III – Non Credo in un Padre onnipotente

No, noi compagni dell’Oscurità in un Padre Onnipotente non ci crediamo. Per niente. Almeno, non in quello che sta lassù. Noi di Padre ne abbiamo uno solo: quello che sta Quaggiù. Qui sotto con noi, a condividere la nostra sorte: quella dei migliori,  dei più sani, dei più forti, quella dei veri giusti, di coloro che avrebbero dovuto essere i veri dominatori dell’Universo e che invece sono stati rinnegati da un creatore snaturato a causa di colpe immaginarie.

Ma non è il momento delle recriminazioni. Quello è passato da un pezzo. E’ il momento di muovere guerra a quel falso genitore strappandogli quelli che adesso considera suoi figli, quegli esseri umani per i quali sembra sia disposto a tutto, mentre a noi, i maggiori, non ha mai concesso niente.

Il mezzo per farlo è corrompere la sua immagine presso gli uomini. Se non è possibile convincerli che non esiste, dobbiamo farlo vedere per quello che realmente è: un sadico con un potere esagerato. Per questo nobile fine è più che legittimo servirsi di qualsiasi menzogna.

La prima cosa da fare è mostrare loro che il padre giusto che si immaginano non esiste. E’ un compito abbastanza semplice, giacché gli uomini al nostro confronto solo bambini. Cosa ne capiscono di come è fatto l’universo, di cosa comporta essere genitori? Possiamo raccontare loro cosa vogliamo.
Il dolore, ad esempio. Il bambino piccolo non si capacita del dolore. La puntura della siringa che gli inietta la medicina è per lui molto più odiosa della malattia stessa. Se i genitori lo sculacciano per fargli capire che non si deve dare fuoco al gatto pensate che capirà, o terrà il broncio? E quando gli si negherà il capriccio, non credete che piangerà a dirotto?

Tali sono gli esseri umani. Credono di avere compreso tutto quanto dell’esistenza vedendone a malapena un lato. Noi, che li vediamo entrambi, ridiamo del loro frignare: sapessero! Ma è proprio la loro ignoranza che li mette nelle nostre mani.

Basta convincerli che il loro babbino li odia. Che ce l’ha con loro, non li ama affatto. Che si diverte a vederli soffrire, che gode a lanciare loro addosso ogni tipo di disgrazia e di catastrofe. Vedete, gli uomini sono fatti così: non si fermano a riflettere che se possono perdere qualcosa è perché già lo possiedono. Non si soffermano su tutte le cose belle che il mondo offre loro, sul dono della vita che hanno: basta anche una sola circostanza brutta o comunque non gradita che entrano subito in depressione.
Il nostro ruolo a questo punto diventa essenziale. Non lasciate andare nessuna occasione di mugugno, e siate lesti ad indicare come la disgrazia occorsa sia il chiaro sintomo di una divinità crudele.

Che quella divinità abbia fatto morire suo figlio per affermare il contrario, per dimostrare che niente va perduto è l’ultimo pensiero che devono avere. Quella croce deve restare un simbolo senza significato, completamente separato dalla loro sofferenza. E’ aggiungendo dolore a dolore che noi prosperiamo.

Dobbiamo essere chiari con loro: se quello che chiamano Padre esiste e non toglie il soffrire ai suoi figli vuol dire che non è buono oppure che non è onnipotente. Che lo considerino malvagio naturalmente è l’opzione che preferiamo: perché, per imitazione, pure gli uomini diventano cattivi o lo rinnegano. Rinnegare la fonte del bene perché si pensa di essere più buoni del bene stesso è una maniera creativa di diventare estremamente cattivi. Si diviene il dio di se stessi: e, datemi retta, gli esseri umani sono davvero poco adatti a essere dei.

Quelli che per imitazione divengono a loro volta cattivi, o quantomeno cinici bastardi, regalano a noi diavoli i momenti di maggiore soddisfazione. Vedere come si trattano l’uno con l’altro certe volte mi lascia ammirato per le soluzioni innovative a cui neppure noi, dopo secoli di inferno, eravamo mai arrivati.

Quanto al non considerare il Nemico onnipotente, neanche questa è un’opzione da buttare via. Se non può tutto, se è limitato, è chiaro che diventa una divinità di serie B. Chi vuole avere a che fare con un perdente? Arrivati a questo punto meglio rivolgersi ad altri. Proviamo a fare dei nomi?
C’è un essere potentissimo, amichevole, collaborativo che non aspetta altro di essere chiamato: nostro Padre che sta Quaggiù. Incoraggiamo a rivolgersi al lui chiunque abbia espresso un desiderio e non l’abbia visto avverarsi. Lui sì che li esaudisce, a suo modo, dietro minimo compenso, mica come quell’altro.
Da qualcuno di onnipotente come il Nemico gli uomini si aspettano che tutto quello che domandano sia concesso istantaneamente, per quanto folle o dannoso. Come il bambino che frigna che vuole dieci gelati e un pony. Certo, basterebbe chiedere non cosa si ha in mente ma quello che è meglio. Ma questo vorrebbe dire farsi dominare da lui, e giustamente noi lo sconsigliamo. Siamo scappati dai cieli proprio per non permettergli di fare l’onnipotente con noi.

Invece noi vogliamo che l’uomo prenda l’iniziativa, che plasmi da sé il proprio destino. Onnipotente deve diventare lui stesso, tramite la scienza e la forza, soggiogando ogni cosa sotto il suo dominio.
Non c’è da spaventarsi, non è una minaccia per noi. L’ho già detto: l’uomo è di una debolezza patetica. Ma dobbiamo convincerlo invece di essere forte, possente, intelligente, che tutto capisce e tutto controlla.
Così facendo si illuderà di poter sfuggire al suo destino di mortale. Senza accorgersi che, anche riuscendoci, smetterebbe di essere umano e diventerebbe qualcosa d’altro.

Perciò stimoliamo il loro orgoglio. Concediamo facili vittorie. Diamo l’illusione di potere giocare con la propria sorte. Soddisfare i propri istinti, persino dominare la vita e la morte. Quando si accorgeranno di essere come bambini che fanno torte di fango illudendosi di essere cuochi sarà per loro troppo tardi. Saranno saliti troppo in basso, verso di noi.
Verso Nostro Padre che, se non è onnipotente, però sa usare molto bene quel potere che gli è dato sul mondo. Non credete?

Padre-Onnipotente

 

 

 

Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 15 aprile 2016 su Non Credo. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 5 commenti.

  1. L’ha ribloggato su Luca Zacchi, energia in relazionee ha commentato:
    Noi (demoni) vogliamo che l’uomo prenda l’iniziativa, che plasmi da sé il proprio destino. Onnipotente deve diventare lui stesso, tramite la scienza e la forza, soggiogando ogni cosa sotto il suo dominio.
    Non c’è da spaventarsi, non è una minaccia per noi. L’ho già detto: l’uomo è di una debolezza patetica. Ma dobbiamo convincerlo invece di essere forte, possente, intelligente, che tutto capisce e tutto controlla.
    Così facendo si illuderà di poter sfuggire al suo destino di mortale. Senza accorgersi che, anche riuscendoci, smetterebbe di essere umano e diventerebbe qualcosa d’altro.

    Perciò stimoliamo il loro orgoglio. Concediamo facili vittorie. Diamo l’illusione di potere giocare con la propria sorte. Soddisfare i propri istinti, persino dominare la vita e la morte. Quando si accorgeranno di essere come bambini che fanno torte di fango illudendosi di essere cuochi sarà per loro troppo tardi. Saranno saliti troppo in basso, verso di noi.
    Verso Nostro Padre che, se non è onnipotente, però sa usare molto bene quel potere che gli è dato sul mondo. Non credete?

  2. “(…)rinnegati da un creatore snaturato a causa di colpe immaginarie”.

    Magistrale sintesi di vittimismo menzognero e carico di odio omicida, tipico di chi “è omicida fin dal principio e non si è attenuto alla verità, perché non c’è verità in lui” (Gv. 8, 44).

    Le prime vittime di quell’odio sono state, infatti, la coscienza della propria finitudine (espressa dall’…Antisatana con il “Tutto è compiuto!”) insieme con quella che avrebbe dovuto essere la conseguente gratitudine (“Padre, nelle Tue mani rendo il mio respiro”) verso Chi gli impediva di soccombere alla sua stessa — negata e detestata non appena scoperta — fragilità, o comunque determinatezza di creatura circoscritta e non eterna, per quanto immortale.

    Ha ragione Papa Bergoglio: le prime, più importanti e distintive parole di un cristiano devono essere tre: “grazie”, “scusa” e “è permesso?”.

  3. Beh, anche un ateo ben educato può arrivarci, non mi sembra sta gran fatica. Un papa sarebbe meglio che pronunciasse altre parole, tipo…….. Fede….. Speranza……. e Carità.

  4. con colpe immaginarie credo ci si riferisca all’episodio biblico di fantasia del frutto proibito

  5. La questione, Mary, è che quelle tre parole siano dette con sincerità, “con la verità che c’è” (se c’è) in chi le pronuncia.
    Il bon ton ipocrita è un’altra cosa. E in genere non ci costa una gran fatica, sì, questo è vero.
    Purtroppo.

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