Maledetti Beati – IV – Non nutrite il beato

Cari frequentatori di questo corso per tentatori dedicato a “Riconoscimento e neutralizzazione dei beati”, benvenuti! Oggi affronteremo una categoria di questi nemici della nostra razza che è alquanto molesta e pervasiva ma che, per le sue caratteristiche, si presta assai ad essere oggetto delle nostre attenzioni. Sto parlando di coloro che, per usare le parole stesse del Nemico-che-sta-lassù, hanno fame e sete di giustizia.

La promessa che è stata fatta loro è che saranno saziati. Avranno, insomma, tutta quanta la giustizia che hanno sempre desiderato, e anche più di quanta siano in grado di digerire. Promessa impegnativa, da parte del Nemico: e vi do la mia parola di arcidiavolo che non vedo come potrebbe mantenerla.
Certo, come gestori del mondo terrestre dobbiamo ammettere che la situazione dal nostro punto di vista è peggiorata da quando quelle parole furono pronunciate. Davvero gli esseri umani riescono talvolta ad ottenere giustizia nel corso della loro esistenza, senza dover aspettare di passare dall’altro lato. Ma, rassicuratevi, si tratta di pochi casi isolati. E tali rimarranno fintanto che riusciremo a convincere la maggioranza dei mortali che la giustizia consiste in quello che vogliono loro.

In pratica vi ho già suggerito uno degli antidoti da usare contro questi rompiscatole. Ridefinire cosa si intenda con giustizia.

Non ho dubbi che il Nemico abbia in testa una sua definizione di questa parola. L’abbiamo anche noi, non è vero? E’ per questo che cerchiamo in tutte le maniere di evitare che si applichi. La Giustizia è fare sì che le cose seguano la strada per cui sono state pensate lassù, cosa che dovrebbe garantire felicità a chi la pratica. Ma noi questo non lo vogliamo: noi vogliamo che sia garantita la nostra, di felicità, che è tutta diversa da quella che il Nemico intende. Noi non abbiamo bisogno di nessuno che ci dica cosa è giusto fare: lo sappiamo benissimo, quello che ci conviene. Ed è questa la giustizia che vogliamo imporre anche al mondo umano: che facciano quello che vogliamo noi. Lasciando intendere che è quello che conviene loro.
Quando però scoprono che ciò li porta lontani da quello che davvero desiderano, che qualcuno li sta derubando della gioia per il proprio interesse, ecco che scattano la fame e la sete. L’uomo, colleghi tentatori, non si nutre del solo pane. Ma lo sapete bene, dato che è proprio grazie a quel nutrimento che noi sottraiamo loro che qui all’Inferno prosperiamo.

Noi mangiamo la gioia che da Lassù mandano agli esseri umani, ma che loro rifiutano. Se un essere umano si appropria della gioia di altri, fa una ingiustizia: affama il proprio prossimo. Ma, così facendo, mette a nostra disposizione la gioia che sarebbe stata destinata a lui, e che respinge per nutrirsi di quella degli altri.
Quando non potrà più rubare niente scoprirà di non avere più alcuna fonte di nutrimento, ma sarà tardi: continueremo a cibarci di lui per l’eternità.
Il Nemico sembra avere tutte le intenzioni di risarcire coloro ai quali quella gioia che così sconsideratamente distribuisce è stata sottratta: la riavranno tutta con gli interessi, asserisce. Ma, perché possa riuscirci, devono prima sparire coloro che se ne approfittavano. E, soprattutto, questi affamati di giustizia non devono aver ceduto alla tentazione di appropriarsi a loro volta del sostentamento d’altri.

Cari colleghi corruttori, questo è il nostro campo.

Possiamo convincerli a sfamarsi rubando a loro volta il cibo: magari suggerendo che, così facendo, riequilibreranno tutte le ingiustizie. Rubare ai ladri non è vero rubare, giusto? No, invece, non è giusto, perché quello che sottraggono non è comunque loro. Non si può cancellare l’ingiustizia con un’altra ingiustizia: le ingiustizie si sommano sempre, non si sottraggono mai. E’ un genere d’aritmetica che agli umani riesce difficile comprendere, e certamente noi non ci mettiamo a spiegare.
E’ alla guerra che li dobbiamo chiamare: poveri contro ricchi, e ricchi contro poveri. Affamati contro affamati. Bandiere in testa, marceranno per appropriarsi della felicità altrui convinti di fare giustizia, mentre non incrementeranno altro che il nostro guadagno.

Tutto quello che c’è da fare è convincerli che nessuno farà loro giustizia, se non se la fanno da soli. In nessuna maniera dovranno comprendere che tutto quello che basterebbe loro sarebbe non farsi giustizia, ma essere giustizia.
Fate attenzione, qui, perché noi tentatori dobbiamo avere ben chiaro questo punto. Essere giustizia significa riconoscere che c’è qualcosa di più grande; farsi giustizia significa arrogarsi il diritto di decidere cosa sia giusto e cosa non lo è. E , ancora di più, chi è giusto e chi non lo è. Significa farsi giudice, e di seguito boia.
Chi ha fame e chi ha sete sa che il cibo e l’acqua non se li può dare da sé: giungono. Mangiare la giustizia che ci si fa da sé non sfama affatto: anzi, lascia ancora più vuoti di prima. Chi è affamato e assetato sa che non può vivere senza vero cibo, vera acqua. Non si può accontentare di succhiare un sasso, perché si accorge che non serve.

Ma quanti sono davvero questi beati, che senza giustizia non sopravvivono? Pochi, veramente pochi. Tutti gli altri si accontentano dell’apparenza della giustizia, o di nessuna giustizia. Non hanno davvero voglia di patire la fame. Se ne sentono il languore, sta a noi estinguerlo: dando loro quei surrogati di cui si parlava, o convincendo che la giustizia deve farla lo Stato e che quindi è una questione di giudici e carabinieri, o ancora insegnando che la giustizia vera è comunque irraggiungibile.
Il beato si troverà così guardato come un pazzo, uno che vuole cose impossibili. Gli umani che proteggiamo commetteranno mille piccole ingiustizie strizzando l’occhio furbetto: non siamo fessi, insegneremo loro a dire. Ad ognuno di quegli ammiccamenti ci sarà un beato che proverà un poco di più il morso della fame, e la gola arida di chi non ha acqua da bere.
Ma un po’ d’appetito fa bene, no?

whitesea4

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 8 ottobre 2015 su Maledetti beati. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 7 commenti.

  1. Ma che splendida foto davvero appropriata !!

  2. synodus papae francisci

  3. In questo filmato mi è sembrato di vedere pagina 1 della genesi ove il serpente convince Eva. Le stesse precise identiche parole. Dio è cattivo e tu sei sua prigioniera, scappa, mandalo via da te altrimente ti sfrutta e ti soffoca. E noi pensavamo ad una favoletta. Ed Eva ubbidì al serpente con i baffi e coinvolse il suo amore Adamo. Tutti noi sappiamo bene che dopo che Adamo ebbe mangiato dell’albero, il Signore Dio chiamò l’uomo e gli disse: “Dove sei?”. Dio sa tutto, e sa benissimo dov’è Adamo e cosa è successo. La sua è la domanda di un Padre angosciato, preoccupato per la sorte dei figli. Forse da questa domanda cerca già di offrire una salvezza, ma in cambio anziché la richiesta di perdono riceve un’accusa (…… ci avete mai fatto caso quanta sapienza e quanta realtà c’è in questo racconto biblico che ci siamo sempre ostinati a considerare una favoletta per bambini ?). “Dove sei, cosa hai fatto, cosa ti è successo, cosa stai pensando, siamo ancora amici?” Questi sono alcuni esempi del senso di questa tragica domanda. “Chi ti ha ingannato?”. Ed ecco la risposta dell’uomo, di ogni uomo, inclusi io e te. “La donna che TU mi hai posto accanto.” Sottinteso: “È colpa tua! Perché hai permesso tutto ciò, perché non l’hai impedito?”.

    “Dove sei?”, è la domanda che Dio rivolge a tutti gli uomini da sempre, tutti i giorni. L’ha rivolta a me, a te e anche a Maria e Maria ha risposto: “Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che tu desideri”, in altre parole, fai di me una tua collaboratrice affinché io possa vivere IN COMUNIONE con te! Cosa posso desiderare di più? Ebbene grazie a questa risposta di Maria, un giorno quella COMUNIONE diventerà un’Ostia che la Chiesa mai finirà di produrre.

    Dio non si stanca di prendere l’iniziativa e di domandarci anche oggi: “Dove sei? Posso entrare nella tua vita? Posso aiutarti?”.

    Poi un bel giorno è stato necessario che quel Dio morisse in croce ….. E oggi con le mani ancora trafitte sussurra “Ecco, sto alla porta, e se mi fai entrare ceneremo insieme”.

    Caro Berlicche, ti prego non togliere quel prezioso filmato !!!

  4. Ecco, allora vorrei chiedere a Rick-crisalide di spiegare le sue piumatissime ali — senza piume di struzzo, però, nè deltaplani ausiliari — e spiccare il suo volo migratorio assieme alle rondini e alle gru (sarebbe anche stagione….), seguendone le rotte senza mai sgarrare orientamento nè cedere a tentazioni di dieta e rifocillamento diversi da quelli avicoli (e comunque con cibi rigorosamente e totalmente crudi);

    vorrei anche chiedergli di inabissarsi con balene e megattere a profondità vertiginose negli oceani senza restare senza fiato, o spappolato dalle elevetassime pressioni di profondità o, in caso di successo, da congelamento e disintegrazione successiva (intendo immersione alla Jacques Cousteu, e non con sottomarini o ausili tecnologici vari, a cominciare dalle bombole di ossigeno);

    vorrei infine chiedergli di far sparire pene e spuntare seni, ghiandole mammarie in grado di produrre latte e ovaie con utero annesso, solo con la forza del pensiero e della sublime, umana Volontà, senza ausilii chirurgici e biochimici di alcun tipo;

    anzi no, voglio essere generosa: gli chiederei di farsi spuntare ovaie, utero e ghiandole mammarie in grado di produrre latte col ricorso ad ormoni e trapianti chirurgici; a patto che però, dopo, e se sopravvive a tutte le crisi di rigetto ipotizzabili, generi e partorisca almeno un embrione, se non proprio un bambino tutto intero.

    Ah, quanti “vorrei” mi sono concessa oggi! E poi dicono che l’erba voglio non esiste: ignorantoni beceri!

  5. Carisissimi, il poveretto del filmato è riuscito a distrarvi dal post, temo. O forse era più interessante di esso. Da parte mia, a metà ho pensato “povero illuso, per insegnare cosa è reale dovresti prima scoprirlo” e ho chiuso. C’è di meglio da fare.

  6. Mister fin troppo amabile e paziente, adesso sono confusa.
    Mi spiace, mi sono fatta coinvolgere dalla comica sintonia tra la convinta e persino ispirata dichiarazione programmatica di sor “Crisalide” e l’appassionato tono didascalico di Sir Pis in grande spolvero. Comunque, come sempre, ha ragione Lei: meglio essere giustizia che farla.
    Perciò anch’io, a questo punto, sono portata a concludere: sssst! E serena notte (pienissima, strabordante di sogni).
    A presto rileggerLa, marilù.

  7. Barabba vogliamo libero, non Gesù!
    Questo l’urlo delle masse, che fame e sete di giustizia se la vogliono far passare qui e subito.

    Masse nutrite a forti dosi di un risentimento che sconfina nell’odio, a quale “beatitudine” potranno mai accedere? e a quale pace?
    Rivoluzione dopo rivoluzione, nella convinzione che giustizia e uguaglianza fossero lo scopo della vita, e cosa ci rimane? Sofferenza e tedio.

    In che modo questo fumo satanico (di Montiniana memoria) sia riuscito a entrare anche nel pneuma cattolico, dovrebbe essere oggetto di seria riflessione, per il bene di questa nostra povera società. Sento che non avverrà.

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