No more blues

Ho ricevuto ancora una volta una correzione sul fatto che sarei troppo pessimista. No, non è vero. Lo sono stato, lo ammetto, in un passato ormai lontano, ma quei tempi sono finiti da un pezzo. Io sono in uno stato di perpetua meraviglia per la bellezza che mi circonda. Ma…

…a leggere i miei post, in effetti, c’è una certa cupezza che aleggia.

Uno che mi giudicasse solo da quanto scrivo potrebbe avere un’impressione di me non corretta.  Ma non sono così!

Io ne faccio di post che esaltano la bellezza, la gioia, eccetera eccetera. Sono sistematicamente i meno considerati. Anch’io, fossi in voi, lettori, avrei poco da commentare. Se va tutto bene, se funziona ogni cosa, tuca nienti! Non toccare niente, va bene così. E’ quando c’è qualcosa che va storto che siamo chiamati all’azione, al commento, che ci mettiamo in moto. Quando non ci sono problemi è difficile riconoscerlo. E’ umano.

E gli argomenti caldi, da trattare, quali sono? Non certo le buone notizie. Sono questo o quel disastro, quell’attacco alla realtà, quella disgrazia. Se mi chiedono di scrivere di attualità, nove volte su dieci l’attualità è qualcosa che va male.

Diciamo che me la sono anche un po’ voluta. Avrei potuto parlar di santi improbabili, o scrivere aneddoti buffi sulla scuola. Invidio con tutto il cuore coloro che ci riescono, ma non ne sono capace. Non a lungo. E’ il mio vecchio corvo che mi picchietta sulla spalla.

Si aggiunga un’ultima considerazione. Vale anche per me quanto diceva Guccini: “se son d’umore nero allora scrivo (ma di solito ho da far cose più serie)”. C’è chi è stimolato dalla gioia del sole e dei fiori, io ho la vista troppo lunga, o la mente troppo contorta, e scrivo della tempesta all’orizzonte.

Ma pensate questa: in fondo io scrivo sempre del bello. Se non ci fosse una vibrazione verso il positivo, non avrei niente, solo cinismo. Concedetemelo, non sono cinico. Se sono talvolta scuro è come il nero del temporale, foriero dell’azzurro che già si intravede dietro le nubi. E che, sempre, metto in coda. L’ultima parola è sempre la luce.

Di tanto in tanto ne ho bisogno, di alzare di qualche ottava il mio borbottio, perché diventi un canto. No more blues. Quando vi paio troppo scuro ditemelo. Non prometto piccoli elfi gioiosi e fiorellini, ma farò uno sforzo.

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 17 giugno 2015 su meditabondazioni. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 4 commenti.

  1. “Non prometto piccoli elfi gioiosi e fiorellini, ma farò uno sforzo.” apprezzo lo sforzo, uno sforzo però non fa innamorare…

    Factum dibolicus :-)
    (tra colleghi…)

  2. Sarà più dura del previsto…
    (quei piccoli elfi bastardi mi erano comunque antipatici)

  3. Ci vuole San Gennaro!
    (Ma più che mai più blues, questa band dice in una sua canzone che ci vuole un posto per suonare il blues.)

  4. Posso esibire questo post nelle mie referenze?

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