Inatteso

Sembrava non dovesse più nevicare, in quest’inverno per noi piemontesi mite e soleggiato, ed ecco che ad un passo dalla primavera dal cielo scendono abbondanti fiocchi bianchi.
Chi l’avrebbe detto? Questa stagione che tutti davano per conclusa improvvisamente cambia volto. Il sole di sabato, che mi ha cotto il volto con il suo riflesso sui nevai fradici di luce, è un ricordo.

Noi uomini siamo fatti così. Abbiamo la memoria corta, ci immaginiamo un domani uguale al presente. Possiamo al limite supporre il concretizzarsi dei sogni odierni, tecnologici o sociali che siano. Memoria corta: manco ricordiamo quando era tutto diverso, ed era solo ieri. Le ideologie, le utopie, i partiti che sembravano eterni nessuno li rammenta, salvo nelle conversazioni nostalgiche. E ci sembra impossibile di avere vissuto quegli anni, che non ci fosse internet per sapere tutto e non sapere niente, i telefoni avessero la cornetta e il comunismo marciasse vittorioso per il pianeta.
Di tanti che ci sembravano importanti in quegli anni nessuno si rammenta, persino chi li visse. Le fotografie sembrano provenire da un mondo alieno, le preoccupazioni e gli scandali e gli intrighi di popoli di un altro pianeta.
I film di quand’ero giovane sembrano di un’altro secolo, e lo sono. La seconda guerra mondiale è lontana dai ragazzi d’oggi quanto lo era per me Umberto I.
Così l’inarrestabile oggi, i riti odierni, domani ci sembreranno antichi quanto i mustacchi ed altrettanto assurdi. L’inatteso sta nascendo in questo stesso istante, e noi non l’abbiamo previsto. Non possiamo averlo previsto. Perché è oltre il nostro orizzonte, è la nuova specie, è quello che noi non siamo.

Può essere un’idea, un partito politico, un uomo. Un movimento, forse, un avvenimento. Certamente un avvenimento. Di cui non ci accorgeremo, magari, fino a che non ci sembrerà che sia sempre stato là.
Come l’inverno che diventa primavera: poco a poco, la neve si scioglie, ed un giorno vediamo il fiore, e non sappiamo quando sia spuntato.

Siemens-bigrigio

Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 16 marzo 2016 su meditabondazioni. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 1 Commento.

  1. Quella del fiore è un’immagine molto efficace, ma anche molto gentile e discreta.
    Il grido di Gesù, riportato al capitolo 18 del vangelo di Luca, ha un aspetto di angoscia molto meno rassicurante:

    “Ma il Figlio dell’Uomo, quando verrà, troverà ancora la fede sulla Terra?”.

    Come a dire che se pensiamo che le nostre preghiere tardino ad avere risposta, o che non ne abbiano avuta alcuna nonostante la perseveranza (nostra) di anni o persino decenni, è molto probabile che abbiamo respinto il pacco regalo al mittente senza neanche essercene accorti, per il semplice fatto che, nel frattempo, abbiamo perso la fede, cioè gli occhiali capaci di farci distinguere il dono tanto atteso come tale.

    Per questo il Divin Maestro ci ha insegnato a chiedere, come primissima cosa nelle nostre suppliche rivolte al Cielo: “Padre, sia santificato il Tuo Nome! (…) Come in Cielo, così in Terra”, perché conosce bene l’insidia capitale che il Principe di questo mondo, il Nemico Suo e nostro irriducibile, non si stanca di tenderci.

    Ed è anche per questo che Lui Stesso, il Maestro pazientissimo, non smette di elevare questa stessa invocazione, incessantemente, giorno e notte, chiuso nell’eremo del tabernacolo, in tutte le chiese (e le Chiese) del mondo.

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