Qualcosa da vivere

La mamma spinge il passeggino su per la rampa. Ce ne sono tanti di bambini a questo breve pellegrinaggio, quasi una passeggiata nei boschi, al bel santuario dedicato alla Madonna qui al fondo della val Grande di Lanzo. Tantissimi, e allegri.
Li guardi e capisci cosa vuol dire fecondità: qualcosa che nasce, che cresce; e non per niente la parola ha la stessa radice di felice.
Fecondo come questi monti, come questa vita. Che produce un incessante flusso di gioia, nonostante le tante brutte vicende dei nostri giorni, dei giorni di ognuno di noi.
Mi è chiaro, come non mai, che sta proprio qui la differenza: amare la vita, tutta la vita, o non amarla; amare l’eternità che quella vita chiede, o non amarla.

Non è un pensiero, un concetto; non è un giudizio politico, una fissa clericale.
E’ qualcosa da vedere. Meglio: è qualcosa da vivere.

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 6 settembre 2016 su meditabondazioni. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 4 commenti.

  1. Andrea Tomasetto

    Bello! E’ il Santuario della Madonna Nera di Forno! Lo sapete che c’è un film-documentario che parla del santuario, della sua fondazione e del significato del pellegrinaggio?

    Qui si può vederne l’inizio; lo si può chiedere al Santuario stesso… (PS: del film ho curato io la regia…)

  2. Andrea Tomasetto

    C’è stato un errore… il trailer è questo:

  3. Andrea Tomasetto

    riprovo…

  4. Leggendo questo articolo di Berlicche mi viene da pensare ai Magi che attraversano il mondo con un po’ di carte che indicano rilevazioni astronomiche (la scienza), con la ricchezza della parola di Dio espressa per il tramite dei suoi santi profeti (la fede), domandano qua e là (la partecipazione), scrutano (la ricerca) i segni del cielo che compaiono e poi scompaiono tra le nubi, poi riappaiono, e dopo tanto impegno ecco che arrivano ad una casa dove c’è una mamma con in braccio un bambino !!!

    Ecco secondo Dio e secondo quei sapienti ispirati che cos’è la gioia e che cos’è il centro dell’universo per cui vale la pena di arrivare anche in capo al mondo : una casa con una mamma ed un bambino. Viene voglia di mettermi seduto e pensare a lungo a questo messaggio. Ma oggi quanti giovani sognano, inseguendo le loro stelle, di porre la loro gioia in una casa, in una donna e in un bambino ? Ma ci rendiamo conto dell’abisso di sapienza che esiste tra i messaggi del mondo e i messaggi evangelici di Dio ?

    Mentre pensavo a queste cose, mi sono accorto di trovarmi su un autobus che mi riportava a casa, come succede a tutti, e scoprire che c’è una scena che tutti abbiamo vissuto spesso sull’autobus, e cioè una mamma seduta con un bimbo in braccio, e questo bimbo che fissa qualcuno e quel qualcuno gli sorride …. “provando una grandissima gioia ….” e il bimbo si illumina con un sorriso ancora più grande e la mamma si gira per vedere chi sta sorridendo al bimbo e poi sorridono tutti i passeggeri.

    Nei disegni di Dio questa mamma e questo bambino sono il centro del mondo, ……e Betlemme, il più piccolo capoluogo di Giuda ……. come per incanto si trasferisce in questo vagone della metropolitana o in questo autobus, e c’è gioia grande accanto al bambino e a sua madre …. E poi se ne tornarono a casa …. Cioè noi scendiamo alla nostra fermata e con la gioia nel cuore. Nel Signore dunque Betlemme è anche qui fra noi, addirittura su un autobus oltre che sulla collina dove sta il santuario caro a Berlicche e al lettore precedente.

    Nella sua sobria discrezione, il Vangelo non dice che i Magi trovarono la santa famiglia in una grotta come i pastori, ma dice “in una casa”. Evidentemente il passa parola aveva portato qualche buona famigliola a dire “Venite a vivere con noi, c’è posto, ma come avete fatto a vivere (e a partorire …) in una grotta, in una mangiatoia, in un rifugio per il bestiame ?”. «…. Sai… nell’albergo non c’era posto per noi ……» Beata quella famiglia (una mamma, bambini,papà) che ha compiuto questa straordinaria opera di misericordia, che tra l’altro ha anticipato una beatitudine di Gesù “Ero forestiero e mi avete ospitato, venite benedetti del Padre mio”.

    Non solo quella casa ha offerto calore, buon cibo, decoro, riposo più custodito alla nostra santa famiglia, ma anche protezione e depistamento contro il male impersonato da Erode. Impariamo la lezione ed apriamo sempre la nostra casa alla santa famiglia di Nazareth, diventiamo una degna dimora in Betlemme per loro.

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