Il passato immaginato

Il paesino sopra il colle mi ricorda Jurassic Park. Il tentativo di fare rivivere un passato immaginato.

Quando entriamo in uno dei tanti castelli che ancora si ergono sui nostri colli, quando ne guardiamo le cinte merlate e le torri, con ogni probabilità quello che ammiriamo è ben differente da ciò che un qualsiasi pellegrino o turista di seicento anni fa avrebbe davvero visto. Il tempo chiede la sua parte. Per l’uomo rinascimentale conservare una cinta merlata e turrita di quelle in voga nel Duecento aveva lo stesso senso che ha per noi tenere in piedi un capannone dismesso nel centro cittadino. Anzi, forse ancora meno. L’idea romantica del passato era ancora di là da venire. Una sottile torre che può essere abbattuta con un singolo colpo di cannone non è solo obsoleta; è pericolosa. Resta su solo se sarebbe più faticoso demolirla. Così, quando visitiamo la maggior parte dei castelli medioevali, ciò che stiamo guardando è in realtà una riproduzione più o meno realistica ottenuta restaurando rovine. Ciò che vediamo è databile di solito tra l’ottocento e il novecento, quando il periodo era tornato decisamente in voga. I romanzi di Scott e quelli gotici, la pittura dai romantici ai preraffaelliti… la nostra idea del Medioevo si basa in larga parte su una finzione che invano alcuni storici hanno tentato di dissipare.

Ma poteva andare molto peggio rispetto a quel medioevo di maniera. Perché negli antichi borghi e città che ho visitato i negozietti di souvenir e carabattole non commerciano ai turisti neanche più l’anno mille fasullo di un tempo. No, adesso gli oggetti in vendita si richiamano agli spartani di 300 e agli elfi del Signore degli Anelli. Mischiati a gnomi improbabili, fatine anoressiche e troll norvegesi. Residui di Harry Potter aleggiano tra le rovine. Credo che in un certo immaginario i turisti credano sul serio che gli spalti merlati siano stati difesi dagli assalti  degli orchi da un Leonida a torso nudo.

Guardando sconsolato il drago dorato gigante di plastica nella piazzetta di antiche case mi domando se in fondo non sia inevitabile. Anche al tempo di Paolo e Francesca la cattiva letteratura fuorviava e causava rovine. L’uomo ha una singolare predisposizione a non interpretare il passato per quello che è , ma per quello che vorrebbe che fosse. Il che non è gratuito; vuol dire che non si impara dagli errori altrui, ma solo dai propri.

Gli uomini dei giorni trascorsi erano proprio uguali a noi. Intelligenti allo stesso modo, abili allo stesso modo, sapevano forse meno di noi di fisica ma il cuore era il medesimo. Facile all’inganno, desideroso di felicità. Se guardiamo bene le loro tracce sono ancora lì, nascoste sotto la finzione. Ma, in fondo, questo non vale anche per noi?

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 27 agosto 2015 su meditabondazioni. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 7 commenti.

  1. Da aspirante medievista non sono d’accordo, se mi permette.
    Anzitutto non tratterei così male i nostri castelli: molti sono stati restaurati nell’Ottocento (perché avevano ancora qualcuno che li abitava) ma altri si sono conservati, come il castello di Strozzavolpe in Toscana, quello di Enna e di Mussomeli in Sicilia, quello di Torrechiara in Emilia Romagna… ne potremmo contare tanti.
    Inoltre, da membro di un gruppo di rievocazione storica, posso dire che ci sono tante persone in Italia che si sforzano di mettersi letteralmente “nei panni” di uomini e donne del Medioevo (parlo di questo periodo perché è quello che rievoco anche io) e di far capire al grande pubblico che le cose non erano così “in bianco e nero” come si crede.
    La realtà, a mio parere, è che l’uomo ha bisogno di radici. E la storia è proprio questo, le radici di quello che siamo, di quello che pensiamo, di quello che sognamo. E ha bisogno di bellezza, quella che oggi non riusciamo a trovare.
    Anni fa uscì un bel libro sull’argomento, “Medioevo militante” di Tommaso di Carpegna Falconieri, che cerca di indagare le ragioni dell’interesse del Medioevo, così diffusa (con alti e bassi) dall’Ottocento ad oggi. Lo consiglio vivamente.
    http://ilpalazzodisichelgaita.wordpress.com/2012/11/30/medioevo-il-passato-che-non-passa-di-moda/

  2. Il discorso di Berlicche va un po’ più nel profondo, mi pare. Rientro da una mattinata e un pomeriggio passati a gironzolare per Siena con un collega di Roma, facendogli notare cose di cui di solito le guide non si occupano più di tanto. Per esempio il fatto che Siena non è per niente una città “medievale” (che sarebbe come a dire mummificata) ma una città che da un certo momento in poi della sua storia (e neanche un momento tanto recente) si è per così dire “rimedievalizzata”. Certo, si tratta di un fenomeno culturalmente molto più “nobile” e consapevole rispetto al bric-à-brac mutuato da film di successo incontrato da Berlicche ma le motivazioni sono quelle. Poi naturalmente ci sarebbe anche da parlare del perché oggi la maggior parte delle persone si accontenta e gode di questa inverosimile paccottiglia. Qualcosa di interessante in proposito l’ho visto scritto da Cardini nella prefazione al librino di Barbara Frale su Celestino V.

  3. Ma forse, conoscere il medioevo per quello che era nella realtà resta in fondo un po’ marginale, può scapparci al più un bel voto in storia. In genere non mi sembra meno fuorviante di certe ricostruzioni romanzate, perché la piena connessione tra contesto percezione e giudizio ci è preclusa; e il passato resta un mistero. Che, per certi versi, riguarda anche il presente ogni volta che tra noi e un fatto si interpone una distanza.
    Allora, una letteratura che non idealizzi la realtà trasfigurandola, a che serve?
    Non a torto Pelletan, in La nouvelle Babylone, parlando di verismo diceva: “On a cru devoir encanailler le roman sous prétexte de réalisme. Cependant si l’art a une raison d’etre à coté de la réalité, c’est pour dire autre chose, probablement, que la réalité.”

  4. Ringrazio per le risposte.
    Intento, per Mercuriade, una precisazione: da appassionato di medioevo e architettura militare non penso minimamente di essere l’unico a volere conoscere bene quel periodo. La guida che ci ha fatto visitare il castello di Gradara ne sapeva certo più di me, e magari anche i figuranti della ricostruzione storica; il castello stesso è magnifico. Ma quando ho chiesto perché quasi tutte le decorazioni presenti si riferivano al periodo malatestiano, quando dopo ci sono passati Sforza ed Este, la risposta è stata che si è scelto di fare così; a chi sa un pochino, certi rimaneggiamenti sono evidenti; e la guida, sebbene molto in gamba, aveva comunque una visione dell’episodio di Paolo e Francesca molto diversa da quella che ne hanno avuto i suoi protagonisti, o Dante. Quel passato era comunque immaginato; come quello di Scott, o di Brancaleone se è per questo.
    Ma se vogliamo capire davvero quel periodo dobbiamo innanzitutto comprendere cosa muoveva quegli uomini, che è ben diverso da quello che muove noi, con umanesimo e illuminismo e modernità in mezzo.

    Perfino in quei (pochi) turisti che non si sono fermati al mercato sotto ma hanno preferito visitare il castello si udivano commenti, per uno storico, agghiaccianti. E lasciamo stare gli altri.

    ToniS, ma cos’è la vita se non cercare di capire il mistero? Forse non potremo mai conoscere davvero cosa pensavano i nostri antenati, ma non fare il tentativo è come amoreggiare con una donna immaginandola e non cercando di comprenderla. Difficilmente ci combinerai qualcosa, e se fosse, non dura.
    Il romanzo può trasfigurare la realtà, ma il romanzo che vale è quando me la fa capire meglio, in questa maniera; il resto è commercio.

  5. Questo è un post davvero interessante e mi spinge a intervenire per la prima volta sul blog che seguo abbastanza assiduamente. Bisogna anche vedere di quale medioevo si parla, perché si tratta di circa un millennio entro il quale ci sono cose anche assai diverse tra loro, anche e soprattutto in architettura e in arte. Il termine fu introdotto dall’Umanista Blondus Flavius, per definire tutto il periodo intercorso tra quella che allora appariva la fine della civiltà classica e quella che veniva presentata come la sua rinascita, ma in realtà tra il periodo delle invasioni barbariche e quello di Federico II o dei grandi banchieri fiorentini ne è passata di acqua sotto i ponti.
    E’ verissimo che molti monumenti sono il frutto di ricostruzioni ottocentesche (per fare un esempio tra i moltissimi, il complesso di Santo Stefano a Bologna), ma è anche vero che, attraverso le epoche, molti monumenti incompiuti hanno continuato a venire completati in uno stile che appariva compatibile, anche attraverso il Rinascimento e il Barocco, come il Duomo di Milano o quello d’Orvieto, ben prima di quel revival medioevalista che è stato l’atto di nascita della modernità, anche se questo fatto talvolta si tende a dimenticarlo. Sempre perché bisogna vedere di che medioevo si tratta, di quali aspetti si assumono a modello e di come lo si interpreta.

  6. Assolutamente vero. Infatti all’occhio attento sono evidenti i tratti stratificati nelle epoche, per cui accanto ad uno stemma duecentesco c’è un affresco del cinquecento. Se vogliamo è lo stesso processo che porta ai film sugli uomini primitivi che combattono i dinosauri. Il passato diventa un blob in cui tutto è mischiato, perchè niente è approfondito a parte lo spettacolare. Immagino che, tra qualche secolo, potremo vedere “ricostruzioni storiche” in cui Napoleone che tira frecce dal suo aereo.

  7. “Se vogliamo è lo stesso processo che porta ai film sugli uomini primitivi che combattono i dinosauri.”

    O a Braveheart, che secondo uno storico (cito a memoria) se fosse ambientato negli anni ’50 avrebbe personaggi vestiti in frac e cappello a cilindro che usano gli smartphone.

    Il commento di Claudio B anche è interessante: se è vero che il revival medievista è relativamente recente (ad esempio Goethe nel suo viaggio in Italia snobba praticamente qualsiasi monumento di quell’epoca) gli artisti rinascimentali avevano più rispetto delle opere vecchie di pochi secoli di quanto ci potremmo aspettare.

    Per quanto riguarda invece l’abuso del passato (che, poverino, è totalmente indifeso di fronte alle peggiori ingiurie) penso che siano in pochi ad avere la coscienza pulita, e che la degenerazione turistica in senso pseudo-tolkieniano non certo è il pericolo più grave.

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