Le basi biologiche dell’amore

Il biologo si tolse gli occhiali e si stropicciò gli occhi. Lo schermo del computer illuminava fiocamente la camera, dove sedie giocattoli e lettini sembravano monti e valli di un paesaggio lunare. Sua figlia si rigirò nel sonno. Il padre che lavorava silenziosamente a pochi metri da lei, nella notte, non la disturbava più di tanto. Suo fratello, poco più in là, dormiva immobile.
Il biologo desiderò ancora una volta potersi permettere un’altra stanza, uno studio vero. Ma occorreva stare alla realtà. Doveva assolutamente terminare di scrivere l’articolo per l’indomani, e questo voleva dire attraversare le ore del buio seduto alla tastiera.
Sospirò. Guardando quelle figure sommerse dalle coperte respirare piano si sentì ancora una volta colmo di affetto e di speranza. Piccole creature, che ne sarà di voi? Così simili e così diversi da me, non posso fare altro che proteggervi e insegnarvi quello che so di bene, il resto dovrete farlo tutto voi.

Fu colpito da un pensiero. In fondo quella cosa che noi chiamiamo amore per i propri figli non era nient’altro che un complesso schema fatto apposta per portare a maturità la propria stirpe. Un bambino che sia amato avrà molte più probabilità non solo di sopravvivere, ma di vivere meglio di uno abbandonato a se stesso. Questo voleva anche dire che il vero amore non significava solo desiderare un figlio, e poi crescerlo, ma volere per lui, proprio per lui, il massimo. Non come realizzazione del padre, o della madre, ma del figlio, solo del figlio. Al di là di ogni illusione e sogno. Perché fosse completo e indipendente, altro dai suoi genitori. Pensò con un brivido a tutti quei bambini visti come oggetto, non veramente amati come persone uniche e irripetibili.

L’amore, dunque, come meccanismo biologico? Provò ad estendere il ragionamento all’altro amore, quello tra uomo e donna; a sua moglie, nella stanza accanto, di cui poteva sentire il respiro che si alzava e si abbassava, il lieve fruscio di lenzuola. Se anche quell’amore ha una base biologica, è originato da un preciso scopo biologico, quale senso ha? Il suo scopo non può essere altro che rendere il più probabile possibile, il più grande possibile, la possibilità di sopravvivenza della propria discendenza. Se una coppia è unita, affiatata, stabile, innamorata, quella coppia avrà la maggiore probabilità di generare figli e di allevarli bene.

Il biologo si appoggiò indietro sulla spalliera della sedia, inseguendo le proprie intuzioni. Se era così allora l’amore era molto diverso dal sesso, dal piacere sessuale i cui intrecci di ormoni, ghiandole e terminazioni nervose conosceva molto bene. Meccanismi separati, uniti in un punto, la generazione, ma per il resto di ordini differenti. Se quello che pensava era corretto, allora tutti quelle unioni che esulavano da quei semplici fini di sviluppo di nuove generazioni erano male orientati, impulsi errati che confondevano e soffocavano il vero scopo. Stravolgendolo completamente, confusi da ricerche di piaceri e false immagini mentali.
Disgiungere il sesso dal generare, dalla famiglia era come cancellare la biochimica umana. Avvelenare la sua stessa natura fisica.

Fu scosso da un brivido. Dunque era quello il tanto conclamato sentimento amore? Un trucco biologico ancestrale per rendere il più possibile probabile una discendenza felice? Una sequenza di impulsi che valutavano la migliore madre, il padre più desiderabile per i propri figli, e stabilivano con esso un legame il più possibile indissolubile a questo fine?
Ecco. Niente di così misterioso, così romantico, solo un complesso gioco chimico teso ad ottenere il miglior risultato possibile.

Se anche lo era, lui era fatto per questo. Era ciò che lo rendeva felice. La felicità è il premio quando facciamo qualcosa che va bene, pensò. Lo zuccherino biologico per un lavoro ben fatto. Che non può essere ottenuto altrimenti se non assecondando completamente quella natura scolpita nelle profondità delle nostre ossa, in ogni mitocondrio di ogni nostra cellula.

Allora anche gli altri amori, per gli amici, per le cose, sono metodi del gioco della sopravvivenza. Amo ciò che è mio, perché più posseggo più ho probabilità di sopravvivere. Amo gli amici, perché fanno parte della mia specie, mi possono favorire.
E Dio? Pensò. Se Dio esiste, se Dio ci ama, perché lo fa? Guardò ancora, istintivamente, verso quei lettini. L’amore di un padre è un amore gratuito, perché è rivolto verso qualcuno che non è se stesso. Fu allora che capì davvero cosa si intende che Dio è padre. Perché il suo amore era questo.
Fu tentato di andare a rimboccare loro le coperte, sfiorare con un bacio di padre quelle testoline piene di domani. Ma in quel’istante lo schermo del computer andò in standby, gettando la stanza nell’oscurità. No, c’era ancora tanto da lavorare, per aiutare il futuro dei suoi bimbi, qualunque fosse. Chissà se la mattina dopo si sarebbe ricordato di quei pensieri notturni, di quello sguardo sulle basi biologiche dell’amore che l’aveva aiutato a capire meglio lo sguardo da avere sulla vita.
Mosse il mouse, per fare tornare la luce.

dna

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 26 gennaio 2016 su fiaboidi. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 5 commenti.

  1. Se non sei d’accordo su un certo modo istintivo di vivere “l’amore”, la risposta è che siamo animali, è un’esigenza biologica che è giusto soddisfare. Ma se ribatti che allora dovrebbe essere finalizzato solo alla riproduzione, perchè è così biologicamente, all’improvviso non siamo solo animali e la biologia la possiamo dominare.

    La biologia va bene solo quando fa comodo.

  2. Buona sera!
    Seguo questo blog ormai da qualche anno. Non ho mai azzardato un commento ma oggi…questo post riguarda un tema su cui sto riflettendo, senza trovare risposta, proprio in questo periodo. Dunque eccomi.

    Intanto chiedo perdono per il modo con cui esprimerò il mio pensiero, spero di farmi comprendere.

    L’idea di un amore come “trucco biologico ancestrale per rendere il più possibile probabile una discendenza felice” mi porta angoscia. Almeno per come ho capito io.
    Amori che sono ” metodi del gioco della sopravvivenza”, tutto mi porta a pensare a un concetto di necessità, alla vita come necessità, alla vita come qualcosa che ci costringe. Ci conviene amare perché dobbiamo vivere, e sembra che il senso di tutto, il senso dell’amore sia la vita: la vita di per sé, la vita che vuole perpetuarsi e ha bisogno di noi per esistere, dunque ci spinge ad amare. La vita continua attraverso di noi servendosi dell’amore, ma in questo modo non trovo il senso…

    Io avevo sempre voluto vedere la situazione opposta: il senso è l’amore, si vive per mettere nel mondo quanto più amore possibile. come una missione. Una missione che però ci fa star bene perché siamo immagine di Dio, l’Amore per eccellenza.

    Spero di essermi spiegata in modo sufficiente, anche perché so di essere confusa. Chiedo un po’ di luce. Grazie.
    Paola

  3. No, è chiarissimo, Paola.
    Intanto, ho volutamente fatto un post dal punto di vista puramente “biologico” per mostrare come, anche senza parlare di Dio, basta solo guardare alla scienza, o meglio, alla realtà delle cose per riconoscere un disegno e un fine non arbitrario.
    Riguardo poi all’Amore, ho voluto rovesciare la questione come di solito viene posta. Parrebbe che l’Amore sia una qualche entità misteriosa, che porta questo nome e che aleggia come una specie di fantasma. Ma come si concretizza l’Amore per noi esseri mortali? Con il desiderare il bene, la realizzazione totale di una qualche persona. L’Amore di Dio per noi quindi è che noi viviamo e che realizziamo pienamente questa vita (concretissimo!). Siccome Dio è l’essere perfetto, che non ha bisogno di niente, questo suo amare noi è assolutamente altruista, dato che non possiamo ricambiare; o meglio, possiamo ricambiare vivendo effettivamente all’altezza di quell’amore che ci è dato. Così il fatto che noi amiamo la nostra famiglia ci rende felici perché la felicità coincide con il nostro fine, la nostra piena realizzazione. Amore concreto, cioè praticamente essere a disposizione, fisicamente, moralmente.
    Cristo però si spinge un poco oltre rispetto all’intuizione biologica: ci dice “amate i vostri nemici”. Questo è controintuitivo: se sono nemici , ci vogliono male. Ma il metodo di Dio è dare a tutti la concretezza di questa vita. Amare un Nemico significa disinnescare l’odio per rendere (biologicamente) possibile una comunità di intenti. Come a dire: se ritroverete l’unità e sarete fratelli avrete molte più probabilità, insieme, di raggiungere il vostro fine.

    In definitiva, il senso non è l’amore, ma la felicità. L’amore è il mezzo per raggiungerla. Dio è amore perché ci dà questa possibilità. Creandoci, comunicandoci questo amore, e redimendoci. Noi siamo perché siamo voluti, e quindi amati.
    Spero di non avere confuso ancora di più…se è così, cercherò di chiarire meglio.

  4. Il senso è la felicità…

    Sì, è questo che mi sfuggiva forse, ne intuivo lo stretto legame con l’amore e ne scambiavo il ruolo.
    Grazie.

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