Puoi prenderti il bimbo ora!

Se la notizia in Italia è uscita, devo essermela persa nel mare d’agosto.

Leggo, su un sito americano, della scoperta di alcuni effetti collaterali di quell’utero in affitto che non bisogna nominare perché sennò Monica si arrabbia.

Una reporter statunitense andata in India per un documentario sul fiorente mercato della “maternità surrogata” aveva sentito voci su bimbi caucasici in vendita. Così ha indagato e, effettivamente, si è vista offrire un bel bimbo bianco da portare a casa anche quella sera stessa. Pagando, ovviamente. You can take the baby now, puoi prenderti il bimbo ora.

Da dove arrivano questi bimbi in svendita? Sono gli “extra” delle madri surrogate. Alle donne vengono impiantati più ovuli del necessario, per garantire un risultato accettabile in tempi rapidi – con le tecniche di fecondazione, si sa, ci sono spesso problemi. Se più gemelli sopravvivono, perché non farci qualche soldo su?
E così a chi ha “ordinato” il bambino a prezzi da discount magari manco viene detto che il fagotto che si portano a casa ha un fratello o una sorella. Da rivendere al mercato nero, pronta cassa.

Questi poveri orfani artificiali prendono strade sconosciute. C’è solo da sperare che finiscano in famiglie vere, per quanto chi compra un neonato in questa maniera qualche problema lo deve pur avere. Di alcuni, di cui si conosceva l’esistenza, si sono perse le tracce. Coloro che li avevano ordinati, pur conoscendo la loro esistenza, hanno preferito non accollarsene il “peso” aggiuntivo e li hanno rifiutati. Mi domando con che occhi guardino il gemello “fortunato” che si sono portati a casa.

Quando il nascituro è imperfetto, viene eliminato, come avviene per le cose difettose. A meno che la madre ospitante non lo sappia, vi si opponga. Qualcuna, raramente, è riuscita anche a spuntarla, come un paio di donne in America. Ma nessuna di queste è una storia felice. Come ha testimoniato Jessica Kern, una figlia di utero in affitto, davanti al Washington’s city council: “Da dove siedo, la maternità surrogata non è la risposta magica per creare famiglie; più spesso, è la sorgente di un dolore per tutte le persone coinvolte che dura tutta la vita”.

Qualcuno presenta queste pratiche come una conquista di civiltà. Bisogna solo mettersi d’accordo su quale civiltà. Una che tratta bambini e donne come cose non la riconosco come mia.

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 14 settembre 2015, in meditabondazioni con tag , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 23 commenti.

  1. L’ha ribloggato su Luca Zacchi, energia in relazionee ha commentato:
    Quando il nascituro è imperfetto, viene eliminato, come avviene per le cose difettose. A meno che la madre ospitante non lo sappia, vi si opponga. Qualcuna, raramente, è riuscita anche a spuntarla, come un paio di donne in America. Ma nessuna di queste è una storia felice. Come ha testimoniato Jessica Kern, una figlia di utero in affitto, davanti al Washington’s city council: “Da dove siedo, la maternità surrogata non è la risposta magica per creare famiglie; più spesso, è la sorgente di un dolore per tutte le persone coinvolte che dura tutta la vita”.

    Qualcuno presenta queste pratiche come una conquista di civiltà. Bisogna solo mettersi d’accordo su quale civiltà. Una che tratta bambini e donne come cose non la riconosco come mia.

  2. Altra storia triste sull’argomento, di qualche tempo fa: madre surrogata thailandese partorisce una bambina sana e un bambino down, e i genitori biologici prendono solo il prodotto “adeguato” lasciando in Thailandia quello “difettoso”.

    http://mashable.com/2014/08/12/baby-gammy-down-syndrome-surrogacy-case/#IB6BZT3kZukY

  3. Al dubbio se Dio esiste, se Gesù sia un mito o sia esistito veramente, se quei cosi che chiamano vangeli dicano il vero, etc etc io spesso rispondo che esistono e sono autentici in quanto solo da loro abbiamo saputo della esistenza del demonio con la sua perfidia, menzogna, astuzia, e qui le prove concrete con tanto di mimetizzazione ne trovi quante ne trovi. Alle prove tangibili con frutti velenosi tangibili (questo articolo ne e’ già una ottima campionatura) vanno aggiunti i frutti disgustosi che fanno vomitare e in primis i buonisti stupidi che fiancheggiano e sostengono … in buona fede …. l’opera dell’omicida e menzognero fin dal principio il quale mette proprio i bambini (pedofilia in primis) tra le sue vittime preferite poiché proprio i bambini nel vangelo (e sempre nella vita e nei secoli) sono stati i migliori alleati SENZA COMPIERE UNA SOLA STONATURA i migliori alleati di Gesù

  4. Il giudizio sulla maternità surrogata è uno. Punto.
    Il problema però penso risieda, a monte, nello sfruttamento della povertà (o delle condizioni di povertà) consentito da leggi internazionali e delle singole nazioni
    La povertà e lo sfruttamento, anche presi singolarmente, sono a loro volta problemi che meriterebbero più attenzione e socio culturale e legislativa
    Ma fino a quando si sceglie di dibattere solo di diritti e questi due temi non “entrano in agenda” perchè non hanno un gran ritorno politico …

  5. Ecco, vedi, questi sono problemi etici reali. Non sono contrario a prescindere alla mother surrogacy di una donna che può far valere i suoi diritti (possibilmente quindi cittadina di un paese con istituzioni democratiche solide), anche se i suoi paladini devono riconoscere che è qualcosa di molto simile a vendere un organo (altro dibattito etico molto complesso). Ma non è quello che succede in molti casi.

    Condivido per farmi perdonare dallo stalking che sto facendo a Berlicche sull’altro thread un articolo in tal senso (critica o comunque allarme sulla maternità surrogata) di una femminista lesbica: http://www.newfeminism.co/2015/06/surrogacy-and-gay-couples/

    Il fatto è che negli anni ’70 e ’80 gli omosessuali erano considerati, e si consideravano, una forza rivoluzionaria (vedi il già citato Mieli; vedi la QUEER theory; vedi Michel Foucalt. La parola chiave è ‘antinormatività’). Adesso la rivoluzione è finita; vinta, se volete. L’obiettivo di molti di loro è, anche se implicitamente, l’annessione alle istituzioni borghesi (per questo dico che Mieli non è il profeta, ma il contrario del movimento omosessuale di oggi); nel bene e nel male, e il male è la tranquillità con cui ci si muove nell’ambito del privilegio economico, etnico o geografico.

    P.S. c’è da dire anche le semplici adozioni internazionali sono un fenomeno con molti lati oscuri

  6. Nel vangelo e nel nuovo testamento risuona la domanda “che dobbiamo fare?” e coloro che rispondono sono il Battista e San Pietro (spessissimo Gesù lascia ad altri – ancor oggi a me e a te – di rispondere a suo nome poiché ci vuol fare crescere in meriti e in gloria). Quando e’ che una cosa e’ buona e quindi la dobbiamo fare ? Ma perché io debbo dare retta a Mieli, Obama, Grillo, ghandi, Marx, Maometto, santoro, salvini, Cirinna’, Napolitano, Hollande, Luxuria, Vendola, Berlusconi, tutti nati ignoranti, poi incanalati in maestri e percorsi itinerari da lotteria, poi cresciuto in superbia, poi messi in una bara e divenuti polvere? Ma perché debbo dare ascolto a loro ?

  7. Quente, mi sembra di capire che le tue incertezze sull’eticità della maternità surrogata riguardino solamente l’effettiva libertà della madre nella scelta che fa di prestare il proprio corpo (tale scelta va bene solo se la madre è giuridicamente ed economicamente davvero indipendente). Avere dei dubbi su questo mi sembra più che giusto ed è davvero singolare che queste pratiche vengano viste favorevolmente da certa (la maggior parte?) sinistra. Ma il lato più aberrante della maternità surrogata secondo me è quello che riguarda i bambini, che vengono fatti oggetto di un indegno mercimonio. A fine giugno è nata la mia prima figlia: il pensiero che una creatura come lei, subito dopo la nascita, venga strappata dal seno della sua madre biologica, per essere trasferita chissàdove nelle mani di chi l’ha comprata mi fa ora ancora più ribrezzo di quanto me ne facesse prima! E poi ci meravigliamo che nel nostro passato di civiltà occidentale ci sia stata la tratta degli schiavi e guardiamo con superiorità morale le epoche che abbiamo lasciato alle spalle: che faccia tosta!

  8. Occhio però che in molti casi non è la madre biologica (non a caso il post di Berlicche parla di bambini di etnia europea a disposizione in India).

    Detto questo, sì, anche il figlio è una variabile dell’equazione (ci mancherebbe!). Solo che quando affronto un problema etico provo a ridurlo alle sue fondamentali, cioè cercando un caso il più semplice possibile.

    Immaginiamo una coppia (per rendere le cose ancora più lineari, diciamo una coppia eterosessuale). Lei ha ovulazione conservata, ma per la complicanza di un’infezione il suo utero non può portare avanti la gestazione. Viene scelta l’opzione della maternità surrogata: seme del marito, ovocita della moglie, utero di una donna estranea. In questo caso mi sembra che il figlio non sia la vittima (crescerà con i genitori biologici, e al momento del parto non credo sarà in grado di notare la differenza tra la donna in cui viveva e quella che lo prende in braccio); è la madre surrogata che si sottopone a un rischio per la salute, ai dolori del parto e al trauma del distacco dal figlio (con cui si è creato, per motivi psicologici e ormonali, un legame anche in assenza di parentela genetica).

    Tutto sommato, dal punto di vista del bambino è più grave quando nel contesto di un’adozione internazionale una donna povera di un paese in via di sviluppo viene incentivata ad abbandonare il figlio (in altri casi vengono dati bambini in adozione effettivamente orfani, ma che avrebbero potuto crescere con i nonni o gli zii se l’agenzia non rendesse la scelta dell’adozione tanto più conveniente). L’adozione può essere una scelta coraggiosa e altruista, ma comunque nasce da un trauma e quindi non va considerata un diritto ma una soluzione a una situazione altrimenti peggiore.

    Naturalmente in altri casi (anche) il bambino è una vittima della procedura.

  9. a berli’,
    ma nun te passa manco un pochetto per la capoccia il fatto che è tutta la filosofia del “riproduciamoci si o si” che andrebbe rivista – e che anche voi potreste dare un contributo rilevante (understatemet mode on) a tale revisione?

  10. Quente, in effetti dopo aver scritto ho pensato anch’io al caso in cui ad essere in affitto sia “solamente” l’utero ed al fatto che questa situazione dovrebbe essere ragionevolmente meno traumatica. Nel complesso comunque rimango convinto che in ogni caso il gioco non vale la candela. Ed il fatto vero che, come giustamente sottolinei tu, anche nel mondo delle adozioni internazionali ci sia spesso del marcio, non ha nulla a che fare con l’eticità o meno della maternità surrogata.

  11. Quente, Immagini male.
    Ci sono ricerche (se guardi nei miei link le trovi) che indicano come il legame formato durante la gravidanza è molto più forte e determinante di quello genetico.
    Noto comunque che, ancora una volta, scegli di deviare il discorso.

    R&s, è la filosofia del “faccio quello che voglio” che andrebbe cambiata.

  12. Secondo te cercare di ridurre le ramificazione di un quesito etico (senza negarle) = deviare il discorso.

    “che indicano come il legame formato durante la gravidanza è molto più forte e determinante di quello genetico.”

    Non è che non ci abbia pensato. Ammetto di non essere esperto in merito. Rimango dell’idea che sia la madre surrogata a patire di più in una situazione come quella che ho descritto io.

    @Enrico
    “Ed il fatto vero che, come giustamente sottolinei tu, anche nel mondo delle adozioni internazionali ci sia spesso del marcio, non ha nulla a che fare con l’eticità o meno della maternità surrogata.”

    No, certo, era solo per contestualizzare il problema.

  13. La madre parla, se soffre lo dimostra. Un neonato, quando piange, perché piange?
    Contestualizzare? Ridurre le ramificazioni? E’ altro.

  14. Natura (patrimonio genetico) ed ambiente (che in questo caso è anche il rapporto che si viene ad instaurare con la madre surrogata) come sempre si intrecciano in maniera complessa nel determinare un individuo ed è difficile fare classifiche, di sicuro intervenire eliminando parte di uno di questi due aspetti fondamentali è fare violenza. Forse l’allontanamento dalla madre che presta l’utero viene sofferto di più dal neonato a livello fisico e nei suoi primi anni di vita, mentre l’allontanamento dalla madre biologica riguarda maggiormente la sfera psichica (il fatto di non poter conoscere la persona che ha contribuito ai propri tratti esteriori, ad alcune predisposizioni del carattere ecc.) e gli anni successivi. Però questo lo dico da assoluto profano, senza alcuna competenza medica-psicologica semplicemente provando a ragionare sulla questione. Il peccato originale di queste situazioni è che il neonato non rappresenta il naturale dono che nasce dall’amore e da un progetto condiviso tra un uomo ed una donna, ma a vario titolo (e con diverse gradazioni a seconda delle situazioni) un semplice desiderio soddisfatto.

  15. Ci sarebbe materia in abbondanza per un nuovo film della serie “I nuovi nuovi mostri” di Monicelli, che però, probabilmente sopraffatto dall’orrore, oltre che dalle angosce e sofferenze personali, ha… dato le dimissioni già qualche anno fa.

    Il rimpallo di responsabilità tra giudici indiani e Consolato australiano per quanto riguarda la mancata adozione del gemello maschio rifiutato dalla coppia commissionante di Canberra — perché tanto loro i maschietti in casa ce li avevano già ed erano solo ansiosi di completare la collezione appendendo un fiocco rosa alla porta — è da urlo infinito, stile quadro di Munch.

    E’ un urlo tanto silenzioso quanto penetrante, e non può non raggiungere il più alto dei cieli, anche se noi facciamo i sordi.

    “Il mondo si trova in un momento di prova, perché ha dimenticato e abbandonato Dio”. (dal messaggio di Nostra Signora di Medjugorje del 25 agosto scorso).

    Le orde di orfani di diritti ci invadono, senza aver ben capito, ancora, che i barbari siamo noi.

  16. “La madre parla, se soffre lo dimostra. Un neonato, quando piange, perché piange? Contestualizzare? Ridurre le ramificazioni? E’ altro.”

    Non è che devi per forza darmi contro anche quando ti dò ragione. Tutti questi dubbi sono legittimi. Ma il problema è che è molto tricky dare un giudizio etico (per etico non intendo l’opinione morale mia o tua, ma un ragionamento che può guidare una legislazione) quando questo comprende i diritti di un soggetto che non è ancora esistente al momento della decisione (neanche come embrione o feto). A me pare che ragionare in quel senso (salvo in casi specifici di evidente abuso, come l’abbandono del bambino Down – non per niente citato anche nel link che ho messo io) rischi di smuovere un vespaio.

    Per far capire cosa intendo, io credo che per nessuno una donna sia considerata imputabile di aver deciso di concepire un bambino in condizioni che rendono obbligatoria un’adozione o che inficiano le possibilità di questo bambino di crescere in un ambiente protetto. Oppure a un’età in cui il rischio di anomalie cromosomiche è elevatissimo. O avendo una condizione medica per cui è estremamente probabile un parto prematuro. O più semplicemente, di NON concepire un bambino, condannandolo (se il non-bambino [di nuovo: non un embrione o un feto, la possibilità di un bambino] è un soggetto giuridicamente riconoscibile) alla non-esistenza.

    E’ più grave per un bambino nascere malformato, gravemente malato, essere allontanato dalla madre biologica, crescere in uno squat di tossicodipendenti, o (per assurdo) non nascere, oppure essere concepito con il programma di crescere con i proprio genitori biologici ma non con la donna che l’ha ospitato nell’utero (ammesso che effettivamente durante la gestazione impari a riconoscerne la voce, o l’odore attraverso le sostanze filtrate dalla placenta, e che quindi l’imprintig che lo legherà in vita alla madre biologica sia lievemente incompleto*)?

    Poi ci sono (e di nuovo, sono il primo ad ammetterlo) casi in cui il bambino è evidentemente vittima della situazione (in primis quello descritto nel post di Berlicche).

    *pensa che per secoli nelle famiglie ricche o semplicemente agiate i bambini hanno avuto una madre biologica e legale, e una donna con cui si creava il fortissimo legame fisico dell’allattamento. Certo, il fatto che si facesse non vuol dire che fosse giusto, ma non mi pare che la chiesa cattolica all’epoca lanciasse strali contro questa abitudine. Erano quelle ‘famiglie naturali’? E se la balia si allontava per qualche motivo dalla famiglia del figlio di latte, chi tutelava lei o il figlio, vittime di questo distacco? Non è che forse potremmo addirittura arrischiarci a dire che non esiste una ‘famiglia naturale’ perfetta, neanche come ideale, ma infinite possibilità influenzate sia dalla natura che dalla società, da sottoporre individualmente a un giudizio morale?

  17. Quente, il fatto è che come al solito ti sei allontanato (casualmente?) dal punto, ignorandolo.
    E’ così problematico per te dire che far generare con tecniche invasive e comprare un bambino su ordinazione strappandolo poi alla madre non è etico? Oh, certo, anche agli schiavi si faceva un favore a portarli nella civiltà invece di lasciarli in Africa con i leoni.
    Oggetti? Persone.

  18. “Oh, certo, anche agli schiavi si faceva un favore a portarli nella civiltà invece di lasciarli in Africa con i leoni.”

    So che ho difficoltà a contenere la logorrea e che quindi non posso pretendere che tu o altri leggano i miei interventi per intero, ma se leggi un mio commento precedente vedrai che ho dubbi sull’eticità di molte adozioni internazionali quando invece ci sarebbe stata la possibilità per il bambino di vivere con la famiglia allargata nel suo paese di origine; per cui la posizione che mi attribuisci non è assolutamente mia.

    “far generare con tecniche invasive e comprare un bambino su ordinazione strappandolo poi alla madre non è etico?”

    L’etica, per me, è una cosa seria. Utilizzare parole ad elevata carica emotiva è il contrario della riflessione etica per come la intendo io. Le ‘tecniche invasive’ sono evidentemente invasive per la madre, non per il bambino: esattamente i dubbi che ho espresso fin dall’inizio, contribuendo con un link. ‘Comprare’ è un termine ingiustamente duro, perchè potrebbe essere applicato anche a una coppia che adotta (come forse saprai non è un procedimento esattamente gratuito). ‘Strappandolo alla madre’ è quanto meno discutibile, perchè si strappa qualcosa dalle mani di chi vuole tenerlo (non è il caso), e perchè la madre, tecnicamente, nel caso che ho delineato io non è la partoriente.

    I problemi etici sono altri, ho provato a spiegarli, ma sono risultato imputato dell’accusa di ‘allontanarmi dal punto’; cioè, del proporre un punto di vista diverso dalla narrazione cristallizzata che hai riassunto molto bene in quest’ultimo comento.

  19. La madre non è la partoriente. E la partoriente cos’è? Un recipiente?

  20. Narrazione cristallizzata, caro Quente? A leggere il tuo commento sembra che tu non sappia di cosa stai parlando.
    Intanto, nel post non stavo parlando di adozioni. Cerchi di cambiare argomento e ti arrabbi quando voglio riportare al punto? Facendo così sembra quasi che tutto quello che tu voglia fare è allontanare l’attenzione da una piega sgradevole per i tuoi gusti. Perché invece non provi ad affrontarlo, l’argomento?
    Perché “comprare” sarebbe ingiustamente duro? Ingiusto nei confronti di chi? Di chi viene pagato un tozzo di pane in cambio del proprio corpo ospitante e di possibili gravi danni alla salute? Recluse per mesi, espropriate dal proprio corpo? Io direi ingiustamente morbido. Ma li hai letti, gli articoli che ho linkato, o anche per quelli non hai “avuto tempo”?
    Poi mi spieghi perché la madre non sarebbe la partoriente. Poi ti faccio notare che l’adozione è nell’interesse di un bambino esistente, senza genitori; l’utero in affitto è la consapevole fabbricazione e vendita di esseri umani, per il godimento intellettuale dei ricchi. Se per te l’etica è davvero una cosa seria, allora usala seriamente.

  21. Mi pare di avere molte difficoltà nel farmi capire. Io ho citato l’adozione proprio per dire che, anche in quell’ambito eticamente meno controverso, il bambino può essere la vittima: FIGURIAMOCI (quindi) se parliamo di qualcosa che non ha nessun alibi morale (cioè esiste solo per rispondere all’esigenza della coppia o del singolo che se ne serve).

    Quindi (nel caso non si fosse capito) stiamo parlando di qualcosa sulla cui legittimità in termini assoluti (cioè, non solo nei casi più palesemente orridi: tipo bambini, Down o meno, abbandonati) ho dei dubbi. Per questo ho tirato fuori l’esempio più ‘pulito’: coppia sterile (che fornisce però entrambi i gameti), madre legalmente tutelata in paese civile. Per dire che anche in questo caso ci possono essere obiezioni: come, ad esempio, per qualcuno che liberamente decide di vendere un rene.

    Il fatto è che, per te, la mia riflessione etica al riguardo, anche se arriva a posizioni relativamente vicine alla tua, è irrilevante perchè non parte da una condanna aprioristica, quale quella contenuta nella tua frase, che ripeto

    “comprare un bambino su ordinazione strappandolo poi alla madre non è etico?”

    ‘comprare’: di nuovo, tu useresti il termine ‘comprare’ se parlassimo di un’adozione? La famiglia spende soldi. L’agenzia li guadagna. E allora perchè no? Quello che viene ‘comprato’ è il tempo e l’uso dell’utero della madre surrogata, non il bambino.

    ‘su ordinazione’: questo è un attributo assolutamente ornamentale e gratuito a ‘comprare’. Certo che viene ‘ordinato’ nel senso che non è che uno passa per caso al mercato, vede un bambino che gli piace, lo porta a casa anche se era uscito solo per prendere il pesce. Semmai, in termini deteriori, ‘su ordinazione’ si può dire di quelle donne che hanno scelto di avere un figlio sordo (aneddoto contenuto nel link che ho citato io), ma non della pratica nel suo complesso

    ‘strappandolo’ non mi pare tu abbia giustificato questa espressione

    ‘madre’ e qua rispondo anche a @senm_webmrs che chiede ‘e chi l’ha partorito chi è, un recipiente?’. E la madre genetica chi è, una sconosciuta? Anche in un’adozione, di fatto, ci sono due madri diverse; solo che in questo caso la madre ‘legale’ è anche quella che ha un legame genetico con il figlio.

    NB: non sto decostruendo la tua frase per dire che la maternità surrogata è legittima e giusta e bella (non dovrebbe a questo punto essere necessario dirlo…).

    Sto semplicemente contestando un tipo di condanna moralistica più che non etica, che polarizza la questione tra ‘religiosi’ e ‘laici’ invece di permettere ad ognuno di raggiungere in maniera pacata un’opinione in merito.

    PS se ti fossi sforzato di capire come la penso in merito, e gli esempi che ho usato, avresti visto che gli articoli li ho letti eccome; e se avessi letto l’articolo che ho linkato io, avresti saputo che erano tutte informazioni di cui già disponevo. E forse intuito che una possibile critica della pratica può venire proprio dagli autori radical dell’accademia americana, dove si annida il peggiore GENDER

  22. Quente,
    Quello che viene ‘comprato’ è il tempo e l’uso dell’utero della madre surrogata, non il bambino.
    tu vai alla concessionaria e ti compri il tempo di alcuni operai che hanno costruito un’automobile, o un’automobile?

    ‘su ordinazione’: questo è un attributo assolutamente ornamentale e gratuito a ‘comprare’.
    Quel bambino esisterebbe se una coppia non avesse deciso di volerlo? Se non fosse andato da qualcuno che poteva fornirlo? E come chiami quando richiedi uno oggetto a qualcuno per poi pagare quando te lo porta? Sono curioso.

    ‘strappandolo’ non mi pare tu abbia giustificato questa espressione
    Prendendolo e portandolo via da colei che l’ha portato dentro di lei per nove mesi con forza e rapidità. Quando separo con forza e rapidamente due cose io lo chiamo “strappare”, Se è troppo violento per la tua sensibilità, mi spiace. Ma è molto più violento di quanto le mie parole dicano.

    Caro Quente, la mia non è una condanna aprioristica: è una condanna motivata dai fatti. E’ il tuo cavillare sulle parole, edulcorarle per giustificare ciò che è ingiusto che piuttosto parte da un preconcetto. Dato che tu non mi hai fornito nessuna ragione per cui quei fatti potrebbero essere giusti. L’uso di una neolingua per mimetizzare quello che sarebbe altrimenti inaccettabile, neolingua che sembri accettare in pieno, qualcosa dovrebbe dire. Dici “qualcosa che non ha nessun alibi morale” (se ho capito bene) e non trai le conseguenze? E’ il tuo, il moralismo: un moralismo senza morale. Che non è né religioso né laico: se il laico partisse dall’uomo come asserisce, la sua sarebbe pure una condanna senza appello. Se ciò non avviene, è solo perché, come da un pezzo dico, una etica sospesa nel nulla, senza Dio, non è che la regola del più forte.
    Io mi sforzo di capire come la pensi: il fatto è che dovresti dire, come la pensi. Senza contraddizioni.

  23. “Dato che tu non mi hai fornito nessuna ragione per cui quei fatti potrebbero essere giusti.”

    No: io ti ho dato delle ragioni per cui quei fatti potrebbero essere sbagliati. Se queste ragioni non ti bastano, è perchè nulla se non una condanna morale incondizionata può soddisfarti.

    Dal mio punto di vista si deve giustificare un’azione, si deve giustificare un divieto.

    Se decido di travestirmi da elefante rosa e costruire un enorme castello di sabbia a immagine e somiglianza della reggia di Ludovico II di Baviera, e tu vuoi proibirmelo, devi spiegarmi quali diritti e di chi sto violando. Non puoi dirmi: che alibi morale ho; non mi serve un alibi morale per fare un castello di sabbia.

    Nel caso della maternità surrogata (nel caso più semplice che ho utilizzato come esempio) il diritto violato è (in un contesto legislativo come quello italiano, vedi art. 5 del CC) quello della madre surrogata*, che dispone della propria salute e del proprio corpo. Questa violazione richiederebbe sì un “alibi morale” (espressione ambigua che ho usato per indicare qualcosa che in giurisprudenza in genere si chiama ‘necessità’**), che in questo caso non c’è.

    Alla fine della mia riflessione etica quindi anche se non c’è una ‘condanna senza appello’ c’è una disapprovazione della pratica. Se poi invece mi chiedi: dovrebbe essere vietata per legge? La questione diventa ancora più complicata, com’è sempre quando si vieta un atto in cui tutti i partecipanti sono consenzienti (non perchè il consenso di per sè esclude il crimine, ma perchè la repressione è difficile e potenzialmente controproducente). Più che vietarla a me piacerebbe che si diffondesse la consapevolezza che una società in cui un povero presta il proprio corpo e la propria salute al ricco è una società malata; che non esiste il diritto a essere sfruttati***.

    *perchè non del figlio? Perchè non c’è nessun diritto di un bambino non ancora esistente di nascere in un contesto famigliare ‘ideale’ o ‘naturale’ o ‘perfetto’. Altrimenti dovrebbe esserci la polizia riproduttiva che elargisce l’autorizzazione a procreare. Il gemello messo in vendita, o il bambino Down abbandonato, sono invece evidentemente dei crimini. E’ però metodologicamente scorretto utilizzare un abuso particolare e non inevitabile per condannare una pratica in toto.

    **la necessità è quella che distingue legalmente una pugnalata in una rissa da un’appendicectomia

    ***una madre surrogata potrebbe obiettare che si considera meno sfruttata a prendere soldi per rimanere incinta del figlio altrui e ciondolare per nove mesi davanti alla TV che non a lavorare in cassa al supermercato; io credo però che esistano beni di cui siamo a disposizione, e beni di cui non siamo a disposizione. Mi rendo conto che potrei essere accusato per questo di paternalismo.

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