Non è sopra

Vi racconto di un fatto storico di cui forse avete già sentito parlare. Siamo nel 385, a Milano. Ambrogio, sant’Ambrogio, è vescovo. Ma a Milano c’è anche Valentiniano II, imperatore tredicenne; e soprattutto la di lui madre, Giustina.
Giustina è una donna forte, molto forte. E’ di fede, se così si può dire, ariana, l’eresia cristiana più in voga all’epoca. Gli ariani sono decisamente meglio disposti verso il potere dei cattolici, ma non godono dell’appoggio popolare. Quantomeno a Milano, sicuramente a Milano.

In quel momento nella città ci sono tre basiliche cattoliche. L’Imperatore ne chiede una, la maggiore, per il vescovo ariano sua creatura. Gli imperatori non domandano per favore, ordinano. Ambrogio, i cui rapporti con la coppia imperiale sono quantomeno tesi, si reca subito a corte per chiedere spiegazioni. Con fondato timore il popolo, saputolo, prende d’assalto il palazzo. Si sfiora il massacro: le truppe vengono schierate per scacciare i dimostranti, ma Ambrogio interviene e riesce a sedare gli animi. Gli è stato promesso che le basiliche non verranno toccate, ma Ambrogio sa che si tratta solo di un espediente per guadagnare tempo.

Giustina è infuriata. Fa assegnare d’ufficio agli ariani la basilica Portiana fuori le mura, ma il vescovo l’ha previsto. Con i fedeli occupa preventivamente le chiese, ne sbarra le porte, resiste quando l’esercito in assetto da battaglia le circonda. Da dentro, Ambrogio incoraggia i suoi: uomini e donne, vecchi e giovani, determinati a resistere all’imposizione del potere. E’ in questo frangente che, per incoraggiare i resistenti, introduce la pratica di quei canti antifonati e quegli inni che ancora oggi si sentono risuonare talvolta nelle nostre chiese. L’assedio dura alcuni giorni. L’imperatore sa che se tentasse di occuparle con la forza si rischia un bagno di sangue. E’ consapevole di quanto sia traballante la sua posizione. E desiste. Le truppe si ritirano. Giustina, furibonda, lascia Milano per Aquileia.

Per tutto l’anno successivo Ambrogio è seguito a vista dalla polizia, deve combattere contro tentativi di mandarlo in esilio, esautorarlo e assassinarlo. Alla primavera seguente l’assedio delle basiliche si replica nuovamente: ma le truppe imperiali sono messe ancora sotto scacco dai fedeli. L’occupazione inizia venerdì 27 marzo; il 29, domenica delle Palme, nella basilica Portiana il vescovo pronuncia il sermone contro il vescovo ariano rivale Aussenzio, nel quale si trova la celebre frase “Imperator enim intra Ecclesiam, non supra Ecclesiam est” (“L’imperatore infatti è nella Chiesa, non sopra la Chiesa”). La resistenza si protrae fino a giovedì 2 aprile, poi Giustina demorde e decide di andare a festeggiare la Pasqua nella più obbediente Aquileia.

Le fortune di Valentiniano II sono però al termine. L’anno seguente verrà buttato da Massimo fuori dall’Italia, si convertirà probabilmente per opportunismo alla fede cattolica mentre Giustina muore in esilio. Sarà proprio Ambrogio a celebrare il funerale di Valentiniano quando, quattro anni più tardi, anch’egli muore a vent’anni probabilmente assassinato dal suo tutore.

Milano è rimasta cattolica, un popolo di fedeli guidati da un grande santo ha resistito alle pretese e alle imposizioni di un potere violento che le ha provate un po’ tutte, ma non ha prevalso.
Milleseicento anni, son passati, e sembra oggi.

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 22 gennaio 2016 su meditabondazioni. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 21 commenti.

  1. Ma non è Teodosio in quel dipinto?Mi sembra un po’ troppo vecchio nelgi anni per un tredicenne

  2. Sì, quello è “Ambrogio e Teodosio” di Van Dick

  3. ok grazie e comunque complimenjti per i commenti

  4. “L’imperatore infatti è nella Chiesa, non sopra la Chiesa” questa è la conclusione della nota frase evangelica “date a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio”, perché va ricordato che Cesare appartiene a Dio (e non viceversa).

  5. cachorroquente

    Peró da questo racconto sull’eroica resistenza della Chiesa al potere manca un tassello: se quella ariana era considerata un’eresia lo si deve al concilio di Nicea e al Sinodo di Tiro, sponsorizzati dall’imperatore Costantino, e successivamente ai fatti da te ricordati (se wikipedia mi assiste) dal concilio di Costantinopoli, convocato da Teodosio.

    Ci sono molti esempi in cui la Chiesa ha frapposto la sua autorità morale tra il potere e le vittime del suo arbitrio; uno di questi, se ricordo bene, é quello raffigurato dal quadro alla fine del post. Ma la lotta per il possesso delle basiliche non mi sembra un caso di resistenza verso i sorprusi ma di dialettica tra due poteri paralleli, a metà tra competizione e simbiosi. La retorica del malvagio impero romano ha poco a che fare con la vera storia del cristianesimo ma anche con la lettura della storia del cattolicesimo medievale e rinascimentale (quando i papi rinverdirono i fasti del titolo sacerdotale-imperiale di pontefice). Nella visione millenaristica dei crociati il leggendario ultimo imperatore romano era una figura positiva, non il Padrone del mondo di Benson o il segretario dell’ONU/Obama dei suoi imitatori piú recenti.

  6. Quente, se la Chiesa avesse fatto solo quello che diceva l’imperatore romano, sarebbe diventata ariana sotto il successore di Costantino, Costanzo. E sarebbe scomparsa sotto il successore di Costanzo, Giuliano l’apostata.

    E all’epoca di Costanzo, c’erano pochissimi vescovi che erano rimasti fedeli a Nicea, convocata quando Costantino non era nemmeno battezzato.

  7. Qui non si tratta di “malvagio impero romano”, Quente. Ma di un potere che cerca di imporre la sua agenda, il suo volere. Non sono gli imperi ad essere malvagi, ma gli uomini. Al funerale di valentiniano Ambrogio pronuncia una splendida omelia. Poi se la dialettica avviene tra truppe armate e giovani vecchi bambini asserragliati non possiamo tanto parlare di parallelismo. Siamo un po’ precisi storicamente, altrimenti si rischia di evocare millenarismi o crociate di quasi un millennio posteriori che, con l’avvenimento descritto (di cui abbiamo testimoni diretti), c’entrano niente.

  8. “il tema della famiglia ha una grande portata sociale ed è inaccettabile il tentativo di ridurlo a una disputa di carattere confessionale tra laici e cattolici” (cit.)
    ba

  9. Infatti fa piacere vedere che non ci sono solo i cattolici a difendere la famiglia. Ma i cattolici sono in qualche maniera tenuti a combattere le menzogne e i tentativi subdoli di qualsivoglia imperatore e dei suoi servi interessati.

  10. Contesto una forma di retorica, quella che associa una connotazione negativa al concetto di ‘Impero’ e configura implicitamente uno scontro tra un potere malvagio e un cattolicesimo ‘resistente’, quando viene da una Chiesa che nasce nella cornice dell’impero romano e con esso in parte si è, nella storia, identificata.

    La contesto perché è una retorica usa e getta, opportunistica, che torna comoda quando il mondo va in una direzione che si avversa (e quindi si giocano le carte anti-istituzionali e anti-mondane, dove ‘mondo’ è il per definizione il dominio del Princeps Mundi), e che viene rapidamente abbandonata in condizioni più favorevoli.

    Intendiamoci: siamo tutti, in varia misura, colpevoli di ciò. Lo stesso comportamento in un governo amico può essere definito ‘incisivo, decisionista’, e altrimenti ‘autoritario’. Per fare un contro-esempio: molte delle persone che sono indignate per la scritta ‘Family Day’ sul Pirellone avrebbero ritenuto legittima e lodevole l’esposizione di una bandiera arcobaleno. Ma tentare di essere coerenti è doveroso.

    La figura dell’imperatore (ai tempi di Ambrogio) e quella del parlamento che legifera oggi in Italia (o del presidente degli Stati Uniti) o sono legittime, o non lo sono. Bisogna decidere.

  11. Quente, io non ho mai inteso niente del genere. E neanche Ambrogio. Come ho anche già scritto, l’impero non è di per sé malvagio, ma può esserlo l’imperatore.
    Nel caso in questione, poi, l’Imperatore si astiene dall’uso eccessivo della forza: non fa irruzione nella basilica, non massacra tutti, non uccide o esilia Ambrogio. Non altrettanto hanno fatto altri “imperatori”: i consoli della Parigi rivoluzionaria, Napoleone, Stalin, i governanti cinesi anche recentemente.
    Non è la malvagità che dice se un governante è legittimo o meno. Basta citare Hitler, che era regolarmente eletto con amplissimi consensi.
    Quello che piuttosto occorre decidere è se e quando obbedire ad un potere che, anche se magari è legittimo, chiede cose malvage.

  12. Quello che piuttosto occorre decidere è se e quando obbedire ad un potere che, anche se magari è legittimo, chiede cose malvage.
    dunque un cristiano decide in politica in base alla sua coscienza di uomo e cittadino. ma ti vorrei rigirare la domanda riguardo all’autorità religiosa. può darsi un papa eretico? un concilio ecumenico che ratifichi il falso? un’apostasia della maggioranza dei fedeli? io penso di sì, del resto secondo i cristiani è proprio quello che è successo nel popolo eletto nei giorni della passione di gesù. non potrebbe essere successo altre volte nella storia? non potrebbe succedere ancora?
    ba

  13. “Quello che piuttosto occorre decidere è se e quando obbedire ad un potere che, anche se magari è legittimo, chiede cose malvage.”

    Giusto. Quando? Non è una domanda retorica. Fino a che punto rispettare una legge che si considera ingiusta? E dopo quante leggi ingiuste il potere legislativo (e dopo quante decisioni ingiuste il potere esecutivo ecc.) perde legittimità?

    Proprio perché sono consapevole della delicatezza di queste questioni etiche e politiche ce l’impianto retorico in cui è sufficiente utilizzare la parola ‘potere’ per dare una connotazione negativa a un fenomeno.

  14. Fino a che punto rispettare una legge che si considera ingiusta?
    La mia risposta di cristiano è “finché non ti obbliga a fare peccato”. Se poi la legge è ingiusta, ovvero causa indirettamente peccato o sofferenze o infelicità, farò il possibile per combatterla ed abolirla.
    Sulla legittimità la questione è più delicata, nel senso che bisogna intendersi su cosa rende legittimo quel potere in prima battuta.
    Come abbiamo visto, un potere ingiusto può essere legittimo e un potere illegittimo può essere giusto.

  15. Però il caso di cui parli non rientra in questa possibilità. Il potere imperiale era da Ambrogio (come dalla Chiesa cattolica prima e dopo Ambrogio) considerato legittimo. La decisione esecutiva dell’Imperatore (adibire la basilica più grande al culto ariano) rientrava nelle prerogative dell’Imperatore di regolamentare i culti religiosi, prerogative che non sono mai state contestate di per se dalla Chiesa e di cui la Chiesa si è sostanzialmente avvantaggiata da Costantino in poi* (con la parziale, e non determinante, eccezione degli imperatori ariani e di Giuliano). In nessun modo la decisione costringeva Ambrogio, né nessuno dei fedeli cattolici milanesi, al peccato.

    Certo dal suo e dal tuo punto di vista era una legge ingiusta (perché causava indirettamente peccato) ma, secondo i criteri che hai appena esposto, Ambrogio avrebbe dovuto obbedire (operando per modificare la decisione nel rispetto della legge).

    *pochi decenni dopo Teodosio avrebbe dichiarato il cristianesimo niceno religione di stato, neutralizzando i suoi rivali diretti (manicheismo e arianesimo) e smantellando la religione civile greco-romana. E potrei sbagliarmi perché non ne trovo tracce su google con una rapida ricerca, ma mi pare che il massacro per cui Teodosio ha dovuto chiedere perdono di fronte ad Ambrogio in ultima analisi originava dall’introduzione di leggi anti-sodomia da parte dell’Impero neo-cristiano (scopro inoltre che, approfittandosi dell’occasione, il vescovo milanese ribadì anche il diritto della plebaglia cristiana di bruciare sinagoghe senza pagare i danni)

  16. P.S. ah sì ecco https://en.wikipedia.org/wiki/Massacre_of_Thessalonica. In realtà per la Cantarella (‘Secondo natura’), da cui avevo appreso questo episodio, già il tardo paganesimo imperiale era ‘omofobo’ (perché l’omoerotismo greco era visto come un germe decadente nella cultura romana, e perché si tentava di spingere una politica demografica di crescita della popolazione); ma l’applicazione pratica di questa tendenza avviene dopo la cristianizzazione.

  17. No, Quente, la causa scatenante del massacro di Tessalonica è l’arresto di un carrettiere per un tentativo di stupro; che poi fosse uno stupro omosessuale è in certa maniera incidentale. Che poi tu cerchi di ribaltare sulla Chiesa l’origine di quei fatti, quando è noto che Teodosio si dovette umiliare di fronte alla Chiesa proprio a causa di essi, è, diciamo, bizzarro. A meno che, chiaramente, tu non rivendichi il diritto allo stupro, omosessuale e no.
    Per quanto riguarda la basilica, rientra nel caso seguente: “causa indirettamente peccato o sofferenze o infelicità”, e quindi ci si oppone. Inoltre, come bene esposto nel suo sermone, per Ambrogio c’è ancora qualcosa di precedente: cioè Valeriano non ha giurisdizione sopra la Chiesa.
    “Vedete bene che io sono solito deferire agli imperatori, ma non cedere (…) Vedete quanto peggio siano gli ariani (…) vogliono dare all’Imperatore il diritto sulla Chiesa (…) noi diamo a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio: il tributo è di Cesare, non si nega; e la Chiesa è di Dio; in verità non si deve assoggettare a Cesare, perché non può essere diritto di Cesare il tempio di Dio; perché l’Imperatore è dentro la Chiesa, non sopra la Chiesa, perché il buon imperatore domanda, non rifiuta l’aiuto della Chiesa.” (dal sermone citato).
    Ora, Quente, tu invece protendi per l’assolutismo? Cesare ha giurisdizione su Dio? Hanno ragione, a tuo parere, i governanti cinesi a demolire croci e chiese, quelli nordcoreani a mettere in carcere i cristiani?

  18. “Che poi tu cerchi di ribaltare sulla Chiesa l’origine di quei fatti, quando è noto che Teodosio si dovette umiliare di fronte alla Chiesa proprio a causa di essi, è, diciamo, bizzarro.”

    Difatti io la storia l’ho tirata fuori proprio per dire che effettivamente, in seguito Ambrogio si distinse per il confronto duro rispetto a un’atrocità arbitraria dell’imperatore; il fatto che stava dietro alla rivolta è un dato curioso e paradossale che mi pareva meritevole di menzione. L’entità delle persecuzioni anti-omosessuali nell’impero cristianizzato (e l’effettiva tolleranza negli ultimi tempi dell’impero pagano) è effettivamente dubbia (messa in discussione dalla stessa Cantarella); il caso in particolare può essere interpretato sia come un effettivo tentativo di violenza carnale, che come la condanna di una prassi ellenistica (atti sessuali tra l’imputato, che era un atleta famoso, e il coppiere durante un banchetto); ricordo che in latino la qualifica di ‘stuprum’ non aveva a che fare con il consenso ma con la liceità del rapporto. D’altra parte, considerando che il coppiere era, credo, uno schiavo, l’influenza cristiana in questo caso può avere una pura valenza ‘civilizzatrice’ (violentare gli schiavi di ambo i sessi era considerata la norma nella cultura romana). Qui invece (http://www.malathronas.com/115/how-a-gay-love-triangle-caused-a-massacre-in-thessaloniki/) un’interpretazione totalmente diversa (non so quali siano le fonti). Comunque stiamo divagando…

    ““causa indirettamente peccato o sofferenze o infelicità”, e quindi ci si oppone.”

    Sì, se rileggi il mio commento avevo immaginato che la tua posizione fosse questa, ma quella di Ambrogio non era semplice opposizione (ad esempio una predica infuocata) ma disobbedienza civile (cioè il mancato rispetto della legge), come cioè (sempre tornando a quanto hai scritto tu) se lo stessero costringendo a peccare.

    “Ora, Quente, tu invece protendi per l’assolutismo? Cesare ha giurisdizione su Dio? Hanno ragione, a tuo parere, i governanti cinesi a demolire croci e chiese, quelli nordcoreani a mettere in carcere i cristiani?”

    A mio parere no, non hanno ragione. Ma Ambrogio non contestava in termini generali il diritto di Valeriano, e tanto meno poi di Teodosio, di disporre della liceità di un culto o dell’uso di un edificio sacro. Non si è certo sbracciato per difendere i diritti dei pagani, per dire. Proteggeva semplicemente le prerogative della sua corrente di cristianesimo. Che è quello che la Chiesa cattolica nel suo insieme* ha sempre fatto di fronte all’Imperatore (che io intendo non come qualsiasi soggetto che detiene il potere, ma in chi lo applica in maniera incondizionata e arbitraria), sia Teodosio o il Partito Comunista Cinese o Mussolini. Ambrogio non dice che non deve esserci assolutismo, ma che l’assolutismo non deve disturbare la Chiesa cattolica.

    * i singoli cattolici, prelati e no, hanno invece spesso fatto di più: come Ambrogio stesso dopo il massacro di Salonicco

  19. Quente, mi pare che tu faccia l’errore di usare categorie moderne come l’assolutismo, o il relativismo, ben prima che il concetto assumesse l’odierno significato.
    Per Ambrogio i templi pagani non sono da Dio, e quindi rientrano pienamente nel dominio dell’Imperatore; che, ti ricordo, riuniva in sé anche le massime cariche sacerdotali di quegli stessi déi. Déi ai quali non credeva più nessuno, e che anche prima del cristianesimo erano visti non come una forza morale, ma come dei potenti i quali favori accaparrarsi. Il pagano romano poteva indifferentemente sacrificare a Mitra e a Giove e a qualunque altro culto, basta che ne avesse un vantaggio.
    Il cristianesimo rifiuta appunto questa divinizzazione del potere, che può anche arrivare da Dio ma non è sopra Dio. Questo il conflitto che è imperversato nei primi secoli, che ha causato tanti martiri. Il tentativo di Valeriano è appunto quello di ripristinare un dominio che l’avvento del cristianesimo aveva, se non interrotto, almeno ostacolato.
    In una certa maniera, questo è anche quello che causa i martiri odierni.

  20. *Fino a che punto rispettare una legge che si considera ingiusta? La mia risposta di cristiano è “finché non ti obbliga a fare peccato”. *
    poiché nel peccato va inclusa anche l’omissione ne seguirebbe che qualsiasi vincolo alla mia personale idea su che cosa sia l’ottimo sociale mi costringe al peccato, un cristiano dovrebbe allora dirsi politicamente anarchico e non stare sottomesso alle autorità costituite. vale invece la logica del male minore cioè un trade-off tra costi e benefici di ogni singola scelta morale. in linea di massima avere un’istituzione legittima è preferibile all’anarchia anche a prezzo di avere qualche legge sbagliata, salvo il caso di persistente dittatura che attenti ai diritti umani (fonte: populorum progressio). su quanto a lungo si debba attendere però non c’è consenso, perché se ogni limite ha la sua pazienza quella di un cristiano non dovrebbe essere senza limite? e allora per i crimini da parte di persone con ruoli ufficiali nella chiesa si dice di non denunciare cioè il peccato mortale è la diffamazione e la pietà è l’omertà. io credo che la presunta infallibilità della chiesa non si altro che il veto che l’autorità pone alla propria riformabilità. l’ora di toglierlo è la fine dei tempi?
    ba

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