II – Non Credo…in un solo dio

Compagni di tenebra,
Comincerò adesso a fornirvi le istruzioni per annullare quella formula che gli umani conoscono come Credo.
Sebbene ogni parte di esso sia fondamentale e lo sfilare anche una sola parola possa causare il crollo di tutto l’edificio, le prime parole sono la base di tutto il resto. “Credo in un solo D…“, insomma, chi la pronuncia dice di credere nel Nemico-che-sta-Lassù.

Noi sappiamo bene che il Nemico-che-sta-Lassù è uno solo, fatto è che non gli crediamo.
E’ da parecchio tempo, anzi, da tutto il Tempo che abbiamo smesso di farlo. Rifiutiamo tutte le sue cosiddette verità e seguiamo invece Nostro Padre-che-sta-Quaggiù.

Per gli umani è il contrario. Loro non erano lì, a vedere l’Universo prendere forma. Non hanno guardato in faccia il creatore come noi, capite, quindi la sua esistenza e unicità sono concetti tutti da discutere. Per loro è questione di fede: credono a cosa non hanno veduto in base a ciò che conoscono. Questo è il punto su cui fare leva.

Come fai a capire se qualcuno esiste davvero se non l’hai mai visto? Guardi alle cose che ha fatto. Nel nostro caso, tutto il mondo materiale e immateriale. Sembrerebbe un’impresa impossibile negare l’esperienza, l’esistenza di un creatore. Ma il tentatore può suggerire che le cose siano lì da sempre, che nessuno le ha fatte; che sono lì per caso, non c’è una volontà dietro; che non esistono davvero; o che è chi si fa la domanda, l’io, che non esiste davvero. Il mezzo più efficace di tutti è far ignorare completamente la questione, etichettandola con il chissenefrega adeguato al livello culturale dell’umano in questione.
Per quanto ci possa sembrare assurdo ognuno di questi argomenti è stato usato con successo da me o da qualcuno dei miei assistenti per confondere gli esseri umani.

In un certo senso capisco gli uomini. Non dobbiamo mai dimenticare che sono esseri incredibilmente limitati. Credono che basti una formuletta magica o matematica perché le cose accadano. Non hanno la più pallida idea della complessità e della profondità della realtà, persino riguardo i fatti più banali. Per loro ci sono, e basta.
Dobbiamo aiutarli, a restare ignoranti. Distoglierli da tutto ciò che potrebbe portarli a fare domande. Lisciare loro la strada sotto i piedi; evitare ogni incidente che rompa la placida monotonia; ridicolizzare quelli tra loro per i quali il “funziona, non toccarlo” non basta.

In questo compito siamo aiutati dalla naturale arroganza di quelle creature. Fragili come sono, si sentono piccole divinità. Danno per scontato che il sole sorga ogni giorno, che i loro piedi appoggino sul terreno, che il loro corpo funzioni. Sapessero quanto lavoro di progettazione c’è dentro ogni loro singola cellula…ma non lo sanno, e non saremo certo noi a spiegarglielo.

Disgraziatamente, le domande di cui discorrevo sopra – “chi sono”, “perché ci sono”, “perché ci sono le cose” e via andare – sono proprio quelle che il Nemico cerca di destare in loro. E’ la ragione per cui ha fatto l’Universo tanto vario, pieno di pericoli e opportunità, per cui ha creato il gusto e la bellezza e il piacere: ricordare agli uomini che non sono loro a fare esistere le cose. Che non ne sarebbero in grado, non potrebbero mai immaginarsele tutte.
La differenza  tra gli esseri umani e le altre creature è proprio questa sete perenne di risposte. Tanto più l’uomo è davvero uomo, vicino al progetto originale, tanto più la domanda di senso è in lui potente, e noi siamo fregati.

Il rimedio è semplice: bisogna abbassare l’uomo.

Gli animali, avete presente? Loro non si fanno domande. Riportando l’uomo a quel livello le questioni inopportune svaniscono da sole.

Mangiare. Bere. Accoppiarsi. Giocare. Dominare. Evitare guai e preoccupazioni. Questo è ciò che il tentatore deve sollecitare sugli uomini in sua custodia. Ognuna di queste occupazioni diventerà un dio minore che si accaparrerà l’interesse del mortale, cancellando anche il ricordo di questioni più alte.

Impegnato a soddisfare il suo ventre, alto o basso che sia, il suo specchio o il suo portafogli l’umano non alzerà mai gli occhi verso il cielo sopra di lui. Anzi, se qualcuno glielo ricorderà agirà come un cane a cui tentino di sottrarre l’osso: abbaierà e cercherà di mordere. Al posto di una unica divinità esigente e invisibile preferirà una vagonata di idoli molto più tangibili e apparentemente più benigni.

Che questi idoli chiedano solo e non concedano niente è una verità che dovremo tenere loro accuratamente nascosta. La vera provenienza del piacere o dei mezzi per ottenerlo non dovrà mai essere messa in discussione. Guai a parlarne.

Come agire però se l’umano si accorge che i suoi piccoli dei non bastano? Se la domanda brucia, il tentatore sostituirà la risposta con il fare. Un bello sforzo volontaristico: marciare per il proprio idolo preferito contro l’ingiustizia riempirà la sua mancanza di senso. Il nostro animaletto griderà “Vedete? Sono anch’io in grado di fare le cose, non ho bisogno di nessun dio” senza accorgersi di essersi limitato a rimodellare un po’ peggio la creta altrui. Ma avrà dimenticato la sua miseria e la sua redenzione, e a noi tanto basta.

Il pensiero che esista qualcosa di ordine più alto di lui non deve balenare nella mente dell’uomo, e se anche accadesse deve essergli intollerabile. Tanto intollerabile da spingerlo a dubitare di cosa vede, sente e tocca. Da fargli affermare che niente esiste, niente importa, non esistono bene, male, verità, realtà.

Come dite? Sì, è una idiozia completa, che quell’uomo nega con il solo fatto di vivere. Se però la facciamo passare come posizione filosofica alla moda nessuno oserà farne notare l’assurdità, per paura di essere etichettato come ingenuo. Cosa che accadrebbe sicuramente: non ci sono difensori più accesi del proprio punto di vista di coloro che non hanno neanche compreso quale sia.

I nostri migliori alleati: quelli che quando gli si fa notare quanto più vasto sia il mondo della loro piccola mente, e gliene si chiede l’origine, rispondono:  “Un dio? Non credo”.

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 6 aprile 2016 su Non Credo. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 1 Commento.

  1. “bisogna abbassare l’uomo…Un bello sforzo volontaristico… rimodellare un po’ peggio la creta altrui”
    nel catechismo cattolico come da tradizione la parte morale è trattata dopo i misteri della salvezza per sottolineare che la vita del cristano è tutta alla luce di Cristo, purtroppo però questa impostazione troppo spesso fa dimenticare che la morale è già propria dell’uomo, per non dire che per fini ideologici si è voluto abbassare l’uomo a colui che manca di Cristo per avere una morale, quando al contrario “essere uomo è precisamente essere responsabile” (cit. da terra degli uomini) ed è proprio la moralità che porta il discepolo a riconoscere in Cristo il suo maestro. in altre parole, è sì vero che andando alla profondità della realtà ( allo stato attuale dell’arte, gli osservabili della m.q.) il mondo non è materia ma unità di informazione cioè pensiero di qlc, e sorge spontanea la domanda: qlc chi? ma anche alla profondità del pensiero umano (l’es) ci sono strutture che trascendono l’io individuale e che derivano la loro forma da millenni di evoluzione portando a drive/pulsioni/istinti che si esprimono in archetipi culturali (->noli foras ire). se fossimo un pc saremmo un mac con una morale già embodied nell’hardware e non un cascione amorfo che ha bisogno dell’installazione di w.vista (=morale cattolica superinfusa). come eterotrofi abbiamo una funzione che ci orienta a un obiettivo, e nello specifico come mammiferi abbiamo la logica del branco, una funzione di identificazione di amici, nemici, capo da seguire, e nell’infanzia un caregiver. su questa morale di base lavorano le culture e Cristo la universalizza.
    ba

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