Dis-integrazione

Ah, guarda il male. Quanto male.
Piangi. Ma cosa ti consolerà?
Un bicchiere di qualcosa? Una pastiglia?
Ti consoleranno le lacrime stesse?
Forse ti consolerà la paura (che è male)
Forse l’odio (anche questo male, uno dei peggiori)
O i bei discorsi, le parole
che non nascondono il vuoto.
Per essere colpiti al cuore
Occorre avere un cuore
che non è cortesia, o accoglienza, o tolleranza
una vita come un meccanismo
piena di cose che non sono niente
vuota di cosa non c’è
(cosa non cè?)
piena di morte
morire vivendo
morire impauriti
di perdere cosa si ha
(i viaggi? i concerti? i bar?)
senza sapere cosa sia davvero
(il tempo? l’amore? l’amore di cosa?).
Vorremmo integrare
ma non siamo integri
siamo nebulosa sparsa, nebbia
priva di senso, perché il senso
l’abbiamo voluto smarrire.
siamo dis-integrati noi stessi
colpiti dal raggio della morte
la luce del sole che illumina
una esistenza di cui è persa la verità.
Quanto male. Quanto male.
E non ci rendiamo conto che solo può salvarci
solo può salvarci il perdono.
(che è vita, che è amore).
Ma il male più grande
il più grande dei mali
è la risposta che non riusciamo a dare:
il perdono di chi?

Dolore_e_Dispiacere

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 22 marzo 2016 su meditabondazioni. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 11 commenti.

  1. Miserabile sciacallo. Fiancheggiatore dei terroristi. Con l’aggravante di un sentimentalismo nauseabondo.

  2. Berlicche non ha bisogno della mia difesa

    Per i poveri cristianucci impauriti dal signor Gastaldi qui sopra ecco un piccolo parallelo di bava alla bocca

    http://www.lanuovabq.it/mobile/articoli-se-lodio-per-i-santi-colpisce-anche-madre-teresa-15625.htm#.VvIxaNm9Kc0

    Se hanno odiato me odieranno anche voi

  3. Grazie, Malvino. E’ un onore vedere che mi insulti a priori senza avere capito assolutamente niente. Non c’è nessuna traccia di sentimentalismo né di “fiancheggiamento” nel mio post; in compenso nella tua risposta mi pare di vedere l’odio e la paura.

  4. “il perdono di chi?”

    Per cominciare, il perdono di se stessi che, col tempo, ho imparato non essere coincidente con un’autoindulgenza spicciola a 365 gradi (della serie :”in fondo, non siamo che polvere”; oppure: “ma in fondo, fanno tutti così”; o ancora, con una tentazione più sottile e furbesca: “ma se non violo quella tal regola, o quel tal esempio di persona così tanto ammirata e pure gratificata dal ‘sigillo’ di approvazione dall’alto — e magari pure dall’Alto — perché dovrei essere tanto presuntuosa da pretendere di più da me stessa?).

    No, il perdono di se stessi significa essere o resistere nella refrattarietà a ogni scusa o autogiustificazione stile pezza a colori (di stoffa nuova sull’abito vecchio), per esercitare la virtù di una instancabile agguerritissima Speranza, anche contro tutte le ripetute evidenze della nostra dabbenaggine e/o fragilità.

    Altrimenti, si rischia di negare il proprio errore (per esasperazione, vergogna, stanchezza, orgoglio ferito e stra-ferito o quant’altro), introducendo così la propria coscienza in una sorta di anticamera della “ostinazione nel peccato”, che, secondo già il catechismo di San Pio X, è una delle colpe — per definizione imperdonabili — contro lo Spirito Santo. E’ lo spaventoso indurimento del cuore del Faraone contro Israele; Dio ce ne scampi tutti.

    Una volta imparato che razza di lotta all’ultimo sangue sia la propria crescita, il proprio adeguamento al Modello che ci sta davanti, si riuscirà molto meglio a comprendere (e dunque perdonare e, se necessario, correggere) la fatica dei fratelli più sinceri, così come l’annebbiamento o persino l’accecamento — a volte voluto e perseguito, molto più spesso subìto, anche inconsapevolmente — di quelli che lo sono meno o per niente del tutto.

    Un cordiale augurio di Buona Pasqua a Lei, Berlicche, e a tutti quelli che passano di qua.

  5. Marilù, se mi permetti: non il perdono di se stessi, ma la coscienza e la speranza che possiamo essere perdonati.
    Da soli possiamo giustificarci, ma non perdonarci. Perché l’offesa non è contro noi stessi.

  6. Ha ragione, Berlicche: dal mio commento questo principio — anzi Principio, perché coincide con Dio stesso — fondamentale del rapporto con se stessi e con gli altri non emerge con tutta la preminenza, l’imprescindibilità che Gli spetta.

    Ma quando ho scritto che il perdono di se stessi consiste in una continua lotta per l’ “adeguamento a un Modello (con la “m” maiuscola) che ci sta davanti”, pensavo fosse chiaro che un perdono così inteso non poteva neanche concepirsi senza un insegnamento e delle linee guida preesistenti a ogni ragionamento e analisi umana (a cominciare dai 10 comandamenti, dal “Discorso della Montagna” del Signore Gesù e dai Catechismi della Chiesa, di volta in volta ispirati a una riflessione sempre più approfondita sui dati della rivelazione divina, sia la più antica sia la più recente, che ci ha raggiunto attraverso i Santi ufficialmente riconosciuti, tanto più se Santi Papi o proclamati Dottori della Chiesa).

    Altrettanto marcato — o almeno così credevo fosse — era il mio riferimento all’esercizio di una “instancabile, agguerritissima Speranza”, anche questa con la “S” maiuscola. Pensavo fosse chiaro non si trattasse di un semplice e vago ottimismo umano, quanto piuttosto di una virtù teologale, cioé ricevuta col Battesimo e dunque per pura, gratuita iniziativa di Dio stesso.

    Comunque vorrei permettermi anch’io un’osservazione, gentile Berlicche: l’offesa è anche contro se stessi, perché il peccato è un’offesa anche contro la propria anima e il proprio corpo, che non sono autoprodotti; sono doni, preziosissimi e inalienabili, di Dio.

    Scappo, di nuovo auguri a Lei e tutti i Suoi cari.
    marilù.

  7. Dio, dio, sempre d’io…

  8. Per ba

    🐵🐒🙈🙉🙊💩💀…..🎿🏂

    Scimmioni scimmioni ….. Sempre sci-mmioni

    Se non altro di Dio si può dire che e’ in cielo in terra e in ogni luogo perfino in chi scrive su questo blog, perfino dentro il sig. Ba stesso !! E poi del Dio cristiano si e’ presa la circostanza che per lui sono state fatte tutte le cose e niente di quel che esiste e’ stato fatto senza di lui.

    A sto punto, caro il mio sciur Ba, perché ti agiti con Dio Dio Dio d’io se le cose stanno così ??

    Prenditela con il brevetto degli scimmioni che stanno solo in qualche pagina di Darwin e poi si evolvono per regalarti la tua sinistra vita priva di punti fissi.

    Coraggio sor Ba !! Prenditi un sorbetto e aspetta il tuo turno. Agli occhi degli scimmioni non esisti neppure, ma agli occhi del Dio di quei maledetti cristiani sei prezioso e verrà anche il tuo turno. E non saranno giorni di debolezza ma di verità

  9. Molto bello, e vero. Un’analisi perfetta di qualcosa su cui si sprecano profluvi di parole.
    Non vorrei piegarlo e ridurlo al caso personale (“d’io”, scrive qui sopra ba), ma mi attira la parola e l’immagine scelta di “dis(-)integrazione”, un poco simile a quella che per me fu la cifra di una esperienza di malattia. “Dissipazione” rimuginavo mentre saliva il disagio, e non potevo soffrire sempre più cose, che private di senso mi si offrivano alla vista e all’udito solo nel loro aspetto grottesco. Su su fino allo scoppio e poi giù in fondo al buio. Un’amica senza sapere, ma un poco intuendo, mi portò in mezzo alla natura, in un posto ameno. Ma mettevo a fatica un passo in fila dietro l’altro, e sul terreno non poggiavo, galleggiavo, perché lo vedevo per la somma di polvere che era: sassi, piante, granelli, tutto era a malapena giustapposto, casualmente accostato, come in un mucchietto di spazzatura, e così il mondo intero nell’universo, che non era più tale ma, mi dicevo, “atomizzato”. Anche per ispirare ed espirare l’aria rarefatta di molecole dovevo pensare, non veniva da sé.
    C’entra solo per la questione del senso, del significato, che anima il tutto e lo rende organico (senza anima anche un corpo non è un organismo ma un mucchio di materia che va scomponendosi e disgregandosi). E per la domanda che vorrei farti: quando si tocca un fondo se si torna su si pensa di riemergere in superficie: cosa significa restare a metà impantanati*, a tentoni tra luce e oscurità? (cosa significa, intendo, rispetto a Dio, a Cristo, alla salvezza)
    *più o meno come dici oggi (“Fango”) parlando appunto di fede.

  10. Buona domanda, Al.ea. Grazie del tuo commento.
    Come talvolta accade, la mia risposta è finita per diventare il post di oggi.

  11. Grazie a te Berlicche, come sempre!

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