Non c’è più

Non c’è più. Sono salito per la strada devastata dal cantiere, nella valle stretta e silenziosa, temendo il peggio. Quando sono arrivato lì, ho subito compreso.

C’era un laghetto, sotto la cascata, le dimensioni di una stanza, le acque trasparenti e verdi sempre mosse. Tutt’intorno erano gli alberi; dovevi superare i cespugli di lamponi e poi saltare tra le rocce, per arrivarvi.

Era bello stare lì, con il sole che traspariva dal fogliame, il fresco degli spruzzi trascinati dal vento, la danza delle libellule. Era uno dei miei posti segreti, dove rilassarsi, dove pensare.

Hanno costruito la vasca dell’acquedotto. Uno scolmatore in cemento armato adesso occupa quello del laghetto era il confine; hanno accumulato massi e sabbia per fare arrivare la strada, le crudeli ruspe.

Non so che bisogno ce ne fosse; non mi interessa neanche saperlo, in fondo. Il vedere quella devastazione di qualcosa che avevo caro mi ha fatto pensare a tutta la bellezza che non vedremo più, perché ci abbiamo costruito sopra.

Chissà le nostre case, cosa c’è sotto. Quali splendidi prati, foreste silenziose, luoghi perduti nell’avanzare di quello che chiamiamo progresso, di quella che è la nostra vita.

Io non avrei il coraggio di essere architetto, o ingegnere edile. Mi mancherebbe il cuore di distruggere, fosse pure per costruire. Sono troppo morbido. Forse troppo bene abituato.

Abbandono il mio laghetto, che non c’è più. E ripenso alle foto della valle di qualche decennio fa, a quei prati dove ora ci sono solo alberi, paesi ora solo rovine, pietre ammonticchiate che tra pochi anni spariranno del tutto.
C’era l’uomo, adesso non c’è più. Neanche il cemento è eterno; eterno è altro, e non si può cancellare.

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 27 settembre 2016 su meditabondazioni. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 2 commenti.

  1. Se hai buona memoria dovresti ricordare che spesso io associo il paradiso ai luoghi. Il mio commento più bello l’ho scritto su una panchina che e’ reperibile su Google usando le tre parole Berlicche Eduardo Panchina

    Ora non è pensabile che le mie idee siano migliori di quelle di Dio onde se io offro una immagine tal de tali del paradiso, è ovvio che il paradiso autentico di Dio è migliore

    E ora ti dico la mia idea che fa leva sulla frase di Gesù “nella casa del padre mio ci sono molti posti”

    Questi posti – ipotizzo io – non solo hanno delle porte con scritto Mario Antonio Ziastra Tonis Armando R&S Aleudin Ago86 etc etc che ovviamente portano all’appartamentino dei suddetti MA CI SONO ANCHE PORTE CON SCRITTO 2015 1970 2003 1959 etc etc dove si può entrare e rivivere quella gioia di quell’anno negli stessi luoghi ma con la ricchezza paradisiaca on line e non replicare quel peccato, porgere quel perdono non dato, restituire quel che ti ho rubato, addirittura dormire in mezzo al lettone matrimoniale con mamma e papà ai lati e ovviamente tornare a godere ante 2016 il laghetto di Berlicche

    Ci avrà pensato Dio a una simile fantasyland??

    Minchia, certo che sì!!!!

    Se ci ha pensato quel tonto di Mario volete che Dio non abbia pensato alle porte che ci riportano a quei luoghi in quegli anni e a quelle conservate situazioni?

    E se così non fosse ma con quale sottoprodotto verniciato da dio saremmo capitati????

  2. Cavaliere di San Michele

    Questo post, ed anche il commento di Mario, hanno toccato corde del mio cuore ed hanno subito evocato questo brano di Manalive di Chesterton.
    Mi spiace che non ho tempo di tradurlo…

    “I think God has given us the love of special places, of a hearth and of a native land, for a good reason.’
    “`I dare say,’ I said. `What reason?’
    “`Because otherwise,’ he said, pointing his pole out at the sky and the abyss, `we might worship that.’
    “`What do you mean?’ I demanded.
    “`Eternity,’ he said in his harsh voice, `the largest of the idols– the mightiest of the rivals of God.’
    “`You mean pantheism and infinity and all that,’ I suggested.
    “`I mean,’ he said with increasing vehemence, `that if there be a house for me in heaven it will either have a green lamp-post and a hedge, or something quite as positive and personal as a green lamp-post and a hedge. I mean that God bade me love one spot and serve it, and do all things however wild in praise of it, so that this one spot might be a witness against all the infinities and the sophistries, that Paradise is somewhere and not anywhere, is something and not anything. And I would not be so very much surprised if the house in heaven had a real green lamp-post after all.’

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