Non ho voce

Non ho voce. Se l’è portata via il vento che da una settimana scende gagliardo dai monti innevati a spezzare con raffiche violente rami e sonni. Al posto della mia usuale tonalità di basso è rimasto un gracidare roco e sconnesso.

Com’è brutto vivere senza voce. Volere parlare, avere da cantare, e sentire note e parole bloccate nella strozza, uscire deformate ed incomprensibili. D’improvviso non sei più il protagonista della tua vita, perché non sai farti capire. Non hai letteralmente voce in capitolo. Nessuno ti ascolta. Non riesci a dire niente. Non dici niente.

Ti viene da arrabbiarti, e disperarti, e opporti. Trangugi intrugli e pastiglie, ma la realtà non obbedisce al desiderio. Non è semplice aggiustare cosa è rotto, cosa non funziona. Ti rendi conto che il tuo potere sulla realtà non si estende neanche al tuo stesso fiato. Il tuo medesimo corpo è qualcosa che non controlli. Figurarsi il resto.
Ti chiedi perché. E imprechi contro la sorte. Ti pare un’ingiustizia.

Poi mi viene in mente: può essere una grande grazia.

Capire com’è. Cosa vuol dire essere uno dei senza voce. Quelli che sono condotti come agnelli al macello, e che tacciono. Magari perché non sanno che dovrebbero parlare, gridare, implorare. O forse perché non sanno cosa dire, oppure sono fatti tacere.

La voce è ciò che ci permette di dare il nostro pensiero al mondo. Comunicare quello che siamo. Senza di essa, noi siamo sottoposti alla misura di qualcun altro. Quando ci viene tolta, diventiamo cose. Cose che possono essere usate, o distrutte, da chi di voce ascolta solo la propria.

I potenti tolgono la voce a chi si oppone loro, a chi vorrebbe dire cose non gradite, scomode, pericolose.
I violenti uccidono i corpi perché le voci non si possano più levare.

Ma se sono senza voce, che posso fare? In effetti, una cosa sola: ascoltare. Anche se siamo impossibilitati a parlare, non siamo oggetti. Il nostro valore non sta nelle corde vocali, ma nella nostra stessa esistenza. Non in quanto ci facciamo sentire, ma in quanto siamo. Il non riuscire ad emettere suono può forse insegnarci a distaccarci dalla nostra petulante voce, dai nostri aridi pensieri, dal nostro chiacchericcio vano. Spogliati di parole per ascoltare le parole altrui, e da quelle parole trovare la forza per forgiarne di nuove.

E’ possibile solo ascoltando, e comprendendo. Ascoltare non vuoti suoni, ma l’armonia del significato, del senso di tutto.
Ascoltare quell’unica Parola che davvero conta, la cui debolezza è più forte della nostra forza, la cui forza è più forte della nostra debolezza. Dicendola di nuovo con il nostro esistere.

Se noi stessi diventiamo parola, parliamo con la presenza. Siamo suono incarnato, siamo discorso da vedere.
E nessun potere potrà farci tacere, perché saremo.

La mancanza di voce diventi silenzio, per farci sentire.

SONY DSC

Prima pubblicazione: su Pepe

Annunci

Informazioni su Berlicche

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' su un po' giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Pubblicato il 21 aprile 2015 su meditabondazioni. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 6 commenti.

  1. L’ha ribloggato su pensiero puro e libero.

  2. Quando si è senza voce oltre che ascoltare si può pregare col cuore e la mente, dialogare silenziosamente con Gesù.

  3. levesloquuntur

    Le mie parole, sempre inadeguate e spesso stucchevoli, mi fanno il verso appollaiate sulle spalle. Altri invece hanno il dono di affabulare, o di parlare e scrivere con pregnanza, o con incisività, oppure con grazia. E’ un grande spreco, se non si tiene in debito conto questo dono e tutto il bene che fa e che può fare.

  4. Non trovo affatto inadeguate le tue parole, leves, né quelle in calce a questo bel post, né quelle molto incisive e pregnanti — per usare le tue stesse più che adeguate definizioni — con cui hai arricchito il commentario dell’articolo sui divorzi super-accelerati.
    Perciò grazie e buon lungo week-end del primo maggio anche a te! marilù

  5. levesloquuntur

    Cara Marilù, grazie per i tuoi complimenti, troppo generosi, ma gentili e affettuosi. In effetti avevo mentalmente per gioco provato a definire un po’ tutti voi qui intorno secondo quelle categorie e le loro combinazioni, ma per quanto riguarda il mio modo di esprimermi credo si noti soprattutto lo sforzo: mi è sempre sembrato di assomigliare ad un vecchio trenino sferragliante e arrugginito. Ma non importa: qui il bello è leggervi, Berlicche, te e gli altri (quando manco per un po’ cerco di mettermi in pari), e potere ogni tanto interloquire per uno scambio che considero prezioso, magari sperando che capitino altri per i quali sia un bene come per me. Ricambio affettuosamente l’augurio, anche se in ritardo!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: