Universi differenti

Una volta fantasy e fantascienza la scrivevano quasi solo gli uomini. Le donne erano decisamente poche. Catherine Moore, Ursula Le Guin, e non me ne vengono in mente altre di così notevoli.

Poi il vento è cambiato. Quasi tutti i grandi successi degli ultimi anni, libri e film derivati, le grandi saghe, sono il risultato delle fatiche di quello che un tempo era noto come gentil sesso. Twilight, Potter, Hunger games…e me ne vengono in mente un’altra dozzina. Gli uomini sono ormai in minoranza.

Non so voi, ma io percepisco quasi subito se un romanzo è scritto da un maschio o da una femmina. Le sensibilità sono del tutto diverse.

E’ difficile trovare un combattimento improbabile in un romanzo di un autore maschile. I personaggi hanno molti, molti meno dubbi esistenziali. Di solito c’è parecchio più sangue, anche gratuito. E anche il sesso è trattato in maniera diversa.
Le “Cronache del ghiaccio e del fuoco”, la sola serie di largo successo scritta dal “sesso forte”, è piena di grandi personaggi femminili. Visti con occhi maschili. Come i racconti delle varie autrici spesso privilegiano personaggi maschili, ma che un maschio trova spesso dissonanti. Non in ruolo. E’ complicato cambiare prospettiva, per quanto bravi si possa essere.

Essendo un maschio preferisco i romanzi “maschili”, anche se non disdegno certo quelli “femminili”. E’ una questione di affinità. Ma mi domando: dove sono finiti gli autori? Gli uomini non sono più capaci o interessati a scrivere, le donne sono più brave, o sono scelte editoriali? Forse anche il tipo di lettori è cambiato?
Può anche essere, può anche essere. La frontiera dello spazio è chiusa, le valli elfiche e i labirinti sono diventate videogiochi fin troppo saputi, hanno smarrito la magia. Non più sogni. Non più libri. Se il sottotesto diventa intimista, è l’autore intimista che stravince. E le donne in questo, ammettiamolo, sono migliori.

Ho  ancora un bel po’ di volumi dei vecchi tempi da terminare, e per quando li finirò la memoria fuggevole per l’età mi permetterà di ricominciare da capo. Ma, oh, donne o uomini, datemi nuovi universi. Li attendo.

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 7 maggio 2016 su meditabondazioni. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 16 commenti.

  1. “E’ complicato cambiare prospettiva, per quanto bravi si possa essere.”.

    Sì, sembra proprio sia così. Tanto che Sveva Casati Modignani (al secolo Bice Cairati) ha scritto romanzi a quattro mani col suo amato consorte, Nullo Cantaroni. Il quale, di sicuro — sia detto per inciso — non avrà avuto problemi di sorta con pseudonimi e doppie identità: mai come in questo caso è valso il detto “nomen omen”.

    In effetti, non ho mai capito come noi lettori e spettatori ci si sia potuti lasciare abbindolare con tanta facilità da un autore — per citarne uno — come Antoine Francois Prevost e dalla sua virile, ma per inganno, Manon Lescaut. O da una Porzia shakespeariana che addirittura osa spacciarsi per uomo e magistrato, il dottor Bellario, in un pubblico tribunale.

    Forse perché nella realtà, quella non virtuale o letteraria, di inganni simili ne sono stati perpetrati, a lungo e impunemente, e in numero molto più elevato di quanto non si sappia — o si sia disposti ad ammettere?

    In fondo, se si riesce a riprodurre a perfezione il quadro di un grandissimo autore senza lasciare tracce immediatamente visibili, tanto da rendere necessario il ricorso all’analisi accurata, in laboratorio, di tela colori cornici ecc, per l’autenticazione dell’opera (o il suo contrario), l’esistenza di qualche falsario/falsaria particolarmente abile sul piano della sola espressione letteraria non dovrebbe escludersi in maniera categorica.
    Anche se è sempre possibile smascherarli, non è affatto detto che sia così immediato, né così facile.

    Spero di non aver deragliato troppo dal …binario principale del post.
    Un caro saluto.

  2. In tema di travestimenti, consiglio “Monstrous regiment” di Terry Pratchett – non uno dei suoi migliori, ma nondimeno bello.
    “Peggio” di Porzia, quanto a improbabilità di mascheramento, mi viene in mente solo Superman, irriconoscibile con un paio di occhiali.

  3. …davanti a un tribunale così imparziale avrebbe vinto anche berlicche travestito da dea dani.

  4. Terry Pratchett, col suo “Maledette Piramidi”, ha allietato le mie lunghe giornate d’ospedale, oltre vent’anni fa, quando fui ricoverata nel sigillatissimo reparto infettivi per una meningite. Ridevo di gusto, da sola, ai suoi saporosi e scoppiettanti dialoghi molto british e molto comici.

    Credo che col mio povero inglese attuale, sempre più sbiadito e zoppicante, tutto il suo variopinto e sfavillante corteo di allusioni, doppi sensi e battute al napalm finirebbe col diventare più sfocato e bolso di una vecchia foto finita nel candeggio col resto del bucato.

    Nell’attesa che si renda reperibile una degna traduzione in italiano dal suo “Monstruos Regiment”, mi consolerò con l’Orlando Furioso, nonché Innamorato, dell’Ariosto. Con qualche rapida sortita nella Gerusalemme Liberata del Tasso, giusto per non perdere di vista …. il traguardo.

    Grazie comunque del consiglio — e del grato ricordo che ha ridestato.
    Un caro saluto, unito all’augurio di buona domenica, e di felice festa della Madonna del santo Rosario!

  5. Se ti capita prova Julian May (è femmina, come Julian of Norwich), di preferenza l’Esilio pliocenico piuttosto che il Milieu galattico, a mio immodesto parere.
    E poi almeno Lois McMaster Bujold e i suoi Vorkosigan.

  6. Di Julian May ho letto solo “Il Giglio nero”, che non mi aveva impressionato. Ma me la segno volentieri.
    “L’onore dei Vor” è tra i miei libri preferiti (ma del ciclo mi manca parecchio: un giorno o l’altro mi riprometto di leggerli tutti)

  7. Anch’io credo che ci sia un ‘quid’ che differenzia le opere degli autori e delle autrici (nel genere fantastico come in altri). Mi riesce un po’ difficile però definirlo in maniera inequivoca e semplificabile.

    Tradizionalmente si associano alle autrici l’attenzione all’aspetto psicologico (più in senso relazionale che introspettivo), agli autori o la riflessione filosofica o la narrazione di eventi storici o comunque di portata più ampia (oltre quindi i confini della famiglia o comunque di una piccola comunità). Però analizzando caso per caso le eccezioni sono comuni quanto quasi le conferme della regola.

    De ‘I racconti di Terramare’, che ho letto tanti anni fa e mi sono molto piaciuti, mi ricordo poco ma mi pare che non ci fosse molto di femminile o familiare. I testi di Marion Zimmer Bradley, tolte le esplicite note femministe, non sono così diversi come tematiche da quelli di George R.R. Martin. Ma anche Harry Potter alla fine è ben poco intimista: l’attenzione alle paturnie adolescenziali ha più a che fare con il pubblico di riferimento che non con gli interessi dell’autrice, credo, e dal quinto libro in poi è sempre più centrale un’invenzione fantapolitica estremamente cupa con riferimenti crescenti al nazifascismo.

    Per quanto riguarda la credibilità dei personaggi di sesso opposto: è solo un particolare nella generale difficoltà di immedesimarsi in persone di caratteristiche diverse dall’autore. Tolstoj (dalla sua prospettiva determinata dalla classe, dal genere, dall’ideologia) riusciva a rendere verosimile Natasa come Kutuzov o un bambino o addirittura un cane.

  8. In questo caso il piacere o non piacere c’entra relativamente. Bradley mi piaceva, Le Guin un poco meno, ma quello di cui sto parlando sono più che altro l’impostazione delle storie. Gli adolescenti maschi della Rowling non sono reali; che poi i libri siano più che godibili non toglie niente a questo fatto, che credo qualsiasi maschietto capisca. Il trono di spade non potrebbe essere stato scritto da una donna, o solo da una donna molto particolare. I libri della Lackey sono assolutamente femminili, un po’ meno quelli della Hobb ma sono comunque ancora distinguibili. Il ciclo di Malazan di Erikson è assolutamente maschile, Moorcock non ne parliamo…

    Quello che mi piacerebbe sapere è se i maschi oggi leggano ancora fantasy o no.

  9. M.Z. Bradley? Rea di leso re Artù! Bleah!.

  10. L’hanno leso in tanti…

  11. E che non lo so? Resipiscite!

  12. Del resto anch’io ho peccato di punto esclamativo seguito da punto fermo. Resipisco!

  13. David Eddings, saga dei Belgariad. Per me è un capolavoro.
    Buona giornata

  14. Bella, mi era piaciuta molto, ma troppi sequel-prequel sostanzialmente identici.

  15. Credo dipenda dal fatto che il vero amore è diventato qualcosa di fantastico come il santo Graal… Se ne osa ancora parlare soltanto nei fantasy. :-)

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