Maledetti Beati – IX – Che insulto

Concludiamo quest’oggi questo nostro corso sul riconoscimento e la soppressione dei beati nel mondo umano. L’ultima categoria che esamineremo ci tira in ballo direttamente perché, di fatto, siamo noi a crearla.

Sono infatti detti beati tutti coloro che sono insultati, perseguitati e contro cui si lanciano menzogne maligne a causa del Nemico-che-è-sceso-da-Lassù.

E’ innegabile che queste attività siano opera nostra. Sono proprio ciò che vi ho suggerito di fare agli altri beati. Intimidirli, vessarli, diffamarli in ogni maniera. Tutti i mezzi sono buoni pur di stroncare questa muffa, eliminarla dalla faccia della Terra. Ora il Nemico però afferma che, in qualche maniera, i beati sono il risultato dei nostri attacchi. Suggerisce addirittura ai perseguitati di far festa tanto più ci accaniamo contro di loro.
Che frustrazione! Ogni nostro sforzo ci viene rigettato addosso. Dovremmo guardarci dall’intervenire contro gli sgherri del Nemico perché sappiamo che la ritorsione sarà tremenda: i torti che commettiamo verso di loro saranno raddrizzati e quelle anime saranno compensate con la felicità eterna.
Comprendo il vostro orrore e il vostro ribrezzo. E’ come se le torture non avessero più gusto, i tormenti inflitti perdessero il loro sapore.

Rassicuratevi: le cose non stanno proprio come il Nemico vorrebbe farci credere.

Intanto, noi interveniamo contro umani già compromessi. Lasciarli nell’illusione che possano amare il Nemico e passarla liscia, questo sì che è da evitare. Persi per persi, cerchiamo di farli recedere dalla loro nauseante bontà. Se per le nostre persecuzioni il mortale cade, cessa di essere beato. E’ vero che se si rimettesse in piedi il Nemico sarebbe sempre pronto ad accoglierlo, ma deve prima alzarsi. Come sapete bene, disponiamo di corde molto appiccicose e robuste per trattenere giù i caduti.
Non è dunque questione se spingere o non spingere per far cadere, ma quanto forte deve essere la spinta.
Il mio consiglio è: il più possibile.

Sì, occorre schiacciare questi infami. Stando nello stesso tempo attenti, come già vi ho ricordato, a dissimulare il nostro intento. Capisco gli eccessi, le liste di proscrizione, gli insulti diretti; ma talvolta è più opportuno un atteggiamento discreto, la diffamazione sottile magari usando le loro stesse parole d’ordine: legge e carità.

E’ poi importante anche che, oltre a spingere, ci si ricordi di tirare.
L’accorto tentatore sa quanto deve insistere, stressare, tormentare; ma è opportuno che non si scordi di lusingare. Quante volte parlare bene di un potenziale beato sì è dimostrato più efficace che riempirlo di insulti e minacce. Non mancate mai di fare applaudire ogni sciocchezza che dice l’umano in odore di beatitudine, basta che si attenga a quelle suggerite da noi. Se però dovesse in qualsiasi maniera divergere dal nostro verbo, dal consenso che abbiamo costruito, allora non sia risparmiato.

Voi sapete quanto falsi e opportunisti siano in fondo i mortali, con quanta prontezza siano disposti a salire sul carro del vincitore. Noi dobbiamo solo favorire questa predisposizione naturale, perché i vincitori siamo sempre noi. Perciò non lesinate da una parte le lodi, dall’altra le minacce.

Sfruttate bene le debolezze del vostro uomo: se non è disposto a cedere per sé, magari lo sarà se si colpiscono quanti sono a lui vicini, quelli a cui tiene. Datemi retta; molte volte non hanno bisogno che di una scusa qualsiasi per rinnegare il Nemico. Come ad esempio proteggere una moglie, un marito, un figlio. Bisognerebbe rinominare parecchie bolge, qui all’inferno, con il nome di “Tengo famiglia”.

Un altro vantaggio della persecuzione è che impedisce ai mortali che congiurano con il Nemico di esprimersi liberamente. Come vi ho detto fin dall’inizio del nostro corso, se si riesce ad isolare il beato la sua infezione non può diffondersi. E’ per questo che noi quaggiù abbiamo sempre dato la massima importanza alla comunicazione. Urlare forte può servire fino ad un certo punto; molto più importante è cosa si urla, e che le sole grida che si levano dal campo avverso siano di confuso dolore.

C’è il rischio che un mortale che vede qualcuno di perseguitato, a cui è impedito di esprimersi, si ponga istintivamente dalla sua parte. Il Nemico sembra abbia dato agli umani questa folle propensione a fare il tifo per il perdente. Ma se lo si convince che quello è un malvagio che tenta di giustificare i suoi orrendi crimini allora difficilmente ascolterà davvero ciò che l’altro tenta di dire. L’avrà già giudicato.
Diffamate, diffamate, qualcosa resterà.
Vedete bene, allora, a cosa è servito l’immenso sforzo di persuasione che ci ha tenuto impegnati negli ultimi secoli. Abbiamo reso inascoltabili i cristiani agendo su due fronti: nell’opinione pubblica, e tra i cristiani stessi. Nell’opinione pubblica, dove qualsiasi discorso circa la religione è visto come il tentativo di giustificare l’ingiustificabile; e tra i cristiani, rendendo il loro parlare davvero noioso, insopportabile e vuoto. Li abbiamo convinti a parlare del nulla invece che della loro fede, e a scusarsi per quello che sono; li abbiamo fatti passare prima ad un moralismo acre e poi ad un perbenismo vuoto. Il prossimo passo sarà la dissoluzione; e qui stiamo contando i giorni.

Il giorno sarebbe domani, se non ci fossero i maledetti beati, che ricordano invece quanto è grande la ricompensa per loro.
Non possiamo batterli, se vi sarà sempre questo miraggio di una compensazione per le immani sofferenze alle quali li sottoponiamo. Se rimarranno tali, più che per quella, per la bellezza che vedono anche in mezzo ai tormenti, beh, quella bellezza cerchiamo di bruciarla. Che i pochi resistenti siano isolati e soli, abbandonati da tutti. Nel vuoto nessuno può sentirli urlare.

In conclusione, demonietti miei: che questi beati non si aspettino tregua. Se dovessero stare tranquilli, se non udissero critiche ma solo lodi, che sia perché non sono più beati, ma nostri.

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 12 novembre 2015 su Maledetti beati. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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