Il giorno in cui abolirono la verità

Il giorno che al parlamento abolirono la verità, era un mercoledì.

Il ragionamento era abbastanza semplice. Se le guerre sono causate da due parti che pretendono ognuna di essere nel giusto, abolendo la verità i contendenti sarebbero rimasti senza argomenti e avrebbero fatto la pace.
“Era ora che i nostri rappresentanti si accorgessero delle spinte della società civile” dissero i giornali e le televisioni. “Qui alla verità non crede nessuno da un pezzo, è tempo di prenderne atto”.
Tra politici e intellettuali furono date adesioni e firmati appelli. C’era grande euforia.

La prima stesura fu rifiutata, la seconda respinta. Alcuni in commissione mettevano i bastoni tra le ruote, e da più parti si attribuiva questo ad un conflitto di interesse. “Quelli che credono che la verità esista non dovrebbero prendere parte a questo progetto”, disse un delegato.
Alla fine fu faticosamente presentato un testo condiviso. Uno dei commi prevedeva l’abolizione delle religioni, in quanto strutture ideologiche e guerrafondaie dato che asserivano che la verità esistesse. Ma i capi di quasi tutte, pur di essere autorizzate a sopravvivere, acconsentirono a dichiarare che la loro non era poi tanto una verità, ma un’opinione o un desiderio.
Ci furono due eccezioni: i musulmani, che mugugnarono fino a che un imam non disse che, siccome la verità era comunque decisa da Allah, in fondo quella legge poteva andare bene; e i cattolici. Nella Chiesa ci furono molti che sostennero che essa dovesse adeguarsi ai tempi, ma alla fine non fu accettato nessun compromesso. C’erano dei dogmi, in fin dei conti.

Il clima si surriscaldò, tanto che sembrava che la legge non sarebbe passata. Alcuni radicali si incatenarono ai banchi del Parlamento contro quelli che chiamavano i fondamentalisti del vero: “Dio è un’opinione, e io sono contrario”, gridavano, “Quelli lì sono contro il libero pensiero! Sono liberofobi!”. Alcuni delegati cattolici si inventarono migliaia di emendamenti per prolungare il dibattito.
Per troncare la discussione fu elaborato un maxiemendamento che li annullava tutti. In questo si sosteneva che i dogmi non erano veri, e quindi nessun cattolico poteva dire niente in proposito. Qualcuno lo chiamò Kunguro.

Nonostante mugugni e dissapori il nuovo documento fu votato a maggioranza, dopo che alcune nazioni molto influenti minacciarono sorridenti pesanti ritorsioni per chi non si fosse adeguato. A detta dei vincitori si trattò del più grande passo avanti della democrazia, dato che in questa maniera nessuno si sarebbe più potuto dire migliore degli altri perché aveva ragione.
L’emendamento fu votato anche da alcuni paesi che si dicevano cattolici, ma che si vantarono di avere portato la Chiesa nel futuro. Non è che potessimo farci niente, dissero i loro rappresentanti, è il mondo moderno. Dobbiamo adeguarci.
I titoli dei media furono: “Si apre una nuova era di pace”.

Solo dopo si scoprì che le guerre in realtà sono causate dalla cattiveria; ma era troppo tardi, perché ormai la verità non interessava più a nessuno, e a quelli che avevano il potere meno che mai.

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 10 marzo 2016 su diavolerie e cattiverie, fiaboidi. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 14 commenti.

  1. Caspita! Evviva il progresso! Questa è una rivoluzione copernicana: la non verità è fatta diventare verità. E’ stato profetico Shakespeare: “E’ un’epoca terribile quella in cui degli idioti governano dei ciechi”.

  2. Non meno terribile: tutto questo succede nell’ambito cultural-territoriale da cui sono venuti fuori Dante e Shakespeare.

  3. xSenm_webmrs: non concordo del tutto. Stesso ambito territoriale, ma non culturale. Questo è l’ambito culturale che ci ha dato Moravia, e qualcun altro di cui non ricordo il nome.

  4. Siiiì, ma l’ambito culturale che ci ha dato Moravia non è nato da solo, è una perversione malefica di quell’altro. Mi ricordo male o da qualche parte Tolkien dice che gli orc discendono da una genia di elfi torturati, corrotti e devastati dall’Oscuro Signore?

  5. Ricordi bene…ma il contesto culturale di Mordor o di Isengard è ormai altro. Appunto perché è diventato Mordor, o Isengard.

  6. Colpita e affondata. C’è di buono che Mordor, Isengard, Rohan, la Contea e il resto sono paralleli e non consecutivi (spero…).

  7. Racconto di una inteligenza e ironia stupefacente semplicemente bello. Comunque non disperiamo il diavolo fa le pentole e spesso c’è chi ci casca dentro ma non fa o coperchi per cui chi vuole uscirne ne ha tutte le possibilità almeno fon quando il buon Di i non farà il coperchio e chi c’è dentro avrà qualche problemino aggiuntivo mentre chi non sarà uscito alla buon ora o meglio non ci sarà cascato…… beh…. sappiamo quale sarà la ricompensa.

  8. Nel salotto democratico delle idee la menzogna, ossia la mancanza di verità, si maschera da opinione e pertanto pretende di essere rispettata. Una volta dimostrato il carattere intollerante della verità, con la stessa “tolleranza” di cui si era riempita la bocca fino a un attimo prima, la menzogna, mette in croce la verità.

  9. C’è un punto che mi lascia perplesso, ed è quando dici “C’erano dei dogmi, in fin dei conti.”
    Ciò che ne viene fuori è che la ragione di esistere della Chiesa, in fondo, è la difesa dei dogmi.
    Questo è esattamente il motivo per cui siamo arrivati o arriveremo (in un ipotetico futuro) ad una situazione analoga: perché la Chiesa, il popolo cristiano, hanno smesso di annunciare Cristo, ma si sono messi in difesa dei valori e dei dogmi.
    Per fortuna siamo ancora in tempo.

  10. Dov’è che attualmente e da anni ormai la Chiesa si è messa in difesa dei soli valori e dogmi,Simone?!In quale mondo parallelo?!
    Inoltre uno che non sa che valori e dogmi discendono direttamente dalla Verità della buona novella……

  11. Il Dogma è la risposta alla domanda “chi è Gesù?” Senza dogma, Gesù non è nessuno di particolare.

  12. Caro Simone, se ne viene fuori questo allora devo correggermi. Spesso dimentico che un dogma è ormai, nell’immaginario collettivo, una specie di cupa usanza barbarica; quando invece non è altro che l’espressione del vero, formalizzato in maniera che non possa essere equivocato o dimenticato.
    Un valore è qualcosa di ben differente da un dogma: infatti nessun dogma parla di valori, proprio perché un valore è un che di indefinito che spesso non è nient’altro che l’imposizione mascherata del potere corrente. Un dogma, invece, è refrattario al potere, perché il potere non può nulla contro di esso: è per questo che vi si accanisce contro con tanta rabbia, fino a portare all’equivoco lo stesso popolo cristiano.
    Confesso che quel “c’erano dei dogmi” era un pochino strumentale: mi serviva per la battuta del Kunguro, che temo però sia sfuggita ai più.

  13. Forse doveva scrivere “Künguro”… Battuta geniale e appropriata, comunque :-D

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