Chiedo perdono

Caro lettore che non perdi occasione per definire me e i cristiani in generale con parole spesso più che affettuose, mi scuso con te.
Chiedo il tuo perdono. Avrei dovuto stimolarti con domande, ripetertele fino a penetrare le tue difese. Avrei dovuto essere di esempio, perché io ai tuoi occhi ho l’obbligo di essere perfetto, ma non lo sono e non lo sono stato. Mi scuso anche di averti predicato invece che lodarti per le tue coraggiose critiche, per le tue pertinenti osservazioni.

Mi scuso come dovrebbero fare tutti i cristiani per avere difeso il matrimonio, per avere preteso che i figli nascano solo da padri e madri, per la schiavitù femminile e quella maschile che combattono e, già che ci siamo, per le infibulazioni che non praticano e per tutte le usanze tribali altrettanto feroci che hanno cancellato portando la loro fede, facendo piangere gli antropologi e gli antropofagi per la loro inescusabile incomprensione della cultura altrui.

La colpa è sicuramente nostra, per avere suggerito che il sesso serve per la riproduzione mentre, come si sa, è solo per il piacere. Quello che sostengono i cristiani sarebbe come dire che si mangia per nutrirsi, mentre è noto che lo si fa solo per gustare i manicaretti degli chef. Per chi se lo può permettere, e anche di questo i cristiani si scusano.
Ci scusiamo soprattutto di avere preteso che la vita sia fatta di realtà che si compenetrano e si sostengono a vicenda, come la riproduzione e il piacere, genitori e figli e, perché no, uomo e donna, e quando una delle due esclude l’altra e si separa dall’altra, prevarica l’altra, sono sempre grossi disastri ed infelicità.

Perdono per avere preteso che questo fosse la natura umana, e quindi decisa da qualcuno che non è un povero umano o uno scribacchino da strapazzo, ma l’autore stesso della vita. Di averlo chiamato destino: qualcosa a cui tendiamo, consapevoli o no.
Noi cristiani ci scusiamo di non essere stati abbastanza convincenti nel presentare il caso vero, di averti lasciato vagolare nell’errore che causa la tua infelicità presente e la tua futura estinzione. Abbiamo una scusante; crediamo nella libertà e in una Grazia che non è nostra, e tu nelle leggi che anche ora ci imponi.
O forse non credi neanche a quelle, come per tutto il resto.

E, allora, scusaci. Siamo piccoli e fragili, anche se talvolta non ce ne rendiamo conto e ci sembra di potere fare da noi. E per questo veniamo puniti. Perché possiamo capire. Per questo chiediamo perdono. Per dire che lo abbiamo compreso, anche se forse non del tutto.
Perdonami perché, anche nei miei momenti migliori, sono solo un uomo che cerca di mostrare la bellezza del vero con la mia bruttura, senza riuscire a spiegarsi.
Anche se temo che non lo farai.

Mercoledi-delle-Ceneri

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 10 febbraio 2016 su meditabondazioni. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 5 commenti.

  1. vabbe`.

    va’, e non peccare più.

    (mannò scherzo; ribadisco il commento al post precedente: pecca, pecca, che è così che ci piaci)

  2. Sandali e polvere attaccatasi sotto. Bravo a quel lettore che lo suggerì e di cui non ricordo il nome.

  3. Berlicche…’non ti curar di loro’ ….scrivi, fosse anche solo per un unico lettore.Io sto leggendo per la prima volta i tuoi vecchi articoli dal 2009 mi pare… 😊

  4. Ecco, e io ci ho impiegato due ore di film, per arrivarci.
    Altro che scribacchino, altro che bruttura, mister!
    Di nuovo: grazie! (da trasmettere anche al suo Angelo, neh? Siamo intesi).
    Un affettuoso saluto, marilù.

  5. In questo post è mostrato nel modo migliore il bigottismo degli atei verso i cristiani. Una bella presa in giro, non c’è che dire.

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