Cose che crescono

Il sole picchia, le zanzare pungono, oh se pungono. Io sto togliendo erbacce. E mi domando perché lo sto facendo.
I pomodori non costano così tanto. Sicuramente un paio di ore di tempo di un professionista ne possono comprere parecchi. Perché, quindi, sono qui a puntellare rami e a sudare?
Non ho bisogno di pomodori dell’orto. O di patate, quattro ore a spalare terra per cinque casse. Quanto vengono le patate al chilo?

Eppure questi pomodori, queste patate, questa insalata sono roba mia. Seminata, curata, aspettata. Non comprata. Non acquistata, arrivata chissà da dove. Voi direte che è stupido, che un pomodoro è un pomodoro, una patata è una patata.
Non è così. Se avete provato a crescere qualcosa sapete che non è così. Le cose che crescono sono diverse da quelle pagate. Quelle comprate valgono esattamente i soldi che avete dato. Quelle cresciute da voi sono il vostro sudore, la vostra fatica, il sangue succhiato dalle zanzare e lo sporco sotto le dita. Sono parte di voi.

Non avete mai coltivato, allevato, atteso, colto qualcosa? Sempre solo comprato? Mi dispiace, davvero. Perché non sapete quanto valgono le cose, quanto valgono davvero le cose.
E se vale per le cose, pensate le persone. Pensate chi le persone le comprasse solo. Chi si illudesse, comprandole, che fosse lo stesso.
E non sapesse, davvero, il valore delle cose che crescono.

patate-novelle

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 27 luglio 2015 su meditabondazioni. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 9 commenti.

  1. Berlicche, chiedo scusa, se il mio primo intervento in questo blog è di “critica”, sono solo un lettore minimamente fedele alla tua lettura, e trovando quel che dici interessante, arguto e stimolo alla riflessione (nonchè ovviamente affine al mio sentire) mi sorprende questo parallelo che, confido tu possa correggermi, mi pare logicamente debole, quasi un autogol
    Perchè, a parte la gravidanza della madre, tutto il resto è identico per la figura del padre come per quella di chi il flglio se lo compra
    Perchè ci si può attendere che anche questi ultimi, ignorato il peccato originale della situazione, un giorno potranno dire di aver “coltivato, allevato, atteso, colto” il figlio comprato.
    E questo, a logica, li rende uguali a me, padre qualunque

    Spero davvero tu possa aiutarmi a far pace con la logica (è un periodo di onesto conflitto sul tema, te lo confesso)

    Con l’occasione, ringrazio e mi complimento a prescindere

  2. Invece a me il tuo articolo piace. Mi ricorda addirittura Maria Santissima cioè l’unica al mondo a santificare ogni suo gesto, ad esempio il semplice andare alla fontana con la brocca dell’acqua. Questo tuo articolo merita di essere recapitato a Scalfarotto e Cirinna’. Eppure si parla di insalata pomodori e patate e la morale e’ quella dei bimbi che si trovano sotto un cavolo. E’ evidente che già il tuo nome e’ rubricato nelle liste di persecuzione e per adesso si limitano ai troll (forse il sig. BRI che mi ha preceduto lo e’?) e domani a qualcosa di peggio. Forza Berlicche, come diceva il nostro maestro Giacomo Biffi “in paradiso anche i tortellini sono migliori” e figuriamoci i tuoi pomodori e le tue patate !!!

  3. Mario, la prego non mi iscriva alla lista dei disturbatori multiformi, anche se comprendo l’attenzione al fenomeno
    La mia domanda, il mio dubbio sono sinceri

    Anch’io “tifo” per Berlicche
    E il mio primo commento l’ho postato proprio perchè per una volta mi ha disorientato
    Mentre leggevo ho intuito la conclusione, come di solito non mi capita con i suoi post e proprio questo mi fa trovare stimolante quel che scrive Berlicche
    E nell’intuizione (parziale o completa che sia stata) già davo vita al dubbio di cui sopra

    Spero di poter contribuire a una discussione, in modo utile, se trovate o troverete il contrario, tornerò ad essere semplice lettore (che mal non m’ha mai fatto)

  4. Mario, non è che mi rendi un bel servizio etichettando come troll chiunque mi faccia una critica. Meno male che ci sono: è da esse che imparo, non dalle lodi.

    Bri, da padre ti posso dire che quello che affermi non è assolutamente vero. Anche le piante, mica sono io che le facio crescere; e non me le scarrozzo certo in giro. Grazie a Dio, letteralmente, a farle crescere ci pensa Qualcun altro, e tutto quello che faccio è solo cercare di favorire questo evento naturale. Ma quello che lentamente si forma nella pancia di quella donna che è tua moglie è parte di te, non è un qualcosa di ordinato al supermercato. E se non sei tu a scarrozzarlo sei tu che scarrozzi la scarrozzatrice, per così dire; e il nido che prepari non è una vetrinetta per un souvenir né la stanza per un ospite a pagamento, ma per il tuo futuro. Non è identico, col cavolo che è identico. Non è qualcosa che hai scelto, è qualcosa che ti è donato. Non è tuo per diritto d’acquisto. Questo fa tutta la differeza del mondo.
    PS: il concetto, mica è limitato ai soli figli “comprati”.

  5. Grazie della risposta
    Però hai spostato il punto(1). E dove l’hai collocato mi trovi indefettibilmente d’accordo: un dono non è un acquisto, non nasconde diritti. E’ diverso. Sic.

    Il mio dubbio/critica, però era in merito alla separazione del valore tra le cose comprate e quelle che crescono (2). Perchè mi pare che in questo modo (indebito) si confrontino situazioni temporalmente diverse tra loro. Nella realtà, limitandoci al discorso dei figli, l’atto di acquisito (contrapposto all’evento del dono) precede l’evento della crescita che è invece unico e comune. Infatti un qualunque acquirente ha la possibilità di ribattere al tuo ragionamento: “guarda che anch’io, da quel punto in poi (3), nonostante tu dica a ragione che non è parte di me, ho fatto le stesse cose che hai fatto tu, con amore e dedizione e sforzi paragonabili (4) ai tuoi. Dov’è qui la differenza tra noi?”
    Pensiamo, volendo, anche ai casi di adozione.

    A me pare che la differenza stia tutta nel come si diventa genitori o piccoli coltivatori, o si assume una carica (magari da raccomandati) ovvero uno status, un ruolo.
    Non vedo differenze implicitamente deducibili nell’esercizio di questo ruolo: trovo che la differenza che si possa riscontrare nel come si esercita il ruolo sia indipendente da come lo si è acquisito. Chiaro il modo in cui si è acquisito il ruolo può facilitarne lo svolgimento, ma è una possibilità, forse anche una constatazione statistica, ma non una certezza. Ci son pessimi genitori naturali, e splendidi genitori adottivi (5).

    In conclusione, sintetizzo (forse meglio) la mia critica: portare in argomento quanto accade post acquisto (cioè la crescita) è un errore “logico-dialettico” che favorisce … “il Nemico”. Il peccato discriminante da additare è rubare la terra degli altri, farsi raccomandare, comprare voti, comprare persone.

    E giunto qui, mi resta solo da dire, anche a giustificazione della prolissità, che in fondo in fondo, spero che tu (o qualche altro lettore partecipanti) trovi il mio errore “logico-dialettico” e me lo renda palese a costo di dirmi, sentiti libero, che non ho capito nulla :-)

    (1) o quanto meno uno dei punti
    (2) diverso sarebbe stato confrontare appunto le cose comprate con quelle ricevute in dono
    (3) che io ho definito “peccato originale” della situazione
    (4) dico paragonabili per non dire identici, giusto per il gusto delle sfumature
    (5) Non riesco a dire che si son splendidi politici raccomandati

  6. xBri:
    quello a cui intendevo riferirmi con il post era proprio la differente mentalità, il differente approccio tra ciò che compri e ciò che cresci.
    Per esempio, le fragole: una fragola per la quale ho passato ore a togliere erbacce la mangerò con un gusto differente da quella acquistata.
    Forse se ci “togliamo” dall’esempio del figlio mi faccio capire di più.
    Se io la “moglie” me la compro, la scelgo, spendo quello che devo spendere e poi “è mia”, che pretese avrò su di lei? Come la considererò? Quando mi deluderà – e questo sicuramente accadrà, è inevitabile – cosa succederà?
    Nota bene che questo non esclude che io la possa comunque vedere come persona, e capisca che non è “mia”; ma è sicuramente più difficile arrivarci, e se per mio limite rimango nell’ottica della “cosa acquistata” ciò non accadrà mai.
    Per tornare al caso del figlio, io non sto dando una regola di ferro: non posso certo escludere che chi “compra” possa poi essere uno splendido genitore, una vlta capito che ciò che ha comprato non è un oggetto: ma prima deve capirlo, e la partenza non è delle migliori. Così la pretesa sul figlio (o sul marito o moglie o amico) è la prima causa dei drammi e delle separazioni che accadono.

    Rileggendo post e note, probabilmente è qui l’equivoco: io intendevo riferirmi alla mentalità del compratore contrapposta alla mentalità del, per così dire, coltivatore; e non all’atto di crescere di per sé. In questo senso la critica è corretta.

  7. Nulla da eccepire.
    E identifichi molto bene la questione con “la pretesa di” …

    Se poi il compratore né vede, né inquadra, né si preoccupa di giudicare il proprio atto di acquisto (la bontà dell’atto in sè non dell’oggetto dell’acquisto) … si muove in un contesto decisamente molto meno favorevole a liberarsi della presunzione del possesso, fatto che, essendone alla base, ha un’alta probabilità di condizionare il rapporto collocandolo in un’ottica di “pieno e giustificato diritto a poter disporre” di ciò che si è acquistato.
    Che è appunto la “pretesa di”

    Grazie del chiarimento
    E di tutto il blog

  8. “io intendevo riferirmi alla mentalità del compratore contrapposta alla mentalità del, per così dire, coltivatore;” (cit)

    gentile Berlicche, ma se la mentalità del compratore sta tutta in quel senso di possesso smodato e, perciò, esageratamente carico di aspettative e pretese, allora in che cosa — o da che cosa — il gusto della patata o della fragola per cui Lei che la assapora ha versato tanto SUO sudore e sangue (nelle sporte delle zanzare…bottinatrici) può essere così tanto e diversamente esaltato rispetto a quello dello stesso frutto o tubero acquistato dall’ortolano?

    Comunque, a proposito di zanzare, a me quella sorta di placida rivincita o rude carezza che ha loro elargito nel post mi è piaciuta proprio tanto. Quasi una teologica “ricapitolazione nel Sangue — e sangue — di Cristo” di tutte le cose, comprese le più apparentemente insignificanti e persino nocive.
    Che ci posso fare? Sono una fissata coi dettagli.

  9. Ops, pardon, non avevo ancora letto il bel post intitolato “Con altri occhi: Amore”, con cui si approfondiva e portava a compiutezza la precedente riflessione su “coltivazione versus acquisto” di ortaggi, per cui ritiro la domanda formulata nel primo paragrafo del mio commento, perché considero come già data la risposta, dopo la lettura del pezzo sull’Amore.
    Grazie e felice proseguimento di scrittura — oltre che di tutto il resto.

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