Fatta la festa – 1 – Natali Infernali

Amici infernali, sospendiamo brevemente il nostro ciclo di incontri sulle preghiere demoniache per unirci anche noi al clima natalizio che incombe sul mondo dei mortali. Questo tempo è importantissimo anche per noi!

No, non è più come una volta che al solo sentire nominare l’Incarnazione correvamo a nasconderci. Ormai abbiamo riacquistato il nostro coraggio, la nostra dignità. Possiamo anche dire quella parola che per lunghi secoli ci bruciava le fauci a pronunciarla…Natale!
E sapete perché, compagni di dannazione? Perché quella parola non significa più niente.

Dobbiamo per questo ringraziare la lungimiranza di Nostro Padre Infernale, che si è sempre adoperato al limite delle sue infinite forze per neutralizzare i piani del Nemico-che-sta-Lassù. Il nostro Capo ha capito fin da subito che occorreva sminuire, minimizzare, alterare, sì, edulcorare quell’avvenimento storico fino a renderlo inoffensivo. Ora ci siamo riusciti.

Del fatto storico è rimasta una memoria; da una memoria un ricordo; da un ricordo un’occasione; da un’occasione una festa; da una festa una tradizione; da una tradizione un’incombenza; da un’incombenza un’abitudine, da un’abitudine un obbligo che non porta niente dentro di quell’antico fatto.

Oh, provate a chiedere agli umani cosa rammenta loro quella parola. Vi diranno “regali”, vi diranno “albero”, vi diranno “Babbo” o forse “pranzo”; qualcuno potrebbe anche spingersi fino a sentimento, bontà o generosità; ma quanti diranno “bambino”, “nascita”, D- ehm, “Nemico”? Nemmeno i suoi preti, ormai.

Questo perché il Natale è diventato una serie di obblighi noiosi e stancanti, tipo dover essere buoni, che gli umani subiscono. Delicatamente stiamo rimuovendo gli ultimi appigli al significato originario, e quando anche quelli saranno andati non resteranno che storici e filologi a parlarne, come si fa di una citazione erudita. “Lo sapevate che Natale significa nascita? Sì, davvero, deriva da una leggenda dimenticata…”. In seguito, neanche ciò, perché per allora il nostro dominio sarà totale.

Quando, secoli e secoli fa, Nostro-Padre-che-sta-Quaggiù ha ideato quella storia dei regali, molti Prìncipi infernali anche di alto rango erano scettici. Come può, si chiedevano, un costume così nauseante come l’essere generosi verso qualcuno essere un vantaggio per noi? Invece ci ha visto lungo. Gli umani sono avidi. Coloro che ricevono un dono ne provano gusto, e poi esigono di riprovarlo ancora e ancora. Si chiama assuefazione. Noi siamo gli spacciatori, coloro che ne traggono profitto.
Se un dono non è più dettato dall’amore, ma dalla costrizione sociale o dal ricatto sentimentale, che diventa? Un laccio. Una trappola. Il sentimento si trasforma in risentimento. Noi guadagniamo.
L’occasione è diventata solo un pretesto. Sì, ai bambini piace: ma quei bambini cresceranno, e saranno costretti a passare giorni interi cercando negozi invece che chiese. Odieranno ogni momento, rabbrividendo al solo sentire quella data odiosa.
I nostri consigli per gli acquisti hanno reso irrinunciabile l’oggetto di moda, la bagatella presto dimenticata, il giocattolo usato una volta sola per acuire in chi lo regala e chi lo riceve il senso di inutilità e di disperazione. Il denaro speso è diventato la misura di quanto si ama. Oh, sì!

Il Natale è diventato qualcosa da cui fuggire, con una bella settimana bianca o viaggio ai tropici in qualche località esotica senza noiose chiese e celebrazioni.

Ecco, le celebrazioni. Abbiamo procurato ogni scusa per evitarle, o anche solo per evitare di ricordarle. Abbiamo fornito cose più importanti da fare, come il cenone o il pranzo, la tombola o l’apertura dei regali. Persone che viaggiano per ore per gettarsi senza remore in concerti, stadi, centri commerciali, rigorosamente aperti in quel giorno, si sentono tremare i polsi alla prospettiva di qualche minuto di strada e una chiesa affollata. Per cosa, poi?

Le luci sfavillanti sono la specialità del nostro Capo: si mettono il mese prima, a metà dicembre annoiano già. Naturalmente il più possibile neutre: fiocchi di neve, renne, costellazioni. In fondo è la festa dell’inverno, no?

Il presepe, però…oh, quello ci ha dato filo da torcere, sapete. Troppo esplicito. La soluzione che abbiamo trovato è renderlo stilizzato, artistico, curioso, in modo che non faccia ricordare la ragione per cui è nato. Sono gli effetti speciali e le statuine costose a tenere il campo, certo non la fede. L’abbiamo banalizzato con mostre e musei, come fosse un quadro o una figurina. Tutti gli anni quaggiù mettiamo in palio un viaggio premio per il presepe più trasgressivo e originale. La destinazione? Qui da noi.
Poco per volta la capanna con la famiglia – altra cosa che abbiamo reso obsoleta – sarà messa da parte e sparirà. Che bisogno ce n’è in fondo? Un trenino elettrico è più coinvolgente.
E’ dal presepe che possiamo dedurre quanto avanti siamo nella nostra opera: se insistiamo per toglierlo e ci rispondono che è tradizione, allora è quasi fatta. Se acconsentono e basta ci siamo: non esiste più Natale, quello che c’è è una vacanza che per combinazione ne condivide il nome.

Male che vada possono fare l’albero.

E’ sui buoni sentimenti che giochiamo la partita. Quanto più zuccheroso, colmo di belle intenzioni, melenso riusciremo a rendere questo appuntamento più faremo dimenticare quale ne è l’origine. Più daremo l’illusione che davvero gli esseri umani siano in grado di salvarsi da soli, più faremo loro dimenticare che non ci possono riuscire. Faremo loro scordare che quel bambino che loro si stanno dimenticando di festeggiare è venuto proprio per caricarsi dei peccati del mondo. Della loro incapacità di essere buoni davvero.

Che festeggiare, allora? Scambiamoci piuttosto auguri di stagione, quella ci piace: il freddo che entra nelle ossa, il gelo che uccide, la sterilità della terra, la morte della vita.

Festeggiamo perché se quel bambino non è venuto non c’è resurrezione, c’è solo disperazione. E’ il regalo che ci facciamo: senza Natale, auguri!

babbo-natale-diavolo

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 23 dicembre 2015 su Fatta la festa, le lettere di berlicche. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 4 commenti.

  1. Margherita Fanzini

    Berlicche bellissimo e sarcastico,ma se si informa scoprirà che l’usanza dei regali é partita da San Bonifacio,non dal padre infernale ;-)

  2. Cara Margherita, il demonio è mentitore per definizione. Non creda ciecamente a quello che asserisce; se guarda bene può trovare indizi che le cose non stanno proprio come dice…
    Prenda la persona più bugiarda, orgogliosa, millantatrice, falsa che riesce a trovare: bene, non è che una pallida imitatrice del diavolo.
    In ogni modo, chiunque abbia dato il via al marchio, ora è passato ad altra gestione…

  3. Ma il diavolo come sempre fa solo le pentole: quando si è bambini il Natale sono davvero i regali sognati per mesi, il pranzo di cinque ore con le cose buone che si mangiano solo in quell’occasione, le luminarie, l’albero… Poi si cresce e, come ben sa il demonio, i regali (da fare) diventano una noia e un’ansia, il pranzo è un incubo che si conclude regolarmente con l’indigestione, livelli di colesterolo impazziti e due settimane di dieta ferrea, le luminarie e l’albero sono sempre quelli, patetici… Ma capita che qualcuno, e forse anche molti, in questa perdita generale di senso cominci a interessarsi a quel momento che quando si è bambini appare una tortura, tra sbadigli e zaffate di incenso irrespirabile: a quella messa di mezzanotte dove tutto parla di un Bambino venuto al mondo per un compito particolarissimo. Buon Natale!

  4. Un felice Natale a te e famiglia!

    Maria e Giuseppe non avevan giaciglio
    E poco mancava al nascer del Figlio
    Ritrovato ristoro in una mangiatoia
    Dalla notte giunse un canto di gioia
    Angeli nel cielo annunciavano lieti
    Che è nato Gesù come dissero i profeti
    Ha occhi di bimbo e destino grandioso
    E’ venuto al mondo il Dio prodigioso
    Sarà il Salvatore dell’umanità
    E i buoni e i cattivi giudicherà
    Insegnando l’amore e la carità

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