Nata ieri

Ciao, il mio nome è Ashley. O era Ashley, non so bene come dirlo, sono un poco confusa.
Perché non so bene se ho ancora diritto a quel nome, se sono morta. Soprattutto, non so se ho diritto a quel nome visto che mi hanno detto che non sono una persona.
Ecco, questo è strano. Come faccio ad essere io e non essere una persona? E’ complicato. Ci sono tante cose che non conosco. Che non ho mai conosciuto. In fondo sono morta dopo soli sei giorni.

Io sono morta perché la mia mamma ha fatto una cosa che non andava. Questo mi hanno spiegato. Guidava sotto l’effetto di alcol e pastiglie. Non so cosa voglia dire guidare, e non so cosa sia quest’alcool o quelle pastiglie. So solo che non vanno d’accordo, e che si può far male agli altri se le combini insieme. Con me, qui, ci sono altre due persone: anche a loro la mia mamma ha fatto male. Ma loro sono grandi, loro hanno dei nomi. Loro sanno sicuramente chi sono state.

Mi ricordo bene di quel male, di quel dolore. Un rumore, un dolore fortissimo. E poi, poco dopo, la luce. Una luce fredda e acuta, che non sono mai riuscita a guardare. Molto diversa da quella rosata, dolce, che avevo dentro la mia mamma. Diversissima dalla luce che c’è qui.
Ricordo poco della mia vita, dormivo. Il dolore non mi ha mai abbandonato, finché non ho abbandonato io il dolore.

Ero piccolissima, dicono. Forse le persone piccolissime non sono esseri umani. Hanno detto che, siccome quel male è avvenuto quando ero ancora con la mamma, allora non ero importante, perché chi è dentro la mamma non è importante. Non è una persona.
Ed è questo che non capisco, forse proprio perché sono stata piccolissima. Com’è possibile che io sia morta come una persona per qualcosa che è avvenuto mentre non ero una persona? Io sono la stessa, prima e dopo. Non sono un’altra. Dentro e fuori la mamma. Se mi hanno fatto uscire per salvarmi, senza riuscirci, è perché ero qualcuno. Come potevo non essere nessuno? Me lo spiegate?

Ma in fondo per me non conta niente. Se ero piccolissima, ora qui sono grandissima. Mi hanno dato un nome stupendo, che era stato preparato per me da tanto tempo, che è mio e nessuno mi può togliere. E la mia mamma, per quello che ha fatto? Non mi importa. Io l’ho perdonata.
E’ la mia mamma.

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 5 novembre 2015 su meditabondazioni. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 17 commenti.

  1. Ciao, Ashley; non smettere di pregare per tutti noi, oltre che per la tua mamma.
    Così un giorno potremo venire a conoscerti e … fare le presentazioni, tu del paradiso, di cui sarai diventata un’erudita veterana e noi e noi…Bah, noi di non molto: probabilmente il mondo delle auto, delle pillole, dell’alcool, come quello delle astronavi, dei sulfamidici e dell’acqua pesante sarà diventato terribilmente demodé, a quel punto. O magari addirittura solo un mucchietto di polvere desertica, del tutto privo di interesse.

  2. Trovo di cattivo gusto il mettere le tue idee in bocca ad una bambina morta.

  3. Non è morta

    E quelle idee sono della chiesa del Signore

  4. xBonanno: Sarebbe più accettabile se fossero le vostre idee?

  5. xBonanno: Sue, di quell’altro, di chiunque. Quello che le da fastidio è davvero il fatto che io stia facendo parlare una bimba di sei giorni morta, oppure quello che dice?
    Le faccio notare che, seguendo la sua idea, ogni romanzo che parli di personaggi storici e parecchi servizi giornalistici sarebbero da censurare.

  6. Lo trovo di cattivo gusto, non da censurare. La censura non appartiene al mio modo di pensare.
    Figuriamoci poi cosa me ne frega dell’idea, io mi riferisco solo all’artificio retorico di usare una neonata morta. Lo trovo un trucchetto squallido, chi può essere in disaccordo con un neonato morto? E’ molto facile prendersi l’applauso mettendo in mezzo bambini, soprattutto se morti.
    La seconda parte non è pertinente. I personaggi storici, quando esplicitamente citati, è perché sono personaggi “pubblici”. Con le loro gesta si sono conquistate la storia e i risvolti positivi e negativi, tra cui l’essere menzionati e rivoltati come calzini. Ma qui parliamo di una creatura che non è neanche nata.

  7. Vede, signor Bonanno, per me quella bambina invece è nata ed ha la stessa dignità storica di qualsiasi eroe o capo di stato. Cattivo gusto, per me, vuole dire non darle tutta la dignità che merita, e che ho invece cercato di conferirle. Chi parla per chi non ha voce?
    Poi, lei può essere in disaccordo con chiunque, e mi pare infatti che lo sia. Motivi le ragioni per cui è in disaccordo: se la prenda con il contenuto, non con il contenente.
    Perché sa, anche questo è un artificio retorico: e, personalmente, lo trovo peggiore.

  8. Se vuole difendere la dignità di quella bambina, ne difenda la memoria, non la usi come megafono. Se vuole difendere la memoria di un soldato morto, parli degli orrori della guerra.
    Probabilmente quel soldato è morto fiero di aver difeso la propria patria, ha lottato convinto, e nessuno ha il diritto di mettergli in bocca parole che non ha detto.
    Spero che l’esempio aiuti a capire il mio punto di vista.

    Poi vorrei far notare che me la sono presa proprio con il contenuto. E ho pure motivato. Se la cava maluccio con la retorica, lei.

  9. Caro signor Bonanno, lei se l’è presa con la forma, non con il contenuto. Spero che le sia chiara la distinzione.
    Le faccio comunque notare che, nella mia finzione, tutto quello che fa la bambina è asserire di non capire certe decisioni degli adulti e di amare la mamma. Ho capito che lei vorrebbe che chi non ha voce se ne stesse zitto, e che non se ne parlasse affatto. Ma vorrei che si lasciasse interrogare da quello che ho scritto.

    Comunque, immagino che coerentemente troverà di cattivo gusto anche questo:

  10. Quindi me la sono presa con la forma e non con il contenente. E’ già un passo avanti.
    Noto che è proprio un vizio, quello di mettere le sue parole in bocca ad altri.
    E in tutta sincerità non ho trovato il nome e cognome del bambino, nella canzone di Guccini.
    Temo a questo punto di averla sopravvalutata.

  11. Caro signor Bonanno, si deve decidere. Il punto è dare un nome a chi si fa parlare, o far parlare? Perché appena un paio di commenti più su diceva che per i personaggi “pubblici”, quelli con nome e cognome, invece va tutto bene. Non c’è una certa contraddizione in quello che afferma?
    Allora, sputi il rospo lei stesso, così non mi accusa di metterle parole in bocca: cosa davvero le da’ fastidio?
    Forma, ma abbiamo visto che si contraddice su cosa esattamente la turbi, o contenuto?
    Credo a questo punto di averla invece proprio inquadrata.

  12. Caro signor Berlicche, io ripeto la stessa cosa dall’inizio, e lei ci gira attorno. Ho scritto una cosa molto semplice: che è di cattivo gusto usare un neonato morto, citandolo con nome e cognome.
    In questo senso distinguevo i personaggi storici, che diventano inevitabilmente “pubblici”, dalle persone comuni, che vogliono rimanere anonime fino a prova contraria.
    Se non sono stato chiaro, questo ci può benissimo stare, e allora parliamone, anziché tirare fuori il noi, il voi, il contenente e il contenuto.

    Come vede, non ha inquadrato un bel nulla. Si è creato fin dal primo momento il nemico, l’ho capito subito quand’è venuto fuori il “voi”. Ma non esistono solo Juventini e Interisti, Guelfi e Ghibellini, vegetariani e carnivori, atei e religiosi.
    Eccolo il rospo che andava tanto cercando.

  13. Signor Bonanno, a parte che la distinzione “non nome e cognome ma solo per chi è pubblico e non tutti gli altri” non è apparsa dall’inizio ma solo dopo che le ho fatto notare le sue contraddizioni, cosa distingue per lei un personaggio “pubblico” da uno che non lo è? Un personaggio della cronaca, è pubblico? Dove corre per lei la differenza?

  14. Berlicche, scusami, non so bene l’inglese. Puoi spiegarmi velocemente di che cosa parla l’articolo? Grazie, scusa il disturbo e saluti da via Barbaroux

  15. Velocemente: La signora dell’articolo, mentre era incnta all’ottavo mese, ha guidato senza cintura, dopo avere assunto antidepressivi e bevuto un po’ troppo. E’ andata a sbattere uccidendo due persone e sua figlia, fatta nascere d’urgenza col cesareo, è morta sei giorni dopo. Accusata di “condotta imprudente” (qui da noi sarebbe omicidio colposo) per la morte della figlia, è stata assolta in appello. Questo perché la figlia non era nata al momento dell’urto, quindi “non è omicidio”, anche se quando è morta era nata. Al di là dell’assoluzione, sono le ragioni che fanno pensare. C’è un conflitto irrisolto a livello di leggi, e una contraddizione a livello logico.

  16. Grazie mille!

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