In fuga

Profughi sono arrivati, profughi arriveranno. Forse non l’avete ancora capito, ma non saranno fermati con muri o leggi. Quando la vita è in gioco, si gioca. E’ inevitabile. Qui si fugge da qualcosa che noi giovani, ricchi, viziati non immaginiamo. Non sappiamo immaginare, perché è difficile comprendere ciò che non si è vissuto. Non sappiamo immaginare, perché per vedere la guerra del vicino avremmo dovuto andare alla porta; ma abbiamo preferito tenerla chiusa. Non sappiamo immaginare, perché ci hanno convinto che l’uomo è buono.

Così non capiamo, se l’uomo è buono, davvero non capiamo perché si dovrebbe fuggire. Anche quando facciamo gli splendidi e affermiamo di essere vicini a questi fuggitivi, in fondo non li comprendiamo. Non li capiamo davvero. Non sappiamo cosa voglia dire avere la vita in gioco.

Per noi il gioco lo fanno altri. Se l’uomo è buono, se qualcosa non funziona è colpa sempre dello stato, della società, dei costumi, della tradizione.

Ieri ho sentito in un’intervista affermare che la violenza di certe nostre città, la delinquenza, erano inevitabili. Dato che lo stato non provvedeva a…
Ma nessuno stato, nessuna struttura può negare la nostra libertà. Se scegliamo di usarla male, come bambini viziati abituati a scaricare la responsabilità, siamo incapaci di capire che una famiglia che fugge non è un problema di qualche stato, è un problema nostro.

Nostro, certo, se ammettiamo di essere figli di uno stesso Padre. Nostro, certo, se sappiamo di essere feriti della stessa loro ferita. Nostro, se ci ricordiamo che quelli che abbiamo davanti sono beati perché perseguitati, e possiamo esserlo anche noi se cerchiamo pace e giustizia. Se ci ricordiamo che ci è stato detto di accogliere non solo i nostri amici, ma persino i nostri nemici.
Se ci accorgiamo che l’uomo non è buono, che noi possiamo non essere buoni. Facendo il male. O non facendo il bene, che in fondo è lo stesso.

Se il problema diventa nostro – anzi, mio e tuo – allora ci passa anche la paura. Quello che accade non è più in mano d’altri, è in mano nostra.

Noi che, quando il gioco si fa duro, preferiamo non giocare.

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 28 settembre 2015 su meditabondazioni. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 8 commenti.

  1. I doni di Dio sono di molti tipi, e fra questi c’è il dono di farci incontrare dei profeti.
    Cos’è un profeta? Non è la caricatura che ci hanno somministrato i nemici di Dio, cioè di un soggetto stravagante, spesso con la barba lunga, talvolta con una capra (chissà, magari si nutre del suo latte facendo vita riservata e in povertà) e la cui caratteristica unica e’ predire il futuro. Costui si chiama “indovino” ed e’ buono per il lotto o il calcio scommesse ove Dio c’entra poco. Il profeta e’ colui che parla a nome di Dio e predire un eventuale futuro ci può’ stare ma e’ accessorio nel contesto di Dio che ci parla, esisteva nell’antico testamento, nel nuovo, ed anche ora e sempre, terzo millennio incluso. E perché Dio si avvale di codesti portavoce? Perché a Mose’ concesse di non essere schiantato dalla sua voce e ad una certa area palestinese per 33 anni concesse suo figlio come amministratore delegato della sua parola, e una concessione e’ una concessione e non e’ il moto perpetuo, ed infine Dio fa solo cose buone e due concessioni e mille profeti vuol dire che questo e buono e adesso tu ascolta e smettila di insegnare a Dio come deve fare il suo mestiere.

    Ecco dunque i profeti in parallelo a Mose’ e a Gesù sia ieri sia oggi. Ritengo che questo discorso lassù sui migranti sia un messaggio di un profeta. Cioè di uno che non lo sa ma ha parlato a nome di Dio. Oppure lo sa e ha tutta la mia solidarietà nel suo timore e tremore connesso a questa consapevolezza …..

    Un vangelo recente “signore, abbiamo visto uno che faceva miracoli nel tuo nome e glielo abbiamo impedito ,,,,, non impediteglielo …..”

  2. noi preferiamo non giocare, già.

    loro invece.
    potrebbero arruolarsi in un bando o nell’altro o formarne terzo e successivi a piacere; ma preferiscono trasferirsi*.

    più che alla pace – la turchia, per esempio – all’assistenza sociale tedesca.
    dei veri duri.

    * mi dispiace molto aver perso nei miei esodi la preziosa pubblicazione “una storia italiana” in cui silvio berlusconi, fra altra vita e altri miracoli suoi propri, ci confidava che il suo venerato babbo all’avvicinarsi della seconda guerra mondiale si trasferì in svizzera, seppur con la morte nel cuore.

  3. http://www.lsblog.it/index.php/interni/5539-in-morte-di-pietro-ingrao

    Caro R&S, qui si parla di messaggi cristiani e tu te ne esci con Berlusconi che oggi compie 79 anni? Come fai a sapere che Berlusconi con il male che ha fatto e’ una contro testimonianza al signore?

    E’ come se io mettessi qui un link legato ad un uomo centenario (21 anni più di Berlusconi) che ha testimoniato la vita con il male e apparteneva al tuo ateismo e alla tua connotazione politica. Ma io questo link non lo metterò!! Non sono mica incoerente come te !!!!

  4. Berlusconi, naturalmente, qui non c’entra nulla, ma la prima parte del post di ricco e spietato esprime una convinzione che tanti, come diceva Montanelli, non hanno nemmeno il coraggio di pensare.

  5. Salve,tutto giusto,tutto vero,ok assodato ogni parola che hai scritto berlicche,ora vogliamo la parte seconda: COSA DOBBIAMO FARE? io, te, noi? cosa possiamo fare con gli immigrati?per gli immigrati?

  6. Enzo, a parte che stavo parlando di profughi e non di generici immigrati, sia per i profughi che per gli immigrati che per qualsiasi altra persona che ha bisogno vale quello che è stato detto molto tempo fa a proposito del prossimo.
    Prossimo è chi sta vicino a noi, che in qualche modo interseca il nostro cammino. Quindi, guardiamoci attorno per trovare dov’è il bisogno. Quando l’abbiamo visto, facciamo del nostro meglio perché trovi una risposta. E’ semplice così.
    Non sto dicendo qualcosa di generico: ogni bisogno è molto particolare. Proprio perché è particolare io non so dirti quale sia quello vicino a te. Ma so ce c’è.
    Il punto è con che occhi guardo quel bisogno, o meglio chi ha quel bisogno.

  7. Credo che il prossimo non abbia bisogno di parole,comunque belle,toccanti,quasi come il Vangelo,sto cercando qualcuno di concreto,qualcosa di + concreto,NOI cosa possiamo fare con i profughi che vediamo alla tv? concretamente!!!!!!!!!!!!!!
    PS. non è uno scarica barile,ma le Nazioni Unite non riescono a fare nulla,figuriamoci …

  8. Enzo, io so di almeno quattro strutture nell’ambito delle parrocchie e di altro qui attorno a me che si sono attivate. Concretamente, prova a cercare e vedi che trovi.

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