Squarci di suono

Tanti tanti anni fa, quando durante la Quaresima andavo a Messa, mi capitava di ascoltare spesso un certo canto. Le voci dei coristi si intrecciavano e ad un certo punto si levavano in un acuto straziante, che mi faceva mancare il fiato. “Si est dolor…” Era il Caligaverunt di de Victoria. Se sono entrato in un coro è anche per quello: per potere in qualche maniera afferrare più potentemente, ridire anche con la mia voce quello squarcio di suono come un lampo nelle tenebre.

Sono trent’anni che canto, eppure mi capita talvolta di commuovermi per un pezzo che magari ho fatto mille volte, tanto da perdere qualche battuta. Perché la musica più alta è quella che unisce la bellezza al senso, e il gustarla davvero è comprendere intimamente questo senso. Diceva molto bene chi asseriva che il canto è la massima espressione dell’umano. C’è chi ha detto anche che è  dimostrazione dell’esistenza di Dio. Io mi fermo prima: è la dimostrazione di quanto grande è l’opera di Dio. A cantarla come ad essere cantata.

caligaverunt

Annunci

Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 27 aprile 2016 su meditabondazioni. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 8 commenti.

  1. Probabilmente ognuno ha una “sua” opera a cui tiene in modo particolare. Una volta mi è capitato di sentire un coro provare un paio di minuti il Miserere di Gregorio Allegri. Non voglio fare classifiche fuori luogo, ho ascoltato il Caligaverunt dal link che hai messo e spero di sentirlo al più presto dal vivo, così come il Miserere di cui ho avuto solo un piccolo assaggio.
    Però mi metterò in un angolo nascosto, non so se riuscirei a reggere la commozione che mi prese quella volta e che (per fortuna?) finì appena il coro interruppe la prova del brano.

  2. Eh, il Miserere di Allegri è un altro bellissimo pezzo, di quelli che il nostro coro non canterà mai – ci vogliono esecutori senza palle, mi si consenta il termine. Io poi sono un basso…
    Il Caligaverunt è uno dei brani che cantiamo durante la Via Crucis alla Sacra di S.Michele, il Venerdì Santo (facciamo 6 dei responsori). Il Miserere è invece il brano (registrato) che ci accoglie entrando nella Sacra stessa, quando si sale lo Scalone dei Morti.

  3. Berlicche, scusa ma perché esecutori senza palle?
    A me sembra il contrario, soprattutto per le esecutrici.

  4. Originariamente era per voci bianche, non voleva essere un giudizio sulla tostaggine degli o delle interpreti

  5. Di Farinelli non se ne fanno più, purtroppo.

    Saluti

    (interessante il post successivo a questo: mi spinge a guardare con occhi differenti la mia ringhiera zincata)

  6. Si vede che poi è stata adattata. Quel coro, dopo un pezzetto (scusate la mia ignoranza in termini musicali) dei soprani, provò un attacco dei bassi, molto profondo. Proprio quell’attacco mi fece venire la pelle d’oca che ancora mi ricordo a distanza di anni. Strana la vita: un brano per voci bianche ti travolge una volta che lo senti eseguito (magari solo per poche battute) in una parte da dei bassi.

  7. Bellissimo brano, sì. Ricordo che l’aveva postato anche l’anno scorso, se non erro in concomitanza con il periodo di ostensione della Sacra Sindone, a Torino.
    A proposito di profonda…armonia tra testo e musica, mi viene da sottolineare che quell’intenso, lancinante acuto della sillaba ‘do’ in “si est dolor”, coincide, sul pentagramma, con un Mi bemolle che, di fatto, è un Do diesis.
    “Non cade — o non germina — foglia che Dio non voglia”, per dirla con san Pio da Pietrelcina.

    Comunque, con tutto il più sincero e sentito rispetto per i poderosi e impeccabili soprani di questo coro, trovo che in questa esecuzione anche i contralti sappiano più che bene il fatto loro. In particolare, nella frase “O vos omnes, qui transite per viam (…)”, quel per viam serpeggia, scandito con somma maestria, tra i grappoli di note, evidenziando con grazia l’invito, subito successivo, a fermare il cammino, e guardare: “attendite!”. La straziante supplica di una madre sgomenta in mezzo al mare di indifferenza o, al più, di curiosità superficiale in cui si trova immersa, sola col Figlio solo e sfigurato anche da quella fredda violenza.

  8. Chiedo scusa per il ritardo con cui inserisco questo errata corrige: il Mi bemolle non coincide affatto col do diesis ma, al contrario, col Re diesis. Quella perfetta corrispondenza tra notazione musicale e notazione sillabica — che pensavo, erroneamente, di aver individuato — viene, di conseguenza, del tutto a mancare.

    Resta comunque il fatto che il Mi bemolle è segnalato in chiave, cioè è parte determinante dell’impostazione tonale di tutto il brano, e non è dunque priva di significato la coincidenza tra la sillaba iniziale della parola “dolore” e la nota — tonica o sensibile che sia, non sono in grado di distinguerle — con la quale quella sillaba viene cantata in base alle indicazioni dell’autore.

    Ciò comporta che, qualunque sia il grado di intensità interpretativa da parte delle coriste, quel Mi bemolle (ossia quel “dolore”) è destinato, dalla stessa composizione dello spartito, a spiccare con particolare forza ed eloquenza nella tessitura musicale del brano.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: