Signore del suo destino

Ho appena terminato di leggere “I figli di Hurin”, una delle opere che J.R.R. Tolkien, l’autore del Signore degli Anelli e de Lo Hobbit, non pubblicò durante la sua vita perché incomplete, e che suo figlio ha ricostruito a partire dai manoscritti.
Per quelli che un pochino di quel mondo fantastico masticano, niente di particolarmente nuovo. Si tratta della versione estesa di quel racconto che compare anche nel Sirmarillion, la saga di Turin Turambar, Turin “Signore del destino”.
Di tutte le opere di Tolkien questa è forse la più deprimente. Il protagonista, Turin figlio di Hurin appunto, è bersagliato da quello che gli irrispettosi potrebbero chiamare sfiga cosmica: in pratica, a causa di una maledizione di Melkor (il Satana di quel mondo) tutto quello che fa alla fine va storto. E spesso in maniera spettacolare.
In quest’opera si ritrovano tratti di antiche saghe, di eroi con destini similari. Nella prima versione il racconto era in versi poetici allitterativi, come quelli dei bardi nordici; e, pur se girato in prosa, le parole hanno il ritmo dei poemi degli scaldi vichinghi, raccontati davanti ad un fuoco.

Quello che più mi ha colpito della vicenda è però la descrizione del metodo con cui Melkor l’Oscuro Signore si serve per distruggere, uno dopo l’altro, tutti i regni degli elfi e degli uomini che ostacolano il suo tenebroso dominio.
Li convince di essere forti; che possono non solo resistere ai suoi eserciti di draghi e orchi, ma persino arrivare a distruggere il suo impero di tenebra. Li sollecita nell’orgoglio e loro, ciechi, fanno il suo gioco. Gli eserciti elfici che gli muovono contro vengono cancellati in battaglia, le città segrete che invece di rimanere nascoste hanno scelto di rivelarsi vengono scoperte e devastate.
Se vogliamo possiamo trovare un parallelo nella Bibbia, quando gli Ebrei affrontano i filistei, e pérdono; allora si dicono, ma certo! Abbiamo l’Arca dell’Alleanza, andiamo a prenderla, portiamola in battaglia e vinceremo! Il Signore è dalla nostra! Così fanno. E vengono sconfitti, travolti, fatti a pezzi dal nemico.
Perché quello che portavano in battaglia non era il Signore, ma il loro orgoglio.

Così leggevo, e mi dicevo: veramente quello che ci frega è credere di potere dominare gli eventi, essere signori del nostro destino. Pensare che basti avere la forza, o il numero, o la ragione, per trionfare. Spesso dimenticando con chi abbiamo a che fare. L’Avversario è molto più astuto di quanto ci piacerebbe. E anche di quanto possiamo immaginare.

sil-nargothrond

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 7 marzo 2016 su gusto e disgusto. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 8 commenti.

  1. L’ha ribloggato su Luca Zacchi, energia in relazionee ha commentato:
    Credersi signore e padrone del proprio destino è cadere tra le braccia dell”oscurità… Una bella recensione de “I figli di Hurin” di Tolkien scritta dall’amico blogger Berlicche.

  2. Incredibile zio Berlic!
    Per una curiosa coincidenza ho appena iniziato a leggerlo… giusto ieri.. anche se me lo hanno regalato più di due anni fa..
    Spero tu non sia stato troppo “spoileroso”..
    ;)

  3. Nah, Davide, il tema della saga è ben delineato fin dall’inizio. Bello, ma suggerisco però di tenere a portata di mano qualche libro di stampo più ottimistico.

  4. Come libro di stampo più ottimistico consiglierei (tanto per restare nel vintage) “Tempesta di mezza estate” di Poul Anderson. Che mi è tornato in mente perché il suo “La spada spezzata” condivide le radici di questi “Figli di Hurin”.
    Ma “Tempesta di mezza estate” è davvero da leggere, soprattutto dati i tempi in cui viviamo…

  5. Ottimo consiglio! Mentre in effetti, anche “La spada spezzata” è da evitare per coloro che sono in cura antidepressiva. Ricordo che lo comperai soprattutto per la copertina ma, a parte la cupezza, è comunque proprio bello. Anderson ha usato spesso temi abbastanza tragici, senza tirarsene indietro e mai in modo gratuito, come ad esempio anche in “La danzatrice di Atlantide” o “L’età del fuoco” .
    Anderson è tutto da consigliare: il mio preferito rimane “Operazione Caos” (di cui una dei protagonisti fa da guest star nella tempesta di cui sopra).

  6. Allora magaru ci si vede una di queste sere alla “Vecchia Fenice” ;-)

  7. Finito oggi.

    Davvero molto “cupo”… ma ricco di spunti molto molto interessanti.

    E poi Tolkien rimane sempre e comunque insuperabile!

    Fare un giro nella terra di mezzo, anche solo per assistere allo svolgimento di tristi eventi, è sempre bellissimo.

  8. Nella Genesi Eva dice al serpente:
    “Dei frutti degli alberi del giardino noi possiamo mangiare,
    ma del frutto dell’albero che sta in mezzo al giardino Dio ha detto: Non ne dovete mangiare e non lo dovete toccare, altrimenti morirete”.

    Come a dire… “abbiamo giusto quel limite” e forse sotto sotto cominciava a pensare ” Eh! Se non l’avessimo…”

    E il serpente: “Non morirete affatto!”.

    Melkor e il serpente si direbbe che facciano pare della stessa scuola

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