1+1

La maestra salì in cattedra. Classe difficile, le avevano detto. Tu sei la terza supplente quest’anno.
Lei aveva chiesto “Che fine ha fatto la maestra di ruolo?” “Esaurimento nervoso”, le avevano risposto. “La prima supplente?” “Ha abbandonato l’insegnamento”. “E l’ultima?” A questo avevano scosso tristemente la testa.
Ed è solo una prima elementare! Si era detta. Cosa avrà di strano?
Il colpo d’occhio non era molto incoraggiante, ma neanche così tragico. Va bene, c’erano quelli che parlavano tra loro fregandosene del fatto che era arrivata, metà era fuori dal proprio banco, c’era uno sdraiato per terra, uno in fondo fumava…
Fumava?
Non pareva proprio avesse sei anni, piuttosto diversi di più. La squadrava con un aria tra l’ironico e lo strafottente…
Lei lasciò cadere i libri sulla cattedra. Per un istante il chiacchericcio si interruppe, poi riprese come niente fosse accaduto. Lei si schiarì la voce. “Ahem. Tu, laggiù in fondo…”
Il fumatore alzò un sopracciglio.
“Forse non lo sai, ma è vietato il tabacco in classe”
“Ah, allora sono a posto” replicò, tirando una profonda boccata.
Prima che la maestra potesse reagire, con uno schiocco di dita l’alunno mandò il mozzicone fuori dalla finestra aperta.
Fu il segnale. Svogliatamente, gli alunni ritornarono ai loro banchi. Tutti adesso la guardavano, in attesa.
Va bene. Va bene, si disse, l’importante adesso è conquistare la loro attenzione. Con qualcosa di semplice, di bello, di essenziale, di evidente.
“Oggi, ragazzi, faremo le ad-di-zio-ni”
Silenzio.
“Sulla lavagna ora scrivo uno-più-uno-uguale-due. Questo segno in mezzo si chiama…sì?”
Si era alzata una mano, dal fondo all’aula. Il fumatore.
“E’ una balla”, disse il ragazzo con voce annoiata.
“Vuoi dire che ti annoi?”
“No, voglio dire che uno più uno non fa due. E’ una balla che vi siete inventata.”
La maestra rimase interdetta. Che stava dicendo quello?
“Non me lo sono inventata. Da sempre uno più uno fa due.”
“Ah sì, da sempre. Provatemelo.”
“Ma…è evidente.”
“Non per me” il ragazzo aveva un’aria disgustata. “Quella che faccia due è solo una vostra teoria, che non sta in piedi”.
La maestra stava perdendo la pazienza. “Guarda qui. Una matita” prese una matita “più un’altra matita.” afferrò una seconda matita “Fanno due matite. Convinto?”
Lui la guardò sogghignando. “Eh certo, fate i vostri trucchetti e vi aspettate che io ci creda. Le dimostrazioni devono essere indipendenti e neutrali. Voi siete di parte, il vostro conto non vale niente”
“Allora leggi, sul libro!”
“Altra dimostrazione di parte. Non ne avete di imparziali?”
“Te lo dico io che uno più uno…”
“E chi siete? Non mi fido di voi. Perché dovrei credervi?”
Il resto della classe assisteva allo scambio verbale sottolineando con risa e applausi ogni risposta del loro compagno. Come fosse un gioco.
“Io ho studiato…” tentò la maestra.
“Sì, buonanotte. Non vuol dire che quello che dite sia vero.”
“Sono un adulta” Ora come ora, un’adulta quasi disperata.
“Siete più grossa. Volete impormelo con la forza?”
La donna provò a cambiare approccio. “Un attimo. Un attimo. E quanto farebbe allora per te uno più uno?”
“Quanto ho voglia, è chiaro.”
“Uno più uno ha sempre fatto due!”
“E se anche fosse? E’ questo il difetto di voi tradizionalisti, non capite che i tempi cambiano.”
Come parla questo bambino? Si chiese la donna. “Ma uno più uno non cambia! E’ così!”
“Siete legata al passato. Oggi quello che affermate non ci dice più niente. Noi siamo moderni.”
“Se uno più uno non facesse due, non funzionerebbe niente. Non vedete la bellezza di questa matematica così elementare, così vera?”
Le risero in faccia.
“La matematica è la matematica! Non è un’opinione.” Il grido le si strozzava in gola.
“Arretrata! Obsoleta! E la fisica quantstica? E l’indeterminazione di Heinsenberg?”
“Ma cosa c’entrano…”
“Vedete, maestra?” In qualche maniera, il tono trasformava l’appellativo in un insulto. “Non appena uscite dalla lezioncina imparata a memoria non sapete più che pesci prendere. Siete una truffatrice ignorante, e venite pure qui a raccontare le vostre balle. Noi rifiutiamo l’indottrinamento di quelli della vostra specie!”

Quando la maestra ritornò a casa, la mano le tremava tanto che quasi non riusciva ad infilare la chiave nella toppa. Cosa avevano questi bambini?, si chiese. Sono dei mostri! No, si corresse, non mostri, ma non sanno quello che dicono. Non riescono a vedere neanche le cose più ovvie ed evidenti. Cosa avevano? Come vivevano? Chi li aveva educati? Verso la fine della lezione, le avevano anche contestato che il cielo fosse blu e l’erba verde. Che cosa poteva esserci, di più elementare di questo? Ci vorrebbe qualcosa che non possano negare, che riguardi davvero loro stessi.
Si fermò. ma certo. Che stupida a non averci pensato. Domani li avrebbe serviti.
Che cosa c’è di più evidente ed elementare di essere un maschio, di essere una femmina?

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 6 ottobre 2015 su fiaboidi. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 11 commenti.

  1. Ricordo come fosse ieri quando il nostro maestro delle Elementari ci salutava affettuosamente perché avevamo conseguito la licenza di 5° classe, e ci disse:
    – Ora ragazzi vedrete che alle scuole Medie vi insegneranno che uno più uno non farà sempre due! – Possibile!? –
    – Si, vi insegneranno l’algebra!

    Non posso aggiungere altro perché la mia esperienza scolastica finì li per dover andare a lavorare.
    Credo adesso di essermi risparmiato di tante amarezze.

  2. “Forse non lo sai, ma è vietato il tabacco in classe”
    “Ah, allora sono a posto” replicò, tirando una profonda boccata. (cit.)

    Scommetto che si stava fumando spin-aci(di), quello svergognato di un Braccio di Farro.
    Del resto, lo sanno tutti che l’erba del vaccino (anti-realtà) è sempre più verde.

  3. Con l’insegnamento di una grande suora, per molti anni ho fatto il catechista per i ragazzi del post-cresima. Abbiamo raccolto ragazzi dalla terza media all’università. Quando si arrivava a parlare del bene e del male, di ciò che è giusto e non giusto, l’obiezione sempre presente, a qualsiasi età era: ma ciò che è giusto o bene per te, e ciò che è sbagliato o male per te, non è detto che lo sia anche per me; la vita non è solo bianco o nero , ma una scala di grigi. A questo punto si iniziava un discorso per cercare di spiegare che esiste il bene ed esiste il male, ma mi guardavano come se fossi stato un marziano talebano: risolini, commenti, offese. Spesso finivo l’incontro stremato e con una gran voglia di piangere. Più recentemente è capitato di parlare di questo tema con due colleghe, credevo che almeno con delle persone adulte come loro, fosse possibile condividere un punto di vista. Quando citai le battaglie di Benebetto XVI contro il relativismo culturale, etico e morale, mi risero in faccia in modo sprezzante, guardandomi come si farebbe con un mentecatto che non sta al passo coi tempi.

  4. …certo che sei ossessionato, povero.

    (ti regalo un suggerimento da girare alla sventurata maestra: provi coi soldini.
    funziona sempre, nemmeno gli adulti li sanno vedere col distacco necessario)

  5. francesco sirio

    Ed in effetti +1 + (-1) = 0. C’è solo un problema, quel pistolino che stà davanti all’uno nella parentesi, vorrà pure significare qualcosa. E quindi 1 + 1 resteranno sempre solo 2, per carità è un numero ….. ma non tondo come il mappa-mondo, come il cerchio della vita.
    Dimenticavo, un mio amico mi ha prestato 1 euro domenica, ed un altro euro lunedi. Al martedi …..ho dovuto dargli due euro, dell’algebra, delle realtà parallelle non gliene è fregato un tubo, e li ha voluti distinti e separati….. per non creare equivoci.
    Francesco Sirio

  6. Federico Fasullo

    Ah, mi piace, ricordati di questa storiella quando ti metterai ad ignorare l’evidenza :P

  7. Se mai succederà, Fasullo, me ne ricorderò. Tu rileggila ora.

    Più che ossessionato, R&s, accorto. Chi nega il reale ti sta truffando (e se sincero sta ingannando se stesso).

  8. “Saper fare di conto” è bella cosa…

    Se poi ci vantiamo di saper fare bene i conti
    perché mai non tornano con quelli di Dio?

    Colpa nostra, e del tipo di scuola che abbiamo frequentato.

  9. So che questo (bellissimo) articolo non parla propriamente del mondo della scuola, ma della realtà ed evidenza delle cose…però leggendo le prime righe ho subito pensato alla telefonata di un’amica maestra di qualche giorno fa.
    Ha infatti accettato una supplenza in 2a elementare per sostituire l’insegnante di sostegno, in quanto si è beccata una matita conficcata nel braccio dal suo alunno!!!AIUTOOOOO
    Comunque W Chesterton!

  10. Va bene, Berli non parlava di scuola ma ‘matematica’
    e il concetto di 1+1 vuol dire molto altro.

    Vale a dire:
    Se non troviamo giusto di chi ci governa abbiano tanti soldi,
    ma invece è giusto che non ci siano disparità di salario
    troveremo anche giusto che sia così anche con i beni ‘privati’.

    Con questo concetto giungiamo ad accettare benevolmente
    la comunione dei beni, (gestita dallo Stato)
    e la proprietà privata andrà a farsi ‘friggere’!

    Così finalmente abbiamo capito la forza della matematica di 1+1
    e se volessimo applicare l’algebra… resteremo anche con uno zero!

    Zero privilegi, zero soldi e zero libertà! (pura matematica!)

  11. qualcuno diceva anche ‘non sono più due ma una sola carne…’
    a parte questo, le caratteristiche fenotipiche sono effetto di molti geni quindi penso sia possibile che nello spazio delle possibili configurazioni, accanto a due punti di equilibrio più frequenti, possa accadere ogni tanto che ci si sviluppi verso combinazioni meno frequenti (lo diceva mi pare già epicuro col suo clinamen) (e pure la binetti una volta) (venendo poi contestata) altro discorso poi è se si vuole che le leggi civili contemplino tutti i possibili casi particolari o debbano prevedere solo casi tipizzati ma negare che la realtà fisica sia più varia della sua tipizzazione legale non sarebbe come dire che n! fattoriale fa lo stesso che 1+1? in logica e matematica un controesempio confuta la tesi, invece nelle scienze della complessità forse l’eccezione può confermare la regola
    ba

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