Il terrore

Fu sufficente uno sguardo al terrore dipinto sulla faccia di Fulvio per capire.
“Gli islamici. Sono entrati in San Pietro”.
Il vecchio alto e dai capelli bianchi come la neve di terre lontane andò alla finestra, scostò la tenda. L’afa agostana rendeva azzurrini gli edifici distanti. Qualcosa bruciava verso Trastevere.
Si girò verso il ragazzo. “Raccontami tutto. Cosa hai visto?”
Fulvio tremava. “Stanno facendo un massacro. L’esercito si è ritirato. La basilica è devastata. Ci sono tantissimi morti…”
“Mio figlio?”
“E’ in salvo”.
Radualdo si sedette pesantemente. “Sapevo che saremmo arrivati a questo. E sai di chi è la colpa? Nostra. Di noi cristiani. Divisi su tutto. Maledetti quelli che hanno pensato di usare questi arabi per i loro affari sporchi politici, pensando che dopo avrebbero restituito le armi e se ne sarebbero stati tranquilli.”
Si prese la testa tra le mani. “E adesso la chiesa più importante della cristianità è devastata, i suoi tesori…”
Fulvio gemette. “Nessuno aveva mai osato tanto, neanche i barbari! Ma cosa abbiamo fatto a questa gente? Noi non siamo andati nelle loro terre a rubare ed uccidere. Non li abbiamo provocati. Cosa vogliono da noi? Perché ci vogliono distruggere?”
Radualdo scosse la testa. “Non conosco abbastanza la loro religione, ma credo che abbiano un odio insanabile verso di noi cristiani. Non sono solo banditi senza rispetto per il Cristo, come ne abbiamo visti tanti. Temo che non si fermeranno fino a che non avranno issato il loro vessillo sulle rovine delle nostre chiese, come hanno già fatto in Africa.”
Fulvio si accasciò al suolo. “Ma non si può fare niente per fermarli? La Sicilia è perduta, ogni anno si spingono sempre più a nord!”
Radualdo sospirò. “Da vecchio soldato, ti posso dire che se non troviamo prima di tutto unità tra di noi saremo sconfitti. Questi non combattono per la politica. Cercano altro, e se non lo capiamo in fretta saremo tutti sottomessi. Da cristiano…”
Guardò fuori, verso quel fumo. Erano urla quelle che si udivano in lontananza? “…da cristiano ti posso dire che se non ritroveremo la nostra fede, non negli imperatori e nelle armi ma nel Nostro Signore, saremo sconfitti comunque.”
Mise una mano sulla spalla di Fulvio. “Non sono demoni, sono uomini, anche se quello che fanno sarebbe più adatto all’inferno stesso. Nostro Signore è morto anche per loro. I nostri antenati non erano meno feroci. Mio nonno credeva negli antichi dei, ed è stato sepolto a cavallo con la spada e la lancia in mano come si addiceva ai nobili del mio popolo. Ora io sono qui, a Roma. Siamo stati vinti più dalla croce che dalle armi.”
Pensò a suo figlio. Aveva cercato di educarlo al meglio. Suo nonno lo avrebbe maledetto per averlo mandato in convento invece di istruirlo alla guerra, eppure ora era un guerriero migliore di quanto lui non fosse mai stato. Solo che le sue armi non erano fatte di metallo. Che cosa ne sarebbe stato di lui, in questo mondo dove la violenza bruciava anche le cose più sacre?
Si alzò di nuovo in piedi. Le ossa gli scricchiolavano. Era vecchio, molto vecchio. Presto si sarebbe fermato per l’ultima volta. “Vieni, Fulvio. I saraceni se ne andranno con il buio, e ci sarà bisogno di noi. Hanno saccheggiato San Pietro e San Paolo? L’importante è che non abbiano preso l’unico vero tesoro che possediamo, la nostra fede. Che ci farà riempire di nuovo quelle chiese, e ricacciare in mare questi predoni. Sono passati ottocento anni dalla resurrezione di Nostro Signore. Non sappiamo quanto tempo ancora prima del Suo ritorno, quindi diamoci da fare.”
Uscirono, mentre il lungo giorno di agosto declinava.

Vaticano-Stanza dell'incendio di Borgo_La battaglia di Ostia

Tra il 24 e 25 Agosto 846 i saraceni attaccarono Roma, dopo avere devastato le città vicine. Non riuscendo a penetrare in città saccheggiarono e profanarono le basiliche di S.Paolo e S.Pietro, sterminando le truppe in larga parte nordiche poste a difesa. L’anno successivo il neoeletto Papa Leone IV, figlio di un certo Radualdo, iniziò la costruzione delle cosiddette mura leonine, che protessero per secoli S.Pietro da successive scorrerie. Nell’849 i saraceni ritentarono l’impresa ma furono sconfitti ad Ostia. Le scorrerie musulmane in Europa sono continuate per più di mille anni, fino al XIX secolo.

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 24 novembre 2015 su fiaboidi. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 7 commenti.

  1. Cavaliere di San Michele

    Bellissima.

  2. Complimenti, una storia affascinante.

  3. Leggere ciò che scrivi é sempre un piacere.😊

  4. bello.
    perdoniamo al giovane fulvio il
    ” Noi non siamo andati nelle loro terre a rubare ed uccidere.”

    magari lui non sapeva, come un tedesco medio del novecento e… come un berlicche medio del duemila?

  5. Non sapeva cosa, caro r&s? Che duecento anni dopo ci sarebbero state le crociate, la fonte, per qualche ignorante, di tutti gli attacchi islamisti all’occidente?

  6. Diavolo d’un Berlicche!!! Solo a riga 12 ho capito dove andavi a parare. Un abbraccio!!!! :-D

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