Birra e misericordia

Mentre scendevo dalla testa della Tronche, in faccia al Monte Bianco, sotto un sole implacabile, c’era una cosa che davvero desideravo.
Una birra ghiacciata.
Il giro è stato più lungo del previsto, le scorte d’acqua sono consumate, quella dei torrenti è fangosa. La sete dissecca la bocca. Così uno se la vede, nella mente. Gialla, fresca, nell’alto bicchiere imperlato di goccioline.

L’albergo che ci ospita, al rientro delle gite, a volte offre ai camminatori una sorta di merenda. Tè, biscotti. Non questa volta. Questa volta era birra. Sì, una birra gelata ed inattesa, esattamente uguale a quella sognata.
E lì capisci la misericordia, che è sempre un miracolo. Un regalo inaspettato, che non hai meriti per pretendere, ma che è il compimento del tuo desiderio profondo.

Discutevo con un mio amico, camminando. Ci chiedevamo,  davanti all’imponenza di quelle cime ammantate di ghiacci e nevi e prati fioriti, come fa chi abita qui a non credere in Dio.
Eppure è possible, accade: perché ci si abitua anche all’eccezionale. Ripensando alla birra, mi sono reso conto che anch’io non ero poi così diverso: perché anch’io ho dato per scontato il Monte Bianco, e gli amici, come se fossero dovuti, normali, mentre sono lì per me. Sono il segno della Sua grazia, manifestazione del Suo amore per me. Un dono. Come la birra.
Qualcosa di immeritato, ma che riempie l’animo di gusto e bellezza.

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 27 giugno 2016 su tra lassù e quaggiù. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 8 commenti.

  1. Ammetterò che la birra dopo un’escursione in montagna mette in crisi l’ateismo.

  2. Ovunque il guardo giro,
    immenso Dio, ti vedo:
    nell’opre tue t’ammiro,
    ti riconosco in me.
    La terra, il mar, le sfere
    parlan del tuo potere:
    tu sei per tutto; e noi
    tutti viviamo in te.

  3. L’ha ribloggato su Luca Zacchi, energia in relazionee ha commentato:
    Ribloggo questo post, perchè esprime appieno il perchè amo la montagna. Perchè non posso andare in montagan, salire e non essere grato a Dio per ogni passo, per ogni respiro, per ogni fiore, per la bellezza infinita che contempli dalla cima.
    La montagna per me è come la Parola di Dio. Una cima da scalare, un respiro da raccogliere e restituire… Non posso fare a meno di respirare, non posso fare a meno della Parola di Dio, non posso fare a meno di desiderare la montagna, anche quando è fatica, sudore, impegno…

  4. 100% d’accordo con cachorroquente.

  5. Per motivi vari, ultimamente posso andarmene poco a zonzo, come mi è sempre piaciuto fare, tra le bellezze prodigiose di questa nostra Penisola antica e mai abbastanza amata e apprezzata.
    Così, accade che spesso mi rifugio nella visione di documentari che sciorinano sullo schermo splendori naturali — e non — di tutto il globo, quelli di dietro l’angolo di casa come quelli degli antipodi.

    Qualche tempo fa mi sono imbattuta nelle riprese di una magnifica, verdissima vallata del Galles e nelle parole di una preghiera di un anziano pastore del luogo, nonno ormai trapassato e molto amato dell’autore del documentario; quella preghiera, rivolta al Cielo come umile e un po’ ruvido ringraziamento prima del pasto serale, in comunione con tutti i familiari riuniti per la cena, recitava così: “Oh Signore Gesù, perché hai fatto la valle di (…non ne rammento purtroppo il nome) così bella, e la vita di noi pastori così breve?”

    Un toccasana, quella preghiera, se penso ad altre valli e pianure dei giorni nostri, quelle della Bekaa, o del Dombass, o di Sirte; o a quelle innumerevoli, e assai più aride, benché non meno suggestive e maestose, strette tra le alte vette dell’Afghanistan e del Pakistan.

    P.S.: grazie per la bellissima foto!

  6. La nostra vita e’ breve poiché e’ una tartina preludio al vero banchetto di nome vita eterna ove saremo vicini a Chi detiene il copyright delle belle valli

  7. Caro Mario,

    la Sua è una possibile, gradevole postilla a quell’orazione serale. La mia — e lo si intuisce dalla conclusione del mio precedente commento — era in realtà un po’ più aspra, in qualche misura assimilabile a quel sentenzioso (e cinico) “l’uomo è una bestia!” che Marengo, tanti anni fa, lanciava nell’etere dalla radio, sulle onde di Alto Gradimento.

    Grazie comunque per il Suo rasserenante punto di vista, in fin dei conti molto più giudizioso del mio.

  8. In effetti i dubbi che persistono (in età matura) riguardano la creatura, non il Creatore.

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