Questo è vero!

Qualche giorno fa, nell’apparente disinteresse della stampa italiana tutta, Scalfari ha re-pubblicato un altro colloquio telefonico con il Papa dove a quest’ultimo sono, ancora una volta, attribuite dichiarazioni sconcertanti.

La stampa estera invece qualche domanda perplessa se l’è fatta. Al che Padre Lombardi, il portavoce vaticano, ha dovuto ancora una volta puntualizzare, sembra solo a loro: Scalfari spara balle (“non riporta esattamente“).

Se Scalfari può permettersi di immaginare il contenuto di un colloquio con il Papa, perché non posso farlo io?
Rivendico perciò il mio diritto ad una libera espressione e mi spingo un passo più in là: già che ci sono, perché non abolire il passo intermedio e a questo punto inutile di avere davvero una conversazione con il Pontefice? Tanto, il contenuto lo invento comunque.

Ecco perciò il fedele resoconto del mio mai avvenuto incontro telefonico con Francesco.

Berlicche: “Pronto, Santità?”

Francesco: “Berlicche? E’ bello sentirti finalmente…ti leggo sempre con piacere…”

B: “Mi legge…Santità, sono confuso…”
F: “Ma sì, ma sì…tutte le mattine, quando posso…complimenti, eh? Proprio bravo.”
B: (farfuglia) “Grazie Santità…ecco…volevo farle qualche domanda…”
F: “Chiedi, chiedi pure”
B: “Prima domanda: perché, pur avendo a disposizione fior di giornalisti cattolici, rilascia interviste come questa che sto inventando di sana pianta o quelle con Scalfari? I suoi predecessori erano andati in cerca di persone serie…”
F: “Vedi, caro, Il Signore ci ha concesso la libertà per usarla. Io do la possibilità a te e agli altri a cui concedo interviste di dire il vero, oppure quello che volete farmi dire. Ma se qualcuno, lontano dalla Chiesa, legge quello che scrivono e si incuriosisce e viene da me, allora sono io che ci guadagno. Poi quello ha tutto il tempo per capire cosa dico veramente. Parlo abbastanza chiaramente, quando non mi travisano.”
B: “Però così, Santità, non si rischia di deludere quelli che dentro la Chiesa ci sono già? C’è tanta gente confusa che, leggendo quello che le fanno dire certi autori, pensano che Lei sia impazzito, o di essere più cattolici del Papa. O, peggio, dubitano se convenga essere ancora cattolici.
F: “Così si muovono! Cercano di capire! Si domandano: il cristianesimo che sto vivendo è quello vero o un nido che mi sono fabbricato? Escono dal loro recinto! La Chiesa adesso è un recinto chiuso, in cui non vuole entrare più nessuno. Io voglio abbattere gli steccati.”
B: “Abbattendo gli steccati, escono le pecore ed entrano i lupi”
F: “E mantenendoli le pecore muoiono di fame, perché dentro non entra il sole e non cresce più l’erba.
B: “Adesso me lo deve dire, però: tutti quei vescovi e teologi che dicono di parlare in nome suo, è vero?”
F: “Io li lascio fare…si sentono autorizzati a esprimersi senza freni, quindi capisco di che pasta sono veramente. Però le voglio confidare una cosa.”
B: “Cosa?”
F: “Per tutti coloro, vescovi, cardinali e quant’altro, che vorrebbero sostituire la sposa di Nostro Signore con la loro versione di Chiesa, adeguandola allo spirito del mondo, io sto preparando un posto.”
B: “Che posto?”
F: “Dalandzadgad.”
B: “Prego?”
F: “Dalandzadgad. E’ una ridente cittadina della Mongolia, al confine del deserto del Gobi. Stiamo attrezzando palazzi vescovili e conventi per ospitare quanti vorranno praticare l’accoglienza ai fratelli in quelle terre distanti.”
B: “Intende dire, riassegnati a…”
F: “Sì, tutti promossi laggiù. Ecco cosa intendo per Chiesa in uscita. Non si potranno lamentare: nella maggioranza dei casi, avranno a messa lo stesso numero di fedeli delle loro precedenti diocesi, che so, in Belgio o Germania. Forse qualcuno di più.”
B: “E  giornalisti?”
F: “Lì c’entra la libertà. Se li vorranno seguire laggiù per continuare ad intervistarli, saranno liberi di farlo.”
B: “Ma non crede che si lamenteranno? Rischia lo scisma.”
F: “Lamentarsi, e di cosa? Il clima è per tutti i gusti, si va dai quaranta d’estate ai meno quaranta d’inverno; e più periferia di quella, è difficile trovarla. Avranno poi a che fare con pastori veri, con pecore autentiche. Potranno mettere in pratica tutte le loro teorie. Cosa possono chiedere di più?”
B: “Non è un po’ cattivella, questa?”
F: “Come direbbe Padre Lombardi, non sono io ad essere cattivello, è lei che non riporta esattamente quanto non mi sono mai sognato di dirle.”
B: “Ma non mi smentirà…”
F: “Questo è vero!”

M027

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 13 novembre 2015 su diavolerie e cattiverie. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 31 commenti.

  1. Giuliano Ventura

    Che Scalfari stia vaneggiando un poco a causa dell´età è possibile, come è possibile che il pensiero del Papa sia stato distorto dal delirio di onnipotenza della Ragione di cui Scalfari soffre da sempre.
    Che Papa Francesco si il bersaglio preferito dei nuovi farisei è fuori di dubbio, visto che il filo conduttore del suo pontificato mi sembra essere il vivere pienamente il messaggio evangelico. Gesù Cristo è stato bersagliato molte volte, spesso con ignobili “trucchetti”, dai farisei che volevano farlo cadere in contraddizione. Quindi fin qui nulla di strano.
    Credo che Papa Francesco sappia benissimo di che pasta è fatto il suo (o i suoi interlocutori) e a volte si spinge fino al limite del suo pensiero essendo pienamente consapevole che può essere travisato. Ma sembra che si aspetti una reazione del genere, visto che ha sempre la risposta pronta per tutti.
    Dal suo articolo mi sembra di scorgere un Papa che ricalca passo passo il tentativo che ha fatto Gesù Cristo per far uscire lo spirito di ciascuno dalla gabbia del formalismo religioso, di cui i farisei erano i degni rappresentanti.
    Ora, se qualcuno ha dei dubbi, si rivolga al Papa, invece di inventare articoli o di lasciarsi fuorviare dal dubbio a causa di una fede debole basata su una religiosità molto pragmatica e poco vissuta.

  2. Giuliano Ventura, chi è lei per giudicare la fede degli “altri”?

  3. “Molto pragmatica e poco vissuta”? Posto che “pragmatico” in lingua corrente dovrebbe voler dire più o meno “dettato da esigenze pratiche più che da principi o valori ideali”, mi pare che Giuliano Ventura abbia il vocabolario un po’ confuso…

  4. Giuliano Ventura

    A ago86: il mio non è un giudizio, poiché non ho fatto una valutazione morale, è solo un´opinione. Condivisibile o no, è solo la mia opinione. Lei sì invece sembra avermi giudicato.

  5. Giuliano Ventura

    A senm_webmrs: ha ragione, ho usato un termine non pertinente. Volevo riferirmi ad una religiosità come quella del fariseo della parabola (Luca 18, 10-14), orgoglioso solo di essere un fervido praticante della legge, quindi preoccupandosi molto con l´esteriorità e ben poco con l´anima e il suo rapporto con Dio. Grazie per la correzione.

  6. @ Giuliano Ventura
    “Ora, se qualcuno ha dei dubbi, si rivolga al Papa, invece di inventare articoli o di lasciarsi fuorviare dal dubbio a causa di una fede debole basata su una religiosità molto pragmatica e poco vissuta.” Gentile signor Ventura, non so se abbia avuto notizia della “Supplica filiale a sua Santità Papa Francesco” rivoltaGli via internet prima del Sinodo da 868164 persone. Trova il testo nel sito: http://www.supplicafiliale.org
    Non mi risulta, ma potrei sbagliarmi, che sia mai arrivato un cenno di risposta.

  7. Ventura, sfido chiunque a trovare un giudizio personale nei tuoi confronti nelle mie parole. Ciò che invece non si può dire delle tue: hai apertamente chiamato “farisei” altre persone, giudicando la loro fede.

  8. Giuliano Ventura

    @ ago86
    Il termine fariseo è usato comunemente (a volte in senso dispregiativo, ma non è il mio caso) per definire una persona che mostra rigorismo morale, preoccupandosi però più dell’apparenza che della sostanza. Quindi, il termine fariseo definisce un comportamento, che Gesù aveva giudicato (in senso morale, cioè che riguarda ciò che giusto e ciò che è ingiusto) ipocrita. Ora, Lui sì aveva l´autorità per giudicare. Io non ce l´ho (e ne sono cosciente), per cui mi limito ad avere un´opinione, sulla base delle mie osservazioni personali (perché anch´io vivo in mezzo agli altri) e dei miei fondamenti religiosi (forse poco saldi). Purtroppo, io non ho quella meravigliosa virtù come Papa Francesco o lo stesso Berlicche di dire le cose usando uno stile espressivo elegante e gentile. Forse le mie parole hanno offeso la sensibilità di qualcuno, compreso Lei, per cui chiedo scusa e “credete che non s´è fatto apposta”.

  9. Giuliano Ventura

    @ Eppe
    La ringrazio per il link che mi ha segnalato. Purtroppo, non ho molto tempo per leggere tutto, ma ho letto la supplica e credo che Papa Francesco non abbia risposto perché la supplica non prevedeva una risposta, bensì chiedeva un intervento al Sinodo in relazione alle questioni sollevate. La frase finale del mio commento si riferiva a quelle persone che, come i farisei del tempo di Cristo, tentano di fare sgambetto al Papa, o a quelle persone che credono, in buonissima fede, nelle loro convinzioni religiose e trovano in certe espressioni del Papa qualcosa di pericoloso per la stabilità degli insegnamenti della Chiesa.

  10. Girala come ti pare, resta il fatto che hai giudicato e condannato la fede di altre persone.

  11. Giuliano Ventura

    @ ago86
    Beato Lei che si trova nel giusto. Quanto alla condanna, posso aver giudicato, come dice Lei, ma condannato certamente no. Questa è un´accusa gratuita che proviene certamente dalla sua certezza di essere nel giusto. Beato Lei.

  12. @ Giuliano Ventura
    Sono proprio una di quelle persone che trovano in certe espressioni del Papa qualcosa di pericoloso per la stabilità degli insegnamenti della Chiesa. Come ha visto, insieme ad altri 868163, avevo messo in pratica il Suo consiglio (“Ora, se qualcuno ha dei dubbi, si rivolga al Papa, invece di inventare articoli o di lasciarsi fuorviare dal dubbio a causa di una fede debole basata su una religiosità molto pragmatica e poco vissuta.”). Peccato non sia servito. La ringrazio per la Sua preoccupazione verso la mia debole fede poco vissuta.

  13. Giuliano Ventura

    @ Eppe
    Credo che né il Papa né i vescovi del Sinodo vogliano stravolgere la dottrina della Chiesa cattolica. Credo che la parola d´ordine del nuovo corso pontificio sia misericordia. Questo non significa che cercare di comprendere e venire incontro alle necessità di quelli che vivono di maniera differente possa destabilizzare le fondamenta della Chiesa cattolica. Quasi come se essere tolleranti e comprensivi con quelli che consideriamo diversi da noi possa distruggere la famiglia tradizionale o quello che è tradizionalmente la maniera di vivere dei cattolici. Ci saranno sempre milioni di persone che formeranno delle famiglie tradizionali secondo la dottrina cattolica. La misericordia sarà l´atteggiamento giusto affinché si possa raggiungere una convivenza pacifica. Oltretutto, non credo che Dio, che probabilmente sta permettendo che il Nemico semini discordia nella Chiesa per mettere alla prova la nostra fede, lasci distruggere quello per cui il Suo divino Figlio è morto sulla croce. Per questo credo che farsi prendere dal timore che la diversità e la sua accettazione possa minacciare la Chiesa sia un segnale di fede debole. Forse Dio vuole che, attraverso il Suo servo Francesco, i suoi figli, pur nelle loro individualità, si incontrino e si accettino reciprocamente. Da questo la Chiesa potrà solo uscire rafforzata.

  14. @ Giuliano Ventura
    “La misericordia sarà l´atteggiamento giusto affinché si possa raggiungere una convivenza pacifica.” Non mi pare sia la “convivenza pacifica” il fine ultimo che si è posto Gesù con la Sua venuta sulla terra, forse è il fine ultimo dell’esistenza dell’ONU… Guardi, caro Ventura, che essere tolleranti e comprensivi non significa rinunciare a denunciare cosa sia male rendendo così un pessimo servizio alla verità. Per restare nel già citato ambito famigliare, cosa significa per Lei essere tolleranti e comprensivi verso coloro che chiedono il matrimonio gay e la possibilità di generare figli con l’utero in affitto? Significa lasciar legiferare tranquillamente in questo senso, tanto “ci saranno sempre milioni di persone che formeranno delle famiglie tradizionali secondo la dottrina cattolica.”? E in ambito ecclesiale, cosa significa per Lei essere tolleranti e comprensivi verso coloro che, divorziati e risposati, chiedono la Comunione? Significa accettare entusiasticamente qualunque “innovazione“ in tal senso sforzandosi di non pensare all’incongruenza col dettato evangelico, con una tradizione bimillenaria ininterrotta e con numerosi documenti ecclesiali, gli ultimi dei quali datati soltanto qualche anno fa?

  15. Giuliano Ventura

    @ Eppe
    Forse Gesù non è venuto su questa terra per stabilire una convivenza pacifica come dice Lei, ma non è venuto nemmeno per erigere steccati. Non è venuto nemmeno per proibire o imporre qualcosa. Il messaggio evangelico è una proposta di salvezza, chi la vuole ottenere segua quello che Gesù Cristo ha detto. Ed è venuto soprattutto per i peccatori e per insegnare ai peccatori come redimersi, non tanto per i giusti, che non hanno bisogno di penitenza. Cosa doveva fare Gesù con l´adultera? Doveva lasciarla al suo destino, perché la legge di allora obbligava a lapidarla? “Neanch´io ti condanno. Va e non peccare più”. Come lo definisce questo atteggiamento? Gesù ha compreso il dramma della donna, ma non per questo ha sorvolato sul suo peccato. Il figlio prodigo, quando si è reso conto degli errori commessi, è ritornato ed è stato perdonato dal padre, che lo ha accolto nuovamente come un figlio. Quindi, essere indulgenti verso gli errori altrui non significa abdicare alla parola del Cristo. La famiglia in senso cristiano è quella che già si conosce, ma la consuetudine dell´uso della parola famiglia in tal senso non ne fa un diritto esclusivo. La Chiesa giustamente non accetta l´unione gay come famiglia perché Gesù Cristo ha stabilito un principio differente. La Chiesa giustamente può chiedere alle autorità governative di considerare il pensiero ecclesiastico, ma non può obiettivamente imporre niente. Forse può dare fastidio che la chiamino famiglia, ma credo che questo non minacci affatto i principi della dottrina cattolica. Dal Sinodo mi sembra non sia uscita nessuna apertura alle famiglie omosessuali, né tantomeno la possibilità di accedere al sacramento del matrimonio. E non è uscita nemmeno un via libera al sacramento dell´Eucaristia, si parla solo di “discernimento”; quindi, i sacerdoti dovranno valutare caso per caso, ma questo non significa cedere dal punto di vista dottrinale. Tolleranza e comprensione vanno intese come accoglienza, ascolto, offerta di aiuto per chi soffre, o è confuso, o anche per chi, pur restando fermo nelle sue opinioni, cerca nella Chiesa un interlocutore competente per discutere su certi problemi. Significa cedere? Accettare entusiasticamente? Papa Francesco ha detto che la Chiesa non deve rinchiudersi in sè ma deve uscire per cercare chi si è smarrito. Secondo me è questo che la Chiesa deve fare, senza che questo possa rappresentare una minaccia all´integrità della dottrina.

  16. @ Giuliano Ventura
    “I sacerdoti dovranno valutare caso per caso” e sentirsi o, peggio, essere additati come intolleranti e non accoglienti se si permettessero di negare quanto richiesto. Se per Lei “essere Chiesa in uscita” significa ritenere giusto che ciascuno nella vita pensi e faccia quello che vuole, e se desidera, ogni tanto o in momenti particolari, accedere ad un Sacramento sia libero di farlo senza pentimento né conversione, credo che si sbagli.

  17. Giuliano Ventura

    @ Eppe
    Va bene. La pace di Cristo sia con te.

  18. @ Giuliano Ventura
    Grazie, e sia anche con Lei.

  19. In margine a questo scambio dialettico, due chiose.
    Cristo non ci chiede opinioni, ci chiede fede. Non sarà venuto a proibire o imporre, ma ha detto chiaramente cosa è giusto e cosa è sbagliato. Ha detto che succede a chi non lo segue. E a chi lo segue.
    Non ha detto “non giudicate”, piuttosto il contrario. Ha detto “non giudicate se non volete essere giudicati”. E’ sbagliato il moralismo; è altrettanto sbagliato il buonismo, che fa restare nell’errore chi avrebbe bisogno di uscirne.
    E se non diciamo noi che è un errore, chi lo dirà?

  20. “… Si capisce quindi che il metro di giudizio (se non vogliamo passare guai) può essere uno solo: la misericordia, la pietà per un errore che può essere (o è) anche il nostro.”… Mille grazie, Berlicche, per la tua puntualizzazione ed in particolare per il link al tuo post del 24 gennaio (2011, più di due anni prima dell’elezione di papa Francesco).

  21. Giuliano Ventura

    @ Berlicche
    Caro Berlicche, secondo me chi deve dire chi sta nell´errore non siamo noi (“chi è senza peccato…”), possiamo solo dire cosa PER NOI è giusto o sbagliato. Il Papa ha il potere di dire qual´è l´errore e cosa deve essere fatto per correggerlo, dato che a lui è riconosciuta l´infallibilità. Ora, se cominciamo a dire che il Papa sta sbagliando, basandoci chissà su quali basi teologiche, o morali, o non so cos´altro, dov´è che andiamo a finire? Abbiamo la competenza necessaria per dirgli che sta cadendo in errore? O formiamo un Sinodo permanente dei buoni e giusti cristiani?
    A proposito di buonismo: qui non si tratta di essere buonisti o moralisti, si tratta di trattare con rispetto chi riteniamo diverso da noi, senza per questo rinunciare alle nostre opinioni (o posizioni…). Altrimenti rischiamo di condannare ad un altro tipo di rogo in nome della difesa della dottrina.
    Un´altra cosa: ho tentato di immaginare cosa avrebbe detto e fatto se avesse incontrato un gay. Ovviamente non sono in grado di dare un epilogo al fatto, ma vorrei pensare che, al pari dell´adultera e di altri peccatori, gli avrebbe parlato e lo avrebbe convinto a non creare le condizioni di porsi contro la volontà del Padre, che gli impedirebbero di ottenere la salvezza (che è una questione INDIVIDUALE tra l´uomo e il suo Creatore).
    PS. Mi piace molto questo Papa, credo che sia in grado di dare una svolta positiva alla Chiesa senza stravolgerne i principi. Per questo forse ho esagerato nell´esprimermi. Se ho offeso qualcuno, chiedo umilmente scusa.

  22. xVentura: Non hai offeso nessuno, non me almeno. Ma ti invito a riflettere sul fatto che non siamo NOI a dire cos’è giusto e sbagliato, ma CI E’ STATO DETTO.
    Chiaramente. Non si tratta di roghi, o difendere dottrine. Ma se fosse stato tutto uguale, allora per i peccati di chi sarebbe morto Cristo?
    La salvezza passa per riconoscerli, quei peccati, e smetterla con essi. Non opinioni. E sì, misericordia per il peccatore, ma per il peccato nessun rispetto.

  23. Giuliano Ventura

    @ Berlicche
    Ma non è tutto uguale, Berlicche! Cristo è venuto per redimerci dai peccati e ci detto cosa e come dobbiamo fare per evitarli e ottenere la salvezza. È, come ho detto, una questione individuale tra la creatura e il suo Creatore. È vero quello che Lei dice: la salvezza passa per riconoscerli, quei peccati, e smetterla con essi. Ci hanno insegnato cosa è giusto e cosa è sbagliato. Ma il punto è questo: anche se ce l´hanno detto, che diritto abbiamo noi di dire ad un altro cosa è giusto o sbagliato se è una questione tra lui e Dio? Non credo che la persona non sappia cosa sta facendo. E se la persona sta peccando coscientemente, siccome Dio ha lasciato, oltre al discernimento, la libertà di scelta a ciascuno riguardo alla sua salvezza, perchè dovrei fare il pubblico ministero per Dio se nemmeno Dio lo sta accusando di niente (Dio sa che la persona sta peccando, ma sempre lascia il tempo affinché la persona si penta)?
    Ci hanno detto cosa è giusto e cosa è sbagliato. Sulla base di questo ci siamo formati le nostre convinzioni. Ce l´hanno detto qualche tempo fa, hanno continuato a dircelo e adesso sembra che non sia più vero niente perché si parla di misericordia. Lei dice: misericordia per il peccatore e per il peccato nessun rispetto. Ma nessun peccato genera rispetto, soprattutto quello fatto consapevolmente. Ora, il problema è che non c´è peccato senza peccatore, E la tentazione è quella di non rispettare il peccatore per il peccato. Per questo, forse, quando si parla di misericordia qualcuno può trovarlo strano. La misericordia fa sì che si possa essere utili al peccatore, ricordandogli il SUO peccato, affinché non pecchi più e si salvi. Senza che la parola di Cristo sia tradita. E quando il peccato assume dimensioni sociali enormi, è facile che ci si senta aggrediti e si reagisca chiudendosi, generando quasi una sorta di conflitto ideologico, mentre la questione è tutt´altra. Penso che la Chiesa debba fare come Gesù Cristo, cioè cercare i peccatori e fare di tutto affinché prendano coscienza e si convertano, annullando così il peccato. “Neanch´io ti condanno. Va, e non peccare più”. Come si chiama questa, se non misericordia?
    Forse sbaglio, ma la vedo così.
    Mi scuso per la prolissità.

  24. che diritto abbiamo noi di dire ad un altro cosa è giusto o sbagliato se è una questione tra lui e Dio?
    Ventura, e chi dovrebbe dirglielo?

    Se io tengo ad una persona, e quella persona sbaglia, glielo dico. Io devo solo ringraziare quelli che mi hanno preso a calci in culo, perché chi mi lasciava fare quello che volevo non mi voleva bene davvero.
    Dio non ha volantinato da un aereo. E’ venuto in carne e ossa. Ha parlato chiaro. L’hanno ammazzato per questo. Ha fatto la Chiesa, perché si continuasse a farne memoria. E la Chiesa siamo io e lei.
    Rapporto personale con Dio? Quello lo lascio ai protestanti, che finiscono per far parlare Dio con la loro voce. Qui le cose si fanno diversamente.

  25. Mi viene in mente il post di Berlicche sulla tolleranza: se non ti allinei al concetto di tolleranza di certe persone, ne paghi le conseguenze, a caro prezzo.

  26. Giuliano Ventura

    @ tutti i miei interlcutori
    Ho approfittato di questa pausa forzata per problemi con internet per riflettere.
    Beh, devo dire che avete ragione e io torto.
    È vero, ho giudicato la fede degli altri, ho scagliato la prima pietra e non ho visto la trave nel mio occhio.
    Ho parlato di tolleranza, termine liberale, ma che denota mancanza di iniziativa e mette a posto la coscienza al solo parlarne, mentre invece dovevo parlare del termine cristiano misericordia, che definisce l´atteggiamento attivo di chi va incontro all´altro accogliendolo, ascoltandolo e aiutandolo, senza preoccuparsi tanto della coscienza perché si sa già che si sta facendo qualcosa di buono. Non so perché l´ho fatto (parlare in termini liberali), perché nella mia vita, anche se non sono stato molto attivo, ho sempre cercato di amare il mio prossimo quando mi è stato chiesto. Ed ho avuto misericordia quando è stato il momento.
    Ha ragione Berlicche quando dice che il cristiano deve dire a chi pecca che lo sta facendo (“Insegnerò agli erranti le tue vie e i peccatori a te ritorneranno” Sal 50, 15). Forse non l´ho mai fatto per eccesso di scrupolo, per timore di mancare di rispetto alla persona, aspettando sempre che fosse lei a rivolgersi a me, ma forse ho sbagliato.
    Grazie per l´aiuto che comunque mi avete dato.

  27. @Giuliano Ventura
    Grazie a Lei, per me è stato un piacere dialogare con Lei (e questo anche prima del Suo ultimo commento, La prego di credermi).

  28. Sì, grazie, Ventura, per averci ricordato, con quasi distratta nonchalance, che la delicatezza e l’attesa (anche quella molto… attiva, screziata di ansia e speranza incrollabile intrecciate, qual è quella del Padre descritto nella parabola del figliol prodigo), sono parte integrante dell’ “insegnamento correttivo” cui ciascuno è COMUNQUE tenuto verso il proprio fratello/sorella in Cristo, o semplicemente in umanità (si veda Matteo 18,15 e ss., e Luca 17, 3; nell’A.T. è molto istruttivo, al riguardo, il testo di Ezechiele 3, 16-21).

    Adesso però avrei io una domanda: Giuliano Ventura è il vero nome della nostra cara, vecchia conoscenza “Quente”, o è anche questo un nome d’arte?

    Ovviamente non è affatto tenuto a rispondermi. Al contrario: un po’ d’allenamento in più nella ‘giusta’ attesa non può che essere di giovamento, e non solo a me.

  29. Giuliano Ventura

    Non ho capito chi sarebbe la vostra cara, vecchia conoscenza “Quente”. Giuliano Ventura è il mio vero nome, non è un nome d´arte, d´altronde non ne ho affatto bisogno di nomi d´arte. Quello che ho da dire, che piaccia o no, lo dico firmandomi con nome e cognome,
    Soprattutto non capisco come mai a distanza di giorni dall´uscita del post di Berlicche e con un mio commento finale dove riconoscevo i miei errori (non conosco la Bibbia a memoria, ma mi sono ricordato del passo del Sal 50, o Le è sfuggito?), Lei venga a commentare con un tono velatamente sarcastico (distratta nonchalance? questo lo vede Lei) quanto avevo scritto.
    Ho la consapevolezza di poter essere nell´errore, e credo di avere il coraggio di ammetterlo e di cambiare le mie opinioni. Soprattutto riconosco quando gli altri ne sanno più di me.
    In ogni caso, La ringrazio per la sua “correzione”. Dio gliene renda merito.

  30. Bene, allora sono contenta di avere la possibilità di scusarmi anch’io con Lei, e davvero le chiedo di volermi perdonare se col mio tono — che nel mio intento era solo scherzoso e non sarcastico — l’ho involontariamente offesa.

    Ho scritto il mio commento a giorni di distanza dalla pubblicazione del Suo ultimo intervento solo perché mi sono accorta del prosieguo della discussione tra Lei, Berlicche e altri frequentatori del blog proprio e soltanto ieri, e non prima.

    Comunque la mia era un’aggiunta, una puntualizzazione forse un po’ pedante, ma in nessun modo una “correzione”.
    Tra l’altro, nemmeno io conosco la Sacra Scrittura a memoria; seguo solo con quanta più attenzione posso le letture liturgiche festive e, quando riesco, feriali; i passaggi precisi li ritrovo poi solo in virtù dell’ormai insostituibile aiuto di Google.

    Grazie della Sua gentile risposta e a presto rileggerla.
    marilù

  31. Giuliano Ventura

    Beh, forse la mia risposta non è stata del tutto “gentile”, ammetto di essermi risentito un po´, soprattutto perché non capivo il motivo di quello che pensavo fosse sarcasmo.
    Tuttavia, tutto chiaro, tutto in pace e niente da perdonare.
    Alla prossima benvenuta occasione.

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