La minestra

Don Bartolo salì le scale e si mise a tavola. Era pensieroso. Ormai da parecchio tempo aveva variato le formule della messa in modo da includere il sesso femminile: “frutto della terra, e del lavoro dell’uomo e della donna”…eccetera, eccetera. Ma ormai pure questo gli sembrava troppo tradizionalista. Lasciava fuori tutti quei nuovi generi di cui si sentiva tanto parlare. E che, non lavoravano pure loro? Si tormentava per capire come cambiare le parole. “Del lavoro di persone di ogni genere”? Uhm. O avrebbe dovuto elencarli, trans, bi e tutto il resto, con il rischio di lasciarne fuori qualcuno? Occorreva pensarci su.

Il problema gli era venuto all’improvviso in mente quando quella coppia gay era venuta per prenotare il salone parrocchiale. Cosa sarebbe successo se fossero venuti a messa e avessero ascoltato quelle parole che non li comprendevano? Non che ci fossero mai stati, ma sarebbe potuto accadere. Don Bartolo si era sempre fatto un punto d’onore di non escludere mai nessuno: qualunque fosse lo stato civile, conviventi, divorziati risposati o chiunque, la comunione non la negava mai. Una volta chiedeva che almeno sputassero la gomma da masticare, prima dell’eucarestia, ma ci aveva rinunciato per non offendere. Peccato solo che, con tutti gli sforzi che faceva, quelli che si facevano vedere di domenica fossero sempre meno. Come mai l’abbandonavano?

La cosa non mancava di stupirlo: eppure, quando parlava nelle manifestazioni di mafie e di dovere civile erano sempre applausi. Nelle prediche diceva esattamente le stesse cose: moralità comune, ma in modo allegro, anche con barzellette, senza annoiare citando Bibbia o Vangeli. Qualche appello alla figura morale del Cristo, al suo esempio, ma proprio il minimo.
Tutti l’apprezzavano, allora come mai poi non frequentavano la chiesa? Certo c’era ancora qualcosa che le offendeva, che le teneva distanti. Doveva capire cosa, ed eliminarla. Eppure, si tormentava, aveva limato ogni passo controverso, e anche in confessione e dal pulpito non mancava di sottolineare che era giusto fare ogni cosa che la coscienza diceva. Non c’era più niente che trattenesse qualcuno dall’aderire con entusiasmo alla Chiesa. In fondo, diceva le stesse cose che si potevano leggere nei giornali.
Dove sto sbagliando? Si domandò. Ah, se il Signore volesse mandarmi un segno. Glil’ho chiesto tante volte!

Mise in bocca un cucchiaio di minestra e fece una smorfia. Accidenti, la Titina ha ancora dimenticato il sale, si disse.
Prese la saliera, ne versò un’abbondante dose, e si portò alla bocca un altro cucchiaio. Blah, ancora! E’ mai possibile?
Si mise un po’ di sale sulla mano, l’assaggiò. Nessun sapore. Alzò gli occhi al cielo. Niente da fare, l’aveva detto non sapeva quante volte alla Titina di non comprare più il sale al discount. Si spendeva poco ma non valeva niente, non aveva sapore: buono solo da buttare via.
E la minestra? Senza gusto era immangiabile. La versò nel lavandino, e si ordinò una pizza.

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 19 ottobre 2015 su diavolerie e cattiverie, fiaboidi. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 4 commenti.

  1. «Veggo che, per tacere, il mondo è guasto, la Sposa di Cristo è impallidita, toltogli il colore, perché gli è succhiato il sangue da dosso, cioè il Sangue di Cristo».

  2. Conclusione logica: meglio la “pizza” del Vangelo, magari indigesta, piuttosto di una minestra insipida magari pure riscaldata!

  3. La domanda centrale secondo me è questa: “Se il sale perde il sapore, con cosa si potrà rendere di nuovo salato?” Cosa potrebbe restituire vita a una Chiesa compiacente e timorosa? Bisogna aspettare che gli uomini la gettino via e la calpestino (più di quanto non accada ora)?

  4. Però, il Papa potrebbe fargliela una telefonata a questo povero don Bartolo, che tanto sembra essersi speso per una “chiesa in uscita”… con risultati così rovinosi.

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