non sarà l’Eden. Perché l’uomo rimane sempre lo stesso, su questo mondo come lassù. Ma se accettassero i vecchi sognatori come me, io la mia firma ce la metterei per andare. Sì, perché amo la Terra, ma il cielo è sempre stata la mia destinazione. In un modo o nell’altro.

Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 28 settembre 2016 su meditabondazioni. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 7 commenti.

  1. Mi piace l’ottica del tuo pensiero. Anch’io amo la Terra, ma il cielo ”chiama” in maniera così coinvolgente che potrei partire anche domani per raggiungerlo ed in esso confondermi. Buona serata. Isabella

  2. “Vogliamo andare su Marte e intanto non sappiamo colmare la distanza che ci separa da noi stessi.”

    Thomas Merton

  3. Ho recuperato la citazione esatta di Merton:

    “Quale vantaggio può venirci dal salire sulla luna se non siamo in grado di attraversare l’abisso che ci separa da noi stessi?”

  4. In fondo la fantascienza ha questo “peccato originale”: è nata in un contesto di negazione del destino ultraterreno dell’uomo e ne è diventata il surrogato.
    Gli uomini hanno cominciato a interessarsi ad altri mondi, più belli o più brutti del nostro, perché non credevano più in un “altro mondo” posto ad un livello superiore di esistenza. Per cui hanno proiettato su quei mondi le aspettative e paure che da sempre hanno nel cuore, facendone Paradisi terreni, Purgatori terreni o Inferni terreni. Be’, in realtà planetari/galattici, ma ontologicamente terreni.*

    Si può fare un parallelo con l’Ulisse dantesco. Si è scritto spesso che il suo errore è compiere una ricerca puramente sul piano umano orizzontale, trascurando il piano verticale.
    Eppure nessuno può vedere questa figura in senso totalmente negativo, Dante stesso lo impedisce mettendogli in bocca uno dei più bei discorsi sulla dignità umana. L’uomo non può raggiungere il compimento di sé su questo livello, ma non provarci neppure significherebbe “viver come bruti”.

    Per cui dice bene Berlicche. Questo disinteresse per le avventure terrene è segno di un’umanità abbrutita. Forse si creerebbe ugualmente disinteresse in un’umanità redenta (un Santo, credo, non spenderebbe energie in ricerche intergalattiche). Ma intanto viva la fantascienza e viva Ulisse.

    *Lo stesso si può dire della spasmodica ricerca degli “alieni”, che hanno sostituito angeli e diavoli. Visto che si fa fatica a credere a creature ontologicamente superiori, si è fantasticato su incontri con creature “altre”, purché poste sul nostro stesso piano.
    Sono un’angelologia e una demonologia molto più “democratica”.

  5. Ottime le riflessioni sia di Berlicche che di Zimisce.

    A quest’ultimo mi sentirei solo di fare un’obiezione: se è vero che un Santo non spenderebbe energie in ricerche intergalattiche, il direttore della Specola Vaticana è, per ciò stesso, ‘de facto’ escluso dalla possibilità di raggiungere la corona dell’eterna Gloria?

    Poi, al sempre stimolante e ben informato Berlicche mi permetterei di suggerire un paio di letture, queste:

    http://www.shan-newspaper.com/web/x-files/1160-cronache-marziane-marines-sul-pianeta-rosso.html

    e

    http://www.ilnavigatorecurioso.it/2016/01/09/alternativa-3-il-piano-di-salvataggio-degli-illuminati-per-limminente-nuova-era-glaciale-uno-scherzo-o-una-mezza-verita/

    E’ chiaro che le fonti di tali notizie non sono la rivista “Scientific American” o, quanto meno, il serissimo (o serioso) “Times”. Però sicuramente fanno riflettere e non mi sembra il caso di scartarle subito a prima vista come goliardate prive di alcun valore.

    Anche perché fonti ufficiali e molto più…paludate, sono state capaci di propinarci notizie come quella, fornita a giornalisti ed inquirenti subito dopo il fatto, che indicavano la causa della tragedia aerea di Ustica, avvenuta nel giugno 1980, nel logorio subìto dalla fusoliera del velivolo precipitato poco lontano dall’isola, durante il suo passato e ripetuto utilizzo in operazioni di trasporto di carichi di pesce di mare, notoriamente ricco di sale e dunque di per sé pericolosamente corrosivo.

  6. se è vero che un Santo non spenderebbe energie in ricerche intergalattiche, il direttore della Specola Vaticana è, per ciò stesso, ‘de facto’ escluso dalla possibilità di raggiungere la corona dell’eterna Gloria?

    Ricerche intergalattiche ??

    Cosa c’è da ricercare dopo la rivelazione?

    Piuttosto la Specola Vaticana ci può far gustare che i cieli narrano la gloria di Dio ……

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