I pirati d’Atlantide

Sono stato trascinato, sabato, in uno di quei luoghi popolarmente noti come parchi divertimenti.
Compatitemi, o gente che leggete. So di essere fatto strano: ad esempio mi chiedo come persone che prendono l’auto anche per andare a comprare il pane dietro l’angolo si accollino caldo e fatiche per farsi entusiasticamente sballottare e strizzare fino allo scrocchio d’ossa. E me lo chiedo io, che amo fare le scale a piedi anche fino al quinto piano. Essere scagliati a testa in giù a cento all’ora è senza dubbio una bella botta d’adrenalina; ma, se anche le mie vertebre me lo permettessero, mi sfugge dove stia il bello di farsi centrifugare consapevolmente la cervicale.

Massacri cinetici a parte, sono rimasto colpito dalla maestosità e dall’inventiva di certe soluzioni. Alcuni dei progettisti sono delle teste davvero buone. Guardando le statue titaniche di poseidoni e uomini pesce mi domandavo: qual è la differenza con altre opere dei millenni andati? La Sfinge, le celebri immagini di dei, eroi e faraoni? Certo, il materiale; forse però se gli egizi o i greci avessero conosciuto le resine stampate i loro colossi li avrebbero fatti così, invece che di pietra, marmo o bronzo.

In cosa sono diversi un’antico titano scolpito e la sua plasticosa reinvenzione moderna? L’abilità artistica? La quantità di lavoro? La fede, per così dire, in quello che si rappresenta?
Forse la stessa differenza che c’è tra i corsari originali e i loro tartarugati imitatori lungocriniti che si esibiscono sul palco: gli originali erano più piccoli, più brutti, più pericolosi perché tutto ciò che è originale è pericoloso: non lascia tranquilli. Gli artisti dello spettacolo però non imitano loro, ma la loro immagine idealizzata; lasciandone fuori tutto ciò che è disgustoso, opinabile, sgradevole. Sono sopportabili perché si sa che sono fasulli. Nessuno vorrebbe abitare vicino ad un autentico pirata, una mummia assassina, un velociraptor.

Nessuno? Forse lo vorrebbero gli stessi di cui sopra, coloro che amano farsi scrocchiare il collo e rovesciare le budella. Non lo so dire: non sono uno di loro.

Compatisco con tutto il cuore l’ipotetico archeologo del remoto futuro, se dovesse rinvenire quei fregi di uomini pesce guerrieri, una delle loro bronzee effige di truci armigeri nel corso degli scavi di questa nostra civiltà dimenticata. Cosa sarà costretto ad inventare per giustificarne la presenza. Quale nuovo mito prenderà il via.

La scoperta del secolo, immagino. Atlantide era in Val Padana.

47. Fuga da Atlantide

Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 11 luglio 2016 su meditabondazioni. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 2 commenti.

  1. “Atlantide era in Valpadana”. Beh, forse, da un certo punto di vista, anche qui c’è del sommerso… Noi italici siamo tutti del Somerset, in fin dei conti (e Visconti). :–)

    Lo statuario personaggio della foto sembra uscito, fresco di…stampa, da un’edizione illustrata de “Gli orrori di Dunwich” o da “La saga di Randolph Carter”. Chissà che qualche archeologo del futuro non arrivi a concludere che la tomba di H. P. Lovecraft sia stata traslata, per oscuri (oscurissimi!) motivi, nella nostra Penisola. Non hanno forse trovato resti di altari fenici per sacrfici umani nell’Illinois, addirittura nel cuore di Chicago, sulle rive del fiume omonimo?
    In fondo, potrebbe sembrare un mutuo, ragionevole scambio di reperti tra città mediterranee e città atlantiche.

  2. Farsi frullare la cervicale è molto utile all’anima, mio caro. https://nihilalieno.wordpress.com/2007/04/02/giostre/

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