Maledetti Beati – III – Che rabbia i miti

Cari partecipanti a questo corso sul riconoscimento e la neutralizzazione dei beati, oggi affronteremo una categoria di queste orribili creature che, apparentemente, si potrebbe annoverare tra le meno pericolose. Non bisogna però abbassare la guardia, dato la natura particolare di quello che è stato loro promesso dal Nemico-che-sta-lassù.

Infatti ai miti – è questa la categoria di cui parlavo – è stato assicurato che erediteranno la Terra.
Capite come questo ci metta a disagio. La Terra è roba di noi demoni. Abbiamo fatti enormi sforzi per spingere la razza umana ad essere violenta, irosa, arrogante. Come potete osservare, ci siamo in larga parte riusciti. Se non sono occupati a sterminarsi tra loro mediante i conflitti tra le nazioni, la guerra se la fanno l’uno con l’altro in casa loro. Quindi tranquilli, quella promessa è falsa: è impossibile che un mite, un essere umano che non usa la prevaricazione e la violenza, possa giungere a posizioni di potere; figurarsi dominare il mondo. Questo mondo, di cui abbiamo la gestione.

I miti non alzano la voce, non danno battaglia tanto per darla, non rispondono alle offese con offese più trucide. Osservandoli, gli umani potrebbero comprendere che non è obbligatorio dare addosso a chiunque dà loro fastidio. Diventa allora necessario eliminarli, o confondere chi li potrebbe ascoltare.

Tanti di quelli che si dicono miti sembrano tali perché non sono mai stati tentati a fondo. Quando cominciano ad essere insultati, malmenati, quando li sottoponiamo a ingiustizie plateali allora prendono anche loro a lamentarsi e strepitare come tutti gli altri. Sono i falsi miti di cui forse avete sentito parlare.
Questo tipo di beato è adattissimo da mettere alla prova. Oltre a rappresentare un utile sfogo per i nostri soggetti più sadici e violenti, un umano che si atteggia a mite e poi sbrocca perde tutta la sua credibilità, anche verso se stesso.
Un bravo tentatore sa come individuare la chiave giusta. “Toccami tutto, ma non questo”… Una volta capito il suo punto debole, il falso mite sarà in nostro potere.

Alcuni degli umani che induciamo in questa tentazione però, disgraziatamente, ci resistono. Viene loro un aiuto; e quell’aiuto arriva dal Nemico-che-sta-lassù. Sappiamo bene come accade: come un ragno nell’ombra, sta in agguato in attesa che chi stiamo tormentando invochi il suo soccorso. Appena lo fa zac! Gli salta addosso e non lo molla finché non riesce a trascinarlo verso la felicità.

In presenza di miti autentici bisogna agire in fretta per evitare che il contagio si diffonda. Uno dei metodi più efficaci è sostituire la mitezza del beato con la nonviolenza.

I corruttori meno esperti potranno anche strabuzzare gli occhi, ma questa tecnica è ben sperimentata: questo succedaneo della mitezza ne ha l’aspetto senza averne la sostanza; come ogni bravo veleno. La nonviolenza è una violenza mascherata da dolcezza; è la lotta del debole, ma è pur sempre una lotta per sopraffare l’altro. Il nonviolento cerca di imporre la sua agenda sfidando la misericordia e la pazienza del suo oppositore, il suo senso di pietà. Si trovasse davanti la cattiveria senza rimorso di un nostro vero figlio, il nonviolento si squaglierebbe con neve all’inferno.
La mitezza autentica, quella che rende quei beati così odiosi, arriva dall’amore. Amore che rende sopportabili le angherie e i sacrifici, amore che fa comprendere che purtroppo noi non abbiamo davvero potere su di loro a meno che loro stessi non vogliano. Amore nauseabondo perfino verso coloro che fanno loro del male. E’ per questo che il vero mite ci brucia gli artigli, quando tentiamo di afferrarlo.

Un altro sostituto della mitezza è la freddezza apatica. Se il mite non brucia esternamente, però internamente è caldo, anzi bollente. Trasformare la mitezza in indifferenza rende gelati. Se l’essere umano a voi affidato dovesse essere affascinato da un mite, suggeritegli che il modo migliore di essere come lui è respingere ogni evento sgradevole, disinteressarsi di tutto, insomma: fregarsene.

Senza sentimenti non puoi soffrire, gli sussurrerete all’orecchio. Voi direte: ma così facciamo il nostro danno, gli insegniamo a resistere i nostri tormenti. E invece no! L’essere umano è semplice, non è capace di fare due cose contemporaneamente. Se eserciterà l’indifferenza verso il male lo stesso accadrà al bene.
Un uomo indifferente al bene cos’è? Cibo per noi. Forse poco saporito, ma meglio da noi che con il Nemico. Dovesse poi fallire nella sua apatia, com’è probabile, scoppierà: e saranno i suoi sentimenti peggiori a saltare fuori.

La terza maniera di neutralizzare la mitezza è quella che stiamo applicando con più successo in questo momento storico: trasformarla in debolezza.
Voi sapete che il Nemico ama raffigurarsi come un agnello. Ma, come sappiamo bene, è un agnello che somiglia di più ad una tigre. Si lascia condurre al macello, ma è lui che ci va. Non è passivo, tutt’altro.
Fosse stata passività! Perché a noi la passività piace. Acquiescenza alle nostre voglie: il passivo farà tutto quello che noi chiediamo. Per quieto vivere, per non scontentare i potenti, perché a mettersi contro l’imperatore o l’opinione pubblica ci si rimette sempre. Equiparando mitezza a debolezza noi vinciamo sempre, sia che il mortale brami l’essere mite sia che lo disprezzi. A noi va bene sia esaltare la smania di combattere dell’animale umano che eliminarla del tutto.
Il maschio lotta perché è maschio: per renderlo un debole dobbiamo femminilizzarlo.
La femmina lotta per i propri figli. La pecora è mite, ma per difendere i suoi agnelli può tenere testa ai lupi. Dobbiamo impedirle di averne, mascolinizzandola.
Otterremo così un popolo fiacco, senza ragione e voglia di lottare, dove la mitezza autentica non avrà dimora e i violenti avranno vita facile.

Purché non esageriamo e si ammazzino tutti tra loro. Sarebbe ironico che la terra arrivasse ai miti perché tutti gli altri eredi si sono eliminati da soli.

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 2 ottobre 2015 su Maledetti beati. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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