I cani della notte

Per le strade si sentiva ancora il puzzo di carne bruciata, dopo tre giorni. I vetri scricchiolavano sotto le scarpe. Lontano si sentivano sirene, un cane che abbaiava isterico. Ma nel vicolo dietro alla chiesa il silenzio era quasi irreale, era come se i suoni si fossero condensati nella nebbiolina gelida che penetrava fin dentro le ossa.
La porta verde stinto sembrava nel buio quasi una macchia di muschio sul muro umido, come le altre. Il gruppetto di persone vi si fermò davanti, esitante. Una delle figure bussò lievemente, tre volte, e poi due di nuovo. Si udì lo scricchiolio della chiave, lo schiocco secco della serratura.
La porta si socchiuse. Non c’era luce da dentro a proiettarsi sulla strada. Una dopo l’altra le persone entrarono, la porta si richiuse dietro di loro con un lieve cigolio di antichi cardini.

“Da questa parte, da questa parte”. Il bisbiglio aveva una strana eco. Il gruppetto attraversò corridoi dendritici e sale, scale che scendevano in scantinati freddi. La camera nella quale entrarono era poco più di uno sgabuzzino. Uno scaffale con fogli ingialliti, una macchina per il caffé coperta di polvere, un bastone per pavimenti appoggiato alla parete per fare posto. Per terra vi erano coperte e sacchi. Colui che li aveva fatti entrare, un uomo alto e stempiato, indicò loro il pavimento. “So che non è comodo, ma è tutto quello che vi posso dare al momento. Sopra ci sono degli sfollati, non è sicuro farvi vedere da loro.” La voce era bassa, un poco rauca. “Riposate come potete, tra poco vi faccio portare un po’ di pasta calda.”
Uno a uno, quasi con riluttanza, si sedettero sui sacchi. Cominciarono a togliersi sciarpe e cappucci. I visi erano stanchi, disfatti, rassegnati più che spaventati. Sotto il cappotto uno aveva un vestito rosa con lustrini. Quando lo vide l’uomo stempiato aggrottò le sopracciglia. “Quello è pericoloso da indossare”. L’uomo con il vestito rosa lo guardò con occhi acquosi, smarriti. Era di mezz’età, le guance cascanti. “E’ tutto quello che ho. Mi hanno avvertito appena in tempo che stavano arrivando.”
L’uomo stempiato annuì. “Va bene, ma è meglio cambiarsi. Ho dei vestiti vecchi, di sopra, dopo li vado a prendere e ve li porto. Qualcuno dovrebbe andare bene.”
Quello che aveva bussato alla porta sul vicolo era giovane, forse vent’anni. “Domani mattina passerà Fabio. Porterà a tutti i documenti nuovi, poi si parte con lui per il confine. Si resta qui solo per stanotte.”
L’uomo stempiato sospirò. “Meglio. Ci sono alcuni parrocchiani che simpatizzano con i barba. Non credo farebbero la spia, ma meglio non rischiare.”
Una delle persone sedute per terra si schiarì la voce. “Chiedo scusa, potreste mica dirci cosa sta succedendo lì fuori? Sono due giorni che scappiamo, e non sappiamo…”
Il loro ospite si grattò la testa. “Le esecuzioni continuano, ma il Governo pare deciso, almeno a parole, a cercare di frenarle. E’ stato chiesto a tutti gli omosessuali superstiti di recarsi immediatamente alla stazione di polizia più vicina e consegnarsi per la loro stessa incolumità.”
Un coro di esclamazioni accolse la notizia. “Ma come è possibile che credano di poterci ingannare ancora?”
L’uomo stempiato alzò le mani.
“Il mio consiglio è di non fidarsi. Non c’è garanzia che non si ripetano gli omicidi della settimana scorsa, o che la folla assalti ancora le carceri. Ma credo che già lo sappiate.”
Non aveva bisogno di ricordare loro le lunghe fila di teste e organi genitali che ancora erano inchiodati alle pareti del municipio. Nessuno osava toglierli. Molti di quelli appartenevano a persone che si erano fidate.
Qualcuno iniziò a piangere.
“Ma perchè Dio ci punisce così?”
L’uomo stempiato sussultò. Guardò l’uomo che aveva parlato. Era di media statura, già avanti con gli anni, vestiva un abito costoso che avrebbe avuto bisogno della tintoria. “Ci conosciamo? Vi ho già visto da qualche parte. Siete un mio parrocchiano?”
L’uomo dal vestito costoso scrollò le spalle. L’uomo stempiato si chinò su di lui, scrutandone con attenzione il volto.
“Sì, vi conosco. Siete quel politico…ma cosa ci fate qui? Voi non siete gay, per quanto mi ricordo.”
Alla luce fioca dello stanzino la pelle dell’uomo era grigiastra. “Ho votato quella legge. Mi vogliono per questo. Anche se…non sono…”
“Capisco.”
“Mia moglie mi ha lasciato, quando è cominciata questa storia. Ho perso tutto. Casa mia, il mio studio…questa è la vendetta di Dio.”
“Non credo che questa sia la giustizia divina. E’ più probabile che sia Satana che è venuto a riscuotere dai suoi collaboratori.” rispose l’uomo stempiato.
Si accucciò di fianco al suo interlocutore. “Avete votato leggi ingiuste, solo perché potevate o vi conveniva. L’avete fatto sapendolo.” Guardò una coppia che si stringeva impaurita, l’uomo di mezz’età e il ragazzo con segni di lacrime e percosse sul volto. “Ma il vostro problema è che vi siete fatti prendere la mano. Avete esagerato. Avete preteso sempre di più. I decreti speciali. Le corsie preferenziali. Le multe, le denunce, gli arresti per chi dissentiva e aveva un’opinione diversa. Volevate stravincere, cancellare i vostri avversari. Ma non avete considerato una cosa.”
“E cosa?” Chiese una donna dai capelli cortissimi e un vistoso taglio su un labbro.
“Che tutto ciò che è costruito su una menzogna non dura”. Si massaggiò il collo. “Avete tirato sicuri di avere il potere dalla vostra parte. Che niente vi poteva toccare. Così quando è venuta fuori quella bruttissima storia avete creduto di potervela cavare come al solito. Che la sorte di quei bambini non contasse. E invece improvvisamente vi siete accorti di essere rimasti soli.”
Li guardò, uno a uno. “I politici che pensavate vi appoggiassero hanno fatto marcia indietro. Di tutti quei ricchissimi potenti che vi sostenevano non ne è rimasto nessuno, tranne quelli che erano i capri espiatori designati. Li hanno usati e hanno usato voi per farli fuori. Per ottenere più potere. Solo che le cose sono andate oltre.”
“Vuoi dire che i barba…”
“Oh, un movimento di queste dimensioni non compare dal giorno alla notte. E’ ovvio che qualcuno ha deciso che non servivate più. Non mi stupirebbe apprendere che chi li finanzia fossero esattamente le stesse persone che avevano finanziato voi.
Avete usato il denaro e l’astuzia per negare l’evidenza più elementare, per sostenere che uomo e donna sono interscambiabili e che i figli sono dei diritti da potersi comprare, e adesso vi meravigliate che la gente si sia accorta che era tutto fasullo? Era una menzogna sostenuta con i soldi e il potere, quando sono scomparsi è scomparsa anch’essa. Ma il buco che aveva scavato era profondo, e vi sta seppellendo.”
“Ma, gli islamici, i…”
“Certo, certo, anche quello. Avete segato il ramo sul quale stavate seduti. Pensavate che la libertà non costasse? Se non si basa sulla verità, si tramuta nel suo contrario. Avete voluto distruggerla, quella verità, sostenendo che non ci fosse. Adesso più niente sostiene voi. La libertà è diventata la libertà di odiare.”
“Ci consegnerete ai barba?” chiese terrorizzato l’uomo dal vestito rosa.
L’uomo stempiato scosse la testa. “Anche se loro invocano un dio, è un dio fasullo, un idolo. O peggio. Ho letto una volta che l’ideologia non è l’ingenua accettazione del visibile, ma la sua intelligente destituzione. I barba, nella loro ideologia, vedono il peccato ma non il peccatore, e così diventano omicidi. Il Dio che seguo io ha per nome Amore, ma quello vero. Una volta è stato detto che la Chiesa è intransigente sui principi, perché crede ed è tollerante nella pratica, perché ama. I nemici della Chiesa sono invece tolleranti sui principi, perché non credono, ma intransigenti nella pratica, perché non amano. Siete peccatori? Certo, come tutti noi. A questo serve la Chiesa. Ad accogliere i peccatori.” Fissò in volto l’uomo dal vestito rosa “Perché si accorgano dei loro sbagli. Il giudizio finale, quello non spetta a noi.”
Si appoggiò al muro. Ad un tratto parve stanchissimo. “Passerà anche questo buio. Tornerà il vero. Ma ci sarà da soffrire, ci sarà da pagare, ci sarà sacrificio, perché nessuna verità può esserci senza la croce. Cercherò di salvare la vostra vita, anche a costo della mia. E voi, voi acconsentite ad essere salvati, oppure ogni dolore sarà stato inutile.”
Più nessuno parlava nella saletta. Nel silenzio si udirono in lontananza sirene, una, due, tante, che si avvicinavano, avvicinavano. Tutti trattennero il fiato. Ora erano fortissime, si scavalcavano l’una con l’altra acute come l’ululato di cani rabbiosi, le bocche gonfie di schiuma in cerca di preda.
Poi cominciarono ad allontanarsi, ad abbassarsi di tono e intensità, finché svanirono anch’esse nella notte che, fuori, avvolgeva la città dolente e ferita.
Verso la collina si vedeva nel cielo un fioco chiarore. Poteva essere l’alba. O forse il futuro che bruciava.

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 15 febbraio 2016 su fiaboidi. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 4 commenti.

  1. perché nessuna verità può esserci senza la croce……

    E allora Gesù, furioso si volto’ verso Pietro e gli grido’
    “Vattene satana, tu non pensi secondo Dio ma come gli uomini i quali non vogliono sentir parlare di croci e di crocifisso”

  2. Wow, che meraviglia, mister! Un piccolo capolavoro.
    Niente di meglio di questo come commentario al vangelo delle tentazioni della prima domenica di quaresima.

    A cominciare da:
    “Non credo che questa sia la giustizia divina. E’ più probabile che sia Satana che è venuto a riscuotere dai suoi collaboratori.”

    Per proseguire con:

    “Di tutti quei ricchissimi potenti che vi sostenevano non ne è rimasto nessuno, tranne quelli che erano i capri espiatori designati. Li hanno usati e hanno usato voi per farli fuori. Per ottenere più potere.”

    E con:

    “Ho letto una volta che l’ideologia non è l’ingenua accettazione del visibile, ma la sua intelligente destituzione. I barba, nella loro ideologia, vedono il peccato ma non il peccatore, e così diventano omicidi.”

    Senza contare le allusioni a certe astuzie pseudo-diplomatiche, a certe “extraordinary-rendition” da barbagianni con o senza turbante, ma sempre imperturbabili quanto a crudeltà.

    Infine, non voglio tralasciare certe perle letterarie con sfolgorii etico-morali come i “corridoi dendritici”, all’inizio del racconto, o il “fioco chiarore” che “poteva essere l’alba o forse il futuro che bruciava”, alla sua conclusione. Mi ha emozionato come quella “luce dell’alba da fuori sembrò evaporare” alla fine della canzone “Compagni di viaggio”, di De Gregori.

    Complimenti, complimenti davvero, Berlicche.

  3. se non ho capito male il nocciolo è: fatevi perseguitare da noi, che vi perseguitiamo per il vostro bene, e meno di quanto dovremmo.

    (mi ricorda l’unica volta in vita mia che sono andato a caccia:

    in un capanno, allineato con altri capanni uguali dove avremmo dovuto aspettare l’alba e il passo delle prede, era stata portata troppa grappa “di conforto”. al mattino, completamente ubriachi, i cacciatori avevano percentuali nulle e gli uccelli passavano indenni MA verso gli altri capanni. finché uno dei cacciatori urlò “aho ma ‘ndo annate… tornate qua, che là v’ammazzano…!”)

  4. …….Ho perso tutto. Casa mia, il mio studio…questa è la vendetta di Dio.”
    “Non credo che questa sia la giustizia divina. E’ più probabile che sia Satana che è venuto a riscuotere dai suoi collaboratori.” ……..

    Favoletta inventata : Immaginate una città al tempo delle SS dove un uomo denuncia a loro che quello li è un mio vicino di casa e ogni sera non depone la mondezza nella differenziata ma la scaglia sulla via lanciandola dalla finestra. Le SS applicheranno i regolamenti cittadini e multeranno quell’incivile.

    Secondo scenario possibile al nostro film. Il nostro amante della verità va dalle SS e denuncia l’incivile della mondezza ma non chiamandolo “quello li” ma chiamandolo ebreo. Vi lascio immaginare con cosa sarà sostituita la multa rispetto al primo possibile film ove il nostro eroe ha sempre detto la verità – diamogliene atto – ma stavolta con una accuratezza mirata che semmai se la fosse risparmiata evitava il massacro via lager di quell’uomo incivile e fastidioso.

    Questa metafora la applicherei ad un allenatore ex giocatore che sui campi di calcio ha sentito oceani di bestemmie di cattiverie e che aveva anche vinto quella partita, ma ricevuto il miliardesimo insulto della sua vita ha denunciato “quello li” affermando nella verità “mi ha chiamato finocchio e non merita di stare nel mondo del calcio”. Mai sentita una simile spiata se qualcuno bestemmia Dio e dintorni. Ma se dici “finocchio” la ghigliottina è pronta….. E tu sei omofobo e io ti denuncio …..

    Bene, bene. Poi arriva non la punizione di Dio ma il salario di satana. …. Ho perso tutto e praticamente ogni domenica continuo a perdere ….. La sua squadra è andata ramenga da prima che era in testa a tutti. Fai il male e ricordati che esso ti sfila dalla protezione del tuo angelo custode e poi il tuo diavolo custode sopravvenuto prepara la fattura con IVA che sarà regolarmente pagata. Fine della metafora. E adesso veniamo a noi. Non vorrei essere nei panni di tanta gente che ha creato questo casino o vi è salita sopra poiché così tirava il vento. Poi arriva il salario dell’ingannatore visto che non ti stavano bene pascoli erbosi e acque tranquille e il venirti sempre a cercare quando belavi in fondo a qualche burrone ove eri andata a smarrirti. Adesso ti e’ rimasto solo il salario dell’ingannatore

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