La bellezza non basta

Una cosa che occorre notare nell’approccio “Le evidenze sono crollate, facciamo vedere il bello e la bellezza ci salverà” è che il bello, a suo modo, è un’evidenza.
Non so chi di voi ha mai avuto modo di portare dei bambini, o dei ragazzi adolescenti, ad esempio in un museo. Tu gli indichi, entusiasta e commosso, il meraviglioso capolavoro. La risposta è, spesso, uno sbuffare, un alzare gli occhi al cielo. Che barba, che noia, che vuole questo. Neanche lo vedono.

Di per sé la bellezza non basta, se non la si percepisce per quella che è. Le evidenze non sono crollate, sono ancora lì, solo che non interessano. Ci si mette davanti e non si vede niente. Non si vede niente perché non interessa vedere, non si pensa che significhi qualcosa per se stessi. Sono evidenza che non e-videnziano niente. E’ come se io dicessi, uno più uno fa due, e mi si rispondesse: io dico che fa cinque. Che modo hai di dimostrare che uno più uno fa due?

Non è automatico che il vero trionfi. Non si riesce sempre a ridestare chi ci sta innanzi. Neanche Cristo c’è riuscito, figuriamoci noi. Lo vediamo ogni volta che discutiamo, quando alle ragioni si contrappongono insulti, e piuttosto di riconoscere il vero si cambia argomento mille volte.
La verità è indifesa davanti a chi vuole distruggerla.
Se lasciamo campo libero al male, con la convinzione orgogliosa di riuscire a recuperare tutto risvegliando il soggetto, rischiamo di trovarci davanti un esercito di sonnambuli.
Perché prima di poterla riconoscere occorre qualcosa. Un tempo, forse, l’avremmo chiamata Grazia. Più prosaicamente, essere disposti ad interessarsene. Riconoscerla. Volere qualcosa di più.
Della comoda menzogna.

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 29 dicembre 2015 su meditabondazioni. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 19 commenti.

  1. La bellezza disarmata invece basta. Questo è il vero potere, e chi ama lo sa.

  2. “Tu sei il più bello tra i figli dell’uomo, sulle tue labbra è diffusa la Grazia”.
    Questo salmo è stato letto come figura di Cristo. La bellezza si è fatta carne. E vediamo che fine ha fatto. Quanti non l’hanno voluta vedere.
    Questo post è esemplare.
    Chi si conosce un po’ lo sa, che la bellezza non basta. Che le evidenze non crollano, semplicemente si negano. Per comodo, disinteresse, pervicace volontà di auto affermazione.
    Si chiama “misterium iniquitatis” e per vincerlo Dio ha dovuto morire.
    Il resto è consegnato al dramma della nostra libertà.
    Negare questa dinamica vuol dire mettersi tranquilli nelle proprie sicurezze, disarmate.

  3. La verità è sempre stata indifesa, tanto è vero che è stata crocifisssa. Non occorre la forza per imporla, altrimenti non sarebbe più verità.

  4. Perché la bellezza non basta?
    Peccato non poter esprimere con un carattere tipografico il tono delle domande. Perché questa domanda potrebbe sembrare retorica ed è un peccato. Invece io me lo domando davvero. Io ho avuto modo di accompagnare me stessa in svariati luoghi meravigliosi e spesso ho dovuto con vergogna osservare la mia reazione distratta e annoiata. Eppure li cito ora come “luoghi meravigliosi”; l’evidenza è lì. Solida, cristallina: evidente. E bella. Spesso il mistero tremendo della vita, del dolore, della morte, del Dio-con-noi si presenta lì di fronte a me e io rimango glaciale nella mia indifferenza. Non è una posizione comoda, ma la bellezza non basta a scardinarmi. Perché la bellezza non basta? La bellezza non mi basta. Non basta per me.
    Tuttavia non posso negare che nella mia esperienza è accaduto che la bellezza mi abbia scardinato, fino a dare una direzione alla mia vita, determinandone le scelte fondamentali. E non posso negare di vedere, non di rado con i miei occhi, persone che, colpite dalla bellezza, cambiano drasticamente la loro vita per seguirla. Tutto questo accade senza che io mi preoccupi di farlo accadere. La bellezza allora basta. Quando la bellezza basta? Dico una follia: la bellezza basta quando ho fiducia che basti. Quando io ho fiducia che basti per rispondere non solo a tutte le mie meschine domande personali, ma per rispondere a tutti gli emormi drammi dell’umanità. A tutte le guerre, a tutte le ingiustizie, a tutte le catastrofi, alla forza della natura e al potere del male. Avere fiducia che la Bellezza ridesta ogni cuore che io con tutto il mio darmi da fare non posso ridestare e risponde a ogni domanda a cui io con tutta la mia buona volontà non posso rispondere. Tremendo. Allora dietro a quella frase lapidaria di Ida c’è qualcosa di veramente grande. C’è la fede.

  5. Questo post io l’ho scritto già quasi tre mesi fa, poi non l’ho pubblicato perché lo volevo capire meglio. Sì, perché non sempre quello che scrivo io lo capisco: talvolta capita che alla fine della scrittura mi fermi e mi domandi “è davvero così? sto sbagliando?” E quindi lascio il post a decantare. Ne ho parecchi così, in cantina da anni.
    Io ritengo che la nostra vita sia un percorso guidato al destino, e che ci sia chiesto non di accettare quello che ci viene detto, ma di chiederne le ragioni, sempre. Di confrontarlo con il reale, sempre. E per questo chiedo il vostro aiuto.

    Ida, tu dici “La bellezza disarmata invece basta. Questo è il vero potere, e chi ama lo sa.” Allora probabilmente io non amo abbastanza, cosa senz’altro probabile, perché mi sembra che non sia sufficiente. Probabilmente dovremmo intenderci bene su quel disarmata: vuol dire che non si deve dire, non si deve portare, non si deve indicare, non si deve difendere? Io la bellezza l’ho sempre cercata, e la cerco ancora, ma se qualcuno non me l’avesse indicata, mostrata, combattuto per questo, allora io non l’avrei neanche veduta. Chissà dove, che sarei. Ti chiedo, per favore, di spiegarmi meglio cosa fare di fronte al male, al male mio in prima battuta.

    Simone, la verità rimane verità anche se la imponi. E’ la libertà quella che ne soffre, non la verità. Ma se quella verità che è anche bellezza (veritatis splendor) non fosse stata portata a tutti, non fosse annunciata, spiegata e sì, anche difesa, come potrebbe entrare nel mondo? Non imposta, d’accordo: ma qualcuno deve pure dirla. E il solo dirla è già opporsi. Perché la verità ha dovuto farsi crocefiggere, non si è limitata ad esserci.

    Cara Felix, quella fiducia non ce la diamo da soli! E’ frutto della nostra libertà: ma fosse per noi, per me almeno…io non ci sarei mai arrivato; sarei ancora lì a cercarla altrove. Come spesso comunque mi accade.
    La fede mia ce l’ho perché ho visto, e non ho visto, come direbbero i miei nonni piemontesi, gli arsivoli, ma persone concrete. O momenti di persone concrete. E’ questo quanto volevo dire.
    Cioè che c’è un abisso tra il fatto che la bellezza ci sia, e che che noi siamo in grado di vederla e, mi si perdoni il termine, “usarla”. Un abisso nel quale è facile cadere.

  6. La bellezza traluce come candida colomba nelle fenditure della roccia — come dice da qualche parte l’Amante dell’Amata, nel Cantico dei Cantici — e questa sua ammiccante e insieme sfuggente civetteria, ci sveglia e ci attrae, ci sprona. Ma presto il bisogno di fermezza, di “roccia”, ci àncora a persone, situazioni concrete, a quelle che per prime ci hanno fatto da guida e aiutato a cogliere i baluginii, nel buio delle fenditure, di quella Bellezza. Ma anche le persone migliori — o che, per le suddette circostanze, credevamo tali — prima o poi deludono, mostrando il loro scheletro gracile e fragilissimo di …volatili. Non sono loro, la Roccia, che li/ci supera infinitamente, e insieme ci contiene, definisce, custodisce tutti.
    E’ questa, per me, la Grazia dai colori cangianti, l’arcobaleno sospeso sulla tempesta, che mi impedisce di affogare.
    Mi rendo conto che rasenta il “credo quia absurdum” condannato da un grande teologo e Papa come BXVI, ma tant’è: fin qui soltanto sono stata capace di arrivare.

  7. Ecco. Io invece ho bisogno di carne, volti, parole, che mi deluderanno solo se e quando io fermassi lo sguardo su di loro e non su ciò che mi indicano, nonostante me e loro. Ho bisogno dei Suoi.
    Ho bisogno della Chiesa. Di quelli che si incontravano sotto il portico di Salomone ed erano riconoscibili. Anche se litigavano e la pensavano diversamente sugli animali puri ed impuri. E sulla circoncisione.
    E, soprattutto, io credo perché è Vero, cioè anche ragionevole. E per la mens ebraica la Verità è una Roccia, salda, su cui costruire ciò che è bello e ciò che è buono.
    Me lo ha insegnato, un grande uomo, che per avventura, è anche un grande teologo e Papa come Benedetto.

  8. Ciò che colpisce il cuore dell’uomo investe per ciò stesso la realtà , vi si proietta. Una bellezza disarmata di questa proiezione che tende a investire tutto non mi sembra concepibile.

  9. Scusa, Franco, non ho realmente compreso quello che intendi.

  10. Gentile Fabiola,

    devo conffessarLe che nemmeno io ho mai pensato o desiderato di fare a meno della Chiesa. Al contrario, proprio per obbedienza alle sue stesse leggi e prescrizioni, ho DOVUTO per quasi vent’anni, contro ogni mio più ardente desiderio e convinzione, fare a meno di ciò che un altro grande e santo Papa ha definito come il suo culmine e la sua stessa fonte/ragione d’essere: Gesù-Eucarestia.
    Benché non del tutto, in verità: potevo sempre contemplarLo e adorarLo durante la santa messa e indipendentemente dalle celebrazioni liturgiche, il dolce, obbedientissimo Prigioniero delle nostre “incomprensioni di ogni giorno”, come recita un canto liturgico piuttosto diffuso e di cui ora non rammento il titolo.

    Comunque, nella mia esperienza, non sono state le dispute sui cibi puri e impuri, o sui commensali degni o indegni, a formare le più cocenti di quelle delusioni, quanto piuttosto le a volte sfacciate, ripetute trasgressioni delle più intuitive basi dell’equità e solidarietà fraterna, quelle che Gesù ha definito lapidariamente come “riassuntive di tutta la Legge e i Profeti”; è stato questo a far vacillare parecchio la mia fiducia in certi araldi (mai i ‘ministri’, però, non quelli direttamente incontrati e conosciuti da me) del Suo vangelo. Ma la bellezza e bontà di gran lunga superiori della “notizia” hanno sempre fatto in modo di distrarre il mio sguardo — e la mia fiducia — là dove ancora, per Grazia e Verità di Dio, resta.

  11. Carissimo Berlicche, che la bellezza vincente sia quella disarmata vuol dire che non è contro, ma per l’alto. Non è contro: l’opposizione dialettica è vinta perché Dio è uno e Trino, è dipendenza d’amore, completa donazione di sé e completo ricevere se stessi in dono dall’altro. Che bellezza!!

    Disarmata non vuol dire imbelle: Giovanna d’Arco guidava un esercito in armi e ha buttato gli inglesi fuori dalla Francia. Non se ne sarebbero andati se non le avessero prese secche. Ma quell’esercito combatteva per qualcuno: per il diritto del Delfino (lui sì, imbelle), per la terra di Francia, per il suo popolo. San Maurizio guidava una legione di 6000 uomini che era soprannominata “Fulminante” perché i nemici non la vedevano neanche arrivare tanto era efficente nell’arte della guerra.

    Combattere per, non contro, è questa la bellezza disarmata. Per combattere per bisogna avere delle ottime ragioni, delle vere ragioni, c’entra con la verità, con la lealtà nei confronti della realtà, e quindi con l’obbedienza e l’umiltà di riconoscersi dipendenti da essa. La bellezza disarmata è la bellezza della verità, della verità vera, quella evidente, familiare e misteriosa.

    Che l’Isis ci sitia stringendo ai fianchi dipende sopratutto secondo me perché quest virtù guerresche noi ce le siamo fumate da un bel po’. Rimettiamoci a coltivarle, per amore di Qualcuno e quindi di qualcuno, e vedrai che vinciamo anche tutte le battaglie del mondo.

  12. Che poi la questione non è quella di vincere o perdere, ma di testimoniare. Certi di alcune grandi cose. Non è il raccolto, ma la semina. Giusta. E poi mi si dovrebbe anche spiegare come si possa combattere “per”senza combattere “contro”.

  13. xIda: se disarmata è questo, allora è la “mia” bellezza.

  14. Lo sapevo, lo sapevo! Viva noi. È un percorso ad ostacoli restare fedeli a QUESTA bellezza. Ma che avventura!

  15. Berlicche ha ragione: la bellezza non basta. Sulla falsa riga di San Paolo, potrei anche avere o fare la cosa più bella del mondo ma essa sarebbe un nulla senza la carità.
    http://www.vatican.va/archive/ITA0001/_PXQ.HTM#H
    Ho sempre sentito la gente riempirsi la bocca della parola “bellezza” alla scuola di comunità, a conferenze e incontri, e ogni volta mi sono posto la stessa domanda di Berlicche. Ogni volta mi sembrava che mancasse qualcosa nel discorso. La bellezza può dare l’input iniziale ad un animo sensibile ma se la persona non ha occhi per vedere, quella bellezza non serve a nulla. Anzi, se chi veicola bellezza è malvagio, può anche usarla per il male, per abbindolare i semplici… E quella strada è tutta in discesa.
    Se per qualcosa dobbiamo lottare, è proprio per impedire che ci si concentri solo sul bello tralasciando il vero, il buono e il giusto. Alla fin fine, al centro dev’esserci Cristo, non una sua “bella” rappresentazione (che corre il rischio di essere vuota). Ok mi direte “buono è bello” o “vero è bello”, ma a mio avviso spostarsi sull’insieme del bello ci piazza su un insieme che contiene anche altro che non è né buono, né vero.

    Ovviamente, questa è solo la mia opinione.

  16. Senza quell’esplosione di nostalgia per un Giardino che abbiamo conosciuto senza averlo abbastanza amato, come possiamo contemplare i riflessi di quella bellezza nel mondo che ci è stato donato?
    Senza quella nostalgia, resta solo la stanca noia in cerca di emozioni e il rancore verso tutto ciò che è pulito, ordinato, bello.

  17. «Don Giussani… sin dall’inizio era toccato, anzi ferito, dal desiderio della bellezza, non si accontentava di una bellezza qualunque, di una bellezza banale: cercava la Bellezza stessa, la Bellezza infinita; così ha trovato Cristo, in Cristo la vera bellezza, la strada della vita, la vera gioia»

    Joseph Ratzinger, 24 febbraio 2005

  1. Pingback: La bellezza non basta | manuroma86 IO E UN PO' DI BRICIOLE DI VANGELO

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