Maledetti Beati – VIII – Giusto un po’ di persecuzione

Siamo quasi giunti alla conclusione del nostro corso sul riconoscimento e la neutralizzazione di quelle pericolose forme di vita note sotto il nome di beati.

Il tipo di beato che affronteremo oggi sono quegli ostinati esseri umani che vogliono la giustizia. Questi non si accontentano di tutto quello che potremmo dare loro, i piaceri e il potere e la possibilità di realizzare i loro desideri per quanto sciocchi e dannosi siano; no, vogliono proprio essere giusti.

Voi capite, se è nostro compito dominare il mondo umano non possiamo lasciare passare una simile sfida senza punizione. Qui si mette in discussione il nostro diritto a fare quello che ci pare e piace. Si pretende che ci sia qualcosa di più grande di noi stessi; la stessa pretesa che, tanto tempo fa, ci ha fatto abbandonare il progetto del Nemico-che-sta-lassù per seguire la nostra strada. Tutta la fatica che abbiamo fatto per erigere un Regno Infernale andrebbe sprecata, se permettessimo che un misero essere mortale possa avere a cuore qualcosa di più grande del proprio interesse, o del nostro.

E’ necessario quindi colpire con durezza quanti si oppongono alla nostra regola di libertà assoluta. Quanti sostengono, con faccia di tolla, “questo non è permesso, questo non si può fare”. Millantando una ipotetica giustizia suprema. E’ nella natura delle cose ribellarsi a un ordine superiore, costitutivo, con le sue pretese di eternità quale quello che il Nemico vorrebbe imporre con la debole scusa di avere creato lui tutto quanto. Chi si ribella a questa nostra ribellione è perciò un controrivoluzionario da individuare ed eliminare prima possibile.

Questi sono proprio i cittadini del Regno del Nemico, coloro che seguono il suo progetto. Sono i suoi soldati, i suoi leccapiedi, quelli che hanno capito dove li condurrebbe seguire i nostri consigli. Ad essere cioè sudditi del nostro Regno, il Regno Infernale dove le tasse si pagano in natura, con l’eterna spremitura dell’anima nei nostri calderoni. E noi vogliamo invece che quei calderoni rimangano sempre pieni: è il nostro cibo che ci sobbolle.

Sì, fare ciò che è giusto invece di quello che conviene è il marchio dei collaboratori del Nemico; la persecuzione è la corretta risposta a quella loro pretesa. Se valutano la giustizia più della legge bisogna convincerli del contrario, con le buone o le cattive. Devono avere ben chiaro a cosa vanno incontro: i pentiti, coloro che cedono ai nostri metodi di convinzione, saremo ben felici di accoglierli nuovamente tra noi. Questi e quelli già abbindolati in precedenza, ve l’assicuro , sono più che sufficienti a nutrirci e a saziarci.

Gli altri, quelli che non si piegano, che resistono alla prigione, alle torture più efferate, alle minacce di morte, alle prese in giro dei colleghi, ahimè, sono persi per noi. I beati.
Dato che però non sarebbe saggio trascurare anche queste minime infrazioni alla nostra dominazione, occorre limitare al massimo la loro influenza. Se le tentazioni non sono bastate, se le persecuzioni non sono servite, è chiaro che dobbiamo fare attorno a loro terra bruciata.
Il rischio , non indifferente, è fare di loro dei martiri. Intendiamoci bene: noi non abbiamo niente contro il martirio, di per sé. Se valutiamo che un essere umano farebbe più danni continuando a vivere piuttosto che perderlo definitivamente, allora ci rassegniamo a eliminarlo per il male di tutta l’umanità. L’importante è che non si sappia, che la sua dipartita sia la più discreta e silenziosa possibile. Non sottovalutiamo però il reparto comunicazioni del Nemico: il defunto beato può causare più disastri da morto che da vivo.

E’ il grossolano errore in cui siamo incappati nei primi tempi del cristianesimo. Allora valutammo che saremmo riusciti a stroncare quel ridicolo tentativo del Nemico con la forza; non abbiamo compreso la trappola tesaci dal nostro avversario, l’impressione che avrebbero fatto tutti quei massacri sulle deboli menti umane. Abbiamo sottovalutato questi beati, la loro resistenza e la capacità di essere d’esempio per gli altri mortali.

Ormai l’abbiamo capito: se vogliamo perseguitare, che sia una persecuzione su due livelli. Un primo livello, pubblico, in cui si dica tutto il male possibile su quei pericolosi dissidenti alla nostra regola. Li si insulti, li si denigri, li si accusi di mancanza di misericordia e di conservatorismo. Li si derida per le loro convinzioni obsolete, mentre la nuova regola è la libertà assoluta. Li si presenti come persone impresentabili, fanatici, menti chiuse ed arretrate. Le solite calunnie, insomma.

Invece di punirli per quanto pensano e fanno, li si colpisca per la loro chiusura, per il non essere al passo con i tempi, per la loro renitenza a conformarsi. Stando bene attenti a che per questo non lucrino simpatie.

Se ciò non bastasse, il secondo livello deve essere molto più discreto. Che si multi, si imprigioni, si licenzi, che i massacri avvengano, ma non ne parli nessuno. La scusa prescinda dalla religione, non mancano le alternative a cui ricorrere. La parola d’ordine deve essere discrezione. Cancellare un villaggio in qualche remota provincia d’Africa o dell’Oriente è assolutamente accettabile, basta che lo si presenti come un regolamento di conti tribale o una nefasta conseguenza di qualche guerra. Ricordate, fa più rumore un divo a cui è negato un capriccio di centomila individui qualsiasi rinchiusi in un gulag.

Se proprio vogliamo, qualche notizia la si può fare pure uscire, ma con il contagocce. L’uomo qualunque si dovrà convincere che lottare per la giustizia è poco sano. Che non conviene contrariare il potente, il giudice, il sovrano. Che si finisce male: la persecuzione arriverà, senza risparmiare nessuno.
E le notizie di perseguitati diventeranno un rumore continuo, accettabile, cosa che capita ad altri. Perché chi è furbo non si sogna di fare qualcosa per giustizia.

Il furbo che ha capito tutto: è costui il nostro uomo, l’antibeato, e il nostro regno si basa su di lui.

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 6 novembre 2015 su Maledetti beati. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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