Lasciate stare la gallina

Voi perché fate le cose?
Aspettate, aspettate, non replicatemi subito. Formulate la risposta nella vostra mente – dieci, venti parole al massimo. Poi tenetela lì. Scrivetevela come appunto, se volete. Fatto?

Ora pongo una domanda lievemente diversa. Come fate a scegliere tra opzioni differenti? Sto parlando di più scelte sul medesimo argomento, tra diversi corsi di azione, non necessariamente opposti.

A- La prima che capita

B- Scelgo a caso

C- Decido per il meglio

Se avete scelto l’opzione A oppure B, la nostra conversazione finisce qui. Io presumo di parlare con persone ragionevoli. Ma cos’è la ragione? La ragione è il nostro rapporto con la realtà presa tutta intera, e una scelta casuale non è degna non dico di un uomo, ma di un essere vivente. Persino i ragni scelgono quello che più conviene loro, e se siete vivi anche voi lo avete fatto in passato. Se avete scelto l’opzione A oppure B non siete seri con la mia domanda, ed è per me e per voi inutile perdere altro tempo.
Ma se avete scelto C, allora si apre un’altra questione.

Cos’è il meglio?

Questo non è certo una domanda banale. Perché presuppone una scala di valori. Per dire cos’è meglio tra due cose devo metterle in ordine su questa scala. Migliore, peggiore. Ma quale sia la scala da usare, bene, anche questa questione è da decidere usando una scala.
Faccio un esempio semplice, così si capisce meglio. Io e una gallina siamo i soli sopravvissuti di un naufragio su un’isola deserta. Mi viene fame. Mi conviene mangiare la gallina o l’uovo che questa mi ha appena deposto?
Se la scala che uso è quella della soddisfazione immediata, del “cogli l’attimo”, non c’è storia. Mangio la gallina, molto più saporita.
Se la scala che uso è quella del futuro migliore, della sopravvivenza, mangio le uova che la gallina depone.

Tutto dipende da che cosa valuto di più.

Voi, intrappolati su un isola deserta, mangereste l’uovo o la gallina?

Se avete risposto la gallina allora la vostra scala di scale di valori è tale per cui siete abituati ad avere tutto quello che desiderate, e non riuscite a concepire un mondo in cui non ci sia l’equivalente della mamma o di uno stato assistenzialista che ve lo concede. In una situazione in cui occorre sacrificare il proprio comodo immediato voi non siete disposti a farlo: quando ciò che volete non arriva probabilmente trovate qualcuno a cui prenderlo, protestate spaccando tutto, piangete o semplicemente vi lasciate morire. Se il vostro valore è l’immediato, difficilmente quello che vi dirò ora avrà per voi un senso.
Mi rivolgo invece a coloro che pensano che, almeno in teoria, valga la pena di compiere qualche sacrificio per ottenere un meglio che non sia immediato, che non sia l’istante, che non sia magari subito evidente, ma che sia, ecco, migliore.

Mettiamo che su quell’isola deserta ci sia una persona estremamente cara; che so, vostro figlio, vostro fratello, il vostro migliore amico. Pensate il nome, visualizzatelo laggiù, solo, vestito di stracci, con la gallina. Per uno scherzo del destino ha però salvato pure un cellulare satellitare e vi chiama (no, non serve a rintracciarlo: è un esempio). Vi manifesta la sua idea di mangiare la gallina. Voi sapete che quella scelta di lì a poco gli sarebbe fatale. Che fate? Glielo dite, o rispettate la sua decisione? Cosa fareste se aveste un modo per impedirgli di metterla in pratica?

Se avete scelto di non cercare di convincerlo a cambiare idea, allora complimenti: avete valutato la vostra idea della sua libertà più della sua vita e della sua vera libertà, e avete perso una persona cara. Probabilmente la vostra idea di libertà è diversa dalla mia: io ritengo che non possa separarsi dalla verità, che ogni scelta che non sia secondo verità vada contro la libertà stessa. La verità è che mangiare la gallina è una scelta suicida. La vostra decisione ha tolto al vostro caro ogni possibile successiva libertà.

Io mi auguro di avere amici, fratelli, persone a cui sto simpatico che se faccio qualcosa di molto sbagliato quantomeno me lo dicano. Non concepisco amicizia, o paternità, oppure autorità, in maniera differente.

Veniamo allora all’ultimo punto. Se fin qui mi avete seguito, rispondete a questa domanda: se ci fosse una legge fatta per soddisfare un desiderio immediato, ma che vista in una prospettiva più completa fosse letale, voi l’approvereste? Oppure rimarreste zitti?

Già vedo le obiezioni arrivare, ma fate attenzione: vi ho mostrato il criterio con cui si prendono le decisioni. E quel criterio è ciò che qualcuno ha chiamato la ricerca della felicità. Non di quella intesa come soddisfazione momentanea, spicciola, ma la totalità, quella infinita. La vera gioia.

Trovate da soli il vostro prossimo esempio, paragonate cos’è di meno e cosa è di più. Senza guardare solo all’immediato, al desiderio, alla pretesa dal respiro corto.
Come invece fanno certe leggi approvate, certe che si vorrebbero approvare, certe sentenze che perseguono un meglio che non è per niente migliore. Devo elencarle?

Noi prendiamo decisioni ogni singolo momento della nostra vita. Ogni nostro istante corrisponde a dire cosa è meglio per noi, per cosa vale la pena muoversi, respirare, esistere.

Adesso potete riprendere l’appunto che vi avevo chiesto di farvi all’inizio, la risposta a “perché fate le cose“. Ditemi, è cambiata?

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Scritto per PepeOnLine

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Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 15 maggio 2015 su meditabondazioni. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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