Che risate!

A questo punto devo ammetterlo. Avete presente quelli che dicono che la questione del gender è tutta inventata? Bene, hanno ragione. E’ una bufala, e sono stato io ad idearla.

Tutto è cominciato quando ero giovane, e lavoravo come cameriere in certi bar parigini. Io non ho studiato, ho dovuto imparare a mantenermi fin da piccolo. Servire ai tavoli dei caffé era la maniera ideale, i posti non mancavano anche per quelli come me. Era il periodo in cui tutti si credevano rivoluzionari. C’erano in particolare questi tizi, che stavano tutto il giorno ai tavolini a parlare di classe operaia e di come avrebbero cambiato il mondo. Dei veri pitocchi, spesso mantenuti dai genitori, e non accadeva una volta che mi lasciassero un soldo di mancia. Per loro non esistevo: ma guai se tardavo a portare un’ordinazione. A dirla tutta, erano parecchio antipatici, pieni di parole ma mai una gentile. Io li stavo a sentire; e certe volte mi scappava proprio da ridere per le stronzate che sparavano. Non avevano proprio nessuna idea della vita, la vita vera. Mai lavorato. Avevano una teoria più scema dell’altra, e avreste dovuto sentire con che serietà ci discutevano sopra. In quel particolare caffé, quell’estate, era riunito un gruppo di cretini come raramente avevo visto. Cafoni e rumorosi. Anche gente che era importante, o lo sarebbe diventata; e quelli erano i più antipatici.

Mi ricordo che c’era quel piccoletto strabico che affermava, serio eh, che siamo totalmente liberi di fare quello che vogliamo; e gli altri pendevano dalle sue labbra. Io stavo servendo le brioche e mi veniva la nausea. Non resistetti: a mezza voce, dissi “Allora uno è anche libero di essere una donna o un uomo, come gli pare!”. Non so se capirono che ero stato io a parlare, ma scoppiarono tutti in una risata per quella cretinata. Uno esclamò: “Ma che genere di teoria spari!” E la ganza del piccoletto: “E’ una teoria del genere!” E tutti a ridere più forte. Da allora ogni volta che si trovavano qualcuno ripeteva quelle frasi, e tutti a scompisciarsi. Era diventato una specie di fil rouge per quando le sparavano davvero grosse.

Succcesse però una cosa strana: che, siccome c’erano sempre nuovi fessi a quei tavolini, dopo un po’ qualcuno cominciò a prendere seriamente quello scherzo assurdo. Capite, credevano che quegli intellettualoni dicessero per davvero! E ogni volta erano ammiccamenti di noi camerieri dietro le spalle del gonzo che se l’era bevuta. Fatto sta che, gira e rigira, finirono per cominciare a dirlo credendoci, e nessuno si ricordava più che era cominciata come una mia presa per i fondelli. Alcuni ne hanno fatto persino nei libri, anche se sono convinto che è per dimostrare cosa si può far digerire alla gente. E’ impossibile che persone intelligenti che hanno studiato tanto possano davvero pensare che sia vero.

E anche adesso, che sono ormai in pensione, a volte faccio dei giri nei bar dove mi conoscono ancora, e magari incontro qualcuno che sa tutta la storia. Guardiamo assieme tutte quelle leggi e quei libercoli dove è ripetuta la mia boutade di quendo ero giovane, e ridiamo a crepapelle: ma quanto sono fessi questi!

10 Dec 1964, Paris, France --- Philosophers Sartre, De Beauvoir, and Director Lanzmann Dining --- Image by © Bettmann/CORBIS

Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 9 settembre 2015 su diavolerie e cattiverie, fiaboidi. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 66 commenti.

  1. Caro Berlicche, puoi spiegare chi sono i tre della foto? Grazie

  2. L’uomo con gli occhiali è Jean-Paul Sartre, filosofo della “libertà radicale”; la donna al suo fianco dovrebbe essere la sua compagna, Simone de Beavoir (ammesso si scriva così). L’altro uomo non so chi sia.

  3. Si scrive Beauvoir. L’altro uomo è il regista Claude Lanzmann (peccato che me l’hai chiesto, volevo cambiare la foto con questa)

  4. “Allora uno è anche libero di essere una donna o un uomo, come gli pare!”

    […]

    E’ impossibile che persone intelligenti che hanno studiato tanto possano davvero pensare che sia vero.

    Mi trovi d’accordo. Del resto la teoria gender è una balla. Fatto sta che i fessacchiotti del tuo racconto sono i cattolici (o chiunque comunque ci creda ^^”).
    Divertente.

  5. La situazione attuale è più o meno questa:
    “La teoria del gender non esiste ma uno/a è libero/a di essere una donna o un uomo, a prescindere dal dato biologico, come gli pare!”

  6. …vero, Berli
    Le risate sono contagiose quanto sono contagiosi i fessi.

    Ora si ridere con le lacrime agli occhi per questi fessi intellettuali.

  7. Fasullo, i cattolici NON CI CREDONO. Per questo si oppongono a chi vorrebbe imporla.
    Visto quanto ci hai capito tu?

  8. Mannaggia Berlicche, poco c’è mancato che ci credessi anch’io!
    Non alla teoria gender, eh — non scherziamo! — ma al fatto che aveva fatto il cameriere a Parigi e servito brioches e boutades in un sol colpo. Me l’ha quasi fatto prendere a me, un colpo, diavolo d’un mister.

  9. Berlicche questa é bellissima!Impossibile non ripostarla agli amici.

  10. “la ragazza partorirà un figlio. anzi, no: la vergine.”

    hahahahahaha

    …eccetera.

  11. Ehm, ma se l’assunto del racconto è che la teoria gender non esiste:

    “Avete presente quelli che dicono che la questione del gender è tutta inventata? Bene, hanno ragione. E’ una bufala, e sono stato io ad idearla.”

    Nella realtà quelli che credono che la teoria gender esiste sono per lo più cattolici. E’ vero che la considerano sbagliata/inesatta/inappropriata, scegli tu il vocabolo, ma sulla sua esistenza o meno mi pare abbastanza chiaro che ci credano.
    Protestare contro qualcosa che non esiste è come protestare contro gli unicorni rosa.

    Era solo una precisazione semantica. Detta così l’incipit e il messaggio del racconto collidono.

  12. Fasullo, tra “Non esiste” e “E’ una bufala” c’è una certa differenza. Prova a leggere cosa c’è scritto, non cosa tu immagini ci sia scritto.
    Devo poi ribadire che il tuo aggancio con la realtà è quantomeno vago.
    Tanto per dirne una, in parlamento europeo ieri è stato votato questo: “Il concetto di ‘genere’ è un costrutto sociale legato a questioni di classe sociale, etnia, religione, cultura, sessualità ed età che favoriscono le ingiustizie in ambito economico, culturale e dell’istruzione e che la scuola contribuisce alla riproduzione di rappresentazioni sociali connesse al genere”. A quanto pare a Strasburgo è pieno di unicorni rosa.
    Già che ci sei, guarda anche il filmato qui al fondo, dove dei cattolici travestiti da attivisti LBGT provano a far passare nella scuola cose che non esistono per metterli in cattiva luce…

  13. @riccoespietato

    hai perfettamente ragione nel ritenere assurda la verginità di Maria; infatti è un miracolo, qualcosa di impossibile che è accaduto.

    Tra l’altro per Uno che ha creato l’universo non vedo tanti problemi, la questione vera però è che ha chiesto il permesso a Maria; e lei ha detto “si”, quello è il Miracolo.

  14. Ti stavo solo facendo notare che ti sei un attimino confuso nell’incipit, quelli che dicono che la teoria gender sia una bufala non sono certo i cattolici… Quelli che credono sia una cosa reale invece sono i cattolici.

    E poi, un conto è definire cosa sia l’identità di genere, un conto è dire che ognuno può cambiare sesso come gli pare e piace. La prima è il riconoscimento di certi studi, la seconda sono unicorni rosa.

  15. Fasullo, dispero veramente di fartelo capire. I cattolici dicono che la teoria gender esiste ma è falsa, una bufala, non sta in piedi. Gli altri di cui ti fai trombetta dicono che non esiste nessuna teoria ma quello che afferma è vero.
    Ma se ancora non hai capito di che stai parlando, che ti dico a fare?

  16. Affermazioni che secondo me sono false:
    – esiste qualcosa che è comunemente chiamata (da qualcuno che non siano Manif pour Tous varie) ‘Gender Theory’ o ancora peggio ‘Teoria Gender’ (esistono i Gender Studies, e la Queer Theory). Questa può sembrare una minuzia terminologica, ma in realtà permette di attribuire a qualunque iniziativa legata ai Gender Studies (fondamentalmente lavori di impronta femminista sui condizionamenti sociali del ruolo femminile) agende che riguardano il transessualismo o la negazione di qualsiasi rilevanza del sesso biologico
    – le teorie dei seguaci di Simone De Beavouir sono rilevanti nelle opinioni progressiste su omosessualità e transessualismo
    – l’educazione sessuale comprensiva di accenni all’omosessualità o all’esistenza di famiglie con genitori omosessuali intrinsecamente comprende l’idea che il sesso biologico non sia rilevante

    Per farti capire com’è esasperante sentire parlare di Teoria Gender, metterò in scena un piccolo teatrino:

    Cachorroquente: ‘E’ terribile quello che fa l’Opus Jesuits, non fa altro che propagandare l’omofobia e dichiarare che l’omosessualità è un abominio’
    Berlicche: ‘Allora, tanto per cominciare l’Opus Dei e i Gesuiti (perchè lo dici in inglese poi?) non c’entrano niente’
    C: ‘Perchè scusa il Papa non è un Gesuita? E non ha fatto dichiarazioni contro il Gender? E non sono entrambe due organizzazioni cattoliche?’
    B: ‘No aspetta, i Gesuiti non sono un ‘organizzazione’, sono un ordine, e sì ho capito sono entrambi cattolici ma con diverse…’
    C: ‘Stiamo parlando del nulla. Immagina a essere un gay discriminato quanto ti interessa di questi sofismi’
    B: ‘OK ammettiamo che i Gesuiti e l’Opus Dei siano la stessa cosa per amor di discussione, nessuno ha detto che l’omosessualità è un abominio, essere contro il matrimonio omosessuale…’
    C: ‘Intanto è scritto nel Levitico o Deuteronomio che l’omosessualità è un abominio, e poi è pieno di cristiani negli USA che lo dicono per non parlare della Westboro Baptist Church con i cartelli ‘God hates fags’
    B: ‘A parte che già non stiamo parlando più di cattolici ma ti pare che la Chiesa dev’essere responsabile di quanto detto da qualsiasi schizzato…’
    C: ‘Sì ho capito mi sono inventato tutto, i gay non sono mai stati discriminati, evidentemente sono pazzo’
    B: ‘Ma…’
    C: ‘LAH LAH LAH LAH LAH NON TI SENTO!!!!’

    No, sul serio.

  17. Caro Quente, proprio un bel teatrino. Fatto poi da uno che fa finta di avere visto i documentari proposti (vero che anche l’altro link non l’hai guardato?) e quindi, senza avere veduto, tira su obiezioni strumentali a ciò che immagina è ancora più godibile. Quando hai finito di alzare paglia e ritorni nel mondo reale fammi un fischio.

  18. Due cose: 1) l’espressione “la teoria del gender” è in effetti uno slogan che iper-semplifica la realtà a costo di darne una rappresentazione troppo imprecisa ed in fondo anche parzialmente errata. Su questo concordo con quente. È una semplificazione utile per identificare facilmente l’avversario, gonfiare il ptoblema e semplificare la questione per non andare troppo per il sottile. Un po come quelli che dicono che chi si oppone al matrimonio omosessuale è un omofobo. Stessa roba, stesaa volgare semplificazione. Detto questo anche la storia del “non esiste una teoria del gender”, lanciata di recente e cui si sono accomodati da buoni pecoroni molti simpatizzanti delle cause lgyb, è altrettanto stucchevole nella misura in cui non vuole tanto denunciare l semplificazioni dell’espressione “teoria del gender” di cui sopra, ma vuole affermare che non esista propria alcuna questione in campo che riguardi l’identità di genere. Ricordo un paio di anni fa di aver letto sull’huffingyon post di una mamma che si sforzava in ogni modo di non dare alcun condizionamento di genere all’educazione dei propri piccoli figli, tanto da sentirsi in colpa se -che ne so- le capitava di cedere alla tentazione di regalare una bambola alla figlia e non al figlio. Seguivano commenti dello stesso tono: vestire una bimba di rosa ed un maschietto di azzurro, dare alla prima delle bambole ed al secondo delle macchine ecc. erano tutte attività viste come un abominio, una violenza fatta sui bimbi che devono essere liberi di determinare la propria identità sessuale senza alcun condizionamento esterno. Questo per dire (anche se mi sembrerebbe superfluo farlo) che ste robe esistono davvero (più nel mondo anglosassone che da noi, per ora), non è che sia un’invenzione e che ora quella stessa gente che scriveva nell’huffington post, al segnale di “contrordine compagni”, neghi tutto ciò, non cambia la realtà dei fatti. Può essere che l’applucazione di un simile modello educativo nelle nostre scuole ed asili sia ben lontana dal divenire realtà e che la mobilitazione del mondo cattolico sia stata largamente esagerata, non lo so, anche perché non ho letto di persona i libri per ragazzi incriminati e non mi fido piu del sentito dire. Però la questione potenzialmente esiste e mi sembra anche legittimo che ci siano persone che esprimano preoccupazioni e scetticismo sull’idea che si debba buttare a mare il modo in cui si sono da sempre educati i bimbi piccoli per abbracciare le fisime sui condizionamenti sociali nella definizione dell’identità di genere dei circoli lgtb e simpatizzanti.

  19. Enrico hai tutta la mia simpatia. Lo trovo abbastanza accurato come descrizione di quello che accade, grazie.

    “Gli altri di cui ti fai trombetta dicono che non esiste nessuna teoria ma quello che afferma è vero”

    non esistono gli unicorni rosa ma berne il sangue fa diventare immortali. va beeeeene.

  20. presso questo link:
    http://www.notizieprovita.it/wp-content/uploads/2015/06/Speciale_Dossier_Progetti_Gender_Scuola_ProVita.pdf

    si può leggere il dossier fatto da quelli di pro-vita
    (prego astenersi commenti del tipo “a bè se lo dicono loro”)

    siete pregati di leggerlo, sia chi dice che la teoria esiste sia chi dice che non esiste e anche chi dice “nonèquellarobachedite”

    impressionante e profetico anche questo passo di Mieli, pederasta a cui è intitolato il circolo gay di Roma.

  21. Grazie, Aleudin, anche se avevo già linkato. C’è però chi preferisce immaginarsi teatrini di unicorni rosa piuttosto che guardare a ciò che accade davvero.

  22. @Enrico

    “Questo per dire (anche se mi sembrerebbe superfluo farlo) che ste robe esistono davvero (più nel mondo anglosassone che da noi, per ora)”

    E’ vero, ma c’entrano veramente con il ‘gender’ nel senso in cui lo si usa di solito? Mica si teme di influenzare la sessualità o l’identità sessuale del figlio, ma semplicemente di portare avanti stereotipi e ruoli sociali determinati. Che poi siano forme estremiste e spesso ridicole di correttezza politica, possiamo essere d’accordo.

    Anche se… prova a lasciare stare la signora che ha scritto sull’Huffington Post, e pensa invece a una ‘famiglia normale’. A quelle persone (cioè la maggioranza) che, se il secondo figlio è di sesso opposto a quello prima, non riutilizzano culle e pagliaccetti di colore sbagliato (rosa o azzurro*). Parliamo di neonati e lattanti, che non sono a rischio di essere sottoposti a bullismo (tipo un ragazzino delle medie con lo zaino di Hello Kitty). E’ veramente così sensato questo atteggiamento? Non è una domanda retorica, io non ho ancora figli e mi interessa veramente la risposta.

    @Berlicche (e Aleudin)

    Che io abbia preso in mano tutta la documentazione che offri tu mi sembra irrilevante. Non mi pare che tu ti stia sbattendo a prendere in considerazione il mio punto di vista e invece mi sembra che si cerchi semplicemente di aggiungere rumore introducendo infinite informazioni sostanzialmente irrilevanti. Mieli, appunto. L’avete mai letto? E’ proprio l’emblema di quel radicalismo anni ’70 sui temi sessuali che è l’esatto contrario del movimento omosessuale attuale, e come tale l’ho citato più volte in discussioni passate (ovviamente, ignorato); considerarlo un profeta è assurdo. E per quanto riguarda la sessualità infantile e adolescenziale, a voi sembra che questo mondo gender omosessualista secolarizzato relativista tenda a diventare PIU’ o MENO permissivo su questo tema? Perchè a me pare proprio che sia vera la seconda possibilità.

    * che poi non poi così tanti decenni fa, l’azzurro era considerato femminile e il rosa maschile. E un po’ di tempo prima invece i bambini maschi venivano vestiti da donna; era gender?

  23. @chacorro

    un “profeta” è un tizio che dice delle cose prima che accadano e che poi si realizzano. Il brano di Mieli in questo senso è profetico, oltre ogni dubbio.

    Di Mieli ho letto vari paragrafi, anche corposi, su internet, principalmente su siti che parlano di cultura gay, proprio per farmi una idea quanto più completa possibile.

    Che sia “l’esatto contrario” di quello che porta avanti il movimento omosessuale attuale lo dici tu a me sembra che sia quanto meno di ispirazione. Altrimenti perché non ne trovano un altro cui intitolare il loro circolo? Visto che è l’opposto.

    La documentazione che ho portato, due paginette che si leggono in un minuto, è a supporto della discussione, per tutti, come ho detto. Non certo rumore, non sto qua a fare una gara di scacchi ma a confrontarmi.

    Io non so se hai figli, io ne ho e per questo frequento anche altra gente con figli, tra cui qualche psicologo/a dell’età evolutiva e alcuni operatori sociali, le situazioni che raccontano a proposito della “libertà” sessuale che raggiungono i ragazzi/bambini d’oggi sono decisamente svilenti e raccapriccianti, a volte sminuiti dagli adulti. Io sono purtroppo per la prima possibilità che hai posto.

  24. “Il brano di Mieli in questo senso è profetico, oltre ogni dubbio.”

    Non mi sembra, perchè la pedofilia, la pederastia e l’efebofilia predatano Mieli di almeno duemilacinquecento anni. Mieli è sicuramente una figura rispettata nell’ambiente di sinistra ‘alternativa’ italiana, omosessuale o meno, ma (a prescindere dalla sua visione favorevole della pederastia, che oggi non è accettata da nessuno) il suo modello culturale, dell’omosessualità come strumento eversivo delle regole borghesi, è come ho detto esattamente il contrario di quanto richiesto dalla maggioranza degli omosessuali* cioè venire inclusi nell’istituzione borghese della famiglia nucleare.

    “le situazioni che raccontano a proposito della “libertà” sessuale che raggiungono i ragazzi/bambini d’oggi sono decisamente svilenti e raccapriccianti, a volte sminuiti dagli adulti.”

    Ma è vero? Io come ho scritto nell’altro commento di figli non ne ho ancora, e i miei amici hanno figli piccoli per cui non ho una visione diretta della questione. Ma guarda Amarcord, leggi ‘Libera nos a malo’ di Meneghello… i bambini non sono mai stati innocenti e hanno sempre ‘giocato al dottore’. I pedofili ci sono sempre stati. Certo, oggi ragazzini anche di solo 8 o 9 anni hanno a disposizione con facilità materiale pornografico, ma se ci pensi fino a neanche un secolo fa nelle case dei contadini si dormiva tutti nella stessa stanza, con tutte le conseguenze che puoi immaginare.

    Che dati abbiamo per dire che i ragazzi di oggi sono più sessualmente attivi di quelli di un tempo? Non tanti. Secondo uno studio (http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC1802108/) il sesso preconiugale negli USA ha mantenuto la stessa prevalenza negli ultimi 40 anni. Sempre negli USA, pare che l’età del primo rapporto sessuale sia addirittura in trend di aumento (https://en.wikipedia.org/wiki/Adolescent_sexuality_in_the_United_States#cite_note-gutt-19).

    *naturalmente omosessuali radicali ci sono ancora; che contestano proprio i valori borghesi propugnati dal matrimonio gay (rispetto, ad esempio, al ‘poliamore’), e inoltre la predominanza di bianchi e maschi nel movimento omosessuali. Ma mi sembra siano la minoranza.

  25. @chacorro

    il fatto che la pedofilia e il resto siano sempre esistite non sminuisce di nulla il brano di Mieli allegato che è oggettivamente profetico in buona parte, basta leggerlo.

    Non sono certo un idealista che pensa al bambinello innocente, anche perchè sono stato bambino e ho bambini.

    Non potremo mai avere stime di ciò che accadeva una volta, confrontarlo con la mole di dati odierna mi sembra inutile, lì si che si rischia di idealizzare il passato in negativo.

    Visto che hai tirato fuori la pornografia perchè non ti informi
    su quanti e tali danni faccia vista la fruibilità che abbiamo oggi.

    L’anno scorso parlando con un missionario mi raccontava che in alcune parti povere dell’africa raggiunte però da internet la pornografia fà danni (che prima non avvenivano) terribili socialmente quanto l’alcol.

    Inoltre la questione è se si stia cercando di normalizzare certi comportamenti o no. I file che ho proposto servono a farsi una idea generale.

  26. Quente, che leggere la mia documentazione sia irrilevante lo puoi sapere solo dopo che l’hai vista; e, dopo che l’hai vista, hai provato a replicare sul caso concreto e non a quello che tu immagini. A me interessa la verità e la realtà, non le chiacchere che non sono né una né l’altra. Se vuoi che mi sbatta a prendere in considerazione il tuo punto di vista argomentamelo sul caso reale.
    Ad esempio, sul tuo “mi sembra”: http://www.ibtimes.co.uk/sexual-orientation-uk-half-young-people-say-they-are-not-100-heterosexual-1515690
    Più banalmente, parecchie persone che hanno a che fare con gli adolescenti mi hanno confermato che c’è una tremenda confusione. Si confonde amicizia con attrazione sessuale: quella che in altri tempi sarebbe stata una comune amicizia virile o femminile acquista, per certa propaganda martellante, un’ambiguità dannosissima. Nessuno dice a questi ragazzi la cosa di cui avrebbero più bisogno: chi sono. Che, mi dispiace, non corrisponde con “chi voglio essere”.

  27. Il passo l’ho letto e non mi sembra per niente profetico. E’ un’ode alla sessualità come fattore destabilizzante e anti-borghese, che è assolutamente in linea con lo spirito dell’epoca.

    A meno che tu non stia parlando dell’ALTRO brano (da cui l’incomprensione), che non è di Mieli ma di tale Swift (probabilmente pseudonimo). Che sì, ha qualcosa (sia nello stile, che in certi temi) di profetico. Ma è anche, appunto, qualcuno che sta scrivendo sotto pseudonimo (e non uno pseudonimo a caso; vedi alla voce ‘satira swiftiana’) un testo volutamente provocatorio e grottesco. Qualcuno che non ha dato nome a nessun circolo. E’ questo tipo di ‘non sequitur’ che porta all’equivoco del gender, a rendere minaccioso e inquietante per proprietà transitiva (o contagiosa, se vogliamo) qualsaisi cosa che sia situata a uno, due, tre, sei gradi di separazione da un oscuro testo degli anni ’80.

    “Non potremo mai avere stime di ciò che accadeva una volta, confrontarlo con la mole di dati odierna mi sembra inutile, lì si che si rischia di idealizzare il passato in negativo.”

    Al contrario, il fatto che ci sono più dati adesso è un bias a sfavore dell’epoca contemporanea. Nonostante un tempo la morale fosse più conservatrice e la sessualità meno indagata, i dati che abbiamo non depongono a favore di un incremento dell’attività sessuale tra gli adolescenti.

    “Visto che hai tirato fuori la pornografia perchè non ti informi
    su quanti e tali danni faccia vista la fruibilità che abbiamo oggi.”

    L’ho tirata fuori io perchè, identificandomi in un genitore, è proprio quella che mi preoccuperebbe. Ma a me sembra che l’educazione sessuale (‘gender’ o meno) vada in direzione contraria rispetto all’effetto della pornografia su un pubblico suggestionabile; perchè contrasta la distorsione grottesca dei vari atti sessuali, l’abuso di stereotipi sessuali, l’oggettificazione e umiliazione della figura femminile.

    “Inoltre la questione è se si stia cercando di normalizzare certi comportamenti o no.”

    Cosa vuol dire normalizzare? Certi comportamenti esistono a prescindere da dove poniamo i paletti delle nostre norme. La masturbazione infantile è ‘normale’? Ammettere la sua esistenza nella formazione degli educatori delle scuole materne e elementari è atto a ‘normalizzarla’ o addirittura a incentivarla o a provocarla?

  28. Fai l’avvocato? Perchè a sviare sei bravissimo.

    Riguardo la sessualità, una cosa è spiegare e affrontare la questione un’altra è promuovere certi comportamenti, banalizzarli e/o strumentalizzarli.

    Per te è tutto ok, anzi sempre meglio, ne prendo atto.

  29. @Berlicche:
    “Si confonde amicizia con attrazione sessuale: quella che in altri tempi sarebbe stata una comune amicizia virile o femminile acquista, per certa propaganda martellante, un’ambiguità dannosissima.”

    Mi pare che negare che questa ambiguità non ci fosse in passato, che le amicizie adolescenziali tra persone dello stesso sesso non avessero qualche caratteristica dell’attrazione sessuale e dell’amore romantico, vuol dire ignorare quintali di letteratura, romanzi, memorie, da Benvenuto Cellini in giù.

    Che adesso gli adolescenti dicano di essere bisessuali (probabilmente per moda) o conoscano la teoria del ‘continuum’ di Kinsey è scarsamente rilevante, la domanda è: fanno più sesso (omosessuale o eterosessuale che sia) di un tempo? Non mi pare che ci siano statistiche che lo dicono, in particolare non mi pare ci sia stato un aumento negli ultimi due decenni (cioè in concomitanza alla propaganda ‘gender’).

  30. Quente, stai attribuendomi cose che ti sei detto da solo.
    La teoria gender ripetuta da mille fonti (dal loggarsi a Facebook in giù) rende incerto ciò che un tempo era certissimo. Non so dove tu sia cresciuto, ma ai miei tempi era certo che ci piacevano le ragazze, e le ragazze ricambiavano. Ora non è più così. E i danni alla propria autostima, alla propria identità e alla vita in generale sono immensi – non lo vedo e lo dico certo solo io.
    E’ su quello che infuisce il gender, non certo sulla quantità di rapporti: il tuo è uno straw man, oppure non hai veramente capito di che cosa si tratta. La quantità di rapporti arriva dalla cosiddetta “liberazione sessuale”, altra tegola dannosissima di cui stiamo pagando tutti le conseguenze. Da cui il gender è conseguenza, ma è tutto un’altro discorso.

  31. La mia idea magari è molto basica, ma mi sembra poggi fortemente sul buon senso e la realtà. E cosa ci dice la realtà? Che il concetto di identità di genere ha un suo senso, nella misura in cui è vero che esistono persone che pur essendo di un sesso si “sentono” dell’altro. Logica vuole, senza fare troppi studi approfonditi, che la determinazione dell’identità di genere sia una cosa estremamente complessa e multifattoriale, in cui giocano aspetti biologici ed ambientali. È inoltre evidente che la condizione di chi, uomo, si sente donna e viceversa, non è semplice e si accompagna a problematiche e sofferenze di vario tipo. Allora cosa è corretto fare? Quelli che vengono accusati di sostenere la teoria di genere in pratica dicono che è tutta colpa dell’ambiente: aboliamo ogni condizionamento sociale sull’identità di genere ed allora la situazione di chi si sente di un sesso diverso dal proprio sarà del tutto uguale a quella di chi si sente del proprio sesso. È qui a mio parere il grave errore. Innanzitutto perché le sofferenze di chi si trova in una condizione di contrasto tra identità di genere ed identità biologica con tutta probabilità resteranno anche una volta eliminato ogni stigma sociale, e dubito che il sottoporsi a pesanti cure di ormoni ed interventi chirurgici possa essere risolutivo. In secondo luogo, l’abolizione di ogni condizionamento ambientale sulla formazione dell’identità sessuale renderà “zoppa” la crescita dei bambini, che alla determinazione biologica vedranno affiancarsi una serie di stimoli ambientali del tutto ambigui e contraddittori. Come tutto questo possa giovare, francamente mi sfugge. Tanto più che in passato c’è già chi ha cercato di creare l’uomo nuovo e la società nuova, liberi dai condizionamenti delle sovrastrutture esistenti, e sappiamo come è andata. In pratica per risolvere i problemi di pochi, si vorrebbe complicare il percorso formativo di tutti, quando basterebbe valorizzare l’identita biologica propria, insegnare il rispetto di ogni persona ed accettare il dato di realtà che una condizione di disallineamento tra identità sessuale ed identità di genere è semplicemente patologica, e come tale va trattata.

  32. Enrico. del tutto d’accordo

  33. “Quelli che vengono accusati di sostenere la teoria di genere in pratica dicono che è tutta colpa dell’ambiente: aboliamo ogni condizionamento sociale sull’identità di genere ed allora la situazione di chi si sente di un sesso diverso dal proprio sarà del tutto uguale a quella di chi si sente del proprio sesso. È qui a mio parere il grave errore. Innanzitutto perché le sofferenze di chi si trova in una condizione di contrasto tra identità di genere ed identità biologica con tutta probabilità resteranno anche una volta eliminato ogni stigma sociale, e dubito che il sottoporsi a pesanti cure di ormoni ed interventi chirurgici possa essere risolutivo.”

    Ciò che dici è molto interessante però non sono d’accordo sulle conclusioni e neanche del tutto sulle premesse. Che si debba abolire ogni condizionamento sociale (cioè praticamente non dare un’identità sessuale ai bambini?) per non discriminare chi ha identità di genere minoritarie (per dirla in maniera molto politically correct) è probabilmente una posizione esistente, ma veramente all’estremo-estremo dello spettro e se proprio vogliamo, anche per farmi fare la pace con Berlicche, possiamo decidere che QUESTA posizione è la ‘teoria gender’, anche se nessuno l’ha mai chiamata così.

    In una porzione meno radicale dello stesso spettro però sta la mia (e di molti altri) posizione: cioè ammettere l’esistenza di identità sessuali che non coincidono con il fenotipo biologico, ed essere aperti alle esigenze e ricettivi rispetto al vissuto di queste persone. Togliere lo stigma sociale non risolve il problema ma aiuta molto. E nota bene che il ricorso all’intervento chirurgico* può in molti casi essere motivato dalle aspettative della società e quindi proprio a quei condizionamenti e stigma che si vorrebbero abolire (inoltre, il cambio all’anagrafe in molti stati dipende dall’intervento di cambio di sesso – e se non sbaglio in un post di questo blog si contestava chi vuole cambiare queste leggi).

    E rispondendo a @Berlicche e indirettamente a @Aleudin, sì, questa mia visione dipende dalla ‘liberazione sessuale’. Non me ne vergogno. Aleudin dice che secondo me ‘tutto è ok’, ma non so se gli passa per la testa che forse per me non è assolutamente ‘tutto ok’, e che il mondo è un casino in questo come in altri momenti, ma che la morale sessuale occidentale attuale forse non mi sembra così male (specie se paragonata alle alternative) e sicuramente non il più grande problema e neanche uno dei cinquanta peggiori problemi che abbiamo adesso.

    * se vogliamo, quella chirurgica è una soluzione tipicamente riduzionista (pun not intended) che riflette una visione organicista e psichiatrica del problema, non del tutto inappropriata ma neanche totalmente soddisfacente. Non esistono dati sicuri che la chirurgia migliori gli outcome psicologici dei transessuali; inoltre, se il cambio uomo–>donna è abbstanza funzionale, quello donna–>uomo è un po’ un disastro

  34. Caro Quente, mi fa molto piacere che tu ammetta che “è probabilmente una posizione esistente”. Se avessi seguito i link forniti avresti potuto dirlo con sicurezza, e magari ti saresti tolto anche qualche altra falsa convinzione. Visto che invece preferisci non sapere, ed enunciare le tue certezze (sempre rigorosamente precedute da un “forse”), prendo atto della tua scelta.
    “morale sessuale occidentale attuale”
    Quale morale?
    A proposito : “on esistono dati sicuri che la chirurgia migliori gli outcome psicologici dei transessuali” – infatti li peggiorano. Un altro link da non guardare.

  35. Di proposte per un’educazione neutra se ne parla ad esempio qui http://m.huffpost.com/it/entry/6412820 In generale l’huffington post è semprr molto prodigo di articoli e post su queste tematiche. Poi eh, si può essere d’accordo o contrari, ma è assurdo negare che questo mondo esista, e sghignazzare di quanto sono ridicoli quei cattivoni dei cattolici che si inventano le cose. Tanto più che a mio parere questa è una tematica dove non c’è alcun bisogno di tirare in ballo argomentazioni di tipo religioso, essendo più che sufficienti la logica, il rispetto ed il buon senso.

  36. @Berlicche: no aspetta però, leggi bene la discussione di quel lavoro (che conoscevo): “It is therefore important to note that the current study is only informative with respect to transsexuals persons health after sex reassignment; no inferences can be drawn as to the effectiveness of sex reassignment as a treatment for transsexualism.” o le conclusioni: “This study found substantially higher rates of overall mortality, death from cardiovascular disease and suicide, suicide attempts, and psychiatric hospitalisations in sex-reassigned transsexual individuals compared to a healthy control population”

    La parola chiave è ‘compared to a healthy control population’.

    L’informazione che esce dallo studio è che i transessuali che hanno subito un intervento chirurgico di cambio di sesso sono una popolazione con un sacco di magagne (psichiatriche e organiche), ma a parte le complicanze della chirurgia e dell’ormonoterapia (che rispetto ai casi più vecchi presi in considerazione sono un tantino migliorate) è abbastanza probabile che il rischio suicidiario, le comorbidità psichiatriche, l’abuso di sostanze riguardino i transessuali a prescindere dalla ‘sex reassignation’.

    Quello che è vero, e che ho scritto io, è che non c’è nessun lavoro scientifico serio che mostri un miglioramento degli outcome con la chirurgia. E che questo studio (il più importante se non erro) conferma il sospetto che i transessuali stiano male anche dopo di essa. Qua un articolo che riassume lo stato dell’arte: http://www.theguardian.com/society/2004/jul/30/health.mentalhealth

    (Il secondo link l’ho letto, ma è un caso individuale e anedottico che non aggiunge molto alle informazioni date dal primo.)

    @Berlicche e Enrico: provo a ribaltarvi la questione e mettermi nel vostro punto di vista (disturbo di identità di genere come disordine prevenibile e/o trattabile con psicoterapia/religione/buon senso). Immaginate che a un bambino invece di giocare a pallone o coi soldatini piacciano le bambole e Hello Kitty. A me sembra che se questo bambino ha avuto un’educazione ragionevolmente neutro, il fatto che passi il pomeriggio a vestire le barbie rientra nell’alveo delle preferenze sessuali (magari è destinato a diventare il nuovo Calvin Klein, che mi risulta essere eterosessualissimo). Se invece si parte dall’idea che è normale condizionare i bambini fin da piccoli con giocattoli e attività sesso-specifiche, il bambino che gioca con le barbie sentirà di avere qualcosa di ‘sbagliato’ e vedrà confermare dagli adulti un’identificazione con il sesso femminile che magari in lui è solo una sfumatura superficiale (stupisce sempre che da parte di chi crede nella ‘famiglia naturale’ ci sia una tale sfiducia nella solidità delle tendenze e impulsi che dovrebbero mirare ad essa). Nel complesso a me pare che, paradossalmente, siano più gli oppositori del gender a ‘sessualizzare’ l’infanzia che non il contrario.

    NB: ho scelto non a caso il bambino che gioca con le bambole, e non la bambina che gioca con i soldatini, per far notare come il panico morale per l’educazione ‘gender’ alla fin fine nasce sempre (quanto meno a livello di ‘pancia’ nell’opinione pubblica non informatissima) quando vengono messi in discussione modelli virili. La bambina maschiaccio (‘tomboy’) è invece sempre esistita, sicuramente voi ne conoscete o conoscevate diverse, non ha suscitato panico (anzi magari era la cocca del papà, perchè la virilità è un modello positivo a prescindere) e probabilmente nessuno si è preoccupato che diventasse lesbica o transessuale, cosa che nella maggioranza dei casi difatti non succede

  37. Non credo che tutto questo interesse per un’educazione gender-free dei bambini, sia dovuta a serie preoccupazioni nei riguardi di sporadici casi di “disagio”.

    C’è dietro piuttosto quell’idea – facilmente vendibile in un contesto secolarizzato – di gioiosa e gratuita “liberazione” da ogni retaggio culturale e religioso, inteso non solo come condizionamento morale, ma anche come una ingiustificata oppressione e un pericolo per la pacifica convivenza tra gli umani; il tripudio di bandiere arcobaleno ogni volta è esibito per ricordarci proprio questo.

    Tutto ciò comincia in occidente certamente prima della rivoluzione sessuale, ma da qui inizia un processo destinato a travolgere le relazioni tra vivi e le aspettative di chi non è ancora nato. Cosicché, come iniziano a notare antropologi e filosofi, “la libertà lucrata da una generazione si traduce in perdita di libertà per le generazioni future” (R.Scruton).

  38. Quente, noto che hai scelto di ignorare il resto dei link che presentavo per concentrarti sull’ultimo. Era solo una nota, in reazione ad una tua inesattezza. Il tuo “stato dell’arte” è di 10 anni fa. C’è roba più recente.
    “il bambino che gioca con le barbie sentirà di avere qualcosa di ‘sbagliato’ e vedrà confermare dagli adulti un’identificazione con il sesso femminile”
    Se gli adulti “identificano con il sesso femminile” allora aderiscono agli stilemi gender. E di lì cominciano i disastri. Nessuno, fino ad una cinquantina di anni fa, sarebbe mai venuto in mente quello che tu dici.
    Forse ti sfugge il fatto che quelli che seguono le teorie che per te non esistono, non solo direbbero che un bambino come tu dici dovrebbe essere incoraggiato, vestito da femmina, anzi, direttamente “riassegnato” al sesso femminile; ma sostengono anche che TUTTI i bambini dovrebbero essere spinti a fare altrettanto, obbligandoli se il caso. Vedere i link per crederci.

  39. Quente, il caso del bambino che gioca con le bambole e che viene in qualche modo stigmatizzato ovviamente rsiste (ne conosco uno per inteposta persona), ma si tratta di situazioni relativamente eccezionali, per cui secondo me non ha senso cambiare l’educazione di tutti i bimbi per alleviare le sofferenze di questi casi eccezionali. È come se si decidesse di abolire dal linguaggio l’uso delle parole grasso, magro e derivati, e si decidesse di non dare più indicazioni normative sull’alimentazione per evitare di urtare la sensibilità di chi è sovrappreso o eccessivamente magro e si sente stigmatizzato da discorsi generici sul peso “normale”. È un esempio approssimativo che si presta ad obiezioni (la più evidente è che il peso condiziona anche lo stato di salute) però penso rendi l’idea. Tanto più che la condizione dell’obeso e dell’anoressico coincide spesso con quella di chi sente un’identità di genere diversa da quella sessuale nella misura che in tutti questi casi si a che fare con persone la cui sofferenza deriva innanzitutto dall’incapacita di accettare il proprio corpo.

  40. Forse bisognerebbe informare anche i parlamentari PD e 5S che le teorie gender sono un complotto cattolico, così smetterebbero di sostenerle.

  41. “Se gli adulti “identificano con il sesso femminile” allora aderiscono agli stilemi gender. ”

    Non mi sono spiegato. La sequenza è questa:
    – Il bambino gioca con le barbie
    – I genitori gli dicono: sei un maschio, devi giocare con le macchinine! I compagni lo scherzano. Gli insegnanti si preoccupano.
    – Il bambino pensa che c’è qualcosa che non va: ‘allora io sono una femmina’

    Una sequenza alternativa potrebbe essere:
    – Il bambino gioca con le barbie
    – I genitori dicono: vabbè. All’asilo i bambini giocano insieme, i giocattoli vengono distribuiti a caso
    – Il bambino diventa il nuovo Calvin Klein

    Naturalmente c’è anche l’opzione
    – Il bambino gioca con le barbie
    – I genitori dicono: meraviglia! Un bambino arcobaleno! Gli insegnanti lo mettono in un programma speciale
    – Cambio del sesso a 6 anni

    “Quente, noto che hai scelto di ignorare il resto dei link che presentavo per concentrarti sull’ultimo. Era solo una nota, in reazione ad una tua inesattezza.”

    A me pare che tu abbia messo un link per correggere una mia ‘inesattezza’, ma questo link non la correggeva affatto ma al contrario la supportava (anche perchè era una delle principali fonti delle mie conoscenze in merito); c’era da parte tua una profonda incomprensione dei risultati.

    Mi sono ‘concentrato’ su questo link perchè è il mio campo (cioè, la medicina; pazienti transessuali non li seguo, ma lo fanno gli amici e conoscenti urologi ed endocrinologi del mio ospedale, che è un centro di riferimento. E so leggere una review, e trarne le informazioni essenziali in pochi minuti se non ho tempo di leggerla completamente). Non lo è la pedagogia e non ho le competenze, nè soprattutto il tempo, per vagliare tutti gli allarmi e i ‘moral panic’ su quell’intervista o quell’altro documento dell’OMS. L’esperienza (in primis dei due casi geograficamente più vicini a me: il gioco del rispetto di Trieste e i libri di Venezia) mi dice molto spesso nascono da incomprensione, paura irrazionale, agende ideologiche*. E’ come per il problema dei rifugiati: io non posso sapere se le istanze di quelli che hanno protestato a Quinto in provincia di Treviso fossero ragionevoli. So però per certo che nella mia città ci sono state resistenze assolutamente ideologiche e viscerali alla convivenza con i richiedenti asilo (lo so perchè ci vivo a due passi e perchè ho amici molto stretti che lavorano nel campo).

    Se mi informo su internet, leggo il tuo blog, discuto con te non lo faccio solo per il gusto dell’argomentazione ma anche per un vago senso di dovere civico ad essere informato. Non posso pretendere però di essere aggiornato all’ultimo minuto di tutte le iniziative pedagogiche del mondo industrializzato e tutte le rispettive teorie; devo prendere delle decisioni su quali sono i problemi e le minacce reali con una quantità di informazioni limitate e utilizzando il buon senso. Sono comunque molto più informato della maggioranza delle persone che su FB likano e condividono articoli apocalittici sul gender, e scusa se te lo dico anche più di tanti di quelli che scrivono delle castronerie incredibili sui siti e periodici cattolici (non molto tempo fa sono stato costretto a smontare parola per parola un articolo di tempi.it che diceva che il DSM V derubrica da malattia psichiatrica la pedofilia, quando è vero semmai il contrario, e cioè che allarga il campo anche agli efebofili). Quello che so è che non c’è una ‘teoria gender’, ci sono solo una serie di atteggiamenti rispetto a una diversa visione della sessualità e dell’identità sessuale, alcuni condivisibili, altri no.

    Inoltre, dall’ultimo link “Che ci si può registrare all’anagrafe come maschio anche mantenendo i propri organi sessuali e riproduttivi femminili” Quindi secondo te la chirurgia di cambio di sesso effettivamente trasforma un maschio in una femmina (o viceversa)? Se sì, ho capito molto male la tua posizione. E comunque alla base c’è ‘l’autopercezione’. Gli interventi chirurgici hanno complicanze e, come abbiamo concordato, non siamo neanche sicuri che migliorino per forza la vita delle persone. L’attuale legislazione incentiva a servirsi della chirurgia. E NB, finchè parliamo di cambio donna-uomo abbiamo anche dei genitali funzionali all’atto sessuale dopo la conversione; nel senso opposto invece c’è solo l’equivalente chirurgico (non sempre a buon fine) di un imbottitura dei jeans.

    Vedi cosa provavo a dimostrare con il mio ‘teatrino’? Che utilizzando la parola ‘gender’ crei un corto-circuito di auto-conferma della tua posizione. Qualsiasi iniziativa sul tema della sessualità e del genere che non ti vada è gender, e in questo modo colleghi in un unico filone un universo che va da Simone De Beavouir al deputato del PD al pedagogo svedese; ognuno di questi elementi responsabili di quanto detto dagli altri. E’ esattamente come se uno volesse rinfacciare ai cattolici la Westboro Baptist Church.

  42. Sì, Quente, hai capito molto male la mia posizione.
    Per me il cambio chirurgico NON trasforma magicamente da maschio a femmina.
    Ma i deputati di cui sopra pensano (forse) non solo così, ma che in realtà basti DESIDERARE di essere maschio o femmina per esserlo realmente. Quantomeno ai fini della legge.
    Allora, signor debunker del mito gender: mettiamo che ‘sta teoria non esista, questa posizione allora a che teoria fa riferimento?

  43. “Allora, signor debunker del mito gender: mettiamo che ‘sta teoria non esista, questa posizione allora a che teoria fa riferimento?”

    Alla stessa teoria secondo cui un paziente sottoposto a chirurgia cambia sesso anche all’anagrafe. Cioè alla teoria sottostante la legislazione attuale (quella difesa da chi in parlamento si è opposto alla proposta di cui parli tu), in Italia come in molti altri paesi. Il fatto che si voglia rendere non necessario per forza l’intervento chirurgico non modifica di un centimetro la teoria (di nuovo: suffragata dalla legislazione attuale) per cui l’identità sessuale dipende dal sentire e dalla volontà di una persona. Se è gender la proposta di rendere non fondamentale l’intervento chirurgico, era gender anche la legge prima. E’ esattamente quello che sto dicendo da giorni: per te gender è sinonimo di ‘non sono d’accordo’.

    “Per me il cambio chirurgico NON trasforma magicamente da maschio a femmina.”

    Quindi AVEVO capito la tua posizione. Ripeto la mia domanda: “Quindi secondo te la chirurgia di cambio di sesso effettivamente trasforma un maschio in una femmina (o viceversa)? Se sì, ho capito molto male la tua posizione.” e provo a spiegarmi: se tu ritieni che, nonostante l’intervento chirurgico, un uomo non può diventare una donna, non capisco perchè tu ti opponga a una legge che potrebbe ridurre gli interventi chirurgici. Comunque parliamo di assecondare quella che secondo te è una fantasia psicotica; solo che se la legge cambiasse ti limiteresti ad assecondare un malato psichico, mentre ora assecondi un malato psichico che si è sottoposto a mutilazione genitale. E’ un po’ come dire che gli omosessuali non devono sposarsi, ma se camminano con le ginocchia sui ceci glielo si può concedere.

  44. Quente
    Alla stessa teoria secondo cui un paziente sottoposto a chirurgia cambia sesso anche all’anagrafe
    NO! C’è una certa differenza tra “modifico chirurgicamente e poi sono” e “asserisco di essere perché mi sento”. Riesci a vederla?
    l’identità sessuale dipende dal sentire e dalla volontà di una persona
    E, di grazia, come si chiama quella teoria per cui il sesso di una persona, a tutti i fini, è quello che decide lei e non dipende da cosa fisicamente è? La tua “autopercezione”?
    Il nome, o ti si lega la lingua?

    A scanso di equivoci, anche il “modifico chirurgicamente e poi sono” è nella stragrande maggioranza dei casi inutile autolesionismo. E’ come farsi operare un organo sano perche “si sente” di avere un cancro. Quale dottore lo farebbe? Eppure…

    “questo link non la correggeva affatto ma al contrario la supportava (anche perchè era una delle principali fonti delle mie conoscenze in merito); c’era da parte tua una profonda incomprensione dei risultati.”
    Se era una delle tue fonti, perché non hai linkato quella invece di qualcosa rialente a 10 anni prima? Ed ammettendo che tu sappia leggere un articolo scientifico (ma anch’io) dov’è che ti conforterebbe, cos’è che non avrei capito? Visto che sei così avanti, ti dispiace entrare nel dettaglio e illuminare la mia ignoranza?

  45. “Visto che sei così avanti, ti dispiace entrare nel dettaglio e illuminare la mia ignoranza?”

    Devo proprio?

    Cachorroquente: “Visto che sei così avanti, ti dispiace entrare nel dettaglio e illuminare la mia ignoranza?”

    Berlicche: “infatti li [link] peggiorano [/link XYZ]”

    Link XYZ: “It is therefore important to note that the current study is only informative with respect to transsexuals persons health after sex reassignment; no inferences can be drawn as to the effectiveness of sex reassignment as a treatment for transsexualism (…) This study found substantially higher rates of overall mortality, death from cardiovascular disease and suicide, suicide attempts, and psychiatric hospitalisations in sex-reassigned transsexual individuals compared to a healthy control population”

    Che tu sappia leggere un articolo scientifico non lo metto in dubbio (anche se ogni tanto bisognerebbe avere l’umiltà di occuparsi di quello di cui si è competenti, mentre ultimamente sembra siano tutti psicologi dell’età dello sviluppo ad honorem); ma allora evidentemente non hai letto questo. Per intenderci: è come se io paragonassi l’outcome di pazienti sottoposti a bypass aorto-coronarico a persone senza problemi cardiaci. I dati che ne ottengo sono interessanti ma non servono certo a dire se il bypass fa bene o male!

    “Se era una delle tue fonti, perché non hai linkato quella invece di qualcosa rialente a 10 anni prima?”

    Stiamo parlando di due link diversi. Io di quello con cui TU hai corretto la mia ‘inesattezza’. Il secondo che hai messo non mi pare aggiungesse nulla rispetto all’articolo del Guardian che ho messo io, e che era più completo. Di rischio suicidiario enormemente aumentato parlavano entrambi; il mio anche d’altro.

    “E, di grazia, come si chiama quella teoria per cui il sesso di una persona, a tutti i fini, è quello che decide lei e non dipende da cosa fisicamente è? La tua “autopercezione”?”

    E l’intervento chirurgico su cosa si basa? Sull’autopercezione di un paziente, comunque. E’ solo un passaggio in più. La teoria alla base sia dei cambi di sesso chirurgici, sia della possibilità di ottenere il cambio di sesso anagrafico senza chirurgia, è semplicemente quella per cui
    a) esiste qualcosa chiamato disturbo dell’identità di genere (individuo che si identifica in un sesso diverso da quello biologico)
    b) questo disturbo non è curabile altrimenti se non permettendo al soggetto di vivere il sesso di scelta, e riducendo a livello sociale lo stigma.

    L’unica differenza è data dall’aggiunta alla proposizione b) del corollario ‘con o senza la chirurgia’.

    Ciliegina della torta della valorosa lotta anti-gender: http://www.vice.com/it/read/fratelli-italia-foto-rubata-gender-omofobia-718
    Più che omofobia, un crimine contro il diritto d’autore, la logica, e la grafica. NB: dal volantino dei ‘Fratelli d’Italia’: ‘introdurre nei programmi scolastici i programmi di educazione alla relazione di genere (GENDER*). Queste teorie (…) tendono ad annullare il genere maschile e femminile sostenendo che uomini e donne sono uguali in tutto’

    Dal programma imputato (dell’Università di Trento http://web.unitn.it/csg/4559/educare-alla-relazione-di-genere): ‘ Si tratta in altre parole di promuovere una cultura di genere capace di valorizzare le differenze tra il maschile e il femminile, rivolgendosi a tutti gli attori e le attrici del modo scolastico, offrendo occasioni e strumenti per acquisire consapevolezza dei propri posizionamenti di genere e sviluppare, di conseguenza, la capacità di rapportarsi anche con l’altro/a.’

    Un’altra volta in cui un discorso sugli stereotipi di genere e l’educazione al rispetto viene associato in maniera gratuita al transessualismo (evidentemente forzato nei confronti del malcapitato studente della foto, costretto a truccarsi). D’altra parte: GENDER, e non serve aggiungere altro.

    *questo ‘gender’ in maiuscolo tra parentesi è il vero capolavoro del volantino, evidentemente rivolto ai genitori più pigri che volevano evitare di leggere il resto. Quasi quanto il meme di internet (‘you’re doing it wrong’) stravolto e strascicato nello slogan.

  46. Francamente deludente come replica, Quente
    1-l’articolo.
    Se ti ricordi, tu dicevi che non ci sono dati per dire che l’intervento è peggiorativo. Ma i dati ci sono, proprio nell’articolo: “person health”…. Il fatto che, come citi, “no inferences can be drawn as to the effectiveness of sex reassignment as a treatment for transsexualism” vuol dire esattamente quello che dice: non sanno, o vogliono, dire su quanto sia effettivo il “sex reassignment” come trattamento per il transessualismo. Se la salute sia psichica che corporale peggiora drasticamente, però, che cosa possiamo dedurne? A differenza del bypass coronarico, quella, ti ricordo, è un’operazione volontaria.
    Come vedi l’ho letto; non solo, ma io l’ho anche capito.

    2-“E, di grazia, come si chiama quella teoria per cui il sesso di una persona, a tutti i fini, è quello che decide lei e non dipende da cosa fisicamente è?”
    Hai evitato accuratamente di rispondere. Di solito si fa così, quando si capisce di dovere ammettere di avere detto un sacco di..imprecisioni.
    Suvvia, non è difficile: quale teoria dietro una battaglia politica di ieri in parlamento? Vuoi un aiutino?

    Per la paglia che usi dopo, non occorre replica.

  47. “dire esattamente quello che dice: non sanno, o vogliono, dire su quanto sia effettivo il “sex reassignment” come trattamento per il transessualismo.”

    Che era esattamente quello che dicevo io. Tu mi hai corretto dicendo: anzi, lo peggiorano. E hai dato questo link, che diceva le cose che dicevo io, e che era una delle fonti di quanto dicevo io. So che alle volte sono prolifico, ampolloso e involuto ma non so veramente come metterla in maniera più semplice.

    “Ma i dati ci sono, proprio nell’articolo: “person health””

    Sì ma non sono dati confrontati agli stessi soggetti prima dell’intervento, nè ad altri soggetti con disturbo di identità di genere non sottoposti a intervento. E’ semplicemente un’informazione sulla salute di un gruppo specifico di transessuali, quelli sottoposti a intervento chirurgico. Prova a rileggere il mio esempio sui pazienti sottoposti al bypass: il bypass è sicuramente utile, ma quelli che sono stati sottoposti ad esso sono sicuramente più malati di quelli che non hanno mai avuto un infarto. L’unico modo per giudicare l’efficacia dell’intervento chirurgico (che, ricordiamo, tu vorresti imporre alla gente, non io) sarebbe uno studio a doppio cieco: un gruppo placebo, un gruppo psicoterapia, un gruppo ormonoterapia, un gruppo ormonoterapia+chirurgia o qualcosa del genere. In genere chi si occupa del campo dice che un lavoro del genere non sarebbe etico (io non lo so; ma sicuro non sarebbe pratico, perchè i transessuali del gruppo senza chirurgia farebbero sicuramente drop-out). Quello che quello studio dice non è se la chirurgia aiuta, nè se peggiora le cose, ma solo che di sicuro NON è risolutiva in maniera eclatante (visto che la salute psichiatrica degli operati è comunque pessima).

    “Hai evitato accuratamente di rispondere. Di solito si fa così, quando si capisce di dovere ammettere di avere detto un sacco di..imprecisioni.”

    Ho risposto con molta precisione, se vuoi lo faccio invece con una frase sola: ‘E’ la teoria psichiatrica corrente (da diversi anni) sul transessualismo’. Se tu pensi che questa teoria faccia parte della ‘teoria gender’ sei liberissimo, come anche di chiamare gender le zanzare le sere d’estate e le formiche durante i picnic e le persone che parcheggiano in seconda fila.

    “Per la paglia che usi dopo, non occorre replica.”

    Paglia? Nel senso di straw man? Tu puoi tirare fuori documenti finlandesi, svedesi, autori degli anni ’60 francesi, per inserire me e milioni di persone con varie sfumature di posizioni in un’unica agenda GENDER; mentre a me è vietato fare un esempio che mi sembra piuttosto pertinente.

    Perchè mi sto limitando a guardare intorno a me e studiare la qualità, l’informazione, la coerenza di un movimento anti-gender che, per quanto formato da persone di ispirazione politica (leggermente) diversa, si auto-definisce tale. E quello che vedo, finora, è veramente pietoso. Il triveneto l’ho coperto: Venezia, Trieste, Trento. Devo spingermi fino a Verona o alla Lombardia? Perchè, scusa se te lo dico, ma nella mia esperienza personale e un tantino sciovinista in genere spostandomi a ovest le cose tendono a peggiorare.

    Se avrò dei figli, farò delle scelte personali, individualizzate, e spero responsabili e moderate quando si dovranno affrontare i temi della sessualità ecc. Questi figli però andranno a scuola e certi argomenti inevitabilmente usciranno fuori, in un modo o nell’altro. Se in questo momento, con le informazioni che ho, dovessi scegliere se metterli nelle mani dei più fanatici gender-neutral del nord Europa, o delle amministrazioni comunali leghiste che mettono fuori i cartelli luminosi ‘Questo comune si oppone all’ideologia gender’, bè li mando all’asilo svedese senza neanche pensarci due volte.

  48. C’è un tempo per fare domande, per spiegare, per ascoltare, per ribattere, per onorare la tua libertà (ed anche la mia), per confermarmi la tua contrarietà, per ascoltare di nuovo la mia valutazione con il cuore in mano (come te d’altro canto). Poi si legifera

    E si legifera su libertà di pornografia, droga, condotte sessuali, eutanasia, uteri. Matrimoni, e questo può essere fatto in due modi

    Con potere informativo + potere giuridico delle sentenze il tutto molto soft as Sweden
    Oppure
    Con out out beceri e semi fascisti tipo la lega nei paesi ove può mettere i cartelli antigender

    Poi ci sono i risultati. Ma ancor prima dei risultati non capisco perché il soft svedese e’ meglio della coglionaggine della lega

  49. Quente, quanto asserisci è sbagliato sotto parecchi aspetti.
    1- Insisti a dire che il 2004 è lo “stato dell’arte”? Leggiti, per favore, questo articolo, che tra l’altro smentisce completamente anche la tua altra asserzione sulla “teoria psichiatrica corrente”. E’ detto chiaramente: abbiamo smesso di fare interventi perché non servivano, e ciò ci è stato confermato dai dati.
    Dici: “mancano i dati prima e dopo”. Ma ti sembra un modo di ragionare? Abbiamo i dati di quelli che l’hanno fatto, e quello che non l’hanno fatto: ad esempio
    higher rates of reported lifetime suicide attempts among those who have undergone transition-related surgery” Poi puoi metterti anche il formaggio sugli occhi, ma non è scienza, è ideologia.
    “l’intervento chirurgico (che, ricordiamo, tu vorresti imporre alla gente”
    E’ come dire che, poiché dico che sparare alla gente è sbagliato, impongo di gettare le bombe. Te lo dico chiaramente: la morte di parecchie di quelle persone è causata da quelli che li hanno illusi che operarsi servisse, e dopo hanno scoperto che erano balle. E, prima ancora, che potessero decidere cosa essere, a prescindere.
    Cioè, per tornare in tema, quella che tu chiami “teoria psichiatrica corrente (da diversi anni) sul transessualismo” e che, curiosamente, coincide con la teoria gender che tu ti rifiuti di pronunciare, perché ti si smonterebbe il castello.
    Non è la teoria gender? Mi sono sbagliato? Se non lo è, in cosa si differenzia?
    MI fa piacere che tu abbia intrapreso lo “studiare la qualità, l’informazione, la coerenza di un movimento anti-gender“. Però, oltre all’esempio che hai trattato, che ne dici di ripigliare uno per uno i casi reali che ti avevo segnalato e che tu non hai mai voluto approfondire? Perché, se hai studiato come dici, dovresti avere una smentita per ognuno.
    Certo che se rifiuti l’eclatante caso del Parlamento, usando trucchetti e giri di parole per non ammettere il reale, trovo difficile credere che tu stia cercando davvero la verità.

  50. @Berlicche: no, mi spiace, ma evidentemente non sai trarre le conclusioni da un articolo di medicina. “Higher rates of reported lifetime suicide attempts among those who have undergone transition-related surgery” non ha nessun valore statistico, perchè non stiamo paragonando due popolazioni uniformi, ma dati generali su persone che si identificano come transessuali e dati specifici su una popolazione selezionata di persone che stavano abbastanza male da chiedere di essere operati. E’ come se dicessi: i pazienti che sono stati sottoposti a bypass stanno peggio di quelli che sono stati sottosti ad angioplastica. Bè, certo: perchè avevano una malattia multi-vaso non trattabile per via endovascolare; molti di loro probabilmente sono diabetici; ecc. ecc. O ti faccio un altro esempio (che forse ti piace), e vediamo se trovi l’errore nel mio ragionamento: lo studio XYZ ha mostrato che i figli cresciuti da genitori dello stesso sesso non hanno maggiore tasso di disturbi psichiatrici, abuso di sostanze ecc. rispetto alla popolazione generale, quindi crescere in una famiglia omosessuale non influenza negativamente lo sviluppo*

    “Non è la teoria gender? Mi sono sbagliato? Se non lo è, in cosa si differenzia?”
    Dipende da cosa intendi per gender. Trovo difficile risponderti, senza una definizione coerente nel tempo. Utilizzo quella dei tuoi amici trentini: teoria che tende “ad annullare il genere maschile e femminile sostenendo che uomini e donne sono uguali in tutto”. Evidentemente, non è un presupposto necessario per ‘l’eclatante caso del Parlamento’.
    Oppure provo a formulare io una semplificazione della ‘teoria gender’, e tu dimmi se ti piace: ‘I bambini e le bambine nascono uguali, e la loro identità sessuale dipende dal condizionamento sociale. Essere maschio o femmina è una preferenza, indipendente dal sesso biologico’. E vicino ci metto quella che definirò ‘teoria politicamente corretta corrente’: ‘l’identità sessuale dipende probabilmente dagli effetti degli ormoni sessuali sul cervello in fase gestazionale. Per motivi sostanzialmente sconosciuti, in alcuni casi questa identità non coincide con il sesso genotipico e fenotipico. Questa discrepanza, in una minoranza di individui, causa disforia che può essere (sperabilmente) in parte alleviata togliendo lo stigma e accettando l’identità prescelta da loro, anche a livello legale/anagrafico, e in alcuni casi selezionati – con molta cautela – sottoponendoli a chirurgia’. Secondo te sono due posizioni uguali?

    * spoiler: le coppie omosessuali con figli non sono paragonabili alla popolazione generale per vari motivi

  51. Quente,
    Se “non ha nessun valore statistico” allora ignoriamola completamente, perché è proprio quello che la ricerca fa: ti evidenzia dei dati statistici e poi sta a te trarne le conclusioni. E tu scegli di non trarle. Si sta meglio o peggio dopo un intervento volontario che ti mina la salute e non ti risolve ma aggrava i problemi mentali, dato che non cambia chi davvero sei? Per te non si può dire; per me, dopo avere visto i dati, dico che coloro che perseverano dopo averli veduti sono responsabili di danneggiamento aggravato.
    La mia conclusione è che persone con decisamente più esperienza in merito di me e te hanno visto la mia stessa cosa, come avrai certamente trovato nel link che ti ho dato. Ma se vuoi continuare a usare l’argomento di autorità, “è vero perché lo dico io”, accomodati.

    Che tu trovi difficile rispondermi, l’ho capito: infatti non lo fai neanche stavolta. Visto che sei abituato a capire articoli scientifici, te lo chiedo ancora: in cosa si differenzia la richiesta di potere cambiare a volontà sesso dalla teoria del gender? O, detto in altri ternmini: per quale motivo “accettando l’identità prescelta da loro, anche a livello legale/anagrafico” è accettabile nel caso di una disforia di sesso e non, poniamo, se uno si crede un cane? Non dovrebbe, alla stessa maniera, essere iscritto all’anagrafe canina?
    Mi dispiace, ma sei così addentro che non riesci neanche più a vedere come dai per scontato cose che scontate non sono. Non vedi la foresta perché ci sono troppi alberi…

  52. Non uso l’argomento di autorità, sei tu che ignori in maniera ostinata la mia posizione. E se non capisci cosa sto dicendo allora sì, tiro fuori l’argomento di autorità.

    “Si sta meglio o peggio dopo un intervento volontario”

    Lo studio che mostri tu (il prima) non confronta un prima e un dopo, nè un intervento a un non intervento, ma persone sottoposte a chirurgia vs. healthy control. Punto.

    L’ultimo articolo che hai messo tu non riesco a leggerlo, ma quell’altro (http://www.vocativ.com/culture/lgbt/transgender-suicide/ per intenderci) in realtà mette un link a dati che non confortano la tua idea che gli interventi chirurgici aumentino i suicidi (vedi pagina 8 del PDF). Un’altra cosa interessante è che il rischio suicidiario è aumentato più nei transgender il cui sesso biologico è noto a tutti, che non a quelli ‘nell’armadio’: quindi lo stigma sociale e le discriminazioni hanno un peso importante.

    “in cosa si differenzia la richiesta di potere cambiare a volontà sesso dalla teoria del gender?”

    Allora, gender è anche la legislazione corrente, perchè alla base c’è comunque una richiesta volontaria. Come sto dicendo fin dall’inizio di questo particolare scambio.

    A me pare di essermi spiegato in maniera molto esaustiva, evidentemente nessuna mia esemplificazione è adeguata per te; d’altra parte, ignori le mie di domande. Le proposizioni che ho attribuito alla ‘teoria gender’ e alla ‘teoria politicamente corretta corrente’ sono identiche? Se sì, mi puoi spiegare perchè?

  53. Ho capito benissimo cosa dici, Quente. A questo punto, dato che affermi, “Lo studio che mostri tu (il prima) non confronta un prima e un dopo, nè un intervento a un non intervento, ma persone sottoposte a chirurgia vs. healthy control.” mi viene il dubbio se stiamo guardando lo stesso studio, dato che quello a cui mi riferisco riporta dati per tutto il disagio. Infatti, pagina 8 riporta valori sostanzialmente identici per tentativi di suicidio con\senza intervento. Ma, come dice l’articolo che non riesci a leggere – curiosamente, aprendolo da Google invece si vede tutto: prova a cercarlo così,

    We at Johns Hopkins University—which in the 1960s was the first American medical center to venture into “sex-reassignment surgery”—launched a study in the 1970s comparing the outcomes of transgendered people who had the surgery with the outcomes of those who did not. Most of the surgically treated patients described themselves as “satisfied” by the results, but their subsequent psycho-social adjustments were no better than those who didn’t have the surgery. And so at Hopkins we stopped doing sex-reassignment surgery, since producing a “satisfied” but still troubled patient seemed an inadequate reason for surgically amputating normal organs.

    It now appears that our long-ago decision was a wise one. A 2011 study at the Karolinska Institute in Sweden produced the most illuminating results yet regarding the transgendered, evidence that should give advocates pause. The long-term study—up to 30 years—followed 324 people who had sex-reassignment surgery. The study revealed that beginning about 10 years after having the surgery, the transgendered began to experience increasing mental difficulties. Most shockingly, their suicide mortality rose almost 20-fold above the comparable nontransgender population. This disturbing result has as yet no explanation but probably reflects the growing sense of isolation reported by the aging transgendered after surgery. The high suicide rate certainly challenges the surgery prescription.

    L’autore è stato psichiatra in capo al Johns Hopkins Hospital, non propriamente l’ambulatorio di Trofarello. E con questo sistemiamo il principio di autorità.

    gender è anche la legislazione corrente
    La legislazione corrente precorre il gender, ma non è gender, perché “vuole” i genitali (fisici, oggettivi, ancorché fasulli) per potere dire che il sesso è cambiato. Il cambiamento che si invoca qui invece è a livello di desiderio: mi basta affermare che SONO qualcosa per poterlo essere. E questo te l’ho detto fin dal primo momento.
    nessuna mia esemplificazione è adeguata per te
    Non chiedo esemplificazioni, cioè girare intorno, voglio risposte chiare. Che non mi dai.
    Ripeto ancora:
    In cosa si differenzia la richiesta di potere cambiare a volontà sesso dalla teoria del gender?
    La tua risposta non c’è.
    La differenza tra le due affermazioni? Una usa un linguiaggio involuto, l’altra diretto, ma:
    “l’identità sessuale dipende probabilmente dagli effetti degli ormoni sessuali sul cervello in fase gestazionale.”
    Inutile.
    Per motivi sostanzialmente sconosciuti, in alcuni casi questa identità non coincide con il sesso genotipico e fenotipico.
    Se sono sconosciuti, anything goes. “Impiegato dell’anagrafe, per motivi sconosciuti mi sento una donna” “Ok, firma qui, fatto”
    Questa discrepanza, in una minoranza di individui, causa disforia che può essere (sperabilmente) in parte alleviata togliendo lo stigma e accettando l’identità prescelta da loro
    Perché la loro sì e chi si crede un cane no? Se sono ciò che voglio essere…in ogni caso abbiamo visto sopra che non funziona
    anche a livello legale/anagrafico, e in alcuni casi selezionati – con molta cautela – sottoponendoli a chirurgia’
    Neanche così.
    In sostanza, dov’è la differenza? he il gender afferma che il sesso è un costrutto sociale, e che chiunque può scegliere; qui si afferma che c’è un disagio, e chiunque può scegliere. Ma se quel disagio non lo si individua, se si appicica l’etichetta sconosciuto, allora sono uguali negli effetti. La causa infatti, può anche essere l’oppressione sociale. Tu, arrivasse uno che pone questa motivazione, lo rimanderesti indietro dicendo “fatti furbo”?
    Alla base c’è comunque l’assunto che uno è ciò che vuole essere, non ciò che è. Come vedi, decostruendo si vedono cose interessanti.

  54. “Alla base c’è comunque l’assunto che uno è ciò che vuole essere”

    E’ quel vuole che stona con tutto il discorso. Non è che uno si sveglia e vuole essere donna o uomo a seconda di come gli gira, non è neanche il cambio è così repentino. Se avessi un minimo di empatia (minimo) non ti sarebbe difficile da immaginare che prendere una decisione del genere non è così facile.

  55. Vedi il tuo errore, Fasullo, fin dal principio? Che si possa decidere cosa si è.

  56. Ma mi hai letto o hai solo commentato per il gusto di fare?
    Tu puoi decidere cosa sei? Perché domani non diventi donna?
    No seriamente, cosa ti fa spengere l’area del cervello che genera empatia?

  57. Io NON POSSO diventare donna, Fasullo. Che è esattamente quello che sto dicendo.

  58. Completamente fuori tema: finalmente si capisce in che parte del mondo è nato Federico Fasullo (@FedericoFasullo) :-)

  59. Scusate se mi intrometto …
    ma credo che il punto fondamentale sia che io sono ciò che sono a prescindere da quello che vorrei essere – e sono ciò che sono sulla base di elementi oggettivi e fisici.
    Parliamo per ipotesi.
    Se anche io mi sentissi ‘uomo’, visto che da un punto di vista fisico – di più, genetico – sono una donna, non potrò mai essere un uomo, neppure se lo volessi.
    Il problema è far tornare a coincidere ‘quello che mi sento’ (che poi è ‘quello che vorrei essere’) con ‘quello che sono’.
    Il ‘quello che sono’ però è oggettivo, è scritto nel mio dna ed è immutabile (ed è sinceramente offensivo che venga appiattito solo al possiedo organi genitali femminili piuttosto che maschili) – a rigore dovrebbe essere il ‘quello che mi sento’ a doversi riallineare alla realtà.
    Quello che viene tendenzialmente proposto – oserei a livello propagandistico – è però il contrario. Chiamiamola teoria del gender o come vogliamo.
    Mi si possono dare alternative mediche per cui mi intossico con pastiglie e mi sottopongo a interventi chirurgici: rimango donna.
    Possono anche costringere tutta la società a piegarsi alla mia volontà di essere uomo (che, scusate, è una imposizione bella e buona!), ma sono e rimango donna. Un po’ come nella storia dei vestiti nuovi dell’imperatore.
    Probabilmente la cosa migliore da fare non è quella di darmi corda e aiutarmi a cambiare l’immutabile (distruggendomi: mi fanno credere che manomettendo il mio corpo o imponendo alla società determinati comportamenti io possa effettivamente diventare uomo), ma aiutarmi ad accettarmi per quello che sono. Che non è ciò che “credo/vorrei/mi sento di essere”, come invece viene proposto oggi (“sono lesbica, accettami per quello che sono = trattami anche a livello legislativo come quello che non sono”), ma il dato oggettivo (“sono lesbica, non posso diventare uomo, quindi aiutami ad accettare il fatto che sono donna”).
    Senza contare che quella che viene proposta oggi dalla teoria del gender (o come la vogliamo chiamare) mi sembra non sia una forma ‘estrema’ di dualismo uomo/donna, ma una serie di forme ‘ibride’ in cui sì sono donna ma sono anche un po’ uomo e quindi ho tutto il diritto di comportarmi (e di venire trattata) alternativamente come uomo o donna a seconda di come ‘mi sento’ nelle diverse fasi della mia vita.

    Scusate ancora per l’intromissione!

  60. A Cachorroquente

    Nel suo intervento del 15 settembre 2015 alle 9:41 Lei ha scritto, tra le altre cose:

    “L’unico modo per giudicare l’efficacia dell’intervento chirurgico (che, ricordiamo, tu vorresti imporre alla gente, non io) sarebbe uno studio a doppio cieco: un gruppo placebo, un gruppo psicoterapia, un gruppo ormonoterapia, un gruppo ormonoterapia+chirurgia o qualcosa del genere.”

    Tuttavia, leggendo lo studio condotto dai ricercatori svedesi — che Lei, in 2 differenti commenti, afferma esserLe già noto e di reputare uno dei migliori in questo campo — mi sono a un certo punto imbattuta in queste considerazioni:

    “The methodological shortcomings have many reasons. First the nature of sex-reassignement precludes double blind randomized controlled studies of the result”.

    Ossia, secondo i ricercatori svedesi è proprio la natura dell’intervento di riassegnazione del sesso ad escludere, di per sé, la possibilità di adottare come strumento di analisi della bontà dei suoi risultati, quello “studio a doppio cieco” che Lei ha ipotizzato nel Suo intervento. Infatti, in che modo si può costituire un gruppo placebo di aspiranti trans-gender a cui viene detto che sono curati senza che però lo siano effettivamente? Somministrando loro pillole di acqua e zucchero invece che ormoni? Ma se il fine a cui tende la loro volontà profondamente inquieta e insoddisfatta è quello di raggiungere l’omologazione morfologica quanto più fedele possibile al modello umano ‘naturale’ autopercepito come proprio (maschio o femmina che sia), come si può a priori porre il caso che i transessuali curati a metà (solo con ormoni e psicoterapia, o addirittura solo con ormoni o surrogati fasulli) si sentano più realizzati di quelli che, esterioremente e per giunta adattati con trattamenti endocrinologici ad hoc, hanno ottenuto la trasformazione fisica più vicina all’ambìto originale?

    Perché questi uomini e donne insoddisfatti/e del proprio sesso non sono psicotici in preda ad allucinazioni; loro sanno ancora distinguere tra vero e falso, tra realtà e maschera. Pertanto, non basta loro sentirsi ‘accettati’ o tollerati socialmente, per accettarsi a propria volta, ossia per autopercepirsi come accettabili, in accordo coi loro desideri e le loro aspirazioni. Altrimenti nemmeno si sognerebbero di sottoporsi alla tortura di un intervento chirurgico e di una terapia farmacologica così pesanti, non Le pare? Nè la medicina e la chirurgia si sarebbero mai sognate di ‘inventare’ una simile proposta terapeutica, con così tante incognite ed effetti collaterali, se gli altri trattamenti più tradizionali e circoscritti avessero sortito l’effetto di guarigione o, per lo meno, di considerevole sollievo sperati.

    Adesso però non mi risponda che sono una cripto-sadica smaniosa di infierire sui poveri corpi disfunzionali di questi migranti forzati del sesso. Ho solo provato a esplicitare le ragioni — per gli studiosi svedesi già auto-evidenti — dell’impossibilità di applicare al caso dei transgender desiderosi di cure lo strumento di “controllo a doppio cieco” da Lei proposto.

    Grazie sempre per l’attenzione.

  61. A senm-webmrs

    Non penso tu sia poi così fuori tema (vedi i dati dello stra-citato studio svedese sulla più elevata tendenza ai crimini violenti riscontrata sia negli uomini resi donne “solo” chirurgicamente che negli uomini del campione di controllo, tali sin dalla nascita); e comunque, nello specifico del tuo intervento, concordo pienamente con te. (:-)))

  62. Berlicche, forse ho perso pezzi per strada ma mi pare che nessuno degli articoli (sia riassunti divulgativi, che veri e propri studi scientifici) dica o anche solo provi a dimostrare che l’intervento chirurgico peggiora l’outcome (il fatto che i suicidi aumentino dopo può essere anche semplicemente in funzione del tempo. E’ come se dicessi che rimuovere la colecisti negli ultrasettantenni aumenta la mortalità, semplicemente perchè muoiono più spesso dopo l’intervento che non prima: per forza, perchè sono più vecchi!). NB: stiamo comunque parlando di un intervento chirurgico la cui utilità non sto difendendo a spada tratta, e che anche anzi ho messo in dubbio (da cui la tua replica che, però, non hai ancora motivato). Sul fatto che ‘the high suicide challenges’ la chirurgia posso essere d’accordo, ma non perchè credo che AUMENTI i suicidi, ma perchè prima di effettuare un intervento chirurgico demolitivo con conseguenze irreversibili dovrei essere sicuro del beneficio*, ed evidentemente questo beneficio se non altro non è eclatante. E’ anche vero che questi interventi vengono fatti anche in centri privati, in paesi con legislazioni sulla sicurezza degli ospedali poco applicate, e con nessun’attenzione al follow-up psicologico, endocrinologico e medico in generale; abbandonare la strada della chirurgia nei centri pubblici riconosciuti potrebbe essere pericoloso.

    “In sostanza, dov’è la differenza? he il gender afferma che il sesso è un costrutto sociale, e che chiunque può scegliere; qui si afferma che c’è un disagio, e chiunque può scegliere. Ma se quel disagio non lo si individua, se si appicica l’etichetta sconosciuto, allora sono uguali negli effetti.”

    Se io dico ‘sono depresso’ al mio medico, non è che mi dà lo Zoloft senza chiedermi niente di più**. Il fatto che un disagio sia autopercepito non lo rende meno reale, anzi. Non è la volontà alla base, perchè nessuno sceglie di soffrire di disforia di genere. E l’etichetta ‘sconosciuto’ è appicicata non solo alla disforia di genere, ma a tutta la psichiatria: se le cause di un disturbo psichiatrico non fossero sconosciute, non sarebbe un disturbo psichiatrico ma neurologico, endocrinologico, ecc…; le diagnosi psichiatriche non sono suffragate da un esame di laboratorio, o radiologico, ma da dei criteri che hanno valore statistico. Secondo il tuo ragionamento, un episodio di depressione maggiore non potrebbe giustificare un’assenza per malattia, perchè ha cause sconosciute e chiunque può dire di essere depresso. Certo, c’è un margine di abuso, ma questo non toglie legittimità alle istanze del depresso. Magari qualcuno chiederà di cambiare il suo sesso all’anagrafe solo per dare sui nervi a te, ma sono quasi sicuro che non sarà la maggioranza.

    *ogni intervento chirurgico è in deroga alla legge; la differenza tra un appendicectomia e una pugnalata in una rissa al bar è data dalla necessità del primo

    ** cioè, magari lo fa, ma non è un bravo medico

  63. Quente, se ne deduce che
    -ne sai più tu che alla John Hopkins
    -ma, nonostante tutta la tua sapienza, non vuoi rispondere alle mie domande. Le ho ripetute troppe volte per crederlo un caso: non sei serio nel nostro dialogo, perché ti interessa di più non ammettere la verità che la verità stessa. E quindi non vedo ragioni di continuare a rispondere alle tue affermazioni scorrette.

  64. “finalmente si capisce in che parte del mondo è nato Federico Fasullo”

    Ah, sono contento che qualcuno l’abbia notato, mi dispiaceva correggere un errore di battitura solo perché è un toscanismo XD

  65. ” mi dispiaceva correggere un errore di battitura solo perché è un toscanismo XD”

    Ach, perversitaten! Per una volta che gli era capitato di scriverne una giusta ;-)

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