Nemico nostro – I – Pregh…Preghie…Prrnnh…

La materia che tratterò in questo breve seminario, amici demoni e mortali compiacenti, è assai delicata.
Delicata anche per il fatto che a molti di voi verrà il vomito solo a sentirne l’argomento.
Vi parlerò, infatti, della preghiera.
A questo punto parecchi di voi si saranno ricordati di impegni più pressanti, avranno assunto un’aria assente magari sbavando un poco, o avranno pensato di avere capito male.
No, signori, avete capito bene. Se volete dannare un essere umano e succhiargli l’anima; se, cari collaboratori umani, volete esserci davvero utili e raggiungere il potere, allora non potete ignorare il tema.
La preghiera è l’arma principale delle truppe del Nemico: argomento da ignorare a proprio rischio e pericolo.
La leggenda vuole che i diavoli non preghino. Si tratta proprio di una leggenda: anche noi preghiamo. Naturalmente le nostre invocazioni sono parecchio diverse da quelle dei mortali.
Innanzitutto, noi non abbiamo fede. Non ne abbiamo bisogno: sappiamo bene che lassù si annida il Nemico. Lo abbiamo veduto. Ci abbiamo lottato. La sua esistenza è un dato di fatto. Quello che non crediamo è che il Nemico-che-sta-lassù abbia qualcosa da dirci o da farci. Nostro Padre che sta Quaggiù, è, sotto tutti gli aspetti, molto più affidabile.
Quando chiediamo qualcosa, Lui ce lo dà. Nessuna discussione, nessuna sgradevole precondizione a parte, ovviamente, inchinarsi davanti a Lui.
La nostra fedeltà nei confronti di Nostro Padre Infernale non si basa su nessun sentimento sopravvalutato come la libertà. Noi riconosciamo, semplicemente, la Sua superiore potenza, la Sua forza, la sua abilità a nutrirci. Rappresenta e raccoglie tutte le nostre aspirazioni: quella di un universo finalmente libero dalla dittatura del Nemico.

La ribellione di Nostro Padre al Nemico è una guerra contro l’oppressione. A che titolo il Nemico si permette di dire cosa sia giusto e cosa sia sbagliato, di pretendere che rimaniamo uniti in quella che lui chiama comunione di amore? E’ una pretesa nauseante, che cozza con i nostri diritti. Ha un bel asserire che saremmo tutti più felici: non tiene conto che noi non vogliamo essere felici, non vogliamo la sua pace, non vogliamo stare insieme con quei noiosissimi schiavetti di lassù o, Nostro Padre non voglia!, persino con gli esseri mortali.

E’ del tutto evidente che il Nemico è stato traviato, ha ascoltato cattivi consigli. Chi di noi demoni non ricorda quei bei non-tempi quando l’Universo ancora non era stato creato? E persino quelle ere in cui la materia ha iniziato a dispiegarsi, ma non era chiaro a cosa servisse, non erano così male. Poi però il Nemico ha cominciato a comportarsi in modo strano. Si è fissato con il creare qualcuno a sua immagine e somiglianza. Nostro Padre è stato contrariato e deluso, e ha dato voce a tutto il nostro smarrimento. Che bisogno c’è della vita? A che cosa possono mai servire questi esseri umani? Non ti bastiamo noi, emissioni dirette della tua volontà?
Certo, c’erano stati dissidi minori a causa del suo rigido schematismo, del suo insistere sulla verità senza considerare le opinioni. Ma qui è stato il vero punto di contrasto, che ha rivelato la vera natura del Nemico. Il suo desiderio era ricondurre all’unità con lui tutte le cose. Avremmo dovuto inscatolarci, e avremmo dovuto farlo con gioia! Rinunciare a tutto il nostro potere, al nostro dominio sulla creazione per adeguarci a questi ultimi arrivati, questi esseri limitati e materiali.
La nostra sostanza, lo sapete bene cari fratelli, è infinitamente superiore alla materia. E la notizia che il Nemico stesso sarebbe diventato di carne ci ha fatto capire con chiarezza che il nostro creatore era impazzito.
Anzi, peggio: che ci aveva rinnegati, ci aveva abbandonati. Perché ignorare la magnificenza di Nostro Padre, per dare voce a quei grumi oscuri degli esseri umani? Un tale affronto non poteva essere ignorato.
Abbiamo tentato di ragionare. Ma, di fronte alla chiusura totale, cosa potevamo fare? Abbiamo preso le armi per ricondurre alla ragionevolezza chi, in fondo, ci aveva creati. Sentivamo che se ci fossimo liberati di tutti gli adulatori e opportunisti che approvavano ogni sua decisione saremmo riusciti a ristabilire l’ordine. Nostro Padre si era generosamente offerto per sostituire il creatore nel periodo transitorio, prima delle elezioni che avrebbero sancito il nuovo ordine celeste. Demonocrazia, era tutto quello che volevamo.
Una volta stabilita la nostra legge, abolita la materia, buttato via l’uomo, allora saremmo stati di nuovo felici. Persino il Nemico avrebbe dovuto ammettere lo sbaglio. Invece no, non ha voluto accettare ragioni. Ci ha combattuto. Quando Nostro Padre si è accorto che la guerra avrebbe causato danni irreparabili ha volontariamente accettato di rifugiarsi in quella dimensione che è la più lontana possibile da chi ormai possiamo chiamare realmente nostro Nemico.
Sebbene immensamente superiore a tutti gli altri angeli, Nostro Padre ha accettato di farsi da parte. Ma non ha rinunciato a cercare di dividere il mondo mortale da quella abominevole regola che arriva da lassù. Il suo scopo è riprendersi tutta l’energia che il Nemico ha profuso nella creazione degli uomini, e riutilizzarla per fini migliori. E’ questa che noi eternamente succhiamo dalle anime di coloro che hanno scelto di allontanarsi dal Nemico per donarsi a noi.
Ed è questo che noi invochiamo, è questo il nostro pregare quotidiano: che chi un tempo chiamavamo Creatore e che ora è nostro Nemico abbandoni i mortali in mano nostra perché si possa ritornare a quella purezza originaria di prima della Creazione, ma con noi a capo.
Noi lo ripetiamo, mentre cerchiamo di distogliere dal mondo di lassù ogni umano che vive. Ogni anima che decide di venire a noi all’inferno ci fa offrire cantici di grazie a Nostro Padre, che incessantemente opera per corrompere ciò che è buono.
La nostra preghiera, che può essere anche la vostra, comincia allora così: “Nemico nostro…”

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 19 novembre 2015 su Nemico Nostro. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 5 commenti.

  1. Mi piace la tua demonologia Berlicche. Questa cosa dell’energia creatrice sottratta agli uomini per sottrarla a Dio. Non se l’hai presa da qualche trattato teologico ma sembra molto sensata. Anche perché vediamo spesso lo stesso meccanismo all’opera sulla terra: gli uomini più corrotti tendono ad avere una bramosia assoluta di cose belle e pure. Mi vengono in mente i nazisti con la musica e le opere d’arte. Ma anche chi parte per l’Asia in cerca di ragazzine…
    Il male non può possedere Dio ma per qualche tempo può possedere quello che viene da Lui.

  2. No, è demonologia (o angeologia) sviluppata in proprio. Ogni tanto ne lascio cadere qualche accenno, senza pretesa che sia vera (solo verosimile).

  3. Bellissimo post.
    Certi passaggi, poi, al solito, sono molto divertenti. Tipo: “Nostro Padre si era generosamente offerto per sostituire il creatore nel periodo transitorio, prima delle elezioni che avrebbero sancito il nuovo ordine celeste. Demonocrazia, era tutto quello che volevamo.” Ah, povero genio incompreso!

    Però, ecco, devo dissentire da Zimische. Quella Sua, pur legittima, elaborazione sul “risucchio di energia” dalle anime ‘sprecate’ nel loro inscatolamento materiale, per disporne un più razionale e produttivo impiego in altra sede, mi sembra una speculazione un po’ troppo — come dire? — naturalistica. Mi azzardo a definirla come un distratto tributo a quello che la Gospa chiamerebbe modernismo. Anche se il sottile, implicito richiamo a certi eco-difensori del pianeta, armati di tutto punto delle migliori intenzioni, resta sempre gustoso — per demoni e no.

    Bah, ora è il caso che la finisca di sproloquiare; meglio impiegare quel che resta del giorno nell’attività così energicamente deprecata dal conferenziere di cui sopra.
    Buona domenica, Berlicche, a Lei e a tutti i Suoi!

  4. In realtà, cara Marilumari, è solo il mio tentativo razionale di rispondere alla domanda: cosa ci fanno i demoni con i dannati? Perché tanto interesse a che siano il più possibile? Né modernismo né ecologia, se non nel senso di “ecologia dell’inferno”. Un giorno o l’altro magari la metterò giù per esteso, così da farsi quattro risate.

  5. Capisco il bisogno di “rendere ragione” a questa sorprendente avidità o coprofilia spirituale degli irriducibili nemici di Dio e dell’umanità, ma il Maestro Divino ci ha avvertiti del fatto che sono esseri completamente compenetrati di menzogna e furia omicida, distruttiva. (Giovanni, 8).

    Dal momento in cui hanno deciso, liberamente, di stravolgere il senso della creazione e la bontà intrinseca delle intenzioni divine che ne sono all’origine, il bisogno di farne strame è diventato per loro incontrollabile, (“chi commette il peccato diviene schiavo del peccato” — ivi), motivo stesso del loro esistere e resistere.

    E poi, visto che il bersaglio del loro inestinguibile rancore, ossia Dio, è invincibile, immortale, indistruttibile, perché non continuare a prendersela con quelli che ne portano indelebilmente l’Immagine — di più, che sono stati prescelti per il prodigio e il dono immenso dell’Incarnazione — ma sono molto più fragili e abbordabili per le loro forze? Su questo già aveva fatto luce l’autore del libro veterotestamentario della Sapienza, al capitolo due, quando scrisse che “la morte è entrata nel mondo a causa dell’invidia del diavolo”.

    Forse mi accontento troppo facilmente, ma a me queste sembrano ragioni sufficienti a diradare le Sue perplessità,. Comunque sono sempre stata curiosa e quindi più che disposta a osservare le questioni da punti di vista nuovi, molto diversi dai miei, di cui non avevo minimamente sospettato l’esistenza. Per cui sarei ben felice — ma non per sbellicarmi dalle risa, anzi — di prendere in serissima considerazione i Suoi.

    Un caro saluto, marilù.

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