Maledetti beati – II – Beati, che afflizione

In questa seconda lezione del corso sull’identificazione e rimozione dei beati del mondo mortale, impareremo a

  • Riconoscere un Afflitto
  • Affliggere evitando la consolazione

I beati appartenenti alla categoria “Afflitti”, che come è noto sono tali perché verranno consolati, restano tra le specie più problematiche da trattare per il bravo tentatore. Tutto parte dal nostro rapporto con gli esseri umani.
Il nostro odio per tutto ciò che il Nemico-che-sta-Lassù ha creato ci spinge a cercare la loro rovina, come quella di ogni altra cosa. E’ un’impresa assolutamente meritevole causare la maggiore quantità possibile di dolore e sofferenza. Proprio in questa ricerca della corruzione si trova la migliore caratteristica della nostra razza, il nostro tratto distintivo. Il Nostro Padre che sta Quaggiù, oltre a gestire queste magnifiche terre infernali in cui abitiamo, si è anche assunto la responsabilità di governare il mondo umano, ed è per questo che viene acclamato come suo Principe. Il dominio che abbiamo ci consente di devastare i viventi per nostro godimento e cercare di portarne qui il più possibile. Anche noi però, dobbiamo ammetterlo, abbiamo dei limiti.

Come sapete, generalmente non possiamo arrecare al creato e alle creature alcun danno diretto. Visto la facilità con cui li spingiamo a farsi del male tra loro è una limitazione di poco conto. Ma se per le decisioni prese dalla loro stessa libertà sono gli esseri umani ad essere responsabili, quando ne sono vittime senza colpa il Nemico ha previsto una specie di compensazione.

Abbiamo potere solo sulla loro vita mortale. Per tutto quello che riversiamo sugli esseri umani nel corso della loro esistenza terrena essi saranno ripagati quando passeranno all’altra, in quel territorio che ancora non ci appartiene. Non solo: in qualche maniera il dolore che causiamo loro può venire neutralizzato persino mentre sono ancora nel mondo umano, durante la loro stessa vita.

Se, quando attaccate un essere umano con sofferenze e disgrazie, vi accorgete che questo non si spezza, non cede alla disperazione e anzi sembra risplendere tanto più lo colpite, ecco, siete di fronte ad un Beato di tipo “Afflitto”. Sì, perché quel tipo di persone ricevono tanta più consolazione quanto più noi ci accaniamo contro di loro. Si rivolgono a quella croce che pure ci aveva dato tanta soddisfazione e le nostre malignità peggiori diventano inutili. E’ frustrante la loro immunità agli effetti del male.

Attenzione, non sto suggerendo con questo che si debba lasciare stare il beato, lo si debba risparmiare. Al contrario: bisogna moltiplicare gli sforzi per causargli afflizioni, ma usando intelligenza per capire come riuscire a corromperlo.
Noi, infatti, non facciamo il male così per un ghiribizzo, ma per cercare di danneggiare il Nemico. La nostra è una guerra in cui, d’accordo, troviamo anche soddisfazione personale, ma di cui non dobbiamo perdere di vista l’obiettivo.

Il dolore che causiamo, le afflizioni che infliggiamo, devono essere dirette a staccare le anime dal loro creatore. Solo così quelle sofferenze non saranno inutili. Devono provocare astio, odio per tutto ciò che circonda e soprattutto per la divinità a cui avremo cura di attribuirle. Se poi questa rabbia debba giungere dall’affibbiare al Nemico la colpa per esse o piuttosto dal non essere intervenuto per evitarle è materia per il loro demone custode, che sceglierà la strada più opportuna.

In molti casi conviene seguire la seconda via. Sappiamo che l’odio confina con l’amore, e troppo spesso abbiamo visto gli umani passare da uno all’altro. Far credere in un dio che abbandona, che pare non avere il potere di salvare dalle afflizioni, è invece per noi sempre vincente. Senza dio l’essere umano elegge se stesso a divinità. Moltiplicando le nostre occasioni di infliggere ulteriori sofferenze e allontanando da sé quella consolazione che il Nemico gli offre, ma che non può dargli senza la sua volontà e consenso.

E’ proprio in questa direzione che Nostro Padre che sta Quaggiù ha indirizzato gli sforzi dei tentatori in questi ultimi secoli. Se non sanno di avere diritto alla consolazione promessa, gli uomini sono i peggiori aguzzini di loro stessi. Soffrono, ma da quella sofferenza è rimosso qualsiasi senso. Si affliggono, e la loro afflizione non si tramuta in gioia ma in disperazione. Non hanno più nessuno a cui appellarsi che li tolga dalle situazioni in cui noi li mettiamo; e muoiono alimentando le nostre tavole in un flusso di anime che forse saranno anche poco saporite, ma che è incessante.

Per questo è importante lavorare per far tacere quei pochi beati rimasti che possono servire da esempio agli altri. Già, perché come ben sappiamo gli umani tendono ad imitare, e se vedono qualcuno che nonostante sia afflitto è anche consolato cominciano a farsi domande. E questo deve essere evitato.
Ci sono diversi sistemi.
Il primo consiste nell’indicare quei beati come fanatici che godono della sofferenza, dei semplici che si illudono, ignoranti da compatire. Non si ha voglia di capire come ragioni un incosciente.
Se questo fallisce, può essere utili additarli come persone eroiche, superuomini in grado di fare ciò che la gente comune assolutamente non è in grado. Rimedio particolarmente indicato specie per i più noti tra loro. Chi li vede deve dire “Sì, va bene, ma io non ci riuscirei mai”. Non si devono accorgere di quanto sarebbe facile.

Il terzo metodo è, semplicemente, non parlare degli afflitti. Al limite di quelli senza speranza; ma degli altri, meno si vedono meglio è. Guardare un afflitto durante la cena può rovinare la digestione; è preferibile lasciarli morire in pace nei loro paesi lontani, nelle loro case lontane, nelle loro sofferenze lontane, fossero pure solo dall’altra parte della strada.
E, nel caso se ne parli, si dica che è compito dello stato, della comunità internazionale occuparsene. Ci pensino i governanti a consolarli.

Se non dovessero farlo, non affliggetevi troppo.

bimbo20con20le20lacrime_1-Copia

Annunci

Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 24 settembre 2015 su Maledetti beati. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: