Corso Europa

Nel paese di fianco al mio c’è una strada che si chiama Corso Europa.
Corre in mezzo alla campagna; è una sorta di superstrada a quattro corsie, drittissima, con rampe di accesso.
Il suo guaio è che non porta a nulla.
Meglio: non portava a nulla. Quando l’hanno realizzata, molti anni fa, terminava bruscamente in una macchia d’alberi. Nel suo fondo cieco talvolta si accampavano gli zingari; la gente l’utilizzava per farci scuola guida. All’altra estremità si immette in una strada a due corsie, molto più stretta e sinuosa, che conduce alla mia città. Da pochi anni il corso non è più chiuso ad una estremità; è stato fatto proseguire fino all’autostrada, costruendo uno svincolo complicatissimo che occupa la superficie di una piccola città.

Non so perché sia stata progettato così in grande. Deve essere costato un patrimonio, tra terreni espropriati e costruzione vera e propria. Non parliamo poi del mantenimento. Anche adesso che porta all’autostrada non sono molte le macchine che lo percorrono, spesso a grande velocità. Il pericolo maggiore sono coloro che vanno lenti per contattare le allegre – per così dire – frequentatrici del bordo carreggiata, e i trattori che lo usano per accedere ai campi circostanti.

Può darsi facesse parte di un disegno più grande, ma certo è che quel disegno non si è mai concretizzato. Rimane un fiume d’asfalto conficcato come una spina nella geografia , né carne nè pesce, ambigua strada che vuol essere più grande di quel che è.

Adesso magari vi aspettate un parallelismo tra il corso e l’Unione omonima; ma no, ve lo risparmio. Corso Europa è una strada, l’Unione Europea un’organizzazione: sono cose del tutto differenti, non sono paragonabili, se non altro perché una strada porta in un luogo dove si vuole andare, l’Unione dove vada nessuno lo sa. Ma se si continuano a ignorare i suoi problemi e si prosegue così, sprezzando i suoi abitanti, presto diventerà molto più chiaro.

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 29 giugno 2016 su meditabondazioni. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 3 commenti.

  1. Ah, ecco.
    Dunque il finale sarà a base di zingari che non avranno nemmeno un risparmio di paragoni (e statistiche saccenti) a cui …attingere per le loro spese correnti.
    In compenso avranno moltissimi poliziotti, esattori, rapinatori a mano arci-armata da cui scappare. Motivi per correre, comunque.

    Sarebbe un finale sportivo e salutista, se non mi venisse da pensare alle recenti vicende di Ciudad Juarez e ai liberalissimi trattati di libero commercio stipulati tra U.s.A. e Messico, tra un migliaio di stupri-assassinii (di manodopera femminile eccedente) e l’altro.

  2. A giudicare dal nome, potrebbe trattarsi di uno dei lavori pubblici sovvenzionati dall’Unione Europea. In pratica, ogni stato membro deve versare dei soldi, che poi l’unione provvede a redistribuire a certi paesi con l’obbligo di usarli per certe infrastrutture. Anche nella mia città hanno fatto “uso” di tali soldi europei.

  3. Aridatece Brunetta

    Via fuori dall’Europa

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