Da un manoscritto ritrovato su internet

(…) Per una di queste stradicciole, tornava bel bello dalla passeggiata verso casa, un candidato alle prossime elezioni.(…) Voltata la stradetta, e dirizzando, com’era solito, lo sguardo al tabernacolo, vide una cosa che non s’aspettava, e che non avrebbe voluto vedere. Due uomini stavano, l’uno dirimpetto all’altro, al confluente, per dir così, delle due viottole: un di costoro, a cavalcioni sul muricciolo basso, con una gamba spenzolata al di fuori, e l’altro piede posato sul terreno della strada; il compagno, in piedi, appoggiato al muro, con le braccia incrociate sul petto. (…)

Che i due descritti di sopra stessero ivi ad aspettar qualcheduno, era cosa troppo evidente; ma quel che più dispiacque al candidato fu il dover accorgersi, per certi atti, che l’aspettato era lui. Perché, al suo apparire, coloro s’eran guardati in viso, alzando la testa, con un movimento dal quale si scorgeva che tutt’e due a un tratto avevan detto: è lui; quello che stava a cavalcioni s’era alzato, tirando la sua gamba sulla strada; l’altro s’era staccato dal muro; e tutt’e due gli s’avviavano incontro. (…) Che fare? tornare indietro, non era a tempo: darla a gambe, era lo stesso che dire, inseguitemi, o peggio. Non potendo schivare il pericolo, vi corse incontro, perché i momenti di quell’incertezza erano allora così penosi per lui, che non desiderava altro che d’abbreviarli. Affrettò il passo, da bravo politico compose la faccia a tutta quella quiete e ilarità che poté, fece ogni sforzo per preparare un sorriso; quando si trovò a fronte dei due galantuomini, disse mentalmente: ci siamo; e si fermò su due piedi.

– Signor candidato, – disse un di que’ due, piantandogli gli occhi in faccia.

– Cosa comanda? – rispose subito il nostro.

– Lei ha intenzione, – proseguì l’altro, con l’atto minaccioso e iracondo di chi coglie un suo inferiore sull’intraprendere una ribalderia, – lei ha intenzione di dichiararsi a favore della famiglia tradizionale ?

– Cioè… – rispose, con voce tremolante, il candidato: – cioè. Lor signori son uomini di mondo, e sanno benissimo come vanno queste faccende. Il povero candidato non c’entra: fanno i loro pasticci tra loro, e poi… e poi, vengon da noi, come s’anderebbe a un banco a riscotere; e noi… noi siamo i servitori del comune.

– Or bene, – gli disse il bravo giovane, all’orecchio, ma in tono solenne di comando, – questo matrimonio s’ha da fare, sia che si chiami unione civile che gay.

– Ma, signori miei, – replicò il candidato, con la voce mansueta e gentile di chi vuol persuadere un impaziente, – ma, signori miei, si degnino di mettersi ne’ miei panni. Se la cosa dipendesse da me,… vedon bene che a me non me ne vien nulla in tasca…

– Orsù, – interruppe il bravo, – se la cosa avesse a decidersi a ciarle, lei ci metterebbe in sacco. Noi non ne sappiamo, né vogliam saperne di più. Uomo avvertito… lei c’intende.

– Ma lor signori son troppo giusti, troppo ragionevoli…

– Ma, – interruppe questa volta l’altro compagnone, che non aveva parlato fin allora, – ma questa dichiarazione non si farà, o… – e qui una buona bestemmia, – o chi lo farà si sognerà di apparir su’ giornali e d’essere eletto, e… – un’altra bestemmia.

– Zitto, zitto, – riprese il primo oratore: – il signor candidato è un uomo che sa il viver del mondo; e noi siam galantuomini, che non vogliamo suggerire che avrebbe tutta la stampa e quindi l’opinione pubblica contro, purché abbia giudizio. Signor candidato, l’illustrissimo signor … nostro padrone la riverisce caramente.

Questo nome fu, nella mente del candidato, come, nel forte d’un temporale notturno, un lampo che illumina momentaneamente e in confuso gli oggetti, e accresce il terrore. Fece, come per istinto, un grand’inchino, e disse: – se mi sapessero suggerire…

– Oh! suggerire a lei che sa di legge! – interruppe ancora il bravo giovine, con un riso tra lo sguaiato e il feroce. – A lei tocca. E sopra tutto, non si lasci uscir parola su questo avviso che le abbiam dato per suo bene; altrimenti… ehm… sarebbe lo stesso che fare quella tal dichiarazione. Via, che vuol che si dica in suo nome all’illustrissimo signor nostro?

– Il mio rispetto…

– Si spieghi meglio!

-… Disposto… disposto sempre all’ubbidienza -. E, proferendo queste parole, non sapeva nemmen lui se faceva una promessa, o un complimento. I bravi giovani le presero, o mostraron di prenderle nel significato più serio.

– Benissimo, e buona notte, messere, – disse l’un d’essi, in atto di partir col compagno. Il candidato, che, pochi momenti prima, avrebbe dato un occhio per iscansarli, allora avrebbe voluto prolungar la conversazione e le trattative. – Signori… – cominciò; ma quelli, senza più dargli udienza, presero la strada dond’era lui venuto, e s’allontanarono, mandando un messaggiazzo al cellulare che non voglio trascrivere.

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 14 marzo 2016 su diavolerie e cattiverie. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 18 commenti.

  1. questa essendo la homepage di fraccristoforo attendiamo tranquillamente gli sviluppi.

    la provvidenza provvederà.

  2. vigilis in vigilia

    mentre qui vi scannate per le stupidaggini, la pillola del giorno dopo diventa vendibile senza ricetta

  3. O un lieve déjà lu :-)

  4. “Quando i garruli ragionatori scesero in campo loro avevano il catechismo romano e noi avevamo una prospettiva di futuro. Dissero: “Armiamoci e partite!”. Ci mettemmo in piedi. Quando provammo a risederci, noi avevamo il catechismo romano e loro ci avevano rubato il futuro da sotto al culo.”

    questo perché le dispute a sfondo sessual-teologico sono ”un’arma di distrazione di massa per distogliere l’attenzione dal massacro sociale ai danni dei lavoratori” cioè la prosecuzione con altri mezzi della discussione sulle scopate di berlusconi
    ba

  5. La Chiesa ha sempre diffidato del cattolicesimo democratico di Manzoni. Il ritratto del codardo prete post-tridentino don Abbondio era troppo per la Chiesa cattolica che già doveva digerire l’irriverenza della monaca di Monza, troppo vicina al modello diderotiano della “religieuse”. Nell’800 don Albertario diffuse ampi sospetti verso il cattolicesimo di Manzoni, ancora tarlato secondo lui di deismo (il dio che atterra e suscita, che affanna e che consola è del tutto inscrivibile dentro il deismo volterriano che prevede non esattamente un “dio orologiaio”, ma un Dio punitore e remuneratore). C’è oggi chi, come Aldo Spranzi, sostiene, testi manzoniani alla mano, che Manzoni non si sia mai convertito. Che entrando nella Chiesa di Saint Roch a Parigi tra l’altro definita “il tempio degli atei” perché vi erano sepolti fino alla rivoluzione nientemeno che Diderot, Helvétius e d’Holbach) abbia semplicemente finto di convertirsi, una messinscena insomma. Le opere di Spranzi prima edite da case editrici universitarie milanesi oggi sono pubblicare dalla casa editrice cattolica conservatrice Ares, la quale è ben felice di vedere confermata la supposizione di don Albertario che Manzoni non fosse cattolico. Per altro verso l’idea di un Manzoni che fa solo mostra pubblica della fede cattolica per sottrarsi alle pressioni dell’abate Degola e della moglie Enrichetta, che come tutti i convertiti esibiva un surplus di fervore e di pietà che voleva estendere al marito, è molto realistica.

  6. Personalmente, l’idea della mancata conversione di Manzoni la trovo una cretinata.

    PS: “emiljan”, ti pregherei di adottare un unico nome con il quale scrivere su questo blog, non uno differente ogni volta.

  7. Sulla fede di Manzoni c’è la frequentazione e l’amicizia di un uomo di Dio dello spessore di Antonio Rosmini

  8. I sostenitori della non cattolicità di Manzoni come interpretano le sue “Osservazioni sulla morale cattolica”? È molto difficile pensare che una persona il cui unico scopo è mostrare un cattolicesimo di comodo si metta a difendere con tanta cura una fede di facciata.
    Il fatto che non sia stato amato dai cattolici più “irredentisti” ha un suo senso, considerando la sua simpatia per lo stato neounitario. Gli si poteva imputare anche una posizione moderata nei confronti dell’Illuminismo che aveva abbracciato in gioventù (nelle “osservazioni” critica anche esternazioni di Voltaire e Montesquieu, ma spende parole di lode per quest’ultimo).
    D’altra parte, come faceva notare Mario, era molto vicino a Rosmini, le cui opere in quegli anni erano state messe all’Indice.

  9. un gioco di ruolo è un gioco di ruolo. se ti tocca il nano fai il nano meglio che puoi, anche se sei alto unmetroenovantotto nella realtà.

    (vi sospettate fra voi – sembrate i comunisti* dei tempi miei)

    (* e fate bene: ai tempi mie,i chi sospettava degli altri comunisti alla fine AVEVA RAGIONE…)

  10. Certo, ma confermo il mio precedente giudizio.

  11. Immagino che questo signore stia riscrivendo la storia della letteratura universale a suo gusto: Omero era un pacifista, Virgilio detestava Roma e Augusto, Dante era iscritto all’Uaar, Tasso un criptoseguace dell’Islam, Leopardi un inguaribile ottimista…

  12. Di per sè alcune idee sono anche buone, per esempio condivido abbastanza il giudizio su Don Abbondio, ma si è voluto spingere troppo oltre forzando i fatti – e questa di solito non è una buona idea.
    Stiamo andando OT, quindi con Spranzi la finirei lì.

  13. “(…) quindi con Spranzi la finirei lì”.

    Però mi sembra stranamente — Casualmente? — centrata la capriola circense di questo Bravo affabulatore con lavagna gessetto e cimosa che, per vibrare il suo affondo decisivo ai personaggi a suo dire fiabeschi, inverosimili e “moralmente inattivi” del romanzo si affanna a dimostrare proprio con questo gran gusto per le fazioni, le etichette e gli schieramenti contrapposti, ossia con questo sommamente ipocrita e bugiardo gioco delle parti, la “vera” moralità o religiosità dell’autore, che quelle finzioni/fazioni sfrutta per…. per cosa? Per dire — o sottindere con mille contorsionismi — che lui ne è del tutto esente, che lui è l’unico Puro e Vero su questa terra di cani cannibali infoiati e inferociti, ignorati da un qualunque Dio che non si identifichi con l’Odio stesso o l’Anticristo. Salvo poi nascondere questa Suprema Verità con una Religiosità Tradizionale Cattolica addirittura ostentata.

    Ehm, se non proprio l’immagine di un cannibale, almeno quella di un uroboro ne è la comica conseguenza. E non sto parlando del Manzoni, adesso; piuttosto del “Bravo” del 20esimo secolo di cui il Manzoni stesso non aveva fatto in tempo a scrivere, prima di concludere il suo “profetico” romanzo.

  14. Sul vangelo ad un certo punto un angelo in sogno sussurra a Giuseppe che viveva il tempo della gravidanza di Maria

    Giuseppe figlio di Davide, non temere di prendere con te maria

    Se Maria e’ figura della chiesa, tutti noi possiamo fare nostra questa frase consegnata a Giuseppe “non temere, cristiano, di prendere con te la chiesa, che e’ pura e Santa qualunque siano le apparenze, e puoi amarla con la stessa purezza”

    Dico questo leggendo il commento lassù di Zimisce che ci ricorda i libri di Rosmini all’indice. Mi viene in mente che Rosmini che aveva le sue opere sotto processo, e ancora prima di conoscere la sentenza, chiese che fossero bruciate tutte piuttosto che la sua espulsione dalla Chiesa, in quanto il suo amore per la Chiesa era ben superiore ad ogni sua onestà visione delle filosofie esposte con animo retto. Tutto, insomma, tranne che l’eresia o l’apostasia ma solo la volontà di appartenere alla chiesa del Signore.

  15. @Mario
    Grazie, non conoscevo questo aspetto della vicenda di Rosmini. In fondo ha fatto la scelta opposta a quella di Lutero, partendo da alcune analisi simili della situazione della Chiesa. E si può notare che mentre lo strappo di Lutero come frutto ha portato ad esasperate contrapposizioni, la sottomissione di Rosmini ha fatto sì che col tempo la maggioranza della Chiesa accogliesse il suo punto di vista.

  16. Trovo molto bella e profonda la metafora e analogia — tradizionale e originale insieme — tra Maria SS.ma e la Chiesa proposta da Mario nel suo commento; anche più originale, sebbene non meno calzante e acuto, il parallelo tra il “giusto” Custode del Redentore e coloro che aspirano ad essere autentici seguaci e testimoni di Gesù, ossia dei “fedeli” cristiani nel senso più pieno della parola.

    Grazie davvero, caro Mario. E buona settimana santa, in cammino senza paura nella “valle tenebrosa”, placidamente al seguito del Buon Pastore che mai delude, se restiamo ben vigili all’ascolto della SUA voce.

    Gentile Zimische,

    nell’augurare di vero cuore una buona settimana santa anche a te, mi permetto di soffermarmi a fare una piccola precisazione. Personalmente preferirei usare i termini di pazienza e obbedienza lungimiranti, per quanto riguarda il beato Rosmini. Il concetto di “sottomissione” mi ricorda un po’ troppo l’Islam; o quanto meno, certo Islam particolarmente intransigente, per non dire spietato. Il povero e defunto Theo van Gogh, regista del film-documentario “Submission”, m’intenderebbe al volo.
    Perdona queste mie ubbie un po’ troppo…femminili, forse, e di nuovo auguri!

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